Il Santuario di Maria Santissima Incaldana (in passato noto come Chiesa Madre e Collegiata di San Giovanni Battista) è uno storico edificio religioso e chiesa madre della città di Mondragone, in provincia di Caserta (Campania).

Nel 1990 venne elevato al grado di basilica minore e, per questo, è noto anche come Basilica Minore di Santa Maria Incaldana. Ancora, tra i locali è popolarmente anche noto come Vescovado, seppur impropriamente.

È celebre per essere il luogo in cui è custodito il quadro della Madonna Incaldana (Maria Santissima Incaldana), un'icona in stile bizantino che viene venerata dalla Chiesa cattolica come protettrice della città casertana.

Storia Origini: la chiesa dei Carafa L'origine del Santuario risale alla costruzione realizzata per volontà della famiglia Carafa, principi di Stigliano e duchi di Mondragone, nel XVI secolo. In una bolla vescovile del tempo, conservata nell'archivio diocesano di Sessa Aurunca, viene riportato che la chiesa apparteneva per diritto patronale all'"eccellentissimo e illustrissimo" Luigi Carafa, principe di Stigliano e duca di Mondragone, e che essa non era completa e non aveva "i paramenti e tutte le cose nesessarie per ornarla e perfezionarla"..Essa infatti riporta che: "Nel giorno 27 marzo 1597, visitò [il Vescovo] la detta Chiesa di San Giovanni Battista, che è per diritto patronale dell'eccellentissimo e illustrissimo Luigi Carafa della Marra, principe di Stigliano e duca di Mondragone, dalla fondazione, dotazione e costruzione come appare dalle bolle spedite per ordine del reverendissimo D. nel mese di ottobre 1593. Questa chiesa non è completa e non ha i paramenti e tutto così che è necessario per ornarla e terminarla" (traduzione dal testo originale in latino: Die 27 m/s Martii 1597, visitavit dictam Ecclesiam S. Johannis Baptiste, quae est jure Patronatus Ex.mi Ill.mi Aloys. Carafae de Marra Principi Stiliani, et Ducis Montisdraconis ex fundatione, dotatione, et constructione ut apparet ex Bullis expeditis per dictum R.mum D.um in mense Octobris 1593. Dicta Ecclesia non est perfecta et caret paramentis et omnibus necessariis quae est ornanda et perficienda). Nel 1589 viene riportata l'esistenza di una "canonica" intitolata a San Giovanni Battista ancora in fase di costruzione, i cui lavori di prosieguo erano stati affidati per testamento agli eredi del deceduto Principe di Stigliano e Duca di Mondragone (morto nel 1579).Quindi a portare a compimento la costruzione di questa chiesa, per eredità del padre Antonio Carafa, fu probabilmente quel Luigi Carafa citato nella bolla vescovile dell'archivio diocesano di Sessa Aurunca.

Già dalla sua prima creazione, la chiesa fu subito dotata dell'ufficio di un primicerio episcopale e di cinque canonici.

Essa fu edificata su una preesistente chiesa gotica del XIV secolo, della quale solo recentemente sono stati scoperti resti architettonici nei pressi del presbiterio (una colonna ed alcuni pilastri di pietra locale).

Sin dagli inizi del XVII secolo, il Santuario custodisce il quadro della Madonna Incaldana.

La Madonna Incaldana: nascita del Santuario

La storia di questo celebre quadro si perde nel mistero e si mescola alla leggenda, alimentata da generazioni di racconti popolari.

Il quadro detto dell'Incaldana (dal denominazione "in caldana", corrispondente quindi a un luogo ricco di acque termali), è un'icona dipinta in stile bizantino su legno e raffigurante la Madonna, rappresentata seduta con in braccio il Gesù bambino benedicente e allattante al suo seno destro nudo.

Probabilmente venne dipinta da qualche devoto monaco benedettino nel XIV secolo, che in quel tempo stavano colonizzando i monti locali. Essa venne da allora custodita all'interno della Chiesetta del Belvedere, un edificio religioso del XIII secolo ai piedi della catena del Monte Massico (e qui era nota come "Madonna del Belvedere").

