Il periodo sovietico nei Paesi baltici è circoscritto dall'anno precedente alla fine della seconda guerra mondiale, il 1944, fino al ripristino dell'indipendenza nel 1991. L'Armata Rossa si insediò nelle tre regioni nel corso della sua avanzata verso ovest ai danni della Germania nazista e le annesse rendendole rispettivamente repubbliche socialiste sovietiche dell'Estonia, della Lettonia e della Lituania. Da quel momento e per circa 50 anni, gli Stati baltici rimasero sotto la sfera sovietica fino al putsch di agosto del 1991.

Sovietizzazione Resistenza e espulsioni

Tra il 1940 e il 1987, l'Unione Sovietica portò avanti un processo di sovietizzazione che mirava a indebolire le identità nazionali dei popoli baltici. Un fattore importante nel tentativo di raggiungere questo obiettivo fu l'industrializzazione su larga scala, oltre alle attività di censura apportate in campo culturale, religioso e, più in generale, alla libertà di espressione.. Le autorità sovietiche condussero la politica di eliminazione dell'opposizione e la trasformazione dell'economia in maniera contemporanea: per adempiere ai due scopi, vennero effettuate diverse deportazioni per eliminare gli oppositori e i sostenitori dei partigiani e dato il via a progetti di collettivizzazione.. I baltici resistettero impiegando le armi contro i sovietici per circa un decennio: i gruppi di rivoltosi, noti come Fratelli della foresta, godettero spesso in tutti e tre gli Stati della simpatia degli abitanti locali, sebbene il numero di combattimenti variasse da Paese a Paese.Il numero esatto di combattenti e simpatizzanti resta ancora avvolto nel mistero, nonostante le varie ipotesi compiute dalla storiografia: per approfondire, Fratelli della foresta#La guerra partigiana. Benché Mosca avesse già disposto delle espulsioni tra il 1940 e il 1941, quelle avvenute tra il 1944 e il 1952 furono molto più numerose.. Nel marzo del 1949, le principali autorità sovietiche organizzarono una deportazione di massa di 90.000 cittadini baltici, definiti alla stregua di nemici del popolo, verso aree remote dell'URSS.

Il numero totale dei cittadini trasferiti coattivamente tra il 1944 e il 1955 è stimato a 124.000 in Estonia, 136.000 in Lettonia e 245.000 in Lituania.. I deportati furono autorizzati a ritornare dopo il discorso tenuto da Nikita Chruščëv nel 1956, anche se molti erano già morti durante i rigidi inverni trascorsi in Siberia. Un gran numero di abitanti dei Paesi baltici fuggì verso ovest prima dell'arrivo delle forze sovietiche nel 1944, evento antecedente al ripristino delle tre repubbliche socialiste. Alla Lituania vennero amministrativamente assegnate le regioni di Vilnius e Klaipėda, mentre l'Estonia e la Lettonia cedettero alcune porzioni di territorio lungo i confini orientali con la RSFS Russa. L'Estonia perse il 5% e la Lettonia il 2% della propria superficie territoriale rispetto al periodo interbellico..

Industrializzazione e immigrazione

I sovietici effettuarono grandi investimenti di capitale puntando su risorse energetiche e sulla realizzazione di prodotti industriali e agricoli. Lo scopo era integrare l'economia baltica nella più ampia sfera economica sovietica. Un altro progetto portato avanti riguardò la realizzazione di una rete stradale.Agnia Grigas, The Politics of Energy and Memory between the Baltic States and Russia, Routledge, 2016, ISBN 978-13-17-02050-9, p. 40. In tutte e tre le repubbliche, l'industria manifatturiera venne sostentata a scapito di altri settori, in particolare l'edilizia abitativa e l'agricoltura, settore assai prolifero soprattutto in Lituania, che soffrì la mancanza di investimenti e il sistema delle kolchoz.. Le aree urbane delle città locali uscirono danneggiate durante la guerra e ci volle un decennio per rimpiazzare le abitazioni demolite o semi-demolite: tuttavia, le nuove costruzioni risultarono spesso di bassa qualità e venne adottata una politica di incoraggiamento agli immigrati di etnia russa che avessero voluto spostarsi nelle abitazioni appena costruite..

Estonia e Lettonia furono testimoni di migrazioni su larga scala, principalmente lavoratori industriali che giungevano da altre parti dell'Unione Sovietica e che mutarono sensibilmente l'evoluzione demografica; la Lituania, invece, vide l'afflusso di meno immigrati.. Le cifre mutarono nella seguente maniera:

Gli estoni etnici costituivano l'88% prima della guerra; nel 1970, la cifra scese al 60%; I lettoni etnici costituivano il 75%; il numero era sceso al 56,8% nel 1970"Censimento del 1970 delle repubbliche socialiste sovietiche", demoscope.ru, link verificato il 2 agosto 2020. e al 52% nel 1989."Censimento del 1970 delle repubbliche socialiste sovietiche", demoscope.ru, link verificato il 2 agosto 2020. Il calo dei lituani fu solo del 4%.

Il minor impatto dell'immigrazione russa in Lituania fu in parte dovuto alla riassegnazione della regione di Vilnius e alla riduzione dei cittadini di etnia ebraica dovuto in gran parte all'Olocausto. I russi trasferitisi dalla Russia prima dell'annessione del 1940 e che conoscevano la lingua locale furono chiamati "russi locali", poiché avevano migliori rapporti e si erano meglio integrati ai locali rispetto a quelli che si stabilirono in seguito..

