La storia del piercing ha origini antiche, sicuramente preistoriche. Lo scopo principale era quello di distinguere i ruoli assunti dei vari membri all'interno della tribù, allo scopo di regolare i rapporti tra i vari individui sia nel quotidiano che durante le cerimonie, rendendo palese tutta una serie di informazioni sull'individuo e al suo rapporto con il gruppo di appartenenza.
Fonti La storia del piercing presenta un problema di base con le fonti utilizzate, poiché talune di esse sono palesi falsi storici o testi controversi e talvolta inattendibili, privi di riferimenti alle fonti primarie, e su cui sono stati mossi dubbi di autorevolezza e affidabilità..
Body & Genital Piercing in Brief Molte "storie del piercing" che circolano su Internet o che, in taluni casi, sono state inserite in saggi a tema antropologico o sessuologico, traggono origine dal celeberrimo pamphlet Body & Genital Piercing in Brief pubblicato dalla Gauntlet e scritto da Doug Malloy (al secolo Richard Simonton), imprenditore, pioniere e mecenate del moderno piercing e delle modificazioni corporee. Richard Simonton, introdotto nella comunità hollywoodiana (tra i suoi amici Groucho Marx, Laurence Olivier e Harold Lloyd, oltre al musicista Aram Khachaturian), negli ultimi anni di vita divenne un sostenitore della scena legata alle modificazioni corporee e grazie ai suoi finanziamenti nel 1975 il piercer Jim Ward poté dare avvio alla Gauntlet, la prima ditta di manifattura di gioielleria per piercing, nonché studio di piercing.
La sua Body & Genital Piercing in Brief., grazie alla sua successiva ristampa nel libro ReSearch 12: Modern Primitives nel 1989, è divenuta col tempo la principale fonte accreditata per tutte le "storie del piercing" presenti in Internet e pubblicazioni del settore. Ma la "storia del piercing" di Doug Malloy è tuttavia per gran parte frutto della sua fantasia, non avendo alcun supporto documentale, ed è dimostrato essere priva di alcun fondamento.
Tre le origini del piercing nate dalla fantasia di Doug Malloy e prive di alcun fondamento storico: Il piercing al capezzolo presso i centurioni romani: secondo Doug Malloy nell'Antica Roma di epoca imperiale, presso i centurioni sarebbe stato in uso forarsi i capezzoli applicandovi un anello al fine di assicurarvi la tunica, come segno di virilità e coraggio. Questa affermazione non è né vera né probabile e Jim Ward stesso riferisce che Simonton la trasse vedendo alcune corazze romane sulle quali erano applicati degli anelli su cui veniva effettivamente fissata la tunica. Il piercing all'ombelico presso gli antichi egizi: secondo Doug Malloy presso gli antichi Egizi sarebbe stato in uso perforare l'ombelico delle donne nobili come segno di regalità. Il piercing al pene denominato Prince Albert: secondo Doug Malloy il principe Alberto, consorte della Regina Vittoria, avrebbe indossato questo tipo di piercing al fine di tenere scoperto il glande ed evitare odori sgradevoli all'olfatto di sua maestà. Questo tipo di piercing sarebbe inoltre servito a tenere fermo il pene, fissandolo con una catenella alla chiusura laterale dei pantaloni ottocenteschi.
Nel prendere in esame quindi la pratica del piercing nella storia umana, non va tenuto conto del pamphlet di Doug Malloy Body & Genital Piercing in Brief, considerandolo per larga parte un falso storico.
Altre fonti Talune altre fonti sono ritenute controverse e talvolta giudicate non del tutto attendibili, in particolare quelle che fanno riferimento al piercing del capezzolo femminile nel medioevo e in età barocca e presso le culture tribali del Nordafrica o delle isole del Mediterraneo. Tali fonti non presentano fonti primarie, ma solamente fonti secondarie, che non chiariscono quale sia l'origine di queste informazioni. Tra esse vi figurano testi apparsi fin dai primi anni del Novecento per cura di studiosi, principalmente sessuologi, quali ad esempio E. Neumann, Iwan Bloch, Eduard Fuchs, Friedrich Salomo Krauss, Rustam J. Mehta, Stephen Kern, Hans Peter Duerr, che in nessun caso forniscono le fonti primarie delle loro affermazioni, ma si rifanno a fonti a loro vicine o poco chiare.
