Vittoria Eugenia di Battenberg (in spagnolo: Victoria Eugenia Julia Ena de Battenberg) (Castello di Balmoral, 24 ottobre 1887 - Losanna, 5 aprile 1969) nacque come principessa di Battenberg, ramo morganatico e cadetto della famiglia granducale d'Assia. Il suo nome Vittoria è in onore della nonna, la regina Vittoria, mentre Eugenia per l'imperatrice Eugenia de Montijo, sua madrina. In famiglia era conosciuta come Ena.
Nel 1906 sposò re Alfonso XIII di Spagna, diventando così regina consorte di Spagna. La coppia ebbe sei figli, di cui due morirono prima di Vittoria Eugenia. Nel 1931 partì per l'esilio dopo la fine della monarchia e da allora visse ufficialmente separata dal marito, re Alfonso, il quale le fu infedele per quasi tutta la durata del loro matrimonio. Alfonso visse in Italia mentre Vittoria Eugenia a Londra e poi a Losanna. Nel 1968, dopo 37 anni di esilio, Vittoria Eugenia ritornò in Spagna in occasione del battesimo del pronipote Filippo, di cui fu madrina. Morì nel 1969 a Losanna, venendo poi sepolta nel 1985 nel Monastero dell'Escorial.
Biografia Giovinezza
Vittoria Eugenia nacque il 24 ottobre 1887 nel Castello di Balmoral, in Scozia, figlia del principe Enrico di Battenberg e della consorte, la principessa Beatrice di Gran Bretagna; apparteneva al casato tedesco dei Battenberg che nacque nel 1851 a seguito del matrimonio morganatico del principe Alessandro d'Assia e di Julia von Hauke, figlia di un generale e ministro. Per via materna discendeva dalle dinastie reali di Sassonia-Coburgo-Gotha e Hannover. Era una dei 39 nipoti della regina Vittoria, da cui derivano i suoi legami familiari con numerose monarchie europee, come quella tedesca e quella russa. Vittoria Eugenia aveva tre fratelli, Alessandro, Leopoldo e Maurizio. Il padre, Enrico, morì nel 1896 in Sierra Leone dove si era recato per combattere nella quarta guerra anglo-ashanti.
Fu battezzata con i nomi di Vittoria Eugenia Giulia Ena: dei suoi quattro nomi, il primo fu scelto in onore della nonna materna, la regina Vittoria, che celebrava il suo cinquantesimo anniversario di regno l'anno della nascita della nipote, mentre il secondo si riferiva alla sua madrina, Eugenia de Montijo, imperatrice vedova di Napoleone III di Francia. In famiglia era conosciuta come Ena, il suo ultimo nome di origine gaelica che era un omaggio alla sua terra natale, la Scozia. Vittoria Eugenia crebbe principalmente tra le residenze reali di Buckingham Palace ed Osborne House, sull'Isola di Wight, circondata da protocollo, disciplina e un'educazione impeccabile.
Vittoria Eugenia ricevette un'educazione britannica raffinata e meticolosa, che coniugava austerità, rigore, disciplina e puntualità come principi fondamentali della corte vittoriana, valori che in seguito influenzarono il suo carattere personale come regina di Spagna. Durante quegli anni, circondata da un ambiente aristocratico e multilingue, e seguendo il modello familiare, sviluppò un gusto per i gioielli e per vari sport, in particolare l'equitazione. Fu cresciuta sotto l'occhio vigile della nonna, che la adorava come se fosse sua figlia. La regina Vittoria la chiamava "il piccolo tesoro" e le insegnò che una principessa non "va mai a letto", ma piuttosto "si ritira".
Fidanzamento
Durante un'estate a Osborne, Vittoria Eugenia conobbe il granduca Boris Vladimirovič Romanov, cugino dello zar Nicola II di Russia. Il granduca rimase affascinato dalla bellissima principessa inglese e le chiese di sposarlo sebbene non sia mai stato annunciato ufficialmente. Nel 1905 re Alfonso XIII di Spagna, detto "l'Africano", compì una visita ufficiale nel Regno Unito e fu durante questa occasione che conobbe la principessa Vittoria Eugenia di Battenberg. Il sovrano spagnolo era in cerca di una possibile consorte ed infatti il suo viaggio verso la Gran Bretagna aveva lo scopo di incontrare la principessa Patrizia di Connaught, prima cugina di Vittoria Eugenia. Alfonso non rimase colpito da Patrizia, a differenza di Ena, che trovava molto affascinante.
