Il Libellus responsionumLibellus responsionum è l’espressione con cui Beda designa l’opera (Hist. Eccl. II, 1; l’edizione di riferimento è Beda, Storia degli inglesi, vol. 1, cur. M. Lapidge (ed.) – P. Chiesa (trad.), Milano 2008). L’opera è inoltre riportata interamente all’interno dell’Historia Ecclesiastica (Beda, Hist. Eccl., I 27). Questa locuzione non è testimoniata nella tradizione manoscritta, dove i titoli utilizzati indicano l’opera come un rescriptum o delle interrogationes (Cfr. Gregorii I Rescriptum beati Gregorii papae ad Augustinum episcopum, seu Libellus responsionum, cur. V. Mattaloni, Firenze 2017, p. 3)., o Rescriptum beati Gregorii papae ad Augustinum episcopum, è una lunga lettera indirizzata da Gregorio Magno ad Agostino di Canterbury in risposta ad alcuni dubbi che il monaco aveva sottoposto al pontefice durante la missione evangelizzatrice presso gli AngliL. Castaldi, Libellus responsionum, in La trasmissione dei testi latini del Medioevo, 5, Firenze 2013, cur. L. Castaldi, p. 126..

Composizione e struttura dell'opera È probabile che l’opera sia stata composta nel 601, quando le domande di Agostino arrivarono a Roma attraverso due messaggeri, il prete Lorenzo e il monaco Pietro, mandati in precedenza in Inghilterra per verificare i progressi della cristianità sull'isola. Il testo venne poi mandato ad Agostino con il secondo gruppo di missionari partiti per l’Inghilterra proprio nello stesso annoR. Meens, Rescriptum beati Gregorii ad Augustinum episcopum, in Enciclopedia Gregoriana. La vita, l'opera e la fortuna di Gregorio Magno, cur. G. Cremascoli – A. Degl’Innocenti, Firenze 2008, p. 301. La lettera è riportata all’interno del Registrum epistolarum del pontefice (Gregorii I papae Registrum epistularum, 2 voll., edd. P. Ewald – L.M. Hartmann, Berlino 1891-1899 (MGH Epp. II), XI 56a, pp. 331-43.), ma ebbe di fatto una circolazione autonoma rispetto al Registrum..

L’opera è conosciuta in tre versioni: sotto forma di lettera, di Capitula e una terza versione con una scansione alternata di domande e risposteCfr. P. Mayvaert, Bede’s text of the Libellus Responsionum of Gregory the Great to Augustine of Canterbury, in England before the Conquest: studies in primary sources presented to Dorothy Whitelock, Cambridge 1971, pp. 15-33. Secondo Meyvaert la forma più antica sarebbe quella di lettera, mentre le altre due sarebbero il frutto di una revisione del testo di partenza approntate in vista della diffusione dell’opera.. Quest’ultima è la forma del testo che si trova anche nell’Historia ecclesiastica gentis Anglorum di Beda (Hist. Eccl. I 27). Esse differiscono in base alla struttura in cui si presenta il testo e all’ordine in cui le domande e le risposte sono presentate. Il Rescriptum nella sua forma più estesa è composto da un prologo e da nove parti costituite ciascuna da domanda e rispostaPer la struttura dell’opera cfr. Gregorii I Rescriptum, cur. V. Mattaloni, pp. 4-5..

Nel prologo Gregorio dichiara di aver ricevuto per mezzo del presbitero Lorenzo e del monaco Pietro le richieste di Agostino a cui si accingerà a rispondere. La prima interrogatio riguarda il regime di vita che devono seguire i vescovi, e i chierici a loro sottoposti, e il modo in cui ripartire le offerte presentate dai fedeli. Gregorio indica come regime di vita migliore quello semi-monastico, sulla scorta delle prime comunità cristiane, e invita alla comunione dei beni. Nella seconda, Agostino espone i propri dubbi in merito all’adozione della liturgia romana o gallica nella neonata Chiesa inglese e Gregorio gli consiglia di seguire la liturgia che meglio si sarebbe adattata a quel contesto. La terza, riguardante le pene da impartire a chi ruba i beni ecclesiastici, mette in luce la ragionevolezza del pontefice, che esorta a commisurare la severità della pena in base alle circostanze che hanno spinto al furto. Nella quarta Agostino chiede se sia possibile l’ordinazione di un vescovo in assenza di altri prelati, essendo lui l’unico presente in Britannia, e il pontefice autorizza il missionario a nominare un numero sufficiente di vescovi da distribuire sul territorio per fare in modo che essi partecipino alle consacrazioni successive. La quinta riguarda i rapporti tra la Chiesa inglese e quella gallica: il pontefice afferma che Agostino non ha alcuna autorità sui vescovi di Gallia, mentre quelli di Britannia devono considerarsi come suoi sottoposti. In questo punto del testo è presente la cosiddetta Obsecratio Augustini, che attesta la donazione delle reliquie di san Sisto richieste da Agostino a Gregorio. La sesta interrogatio è divisa in due parti: nella prima il pontefice afferma l’assenza di passi nelle Sacre Scritture che vietano l’unione di due fratelli con due sorelle; nella seconda, Gregorio, per sciogliere i dubbi di Agostino, vieta le nozze tra un uomo e la propria matrigna o cognata. Quest’ultima parte fu soggetta a varie interpolazioni con l’inserimento di una domanda sui gradi di parentela che rendono lecito il matrimonio, permesso dal pontefice dal terzo grado in su. La settima riguarda il battesimo e la comunione per le donne incinte, che hanno partorito da poco o con le mestruazioni e per gli uomini che si uniscono ad esse. Gregorio afferma la possibilità di battezzare le donne in tali condizioni e considera necessaria la purificazione per chi si unisca ad esse. Infine, il pontefice risponde in merito al problema della comunione per un uomo che abbia avuto una polluzione involontaria nel sonno. Gregorio invita ad una lettura figurata dell’Antico Testamento ed esamina le possibili cause della polluzione per capire quando questa è accompagnata da una qualche colpaLa struttura dell’opera così presentata non è tuttavia uniforme in tutta la tradizione manoscritta. Per esempio, in Beda, Hist. Eccl. I, 27, la quarta nella struttura presentata corrisponde alla sesta; la quinta alla settima; le due parti in cui divisa la sesta costituiscono nel testo di Beda due interrogationesautonome, rispettivamente la quarta e la quinta; la settima e l’ottava corrispondono all’ottava e la nona..

