Il celibato ecclesiastico è la prassi per cui una Chiesa cristiana riserva alcuni ordini sacri a uomini non sposati.
Nelle Chiese ortodosse orientali e bizantine, tale disciplina si applica ai vescovi. Nell'ambito del cattolicesimo, nella Chiesa latina e in alcune delle Chiese cattoliche orientali (nello specifico Chiesa cattolica copta, Chiesa cattolica sira, Chiesa cattolica siro-malabarese e nella Chiesa cattolica siro-malankarese) devono essere non sposati anche i presbiteri e quei diaconi che intendono accedere al presbiterato. Nella Chiesa cattolica etiope e nella Chiesa cattolica eritrea sono ammessi presbiteri sposati solo in casi di conversione alla Chiesa cattolica di sacerdoti validamente ordinati non cattolici e già sposati, e nella Chiesa latina si ammettono all'ordinazione presbiterale uomini sposati già chierici di alcune confessioni protestanti in Aleteia del 25 ottobre 2015 menziona solo due di queste chiese e parla anche dell'eventuale matrimonio di preti già ordinati, che non è ammessa da nessuna delle Chiese orientali..
Anche nelle Chiese ortodosse non è ammesso il matrimonio dopo l'ordinazione, nemmeno se un chierico sposato prima dell'ordinazione rimanesse vedovo; né è ammessa l'ordinazione sacra di un uomo sposato più di una volta o che abbia sposato una vedova o una divorziata.Canon 3 del Concilio in Trullo
Informazioni su analoghe prassi di religioni non cristiane si trovano nell'articolo celibato.
Origini
Da parte della Chiesa cattolica si indica come motivo della prassi il dovere dei chierici della Chiesa latina di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli.
Nel 306 circa, sette anni prima dell'Editto di Milano, con il quale fu concessa alla Chiesa cristiana la tolleranza nell'Impero romano come religio licita e la restituzione delle chiese e degli altri possedimenti confiscati durante la persecuzione dei cristiani, il Concilio di Elvira dichiarò, nel suo canone 33, che ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi era proibito avere relazioni sessuali con le proprie mogli e generare figli.Canoni del concilio; versione in inglese , in francese e in spagnolo Il concilio di Nicea 325 non trattò il celibato. Un concilio tenuto a Cartagine nel 390 considerò questo una prassi antica e di origine apostolica: "Il vescovo Aurelio disse: Quando nel concilio scorso si considerava il regolamento della continenza e della castità riguardo ai tre ordini collegati per la loro consacrazione alla castità, cioè, i vescovi, i presbiteri e i diaconi, fu presa la decisione che conviene che i sacri prelati e sacerdoti di Dio ed anche i leviti, quelli che servono ai sacramenti divini, siano totalmente continenti, per poter ottenere da Dio quello che chiedono con semplicità, affinché anche noi conserviamo ciò che gli apostoli hanno insegnato e l'antichità ha osservato. Faustino, vescovo di Potenza Picena, legato della chiesa di Roma, disse: Piace che i vescovi, i presbiteri e i diaconi, cioè quelli che toccano i sacramenti, mantengano la castità e si astengano dalle loro mogli. Tutti dissero: Piace che tutti coloro che servono all'altare mantengano totalmente la castità".Canoni del concilio, versione inglese, versione francese
Bibbia Antico Testamento Nell'Antico Testamento, il sacerdozio levitico si trasmetteva da padre a figlio. I sacerdoti discendenti di Aronne venivano inoltre consacrati al Signore con l'unzione.
I Kohen Gadol di Israele erano padri di famiglia, sposati con donne della loro tribù di Levi, e tendevano a trasmettere la loro posizione tramite la legge della primogenitura.
Mosè, che era sposato con figli e che sul Monte Sinai ricevette da Dio i Dieci Comandamenti, attuò il passaggio del Mar Rosso ed infine apparve con il profeta Elia (anch'egli della tribù di Levi ma non sacerdote) durante la Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor, non fu sacerdote, come in generale non erano sacerdoti i profeti, uomini sposati con figli.