"Mio padre si guardò intorno in cerca di Patsy, come era conosciuta Patricia di Connaught, ma lei sembrò ignorarlo, così continuò a osservare le giovani donne al tavolo, molte delle quali speravano di essere scelte dal re, come in una fiaba. All'estrema sinistra del tavolo, notò una giovane donna dai capelli biondissimi e dagli occhi azzurri come due conchiglie, di straordinaria bellezza. Chiese alla principessa Elena chi fosse. Mio padre non le tolse gli occhi di dosso per tutta la durata della cena, cosa di cui mia madre era perfettamente consapevole, soprattutto quando alla fine le si avvicinò e le parlò in francese, scusandosi perché il suo inglese era molto scarso. Era così che cercava di avvicinarsi a lei".
Colei che veniva descritta era Vittoria Eugenia che avrebbe ricordato quel primo incontro molti anni dopo in un'intervista controversa: "Era chiaro che gli piacevo. Fu un corteggiamento lampo". E descrisse il re come "molto magro, molto meridionale, molto allegro, molto amichevole; non era bello a quel tempo". Come avrebbe poi raccontato la figlia Beatrice: "Si incontrarono di nuovo all'Opera, al Covent Garden. A quanto pare mio padre non riusciva a smettere di guardare mia madre con il binocolo. Il giorno prima della sua partenza, a una festa, senza ulteriori indugi, mio padre ballò con lei e decisero di scriversi. Credo che la loro relazione, secondo i costumi dell'epoca, fosse appena iniziata".
Vittoria Eugenia fu scelta al posto della cugina Patrizia e con un ampio margine sulle candidate provenienti dall'Europa centrale. Si trattava di una perfetta combinazione tra un matrimonio d'amore e uno di convenienza, data la sua parentela con la monarchia britannica, sebbene i Battenberg non fossero i membri più illustri della vasta famiglia reale britannica. Il matrimonio del re sembrò quindi unire i due matrimoni del padre Alfonso XII: quello con Maria de las Mercedes d'Orléans, per amore, e quello con Maria Cristina d'Asburgo-Teschen, per dovere. La nascente storia d'amore tra i due trovava opposizione nella regina vedova di Spagna, Maria Cristina, madre di Alfonso XIII: dal carattere autoritario, la regina prediligeva una principessa cattolica, specialmente asburgica, che avrebbe rafforzato i rapporti della Spagna con gli Asburgo di Germania e Austria. Al contrario, i gusti del giovane Alfonso propendevano per il mondo inglese, attratto dallo sport, dalle corse automobilistiche e dallo stile di vita britannico. Gli stretti legami della Spagna con il Regno Unito si rifletterono immediatamente nella politica estera spagnola, che si allineò alle posizioni britanniche. Vittoria Eugenia si sarebbe poi convertita di sua spontanea volontà, sebbene in seguito avrebbe confessato: "Dopo, fui molto felice nella fede cattolica, ma la transizione fu difficile, molto difficile".
Il secondo problema che la regina Maria Cristina, ed altre personalità della corte, riscontrava nella possibile unione era considerevolmente più grave: l'emofilia. Ereditata dalla regina Vittoria, questa malattia era entrata nelle case reali europee e, naturalmente, in quella britannica. L'emofilia impediva la coagulazione del sangue, quindi qualsiasi ferita, per quanto piccola, poteva essere fatale. Era incurabile, congenita e, sebbene colpisse i maschi, veniva trasmessa dalle femmine. A quel tempo, naturalmente, era impossibile stabilire se una donna fosse portatrice o meno, ma c'erano degli indizi: due dei tre fratelli della giovane Ena erano emofiliaci. In seguito si sarebbe discusso a lungo se il re ne fosse a conoscenza, ma l'Infanta Eulalia afferma senza ombra di dubbio che lo sapeva. La regina Maria Cristina cercò di dissuadere il figlio, ma re Alfonso era deciso a sposare Vittoria Eugenia.