Disputa sull'autenticità dell'opera Nella prefazione dell’Historia ecclesiastica gentis Anglorum di BedaBeda, Storia degli inglesi, p. 8., l’autore narra di aver ricevuto alcune epistole di Gregorio relative all’Anglia da Nothelmus, arcivescovo di Canterbury, il quale mentre si trovava a Roma aveva avuto accesso all’archivio della chiesa romana e aveva in seguito portato alcuni documenti in Inghilterra. Questa informazione ha portato a pensare che il testo dell’Historia ecclesiastica rispecchiasse quello della cancelleria pontificia e che dunque fosse autentico in ogni sua parte, tesi confutata grazie a studi successiviL. Castaldi, Libellus responsionum, p. 127..

Il primo a contestare l’autenticità dell’opera fu Bonifacio, vescovo di Magonza, il quale nel 735 chiese a Nothelmus di inviargli il Rescriptum, dal momento che esso risultava assente negli archivi romani. Bonifacio, impegnato nell’evangelizzazione dei Germani, era infatti turbato dalla risposta di Gregorio sui gradi di parentela entro cui era lecito il matrimonio e cominciò a mettere in dubbio l’autenticità dell’intero testo. Il vescovo voleva consultare una copia autorevole dell’opera per verificare la veridicità di tale responso, ma non riuscì ad ottenerla né da Roma né probabilmente da Canterbury. Nel 743 papa Zaccaria esplicitò che il testo era assente dall’archivio pontificio e sostenne che il permesso accordato da Gregorio per il matrimonio al terzo e quarto grado di parentela era una concessione fatta dal pontefice solo agli Angli che si stavano convertendo, mentre il resto del mondo cristiano doveva rispettare i dettami della Chiesa cattolicaForse fu proprio il Laterano, per arginare l’imbarazzo creato da tali affermazioni, a realizzare la falsa corrispondenza tra Felice di Messina e Gregorio, in cui quest’ultimo specificava che si trattava di indicazioni speciali accordate agli Angli (Epp. XIV 16-17, edite in PL 77, coll. 1320-1328)..

Il dubbio sull’autenticità o meno del testo era dunque motivato principalmente dal contenuto delle disposizioni relative al matrimonio più che dallo studio della tradizione manoscritta. In età moderna, Pierre de GoussainvilleP. Goussainville, S. Gregorii papae primi cognomento Magni opera in tres tomos distribuita ex quampluribus manuscriptis codicibus emendata, 2 voll., Paris 1675. e i MauriniGregorii Papae Rescriptum beati Gregorii papae ad Augustinum episcopum, PL LXXVII, coll. 1183B-2000B. inserirono il testo tra le opere gregoriane, ammettendone l’autenticità. Nel 1941 Suso BrechterS. Brechter, Die Quellen zur Anglesachsenmission Gregoris des Grossen, Munster 1941. formulò l’ipotesi che tutto il Libellus fosse un falso prodotto dall’arcivescovo di Canterbury Nothelmus che nel 731 inviò l’opera e altre epistole gregoriane a Beda, il quale, ignaro della falsificazione, inserì il testo nell’Historia ecclesiastica gentis Anglorum. Secondo Brechter, la versione inserita nell’opera di Beda sarebbe la più antica. Altri studiosi sostennero invece l’autenticità, anche se parziale, dell’opera. Margaret Deanesly e Paul GrosjeanM. Deansesly – P. Grosjean, The Canterbury edition of the Answers of the Pope Gregory I to St. Augustine, «Journal of Ecclesiastical History» 10 (1959), pp. 1-49. infatti ritennero che Nothelmus avesse trovato a Canterbury la lettera originale inviata da Gregorio ad Agostino, insieme ad altro materiale di incerta provenienza. Il vescovo avrebbe quindi raccolto tutti i documenti senza saper distinguere gli originali dagli interpolati e li avrebbe organizzati in un unico volume, aggiungendo una prefazione, unica parte intenzionalmente falsa dell’operaL. Castaldi, Libellus responsionum, p. 129.. A dimostrazione di tale ipotesi osservano che il contenuto dell’interrogatio sul matrimonio manifesta un conteggio per gradi di parentela di età successiva a Gregorio. Inoltre, è stato notato che il testo tràdito dal manoscritto più antico pervenutoci (København, Kongelige Bibliotek, Ny. Kgl. S. 58 8°, prima metà VIII secolo) presenta una forma del testo priva della prefazione, secondo loro aggiunta in seguito da Nothelmus, e delle interpolazioni relative ai gradi di parentelaGregorii I Rescriptum beati Gregorii papae ad Augustinum episcopum, seu Libellus responsionum, cur. V. Mattaloni, p. 9..