I comunisti baltici avevano sostenuto e partecipato alla Rivoluzione di ottobre del 1917 in Russia, ma molti di essi morirono durante le grandi purghe negli anni '30. Una nuova ondata migratoria avvenne dal 1944, quando i sovietici tornarono sul Baltico e nominarono anche russi etnici per ricoprire incarichi politici, amministrativi e direttivi. Basti pensare al fatto che l'importante ruolo di secondo segretario del partito comunista locale era quasi sempre di etnia russa o comunque slavo..

Vita quotidiana

I Paesi baltici furono in gran parte isolati dal mondo esterno tra la fine degli anni '40 e la metà degli anni '80. I sovietici risultarono interessati all'area baltica non solo per le preoccupazioni sulla lealtà dei locali, ma anche per la presenza di numerose installazioni militari lì costruite per via della vicinanza a diversi stati del Blocco occidentale, incluse basi occupate dall'esercito o dall'aeronautica e una sottomarina.. Alla fine degli anni '60, i movimenti democratici sovietici iniziarono a radicarsi tra i gruppi di intellettuali baltici. L'Unione Sovietica sottoscrisse gli Accordi di Helsinki e l'anno seguente fu fondato in Lituania un gruppo di monitoraggio che produsse pubblicazioni di dissidenti negli anni '70 e '80.. Il nazionalismo e la religione ispirarono le persone a manifestazioni su piccola scala e attività clandestine. Nel 1982 il Parlamento europeo approvò una risoluzione a sostegno della causa baltica..

L'Unione Sovietica preservò la diversità etnica, cercando al contempo di imporre una maggiore uniformità. Una nuova ondata di russificazione del sistema educativo iniziò alla fine degli anni '70, nel tentativo di creare un'identità nazionale sovietica. L'educazione dei bambini baltici avveniva nelle lingue native, ma lo studio della lingua russa era obbligatorio. Inoltre, le autorità sovietiche limitarono la libertà di espressione nella letteratura e nelle arti visive. I festival delle canzoni rimasero uno dei mezzi di espressione nazionale, mentre la comunità universitaria e la ricerca scientifica seguirono standard sovietici... Soprattutto per via delle politiche adottate a lunga durata, dopo il 1975, si verificarono sempre più problematiche inerenti alla carenza di prodotti alimentari e di consumo, problemi sociali, immigrazione incontrollata e danni all'ambiente.. Negli anni '80 la tensione sociale e politica all'interno delle repubbliche baltiche e tra queste ultime e Mosca divenne più palpabile rispetto ai decenni precedenti..

Le tappe dell'indipendenza Riforme sovietiche

Il periodo della stagnazione innescò la crisi del sistema sovietico e la necessità di emanare riforme non poté essere ritardata a lungo. Fu in un simile contesto che Michail Gorbačëv assunse la carica di Presidente dell'URSS nel 1985, autore delle politiche della glasnost' e della perestrojka finalizzate a riformare l'assetto dello stato sovietico. Le nuove disposizioni non tennero conto del fatto che l'URSS si resse nei decenni precedenti soprattutto grazie alla forza militare che represse tutte le forme di nazionalismo. Le libertà ingenerate dalla glasnost' riportarono lo spirito filo-indipendentista, invero mai sopito, degli abitanti dei Paesi baltici in un evento passato alla storia come rivoluzione cantata. Le prime grandi manifestazioni contro il dominio sovietico si tennero a Riga nel novembre 1986 e, la primavera successiva, a Tallinn. A seguito di una lunga serie di proteste, alla fine del 1988, l'ala riformista aveva guadagnato un ruolo influente nelle repubbliche baltiche..

Allo stesso tempo, le coalizioni di riformisti e forze populiste si concentrarono in gran parte sulle richieste di autonomia piuttosto che di indipendenza. Il Soviet supremo della RSS Estone ripristinò la lingua estone come lingua di stato nel gennaio 1989, a cui seguì un provvedimento simile in Lettonia e in Lituania poco più tardi. Successivamente, le repubbliche baltiche dichiararono la loro sovranità: nel novembre 1988 l'Estonia, nel maggio 1989 la Lituania e nel luglio 1989 la Lettonia. Il Soviet supremo estone si riservò il diritto di veto le leggi del Soviet Supremo dell'Unione Sovietica. Il Soviet supremo lituano fece persino riferimento al passato da nazione indipendente della Lituania e alla sua illegittima annessione all'Unione Sovietica nel 1940. Il Soviet supremo della RSS Lettone si comportò invece in maniera più cauta. Il presidio del Soviet Supremo dell'Unione Sovietica bollò la legislazione estone come incostituzionale..

Le prime elezioni supreme sovietiche si svolsero nel marzo 1989: il partito comunista era ancora l'unico considerato legale, ma la disponibilità di scelte tra più candidati incoraggiò i fronti popolari e altri gruppi a diffondere il proprio messaggio elettorale. Nel partito comunista, in tutte e tre le repubbliche baltiche, non mancavano fronde nazionaliste e i leader politici rispondevano sempre più alle persone piuttosto che al partito.. La più grande manifestazione tenutasi di lì a poco fu la catena baltica nell'agosto del 1989, dove le persone protestarono per il 50º anniversario del patto Molotov-Ribbentrop con una catena umana che univa le mani di svariati cittadini tra tutte le tre repubbliche. Tuttavia, fino al 1990, non furono presentate richieste di indipendenza politica ma richieste di indipendenza economica da Mosca.

Ripristino dell'indipendenza