On the Beach è un album discografico del cantautore canadese Neil Young pubblicato nel 1974 dalla Reprise Records.
È stato ristampato su supporto CD, in versione completamente rimasterizzata, solamente nel 2003, dopo insistenti richieste da parte dei fan.
Descrizione Il titolo si ispira a L'ultima spiaggia (On the Beach), film apocalittico di Stanley Kramer del 1959, basato sull'omonimo romanzo di Nevil Shute. Le atmosfere del disco sono dunque tragiche, anche se più visionarie ed oniriche rispetto a Tonight's the Night (registrato prima ma pubblicato dopo), come se si intravvedesse uno spiraglio di luce che chiuderà la "trilogia del dolore". L'impianto generale del disco è costituito da melodie abbozzate, da testi sognanti pervasi da una velata malinconia.
Come anche Tonight's the Night, On the Beach non fu un notevole successo all'epoca della pubblicazione originaria (16º posto negli Stati Uniti, 42° in Gran Bretagna), venendo accolto dai più come un'opera anti-commerciale, pessimista quanto non deprimente; ma con il passare degli anni è stato ampiamente rivalutato e la sua reputazione è enormemente cresciuta presso critici e fan (anche se comunque permangono i detrattori che puntano l'attenzione sulla monotonia di alcuni pezzi e sulla scarsa ispirazione melodica generaleRausa, Giuseppe. Dizionario della musica rock vol. 2 - Usa, Canada, Australia, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2005, pag. 491).
Origine
L'album esce in un momento fondamentale della vita del cantautore, la metà degli anni settanta, quando ormai si è spento l'eco delle utopie di Woodstock e un periodo di "riflusso" sta per iniziare. Young si è lasciato alle spalle il grande successo commerciale di Harvest e le folle oceaniche dei tour con Crosby, Stills & Nash, per distruggere quasi la sua carriera con mosse commercialmente azzardate come il progetto del film Journey Through the Past e un disco ostico come Time Fades Away, entrambi affossati da critica e pubblico; la sua relazione privata con l'attrice Carrie Snodgress sta giungendo al termine, al figlioletto della coppia, Zeke, viene diagnosticata una forma di paralisi cerebrale, e il tutto contribuisce allo sprofondare del musicista in una spirale di depressione che lo porterà a comporre la celebre "trilogia del dolore" di cui proprio On the Beach è il capitolo centrale in ordine di pubblicazione (come già detto, Tonight's the Night anche se registrato prima, verrà pubblicato solo nel 1975). Il cantautore canadese sembra annichilito dal lato oscuro di quella stagione "pace e amore" palesatosi alla fine del decennio precedente. I fallimenti della politica militante e no, il commercializzarsi del rock in formule sempre più collaudate e quindi ripetitive e svuotate di ogni "significato rivoluzionario", le droghe pesanti che scorrono ovunque mietendo vittime tra i giovani, l'incapacità di mettere in atto gli ideali di libertà tanto decantati dai profeti della controcultura degli anni sessanta, sembrano aver lasciato un profondo solco nella psiche del musicista.
Stilisticamente, l'album interrompe la dicotomia classica dei dischi di Neil Young, quasi sempre divisi a metà tra delicate ballate country-folk e hard rock impetuoso. On the Beach vanta una maggiore unitarietà stilistica, incentrata sul blues,Franzinelli, Mimmo. Rock Music 2, Oscar Mondadori, 2007, pag. 177, ISBN 978-88-04-56389-1 dove tutte le tracce sono comunque contraddistinte da una sostanziale, visionaria, malinconia di fondo. Non a caso, nel recensire l'album all'epoca della sua pubblicazione, la rivista Rolling Stone lo definì: "Uno degli album più disperati del decennio".Grompi, Marco. Neil Young 1963-2003: 40 anni di rock imbizzarrito, Editori Riuniti, Roma, 2003, pag. 105, ISBN 88-359-5280-8 Il rimorso per la morte degli amici Danny Whitten e Bruce Berry, unito alla tristezza per la fine della relazione con Carrie Snodgress, sembrano ancora non dare tregua all'artista. Un'influenza importante per il sound generale dell'album fu l'incontro di Young con il musicista country hippie Rusty Kershaw, un bizzarro personaggio dedito al consumo di marijuanaGrompi, Marco. Neil Young 1963-2003: 40 anni di rock imbizzarrito, Editori Riuniti, Roma, 2003, pag. 99, ISBN 88-359-5280-8 che frequentava all'epoca il ranch del canadese, e che spinse Neil a sperimentare maggiormente con stili musicali quali il folk rurale, il blues, e il bluegrass.Grompi, Marco. Neil Young 1963-2003: 40 anni di rock imbizzarrito, Editori Riuniti, Roma, 2003, pag. 98, ISBN 88-359-5280-8 A dimostrazione dell'importante ruolo svolto da Kershaw nel corso delle sessioni, Young gli affidò anche la stesura delle note interne del disco.