Il fidanzamento ebbe luogo a Villa Mouriscot a Biarritz, al confine franco-spagnolo. La coppia si incontrò poi sull'Isola di Wight, dove Ena insegnò ad Alfonso a giocare a golf. Dopo la sua conversione al cattolicesimo, fu organizzato il matrimonio, descritto da Ricardo Mateos come "la più sfarzosa manifestazione pubblica della monarchia spagnola del XX secolo. Uno spettacolo meraviglioso e irripetibile dal punto di vista estetico".
Matrimonio
Il matrimonio ebbe luogo il 31 maggio 1906 a Madrid, presso il Monastero dos Jerónimos. Il re aveva vent'anni e la sua fidanzata diciotto. César Andrés Baciero riporta le parole di Victoria Eugenia, intervistata da ABC: "Il re mi diede il mio abito da sposa, secondo la tradizione spagnola. Era bianco, tutto di pizzo. Come quello di tutte le spose. Solo che il mio era enorme, lunghissimo". Rappresentanti di tutte le case reali e centinaia di migliaia di curiosi si erano riuniti a Madrid per assistere a "il matrimonio del secolo".
Dopo la cerimonia, mentre il corteo si dirigeva verso il Palazzo Reale per il ricevimento, vicino al numero 88 di Calle Mayor (oggi numero 84), un mazzo di fiori contenente una bomba tipo Orsini cadde da un balcone ed esplose. La regina Vittoria ricordò quel momento in un'intervista alla televisione francese, come racconta César Andrés Baciero: "Fu solo in fondo alla strada che mi lanciarono dei fiori. Mio marito mi disse che aveva proibito loro di lanciarmi fiori, ma che ormai non c'era più alcun pericolo. Non ebbi nemmeno il tempo di chiedere 'Quale pericolo?' quando accadde. Vi assicuro che non fu piacevole scendere e vedere tutto quel sangue. Vidi un povero soldato con le gambe in questo stato (fa una X con le dita). Che orrore! Ne vidi un altro completamente mutilato.".
La bomba piazzata dall'anarchico Mateo Morral uccise 25 persone e ne ferì un centinaio, sebbene il re e la regina ne uscirono illesi. Il magnifico abito della sposa era macchiato di sangue e Alfonso la esortò a mantenere la calma finché, giunta al Palazzo Reale, non scoppiò in lacrime. "Rischi del mestiere", commentò il re rassegnato. Morral riuscì a fuggire, ma fu catturato il 2 giugno a Torrejón de Ardoz, in una colluttazione le cui dinamiche rimangono poco chiare e che causò la morte della guardia che lo arrestò e dello stesso Morral. Fu certamente un inizio memorabile per il loro matrimonio. La fine sarebbe stata altrettanto memorabile. "So che i miei genitori furono molto felici all'inizio del loro matrimonio e per diversi anni. Mio padre sposò mia madre per amore, a differenza di quanto accade in certi matrimoni reali, se non in quasi tutti", avrebbe scritto in seguito l'Infanta Beatrice. La nuova regina trovò la corte spagnola "molto chiusa" e introdusse tocchi più moderni, tra cui una nuova silhouette negli abiti e dettagli come il permesso per le dame di fumare in pubblico (Vittoria Eugenia era una fumatrice accanita), con grande disappunto dei sacerdoti più recalcitranti.
Vittoria Eugenia e Alfonso ebbero sei figli: Alfonso, Giacomo, Beatrice, Maria Cristina, Giovanni e Gonzalo. Ci fu un settimo figlio, Fernando, nato morto nel 1910. Il primogenito e il più giovane dei figli nacquero con l'emofilia, mentre Giacomo, "Jaime", nacque sordo e muto a causa di un errore medico. Di conseguenza, Giovanni, padre del re Juan Carlos I, divenne l'erede al trono dopo che i suoi fratelli rinunciarono alla successione; questo accadde negli anni Trenta, dopo la fine della monarchia spagnola.
Regina di Spagna