Geremia invece era sacerdote (), ma non per questo motivo gli fu proibito sposarsi ().
Nel Nuovo Testamento
I Vangeli canonici riportano alcuni detti di Gesù, che sono stati interpretati come raccomandazioni del celibato ma che non si riferiscono specificamente al clero. Nel vangelo secondo Matteo si legge: "Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca";() mentre il vangelo secondo Luca riporta: "In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà". ()
Dei dodici apostoli, alcuni certamente erano sposati prima di incontrare Gesù: si parla della suocera di Pietro.
Paolo in una lettera diretta ai cristiani di Corinto dichiara: "Se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato"; ma dice anche: "Chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni". Queste parole di Paolo, anche se non riguardano specificamente i chierici, a volte sono applicate ai sacerdoti, che "si consacrano a Dio con un nuovo ed eccelso titolo, aderiscono più facilmente a lui con un cuore non diviso, si dedicano più liberamente in lui e per lui al servizio di Dio e degli uomini".
Altre lettere paoline come Prima lettera a Timoteo trattano esplicitamente dei responsabili delle comunità cristiane, che oggi sarebbero chiamati chierici (vescovi, presbiteri, diaconi). Si suppone che siano sposati ed abbiano già figli maggiori. Infatti fra le qualità di un aspirante all'episcopato si raccomanda "che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta [...] Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?". Anche "i diaconi non siano sposati che una sola volta, sappiano dirigere bene i propri figli e le proprie famiglie". Il candidato al presbiterato/episcopato deve essere "sposato una sola volta, con figli credenti e che non possano essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati". Secondo alcuni, simili frasi non equivalgono a richiedere che tutti gli aspiranti a tali posti di responsabilità siano già sposati e padri di figli abbastanza grandi da dover essergli sottomessi con ogni dignità e di un'età aperta ad accuse di dissolutezza.
riporta il saluto di Marco, indicandolo quale proprio figlio. E Paolo chiama Timoteo suo "caro figlio" e Tito suo "vero figlio nella fede comune" (Tito 1,4).
Esclusione di matrimoni di chierici ordinati
Indipendentemente dalla questione se Paolo raccomandasse ai cristiani l'ascetismo sessuale,Per esempio, in 1 Cor 7: "Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l'uomo non toccare donna..." diversi Padri della Chiesa indicano che l'ascetismo sessuale era largamente praticato dai cristiani dei primi secoli. Giustino (c. 100 - c. 165) dichiarò: "Molti uomini e donne di sessanta o settanta anni, che fin da fanciulli furono ammaestrati negli insegnamenti di Cristo, perseverano incorrotti. E mi vanto di potervi mostrare uomini siffatti sparsi in ogni classe." Suo contemporaneo più giovane, Atenagora di Atene (c. 133 – c. 190), scrisse: "Troveresti fra noi molti uomini e donne, che si invecchiano senza sposarsi, nella speranza di unirsi più strettamente con Dio".