Registrazione L'album venne registrato in maniera caotica, con Young che utilizzò diversi musicisti di studio, spesso fornendo loro solo arrangiamenti scheletrici ridotti all'osso da seguire come tracce base dei brani (in maniera simile a quanto fatto per Tonight's the Night). Inoltre optò frequentemente per sonorità ruvide, con missaggi approssimativi, piuttosto che dedicarsi ad un sound più pulito e levigato, alienandosi in questo modo la simpatia degli ingegneri del suono addetti alla registrazione dell'album. Le sessioni partirono all'inizio del 1974 al Broken Arrow Ranch dove Young e un gruppo di musicisti fidati, tra cui Ben Keith, Billy Talbot, e Ralph Molina, registrarono alcune nuove canzoni con David Briggs in cabina di regia: Walk On e For the Turnstiles, che finiranno sull'album, e poi Traces, Winterlong, insieme a nuove versioni di Bad Fog of Loneliness e Tonight's the Night. In aprile le sessioni si spostano ai Sunset Sound Studios e vedono l'arrivo di numerosi ospiti come Tim Drummond, David Crosby, Graham Nash, George Whitsell, e la sezione ritmica di The Band: Levon Helm e Rick Danko. In questo periodo Young, Keith, e Kershaw incisero anche una versione del brano tradizionale natalizio Greensleeves che però rimase inutilizzata.Grompi, Marco. Neil Young 1963-2003: 40 anni di rock imbizzarrito, Editori Riuniti, Roma, 2003, pag. 106, ISBN 88-359-5280-8
Nel corso delle sessioni per il disco, Young e la sua band consumarono un intruglio fatto in casa chiamato "honey slides", costituito da frittelle di marijuana e miele che, a detta loro, "sembrava eroina".Shakey: Neil Young's Biography by Jimmy McDonough, pp. 439 Ciò potrebbe aver provocato l'atmosfera soffusa generale dell'album, particolarmente evidente nella seconda facciata dell'LP.
Descrizione dei brani Walk On
Walk On è il singolo che riporta in classifica Young (69º posto negli Stati UnitiGrompi, Marco. Neil Young 1963-2003: 40 anni di rock imbizzarrito, Editori Riuniti, Roma, 2003, pag. 107, ISBN 88-359-5280-8), assente dai tempi di Harvest e, insieme a For the Turnstiles, era presente in una ipotetica scaletta per Tonight's the Night compilata dal produttore David Briggs ma scartata da Young stesso. Il ritmo sostenuto di Walk On dà inizio all'album con un moto di rivalsa, dove Neil esprime il suo livore verso i critici che parlano di lui sottolineando solo il lato depressivo del suo carattere: «I hear some people been talkin' me down / Bring up my name / pass it 'round / They don't mention the happy times / They do their thing / I'll do mine» ("Sento che qualcuno sparla di me / fanno il mio nome a casaccio e se lo rigirano / non parlano dei tempi felici / si facciano gli affari loro / io mi farò i miei"). Nel brano si può scorgere anche una sorta di risposta ai Lynyrd Skynyrd che lo avevano attaccato con la loro Sweet Home Alabama.Dimery, Robert. 1001 album da non perdere, Atlante, 2006, pag. 331, ISBN 88-7455-020-0
See the Sky About to Rain L'eterea See the Sky About to Rain attenua l'atmosfera, sorretta dall'esile voce di Young sempre sul punto di spezzarsi, e dal sognante suono del pianoforte elettrico Wurlitzer. Si tratta di una delle composizioni più vecchie sull'album, dato che Young aveva già sperimentato la canzone in pubblico nel corso del suo tour acustico solista del 1971. Il brano era stato anche provato nel corso delle sessioni per Harvest, ma Neil non era rimasto soddisfatto della versione approntata e lo aveva regalato ai The Byrds che lo registrarono per il loro album di reunion del 1973 intitolato Byrds.
