La bandiera contarina è un vessillo storico della Repubblica di Venezia, databile alla seconda metà del XVII secolo. In epoca successiva alla caduta della Repubblica di San Marco è stata definita "contarina" perché si riteneva che sventolasse sulla nave del doge Domenico II Contarini. La bandiera originale è conservata presso il Museo Correr di Venezia, nella sala delle bandiere.

Storia La comparsa della bandiera contarina risale al dogato di Domenico II Contarini, doge della Repubblica di Venezia tra il 1659 e il 1675. Si tratta di un paviglione, che sventolava sulla nave dogale,foto museo ve2 e ALDRIGHETTI Giorgio, DE BIASI Mario, Il Gonfalone di San Marco: analisi storico-araldica dello stemma, gonfalone, sigillo e bandiera della Città di Venezia, Filippi Editore, Venezia 1998, p. 108 e può quindi essere considerata una delle bandiere storiche della Repubblica di Venezia.Giorgio Aldrighetti, Mario De Biasi, Il Gonfalone di San Marco, cit., p. 108. Si deve anzi aggiungere che tutti i «diversi tipi di gonfaloni, usati in occasioni diverse, non riuscirono mai a modificare i rossi stendardi che si innalzavano sui tre bei pili della Piazza [San Marco] e ai lati della Basilica Ducale»; Ricciotti Bratti, Bandiere ed Emblemi Veneziani, Venezia, Giusto Fuga Editore, 1914, pp. 8-9. Non si hanno notizie dell'artigiano o dell'artista cui il doge Contarini demandò l'elaborazione e l'esecuzione del paviglione.

Il vessillo Contarini è tra i pochi scampati alla "strage" iconoclasta dei leoni marciani, perpetrata dagli occupanti francesi e dai giacobini locali a partire dal 1797 quale distruzione simbolica dell'ancien régime.

Nel 2018 le associazioni che organizzano la rievocazione delle Pasque veronesi ne hanno curato una riproduzione, d'intesa con la Regione del Veneto.

Descrizione

Il vessillo originale è esposto al Museo Correr di Venezia su un'intera parete della sala delle bandiere; tessuto in seta rossa, misura di lunghezza e di altezza, mentre ciascuna delle sei code è lunga Giorgio Aldrighetti, Mario De Biasi, Il Gonfalone di San Marco, cit., p. 108..

Sebbene i colori ufficiali di Venezia siano l'azzurro e l'oroRicciotti Bratti, Bandiere ed Emblemi Veneziani, cit., p. 9. Giorgio Aldrighetti, Mario De Biasi, Il Gonfalone di San Marco, cit., p. 22. Anche I colori della nazione veneta – Storia e Arte veneta Scrive il Padre Vincenzo Maria Coronelli, O.F.M.Conv., religioso francescano e cartografo della Serenissima, nel 1697: «Innalza Venezia per blasone in campo azzurro il leone di San Marco d'oro, il quale ha da essere alato, deve mostrare l'uno e l'altro occhio e tenere un libro aperto, nel quale si vede scritto Pax tibi Marce evangelista meus» (Vincenzo Coronelli, Viaggi, Venetia, per Giovanni Battista Tramontino, 1697, Parte I, p. 37)., nel vessillo Contarini predominano i colori rosso e oro della Marina, retaggio di quella imperiale romana e poi bizantina Pseudo-Kodinos, Treatise on Offices [Libro degli uffici], Bonn Edition, 1839, p. 28.. Il rosso del gonfalone Contarini è quello amaranto o rosso cupo, tipico dei vessilli di mare veneziani«Soltanto la Marina (intesa come Marineria veneziana) ebbe sempre il rosso, sia nelle bandiere che nelle uniformi, e per questa ragione anche gli stendardi innalzati sulle antenne della piazza [Piazza San Marco] sono stati sempre rossi, perché le antenne stavano a rappresentare ed erano effettivamente alberi di mare [cioè di nave]» (Nicolò Papadopoli Aldobrandini, Il Leone di San Marco. Pensieri ed osservazioni di un numismatico. Estratto dagli Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Anno LXXX, 1920-21, pp. 17-18). e della divisa delle truppe degli Schiavoni, tra i più fedeli alla Repubblica di Venezia.

Va ricordato che i vessilli della Serenissima, tanto sul mare quanto nei domini di Terraferma, al pari di quelli degli altri Stati di ancien régime, non erano codificati, come avviene invece per le bandiere moderne.Alberto Rizzi, I Leoni di San Marco. Il simbolo della Repubblica Veneta nella scultura e nella pittura, 2 voll., Venezia, Arsenale Editrice, 2001, volume I, p. 40. L'autore fa anzi notare come «l'articolato modulo del leone andante sfugga più di quello della "moleca" a regole blasoniche» (Ibidem). Nessuna regolamentazione o, tantomeno, codificazione, insomma; né per le bandiere, né per i leoni marciani. Proprio per questo l'ufficialità della bandiera contarina, in quanto dogale, assurge a particolare importanza.