Sono altresì spesso prive di alcun riferimento documentale molte informazioni riguardo numerosi tipi di piercing in uso nella storia, contenute in pubblicazioni di carattere meno scientifico, quali manuali, saggi, instant book o in siti web dedicati a modificazioni corporee, tatuaggio e piercing, che fanno talvolta riferimento esplicito a falsi storici quali il citato pamphlet di Doug Malloy o a leggende metropolitane la cui origine e le cui fonti sono dubbie e controverse.
Anche riguardo alla ben nota pratica dei cosiddetti bosom rings o anneaux de seins, cioè la pratica del piercing del capezzolo in voga durante l'ultimo decennio dell'Ottocento in Francia, Inghilterra e sulla costa orientale degli Stati Uniti, riportata da numerosissime fonti, vi è chi, come ad esempio l'autorevole storica della moda e del costume Valerie Steele, pur confermandone anch'essa la pratica, ma associandola ad altre pratiche quali l'uso del corsetto e la fustigazione, facendola rientrare così in un contesto sadomasochista, mette in dubbio la veridicità delle varie testimonianze riportate dalle riviste di fine Ottocendo che la citano, che inserirebbero la pratica della perforazione dei capezzoli in contesti scolastici o aristocratici, reputandole esagerate, considerandole alla stregua di fantasie erotiche che enfatizzano la realtà, di modo che, a suo parere, non è del tutto chiaro che cosa sia vero e che cosa no..
Storia Preistoria e culture tribali La pratica del piercing è stata riscontrata fin da culture molto antiche e corpi mummificati presentano piercing di varia natura. La perforazione delle orecchie, ad esempio, è molto comune nelle culture tribali fino al giorno d'oggi.
Europa La più antica mummia umana mai scoperta finora, ovvero la mummia del Similaun, ritrovata nel 1991 nel ghiacciaio di Similaun sulle Alpi Venoste, soprannominata Ötzi, oltre a numerosi tatuaggi, aveva un foro all'orecchio di 7,11 mm di diametro..
Asia
La perforazione della narice è comune tra le tribù nomadi del Medio Oriente fin dall'antichità. La pratica è comune anche tra i guerrieri delle tribù dell'Estremo Oriente e del Pacifico, poiché un osso nel naso conferisce un'apparenza aggressiva.
Alle donne dell'area himalayana del Nord dell'India, del Nepal, del Tibet e del Bhutan, viene perforata la narice in giovane età, mentre il setto viene perforato durante il matrimonio a significare l'appartenenza al proprio sposo.
Nel Borneo la perforazione delle orecchie viene fatta ai ragazzi come rito di passaggio: la madre perfora un orecchio e il padre perfora l'altro, ciò simboleggia la dipendenza del figlio dai suoi genitori.