Revolution Blues
Revolution Blues, è ispirata agli omicidi compiuti nel 1969 dalla setta di Charles Manson, che Young aveva conosciuto quando abitava a Topanga Canyon. Si tratta di uno dei brani più controversi dell'intera storia del rock, dove Young, nauseato da quello che è diventata l'America dei primi anni settanta, sembra volersi identificare nello psicopatico Manson, con versi rabbiosi quali: «ho sentito che Laurel Canyon è piena di famose star / Ma io le odio peggio dei lebbrosi / e le ucciderò nelle loro auto». Una leggenda metropolitana racconta che David Crosby, presente alla chitarra ritmica nel pezzo, impallidì letteralmente nell'ascoltare la strofa incriminata, e che, dopo ripetuti tentativi andati a vuoto di dissuadere Young dal pubblicare il brano, iniziò a girare armato per paura che qualche fan squilibrato potesse mettere in pratica le parole del testo della canzone.Grompi, Marco. Neil Young 1963-2003: 40 anni di rock imbizzarrito, Editori Riuniti, Roma, 2003, pag. 102, ISBN 88-359-5280-8 Il significato del brano non è però da fraintendersi, Young non vuole celebrare la figura di Manson, ma, esorcizzarla attraverso un'identificazione nel senso di colpa collettivo di una società malata.
For the Turnstiles La successiva For the Turnstiles, brano folk blues che si distingue per via dell'uso del banjo, è una celebrazione di un'America rurale ormai scomparsa. Young (banjo) e Ben Keith (dobro) si dividono la scena cantando in duetto il ritornello della canzone alla maniera dei vecchi "brother duet", un filone musicale particolarmente diffuso negli anni venti e trenta nell'ambiente rurale degli Stati Uniti del sud e spesso legato alla tradizione gospel. Era suonato da due musicisti per formazione, spesso fratelli o parenti, nella forma classica un mandolinista e un chitarrista o, in alcuni casi, due chitarristi. Si tratta di una traccia dall'impianto arcaico, che più risente dell'influenza stilistica esercitata da Kershaw su Young in quel periodo.
Vampire Blues La prima facciata si chiude con Vampire Blues, un classico blues dominato da uno stridente assolo alla chitarra elettrica da parte di Young. Il testo contiene un curioso risvolto ecologista, dove il musicista si dichiara "un vampiro che succhia il sangue dalla terra" per poi rivenderne il contenuto (petrolio) a peso d'oro. La traccia è uno scarno blues nello stile di John Lee Hooker. Nel pezzo Tim Drummond suona la carta di credito sfregandosela sulla barba di una settimana creando un curioso effetto fruscio.Grompi, Marco. Neil Young 1963-2003: 40 anni di rock imbizzarrito, Editori Riuniti, Roma, 2003, pag. 103, ISBN 88-359-5280-8
On the Beach
Il secondo lato si apre con i sette minuti della title track, una lenta ballata malinconica nella quale il piano Wurlitzer suonato da Graham Nash e le percussioni di Ben Keith creano un'atmosfera angosciante. Nel testo del brano Neil Young offre una lucida confessione sul suo ruolo di rockstar e di icona generazionale: «I need a crowd of people, but I can't face them day to day» ("Ho bisogno di una folla di gente, ma non posso affrontarla giorno dopo giorno").
Motion Pictures (For Carrie)