Michelemmà è una canzone popolare napoletana scritta da autori ignoti nel XVII secolo. È considerata una delle più importanti canzoni partenopee.
Storia Le notizie sulle origini del brano sono poche e incerte. La tradizione che attribuisce l'opera al pittore Salvator Rosa si basa in realtà su due false fonti: la prima è un libro fasullo realizzato da una pronipote del pittore nel 1770, contenente finti spartiti inediti e venduto al compositore inglese Charles Burney; la seconda è frutto di un artificio messo in atto da Salvatore di Giacomo, che ha ricreato una tipica stampa seicentesca con il testo della canzone, indicando Salvator Rosa come autore. Ciò che è certo è che nel 1824 il motivo fu riscoperto e rielaborato dal compositore Guglielmo Cottrau, il quale lo pubblicò nei suoi Passatempi musicali.
Significato Il titolo di "Michelemmà" si offre a varie interpretazioni:
Michelemmà è una contrazione di "Michela mia" o "Michela del mare"; Michelemmà sta per "Michele 'e ma[mmà]": il brano sarebbe dunque una filastrocca recitata da una madre al proprio figlio, di nome Michele.
Anche il testo ha avuto numerose interpretazioni: è in genere accettata l'ipotesi che esso abbia come soggetto Ischia, soggetta un tempo alle invasioni turche; la "scarola" indicherebbe la folta e verdeggiante vegetazione presente sul Monte Epomeo, che lo fa somigliare a una scarola selvatica. Altre interpretazioni propongono che la canzone parli invece di una ragazza ischitana, come indicato anche dal termine "scarola" (che deriverebbe da iscarola, cioè "abitante di Ischia" in napoletano), o di una fanciulla dai capelli ricci come una scarola nata nel Golfo di Napoli.
Nella commedia musicale del 1954 Carosello napoletano (e nel film omonimo del 1954) viene narrata la leggenda di una ragazza ischitana di nome Michela, morta per la vergogna di esser stata violentata durante una scorribanda saracena; la leggenda tuttavia non trova riscontro nel folklore napoletano.
Rimangono infine da interpretare alcuni riferimenti arcaici presenti nel testo, come la Stella Diana che il soggetto della canzone porta sul cuore.
Interpretazioni
Roberto Murolo Gabriele Vanorio Sergio Bruni Massimo Ranieri
Note
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