Ma, essendo già scampata miracolosamente indenne da un incendio appiccato dai Turchi Ottomani e per paura di altre incursioni barbariche, l'icona venne portata nel centro fortificato della città di Mondragone e trasferita nell'allora Chiesa Madre e Collegiata di San Giovanni Battista, poi divenuta nota come Santuario di Maria Santissima Incaldana.

Quindi, dal 1624 l'icona fu traslata nel Santuario in un episodio divenuto leggenda: infatti, secondo la tradizione, essa venne posta su un carro trainato da due buoi, senza che questi avessero una guida, in modo da risolvere la contesa invocata dai paesi limitrofi sul possesso della stessa. E proprio a Mondragone i buoi giunsero e morirono; la tradizione vuole che i due animali vennero sepolti sotto il sagrato del Santuario.

Dunque, sin dal suo primo arrivo, l'icona è tutt'oggi custodita nel Santuario mondragonese.Seppur celebre per la presenza della Madonna Incaldana, protettrice della città di Mondragone, sino agli anni '50 del XX secolo nel Santuario venne venerata una diversa immagine della Madonna, sicuramente più "moderna", per molti versi meno interessante da un punto di vista storico-artistico. Essa rassomigliava ad una delle tante "Madonna col Bambino" facenti parte della tradizionale storia dell'arte italiana. Ma i lavori di restauro portarono alla scoperta di un "dipinto nel dipinto": infatti, sotto il primo strato di pittura venne scoperta e ritrovata l'autentica e antica immagine della Madonna di Mondragone (e che, restaurata, è quella che si vede oggi, così come in passato). Secondo il mons. Riccardo Luberto, un tempo parroco-rettore del Santuario, probabilmente quest'ultima venne protetta proprio dall'altro dipinto. (Sito ufficiale del Santuario dell'Incaldana)

Il nuovo Santuario: la chiesa dei Grillo Il Santuario, dunque, arricchito dalla presenza dell'icona sacra, subì nuovi e successivi ampliamenti.

Dopo la signoria dei Carafa, giunse nella terra di Mondragone la famiglia dei Grillo come nuova feudataria.

Il primo intervento, con modifiche in termini di ampliamento e abbellimento, fu realizzato agli inizi del XVIII secolo, durante la signoria di Don Agapito IV Domenico Grillo. In quell'epoca alla chiesa furono donate da Don Nicola Michele Abbati, vescovo di Carinola, le reliquie di Sant'Agapito, San Dioscoro e Sant'Aiello, che furono deposte nell'altare maggiore e nell'altare della Madonna Incaldana.

La consacrazione della nuova chiesa patrocinata dai Grillo avvenne il 14 aprile 1727. Mentre a metà del secolo furono realizzati gli affreschi e gli stucchi della Cappella del Santissimo Sacramento (quella di sinistra).

Molto del suo aspetto attuale, quindi, è dovuto ad interventi effettuati nel corso del Settecento.

Nel 1741 in questa chiesa fu costituita la parrocchia, con il titolo di "San Michele Arcangelo intra moenia" (dal latino intra moenia significa "dentro le mura").

Sviluppi successivi: dall'Unità d'Italia alla situazione attuale Nel periodo post-unitario (1866–1900), con l'incameramento dei beni ecclesiastici, vi fu la decadenza e la soppressione del titolo di collegiata. Il titolo di "Collegiata di San Giovanni Battista" fu poi ripristinato nel 1953 insieme con la dignità di primicerio per il parroco-rettore del Santuario di Maria Santissima Incaldana.

I lavori di abbellimento si protassero per tutto il XIX secolo, periodo al quale risale il restauro della facciata principale esterna e nella quale sono stati inseriti i tre portali in marmo grigio locale (marmo "di San Mauro"). Sia la facciata che i portali sono gli stessi attuali.

Ancora, altri lavori interni di restauro e abbellimento sono databili al XX secolo (fino agli anni '70) e risalgono a questo periodo tutta la pavimentazione interna, i due affreschi del 1927 su ognuna delle due pareti laterali del presbiterio (la Pentecoste e lAscensione) e l'altare maggiore in marmi pregiati (realizzato negli anni '60 in sostituzione del vecchio). Per questo, attualmente la zona più stravolta è la zona absidale centrale, la quale non appare più né come voluta in origine né come voluta nel Settecento, se non per la grande pala d'altare, che rimane pressoché l'unico elemento originale di questa sezione.

