La Chiesa del Santissimo Crocifisso "dell'Olmo" è un luogo di culto cattolico della città di Mazzarino, appartenente alla diocesi di Piazza Armerina. Vi si venera un antico e miracoloso crocifisso ligneo, denominato "Crocifisso dell'Olmo", compatrono della città.

Dal punto di vista architettonico e urbanistico, esso è uno degli edifici religiosi più antichi del centro storico. È, inoltre, una chiesa rettoriale afferente alla Basilica di Maria Santissima del Mazzaro.

Storia

Dal Cinquecento al Seicento L'impianto originario della chiesa risale al X-XI secolo, ovvero al periodo successivo alla riconquista normanna della Sicilia, e alla cacciata degli arabi, essa, sarebbe stata fondata dagli Aleramici divenuti signori della città di Mazzarino secondo l'autore Pietro di Giorgio Ingala, al fine di ripristinare il culto cristiano.

Secondo le fonti, la chiesa originaria era in stile siculo-normanno, con archi a sesto acuto e con i soffitti costituiti da travi dorate e istoriate.

Inizialmente la chiesa fu dedicata alla Madonna dell'Itria od Odigitria, alla quale essi riservavano una speciale devozione come riporta un'incisione nella campana:

Dal XVI secolo venne venerato un Crocifisso, detto delle grazie o dell'Olmo. La chiesa cambiò denominazione all'inizio del Seicento, ma l'appellativo di "dell'Olmo" fu acquisita solo più tardi, nel periodo compreso tra il 1703 e il 1719.

A livello popolare si tramanda una antica leggenda che avrebbe spiegato l'appellativo, raccolta dall'Ingala:

In realtà, si trattò probabilmente di una semplice piantumazione di un albero di olmo; esso è visibile anche nel sovrapporta di Palazzo Butera.

Fino al 1832, il Crocifisso era l'antico patrono della città, mentre da quella data in poi venne proclamato dalla Sacra Congregazione dei riti compatrono e la Madonna del Mazzaro patrona.

Il terremoto del 1693 e l'associazione di fedeli Sino ad anni recenti si credeva che la chiesa originaria fosse stata distrutta dal terremoto del 11 gennaio del 1693, informazione diffusa da Ingala. A seguito degli studi del Cassarà e del Camilleri, si è scoperto che la chiesa non fu toccata dall'evento sismico, che lasciò intatta Mazzarino. Il principe Carafa per ringraziare il cielo dello scampato pericolo organizzò una processione che sarebbe partita dalla chiesa di S. Maria di Gesù e sarebbe giunta alla chiesa Madonna del Mazzaro, in cui si sarebbe reso grazie al Patrono, il Crocifisso, e alla Compatrona, la Madonna.

L'associazione di fedeli devota al Crocifisso - non ancora ufficialmente "confraternita" - non fu costretta, perciò, a spostarsi - come si è creduto fino ad ora - nella chiesa di S. Sofia, ma rimase attiva fino alla fine del Settecento, allorché andrà incontro ad un naturale spegnimento.

Nel periodo compreso tra il 1703 e il 1719, la chiesa avrebbe ottenuto la denominazione di "dell'Ulmo", che si è mantenuta sino ad oggi, per una semplice piantumazione di un albero di olmo nello spiazzo antistante la chiesa.

Le due leggende Alla chiesa del Crocifisso sono legate due leggende tramandate dall'Ingala e studiate ultimamente dagli storici. La prima riguarda il furto del miracoloso crocifisso e della nascita spontanea di un albero di olmo dalla verga usata dai ladri, mentre la seconda si riferisce ad un misterioso "Branciforte":Secondo gli storici, le leggende non dovrebbero essere considerate reali o esplicative la storia della chiesa e della festa, in quanto farebbero parte della tradizione folclorica popolare.

Il Settecento Nel Settecento, la chiesa fu oggetto di un restauro ad opera di Filippo Bivona, "publicus mercator", nel 1756. Un tempo si credeva, sulla scorta dell'Ingala, che questi fosse nato a Messina e che, scampato alla peste, si sarebbe in seguito trasferito a Mazzarino e avrebbe qui curato il restauro delle chiese di San Rocco e del Crocifisso. Alla luce di recenti studi, una simile versione risulta inaccettabile, poiché il Bivona nacque a Mazzarino nel 1700, commerciante di professione risiedeva spesso a Messina. Nel 1756 si occupò di effettuare un restauro agli interni della chiesa, rifacendo in marmo gli altari.Una lapide in marmo, posta al di sopra dell'ingresso, all'interno della chiesa, narra quanto il marchese Bivona fece per erigerla e le donazioni fatte verso la stessa: Una traduzione (del Camilleri) è la seguente:

Confraternita Nel 1881, in questa chiesa si impiantò la confraternita del Santissimo Crocifisso dell'Olmo o della Vara, col compito di portare in processione il pesante fercolo, la seconda domenica di maggio.

Descrizione

Interno La chiesa, come ricostruita dal marchese Bivona, presenta tre navate, divise da quattro colonne cilindriche, che sorreggono quattro archi a tutto sesto, due per la navata di destra e due per quella di sinistra, con capitelli di ordine dorico. La volta è a botte, con decorazioni in stucco.

Nel 1886, Mons. Gaetano Quattrocchi, vescovo di Mazzara del Vallo, fece rivestire la chiesa di stucchi e bassorilievi, eseguiti dai fratelli Fantaguzzi da Barrafranca, in stile barocco siciliano.In chiesa, sulla sinistra dell'ingresso secondario, si trova il mausoleo, in marmo di carrara, a memoria del marchese Bivona, li sepolto.