Presso i Daiachi del Borneo, oltre a essere in uso la totale depilazione del corpo, genitali compresi, cosa a cui dedicano una gran cura, sono in uso alcune forme di piercing genitali in entrambi i sessi.. I maschi perforano il glande inserendo trasversalmente una barretta, che prende il nome di ampallang. Si tratta di una barretta di metallo che viene inserita nel glande dopo averlo perforato. Tale pratica ha uno scopo rituale quanto erotico: un uomo Daiachi non può sposarsi né avere rapporti sessuali con una donna senza aver prima praticato questa forma di modificazione genitale. Per le donne Daiachi infatti tale tipo di piercing procura maggiori stimolazioni di un pene che ne è privo. Presso il Sarawak Museum di Kuching, nel Borneo si trova una ricca documentazione di questa pratica, che parrebbe prendere ispirazione dal pene del rinoceronte bicorno di Sumatra e del Borneo, dotato naturalmente di un osso diagonale nel membro. I portatori di ampallang del Borneo, rendono pubblico questo tipo di modificazione con un piccolo tatuaggio sulla spalla. Le donne Daiachi sono solite perforare invece le grandi e le piccole labbra, con delle spine o delle ossa di animale, inserendovi poi dei larghi anelli dello spessore di una matita. Anche la clitoride viene perforata verticalmente assieme al cappuccio della clitoride, inserendo nel foro un piccolo anello d'oro. Talvolta l'anello viene sostituito con un gioiello a forma di fuso, molto doloroso da inserire, che non viene più tolto ed è oggetto di grande orgoglio per le donne Daiachi.
Nelle Filippine era in uso il "bastone del pene" e viene descritto fin dal 1590 nel Codice Boxer.. Probabilmente si tratta dello stesso ornamento in uso nel Borneo, presso i Daiachi con il nome di ampallang.
Le ragazze del popolo Naga, delle colline omonime a sud della Birmania e dall'Assam e noti come tagliatori di teste, indossano anelli di 4" sulla parte superiore delle orecchie, mentre gli uomini portano orecchini con pendenti fatti di capelli umani di nemici cui hanno tagliato la testa.. Le donne dei Todas dell'India, allargano i fori nei lobi delle orecchie indossandovi anelli di bambù e inoltre indossano un perno piatto nella narice. I Gadabas indossano larghi anelli nel centro dell'orecchio e piccoli anelli sulla parte superiore del bordo dell'orecchio, mentre la gioielleria maggiormente usata è costituita da anelli di ottone nelle orecchie e molti braccialetti coprono gli avambracci. Le ragazze Bondo rasano la loro testa, il che conferisce loro un aspetto più mascolino, in contrasto con quello effeminato dei ragazzi, questo a causa di un antic tabù, che vieta loro di indossare null'altro che un perizoma, di conseguenza tutta l'attenzione alla decorazione del corpo va nella gioielleria, composta da anelli d'argento, braccialetti e collane di perle multicolore a profusione. Uomini e donne indossano un piccolo anello sulla sommità dell'orecchio, con delle frange appese all'orecchino, e un piccolo e piatto plug nel lobo. I Kanis indossano soltanto un piccolo orecchino nella parte finale del lobo dell'orecchio, anziché sul davanti, come di consueto, e qualcuno indossa n anello nella narice, poche collane di perle e molti braccialetti su entrambe le braccia.
Africa
La perforazione del labbro nelle culture tribali africane è un'esclusiva femminile e il significato della pratica cambia da tribù a tribù. Ad esempio presso la tribù Dogon del Mali un anello al labbro viene portato per questioni spirituali; nella tribù Saras-Djinjas del Ciad il labbro della donna viene forato con il matrimonio, così da rappresentare un simbolo di assoggettamento al marito.. Infine presso la tribù Makololo del Malawi il labbro delle donne viene perforato per un puro motivo estetico: pochi uomini Makololo andrebbero con una donna che non porta tale tipo di ornamento, considerandola innaturale.
Presso le culture tribali africane gode di una certa diffusione anche la pratica del disco labiale, un piercing al labbro inferiore ampiamente dilatato, fino a ospitare un disco di terracotta o altro materiale. Presso le donne dei Sara, nella regione africana dell'Ubangi-Sciari, è in uso questo tipo di modificazione corporea.. Alcuni ricercatori suggeriscono che tale pratica abbia preso piede per rendere le donne poco attraenti per i mercanti di schiavi, che avrebbero così evitato di catturararle, anche se nel tempo tale pratica è andata via via diminuendo e tra i Sara sembra essere in via d'estinzione.
I Kanuri, che sono la popolazione predominante del Bornu, nel Nord-Est della Nigeria, indossano un plug in entrambi i lobi delle orecchie.