Il 23 marzo 1990, in occasione delle festività patronali e con decreto dell'ordinario diocesano mons. Raffaele Nogaro, il Santuario venne insignito del titolo di "basilica minore". Il rito venne officiato dal cardinale Sebastiano Baggio e da mons. Riccardo Luberto, a quel tempo parroco-rettore del Santuario. In data 18 aprile 1990 venne posta sulla facciata del Santuario una grande lapide marmorea, tutt'oggi visibile, a ricordo di tale evento.

Restauro Dopo anni di negligente incuria e degrado, in cui proliferavano muffe e infiltrazioni di umidità e d'acqua piovana, è stato recentemente oggetto di un delicato restauro, con il nulla osta della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio delle province di Caserta e Benevento del 10 novembre 2016. Esso, conclusosi nel 2018, ha tuttavia puramente interessato le zone interne dell'edificio, tralasciando così numerose altre criticità dell'intero complesso.

Il fautore di quest'opera restaurativa è stato l'ultimo parroco-rettore, il mons. Don Franco Alfieri (deceduto a fine 2020 durante la pandemia di COVID-19). Mentre la firma del progetto restaurativo è quella degli architetti Francesco Miraglia e Corrado Valente, con la direzione del primo, l'esecuzione è stata affidata all'impresa edile di Francesco Patalano.

Il restauro ha interessato i seguenti aspetti: innanzitutto la rimozione e il rifacimento degli intonaci compromessi e la preservazione di quelli recuperabili; poi la restaurazione delle decorazioni in stucco; e infine la ri-tinteggiatura delle pareti interne, prevalentemente con colori bianco e indaco tenue.

La nuova colorazione interna, in assenza di coloriture storicizzate (probabilmente eliminate in precedenti interventi), ha avuto lo scopo di rendere più luminoso l'ambiente ecclesiastico. Infatti, almeno l'ultima tinteggiatura nota degli interni, non appariva di questo cromatismo ma era di un colore tendente al verde acqua.

Inoltre, altre modifiche recenti all'organizzazione interna della chiesa hanno interessato le seguenti misure: innanzitutto tutti i banchi da chiesa sono stati sostituiti con dei banchi nuovi; poi è stato installato un nuovo impianto luminoso con lo scopo di rendere più illuminata la chiesa e di valorizzarne la magnificenza; e infine sono stati installati dei macchinari deumidificatori.

Il 3 febbraio 2019, una domenica, venne trasmessa in diretta nazionale su Rai 1 la Santa Messa dal Santuario mondragonese. La funzione venne celebrata dal mons. Orazio Francesco Piazza, vescovo di Sessa Aurunca, con la regia di Michele Totaro e il commento di Elena Bolasco.

Descrizione Struttura originale L'edificio realizzato dalla famiglia Carafa nel XVI secolo appare oggi largamente modificato. Come appariva la struttura della chiesa prima dei lavori ristrutturativi del XVIII secolo è riscontrabile da due disegni planimetrici del 1713.

Da essi, infatti, si può notare che essa appariva impostata con uno stile basilicale, con un transetto poco differenziabile, con una suddivisione in tre navate (a loro volta suddivise ognuna in tre campate per lato) e con tre absidi semicircolari, una per navata, con la più grande in linea con quella centrale.

Aveva un ingresso unico, inserito all'inizio della navata centrale.

Appena entrati, si poteva notare a destra il fonte battesimale, che aveva la forma di un cilindro su un piedistallo ed era sormontato da un coperchio conico.

La navata laterale sinistra aveva tre altari (uno per ogni campata) addossati alla sua parete sinistra, così com'erano presenti due altari sulle due pareti opposte (destra e sinistra) del transetto. La navata laterale destra, invece, presentava nella sua terza campata destra (in ordine di entrata) l'accesso alla piccola sagrestia.