Εὕροις δ᾽ ἂν πολλοὺς τῶν παρ᾽ ἡμῖν, καὶ ἄνδρας καὶ γυναῖκας, καταγηράσκουντας ἀγάμους, ἐλπίδι τοῦ μᾶλλον συνέσεσθαι τῷ Θεῷ (Legatio pro Christianis, 33 (Patrologia Graeca VI, col. 965); versione latina nella stessa fonte, col. 966; versione inglese Recenti studi hanno mostrato – come dichiara uno storico ortodosso – che "la continenza dentro del matrimonio – una specie di monachesimo domestico – era molto più ampiamente praticata e proposta come l'ideale di quello che spesso si suppone, per i pii laici ma specialmente per l'alto clero". Egli osserva che sono molte pure le testimonianze della mancata osservanza dell'ideale, di cui l'esistenza però spiega l'assenza di seria opposizione all'imposizione nella Chiesa ortodossa del celibato obbligatorio dei vescovi.John H. Erickson, "The Council in TruIlo: Monogamy and the Ordained Priesthood" in The Greek Orthodox Theological Review 40 (1995), pp. 183-199
Le citate decisioni dei concili di Elvira e di Cartagine, che ai chierici escludevano i rapporti matrimoniali, mostrano che già allora si richiedeva loro una vita di ascetismo almeno uguale a quello di molti cristiani laici. Come era prevedibile, non di tutti i chierici la vita corrispondeva a quello che si attendeva. Il Padre della Chiesa Epifanio di Salamina (c. 315 – 403), testimone greco dell'esistenza della stessa norma sia in oriente che in occidente, osserva: "La santa Chiesa di Dio [...] non accetta come diacono e presbitero e vescovo e suddiacono chi, pur essendo marito di una sola moglie, ancora convive con lei e genera figli, ma accetta chi si astiene dalla sua unica moglie o chi è vedovo, soprattutto là dove si osservano con esattezza i canoni ecclesiastici. Ma sicuramente mi dirai che in certe località presbiteri e diaconi e suddiaconi ancora generano figli. Questo succede in conformità non con il canone ma con l'intento a volte lassista degli uomini e per la gente dove manca servizio".Τὰ γὰρ εἰς τὴν ἱερωσύνην παραδοθέντα διὰ τὸ ἐξοχώτατον τῆς ἱερουργίας εἰς πάντας ἐνόμισαν ἴσως φέρεσθαι. ἀκηκοότες γὰρ ὅτι «δεῖ τὸν ἐπίσκοπον ἀνεπίληπτον εἶναι, μιᾶς γυναικὸς ἄνδρα, ἐγκρατῆ», «ὡσαύτως καὶ τὸν διάκονον» καὶ τὸν πρεσβύτερον, τὸν ὅρον τῶν ταγμάτων οὐκ ἐνόησαν. καὶ γὰρ τῷ μὲν ὄντι οὐ δέχεται εἰς ἱερωσύνην τὸ ἅγιον τοῦ θεοῦ κήρυγμα μετὰ τὴν τοῦ Χριστοῦ ἐνδημίαν οὐδὲ τοὺς ἀπὸ πρώτου γάμου τελευτησάσης τῆς αὐτῶν γυναικὸς δευτέρῳ γάμῳ συναφθέντας, διὰ τὸ ὑπερβάλλον τῆς τιμῆς τῆς ἱερωσύνης· καὶ ταῦτα ἀσφαλῶς ἡ ἁγία τοῦ θεοῦ ἐκκλησία μετὰ ἀκριβείας παραφυλάττεται. ἀλλὰ καὶ τὸν ἔτι <συμ>βιοῦντα καὶ τεκνογονοῦντα, μιᾶς γυναικὸς ὄντα ἄνδρα, οὐ δέχεται, ἀλλὰ ἀπὸ μιᾶς ἐγκρατευσάμενον ἢ χηρεύσαντα διάκονόν τε καὶ πρεσβύτερον καὶ ἐπίσκοπον καὶ ὑποδιάκονον, μάλιστα ὅπου ἀκριβεῖς κανόνες οἱ ἐκκλησιαστικοί. Ἀλλὰ πάντως ἐρεῖς μοι, ἔν τισι τόποις ἔτι τεκνογονεῖν πρεσβυτέρους καὶ διακόνους καὶ ὑποδιακόνους. τοῦτο δὲ οὐ παρὰ τὸν κανόνα γίνεται, ἀλλὰ παρὰ τὴν τῶν ἀνθρώπων κατὰ καιρὸν ῥᾳθυμήσασαν διάνοιαν καὶ τῆς τοῦ πλήθους ἕνεκεν μὴ εὑρισκομένης ὑπηρεσίας (Panarion, "Contro gli impuri Puristi", 39, ma 59 della serie; traduzione inglese