L'edificio ha sette altari, compreso il maggiore, con mense intarsiate in marmi policromi e con tele di scuola pittorica siciliana databili tra il XVI-XVII.Nella navata di destra il primo altare ha per dipinto la Maria Maddalena, opera del pittore palermitano Spenosa, come si può leggere nella dedica: Petrus Spenosa Panormitanus, Pinxiit ex devotio Filippi Bivona 1755.

Il secondo altare possiede un dipinto di ignoto autore che rappresenta la Madonna dell'Itria, cui la chiesa era anticamente dedicata.

Il terzo altare, dirimpetto e in fondo alla navata di destra, espone un'antica tela, risalente al XVI secolo raffigurante la Sacra famiglia.

Il primo altare di sinistra ha un dipinto rappresentante l'Arcangelo Michele, il secondo, invece, è dedicato alla Madonna di Monserrato.

Il terzo altare di sinistra, anche esso dirimpetto e in fondo alla navata, espone un'antica tela, risalente al XVI secolo della Madonna delle Grazie, di ignoto autore.L'altare Maggiore in stucchi, legno dorato e intarsiato, con mensa in marmo policromo, in una nicchia, espone l'antico crocifisso delle grazie o dell'Olmo, scolpito in legno di cipresso, alto circa un metro, e recante delle pitture sul retro della croce di stile normanno-bizantino.

Esterno La facciata molto semplice, a salienti, è costituita da conci di pietra di forma irregolare, il portone principale e le tre finestre della facciata, invece, sono realizzate in pietra intagliata.

Completa la facciata il campanile a torre, di metà '700, voluto dal Marchese Bivona, sormontato da una copertura di forma conica in maioliche policrome.

Opere La "vara" Il fercolo è formato da quattro assi di abete dette "baiarde" e da una base quadrangolare, che sorregge "u munti", baldacchino fatto di rami, foglie e fiori in ferro battuto.

All'interno del baldacchino viene collocato il Crocifisso per essere portato in processione, mentre ai piedi della croce vi è una sfera che rappresenta il globo terrestre. Accanto ad esso vi sono quattro angeli.

Nella parte superiore delle baiarde vi sono degli anelli in ferro detti "currula", dove ogni confrate inserisce una tela bianca detta "tuagghieddra", che serve per le manovre di caricamento del fercolo. Le baiarde terminano con grossi anelli dette "buccula", dove vengono ancorate 6 corde dette "li venta", che servono a direzionare la "vara".

Il crocifisso

L'antico crocifisso è una scultura lignea di pregiata fattura e si ritiene che già prima del 1125 fosse venerato dalla cittadina come Patrono fino al 1814, anno in cui divenne il Compatrono di Mazzarino assieme alla Madonna del Mazzaro.

La scultura è composta dal Cristo di colore bruno, alto 80 cm e largo 71 cm, scolpito in legno di cipresso, rappresentato negli ultimi istanti di vita, prima del passaggio alla morte.

Il cristo è inglobato su una croce “trilobata” alta 121 cm, di un’epoca precedente al Cristo, sia per la sproporzione, sia per il fatto che la stessa riporta dipinti che vengono coperti quasi per intero dal corpo di Gesù morente.

Il giorno della processione tra il Cristo e la Croce viene inserito del cotone, in modo da attutire gli urti del fercolo, e vengono legati ai polsi, ai piedi ed al torace dei nastri rossi.

Feste religiose La festa del Santissimo Crocifisso dell'Olmo - compatrono di Mazzarino Le notizie storiche riguardanti la festa del Santissimo crocifisso dell'olmo sono riportate dall'Ingala nelle sue ricerche e considerazioni storiche:

La festa esterna del Santissimo Crocifisso dell'Olmo (u Signuri di Maju), compatrono della città di Mazzarino, ricorre, annualmente, la seconda domenica di maggio.

Il crocifisso trilobato, scolpito in legno di cipresso, risalente all'epoca normanna, alto circa un metro, viene collocato su una portantina in legno e ferro battuto dorato (detta a vara), realizzata alla fine del '600, da cui si dipartono quattro travi in legno (dette "baiarde").

Il fercolo, pesante circa 15 quintali, è portato a spalla da oltre cento confrati dell'omonima confraternita, vestiti soltanto con un camice bianco e scalzi, come da tradizione secolare, in segno di penitenza e ringraziamento, al grido di "evviva Gèsu crucifìssu".

L'origine della festa, infatti, risale al 1693, come ringraziamento e gratitudine della cittadinanza, e dei Conti di Mazzarino, per la divina protezione e lo scampato pericolo in seguito al disastroso terremoto del Val di Noto. In quell'anno, infatti, per volere del principe Carlo Maria Carafa venne istituita la processione del Santissimo Crocifisso dell'Olmo, in segno i penitenza verso la divina provvidenza.

Lungo il tragitto della processione, il fercolo viene ricoperto da migliaia di collane di margherite gialle, lanciate dai fedeli in segno di devozione, che ricoprono interamente il fercolo (a vara), aumentandone il peso, conferendone il caratteristico movimento sussultorio e ondulatorio nell'andatura (li caduti).

Uno dei momenti principali e di intensa partecipazione e commozione, prima del rientro nella propria chiesa, è l'ingresso della vara all'interno della Basilica di Maria Santissima del Mazzaro, patrona della città, in segno di omaggio del Cristo alla madre Vergine Maria.

La processione si snoda lungo le vie antiche della cittadina, ed è seguita da numerosi fedeli, anche provenienti dai paesi limitrofi, che compiono il cosiddetto "viaggiu o Signuri", alcun dei quali, scalzi, per devozione o grazia ricevuta.

Dal 1814 il santissimo Crocifisso dell'olmo è compatrono della città di Mazzarino allorquando la Madonna del Mazzaro, venne proclamata patrona principale della città.

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Note

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