Il leone e la colomba dello Spirito Santo

Nell'ancien régime, sui vessilli degli Stati europei campeggiavano spesso simboli sacri. Accanto all'aquila imperiale romana e del Sacro Romano Impero si trovava così l'aquila simbolo di san Giovanni evangelista, la croce di sant'Andrea Apostolo sul vessillo della Scozia, la croce di San Giorgio in quelli della Repubblica di Genova e dell'Inghilterra, fino al leone marciano del gonfalone veneziano.La bandiera Contarina, seconda metà del secolo XVII, il più bel vessillo veneziano giunto fino noi, cit., p. 47.

Il carattere religioso del leone, che simboleggia san Marco, principale patrono della Repubblica di Venezia, si evince (oltre che dalla presenza di santi e di altre figure religiose) dal suo essere alato (allusione al saluto rivolto, secondo le leggende, a san Marco da un angelo) e dall'aureola d'oro, prerogativa iconologica dei santi.Goffredo Bendinelli, Ornella Tomassoni, voce Nimbo, in Enciclopedia Italiana, 1934.,

Fin dall'antichità paleocristiana, la figura del leone del tetramorfo è stata associata all'evangelista Marco perché il suo vangelo inizia con la predicazione di Giovanni Battista nel deserto:Giorgio Aldrighetti, Mario De Biasi, Il Gonfalone di San Marco, cit., p. 35. Alberto Rizzi, I Leoni di San Marco, cit., volume I, p. 44, note 13 e 20. la sua esortazione alla conversione e alla penitenza, in preparazione della venuta del Cristo, era paragonabile al ruggito di un leone. Ponendo il leone al centro del vessillo, i Veneziani intendevano riconoscere una prerogativa unica al loro santo patrono, giungendo addirittura a identificare con lui lo Stato veneziano stesso.Alberto Rizzi, I Leoni di San Marco, cit., volume I, pp. 41 e 87.

Quello della bandiera contarina è un leone marciano di pace, andante e di rappresentanza. Non ha fauci spalancate in atteggiamento di minaccia; non reca né spada né croce. I lineamenti della figura sono ancora tardogotici, specie nella criniera fiammeggiante,. il che contrasta con i fregi e con gli altri ricami di gusto barocco delle cornici. È destrogiro, cioè rivolto verso destra, in direzione del pennone navale o dell'asta che sorreggeva la bandiera, anche se ha il muso girato verso l'osservatore (tre quarti dei leoni marciani andanti muovono solitamente verso sinistra, sono cioè sinistrogiri,Alberto Rizzi, I Leoni di San Marco, cit. volume I, p. 33. perciò il leone della bandiera contarina costituisce una rarità). Una zampa del leone sta sul mare, mentre l'altra poggia sulla terra, a simboleggiare il duplice dominio veneziano sullo Stato da Mar e sullo Stato da TeraIbidem, p. 40.; la montagna rappresenta quindi i domini di Terraferma, in particolare l'Italia nord-orientale,Ibidem. mentre le isole sono i domini veneziani sull'Adriatico e in Oriente. Dalla colomba dello Spirito Santo, posta in alto al centro del fregio, piovono su questi domini delle lingue di fuoco (come sugli Apostoli e sulla Vergine nel giorno della Pentecoste«Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo» .) a simboleggiare la benedizione di Dio sui territori veneziani.

La scritta latina sul libro allude all'apparizione a san Marco di un angelo, che secondo una leggenda avrebbe salutato l'evangelista con le parole:

Secondo questi racconti, infatti, un angelo sarebbe apparso a san Marco dopo che l'evangelista aveva fatto naufragio nel golfo di Venezia, da lui percorso per il suo apostolato. L'angelo, dopo il saluto, gli avrebbe predetto che in quel luogo un giorno sarebbe sorta una grande città, dove avrebbero trovato riposo le sue spoglie (Hic requiescet corpus tuum).Andrea Dandolo, Chronica per extensum descripta (anni 46-1280 dopo Cristo), a cura di Ester Pastorello, Bologna, Zanichelli, 1958. Liber IV. Capitulum primum. De pontificatu Sancti Marci Evangeliste, habens partes V, p. 10. La bordatura interna attorno al leone Nella intricatissima bordatura barocca che incornicia il leone ritorna spesso il motivo del giglio, richiamo sia al blasone dei Contarini (che compare più volte sulla bandiera), sia quale emblema di castità e di fede.Cesare Ripa, Iconologia. Tomi III. Perugia, Stamperia di Piergiovanni Costantini, 1764 Tomo I, pp. 197 e 216.

Negli angoli della cornice il giglio è gemmato, in attesa di sbocciare, con un richiamo biblico alla verga di AronneNumeri, capitoli 16 e 17. racchiusa nell'Arca dell'Alleanza e miracolosamente fiorita, come segno divino della legittimità dell'autorità di Aronne e di suo fratello Mosè. La verga fiorita è altresì allusione al bastone di san Giuseppe, un ramo secco di mandorlo che - secondo una leggenda radicata nei vangeli apocrifi - sarebbe prodigiosamente sbocciato quando Giuseppe si presentò alla Vergine per chiederla in sposa, a preferenza degli altri pretendenti.

L'allegoria della vite, pure presente sul gonfalone — simbolo sia di prosperità sia di salvezza spiritualeCome attestano diversi episodi biblici, e . — si lega invece al sacrificio di Gesù Cristo, che versa il suo sangue per la redenzione degli uomini:

La bordatura esterna superiore L'arcangelo Gabriele e la Vergine annunziata