Biografia Anche se inizialmente era un ḥağib, lo stesso titolo usato da Almanzor con il significato letterale di ciambellano, intendente o maggiordomo, del califfo Hammudidi di Cordova al-Qasim, che allora era detenuto da suo nipote Yahya a il-Muhtal, era abituale dei re delle taifa rifugiarsi nell'autorità fittizia di un califfo e agire come un re indipendente. Così coniò moneta propria, adottando successivamente il titolo di al-Muzáffar e condusse il suo regno in forma simile a quello che facevano i re cristiani confinanti.

Continuò la politica di suo padre, al-Mundhir I, di consolidamento del regno di Saragozza e di protezione delle arti e delle lettere. Mantenne buone relazioni con la poderosa taifa di Toledo, e a questo fine sposò la sorella di Ismail a il-Zafir, dalla quale ebbe il suo erede Múndir II. Seppe anche garantirsi la fedeltà di Sulaymán ibn Hud, che a quel tempo era cadí o governante dei distretti di Tudela e Lleida, e che nel 1039 sarebbe diventato il primo re della dinastia hudí della taifa di Saragozza.

Yahya dovette combattere contro Sancho il Maggiore, re di Pamplona, e contro i suoi figli García di Pamplona e Ramiro I di Aragona. Intraprese anche campagne o "razias" nell'Ebro superiore, come quella che portò ad assaltare Nájera ottenendo prigionieri e un considerevole bottino.

La riforma della moschea aljama di Saragozza del 1023 L'antica moschea di metà dell'IX secolo aveva, dopo la riforma di Musa ibn Musa, una dimensione di 56 × 44 metri, con una superficie di circa 2500 m². Nel 1023, per mandato del padre di Yahya, al-Mundhir I, iniziò l'ampliamento della moschea aljama fino a farle raggiungere le dimensioni di 86 × 54 metri mediante l'allargamento verso est per quasi il doppio della lunghezza iniziale, quella che divenne una delle maggiori moschee di al-Ándalus con una superficie di quasi 5000 m².

Per fare questo, dovette far spostare un blocco di alabastro o marmo bianco che costituiva il miḥrāb, scavando le fondamenta, spostandolo su rulli, operazione complicata che causò crepe nel blocco.

Fece anche erigere un grande minareto che, trasformato in torre-campanaria mudéjar, rimase fino al XVII secolo, quando fu demolito e sostituito dall'odierna torre barocca. Durante i restauri, terminati nel 1999, sono state scoperte numerose tracce, come la pianta dell'antico edificio e l'impronta del minareto nelle pareti esterne, cosa che ha permesso di ricostruire il suo aspetto originale.

Note

Bibliografia Andù Resano, Fernando, «La Taifa de Zaragoza», en El esplendor de la poesía en la Taifa de Zaragoza, Zaragoza, Mira, 2007, págs. 163-178. ISBN 978-84-8465-253-3. Cervera Fras, Mª José, El reino de Saraqusta, Zaragoza, CAI, 1999. ISBN 8488305931 Corral, José Luis, Historia de Zaragoza. Zaragoza musulmana (714-1118), Zaragoza, Ayto. de Zaragoza y CAI, 1998. ISBN 8480691557 Montaner Frutos, Alberto, "Introducción histórica" al capítulo "El palacio musulmán", en: Bernabé Cabañero Subiza et alt., La Aljafería (vol. I), Zaragoza, Cortes de Aragón, 1998. págs. 35-65. ISBN 8486794978 Viguera Molins, M.ª Jesús, Aragón musulmán, Zaragoza, Mira editores, 1988. ISBN 8486778069 Viguera Molins, M.ª Jesús, El islam en Aragón, Zaragoza, CAI, (Col. «Mariano de Pano y Ruata», nº 9), 1995. ISBN 8488305273

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