Biografia Primi anni Conseguita la maturità classica presso il Liceo salesiano Valsalice, si è laureato in giurisprudenza con la tesi Concubina pro uxore-Osservazioni in merito al c. 17 del primo Concilio di Toledo, pubblicata dalla Rivista di Storia del diritto italiano, presso l'Università degli Studi di Torino in cui dal 1964 è assistente universitario per la cattedra di storia del diritto italiano. Nel dicembre 1967, vinto il concorso in magistratura, è stato destinato al Tribunale di Torino, ove nei primi anni settanta è stato giudice istruttore penale.
La lotta al terrorismo rosso Dalla metà degli anni settanta sino alla metà degli anni ottanta, come giudice istruttore ha trattato reati di terrorismo riguardanti in particolare le Brigate Rosse (BR) e Prima Linea (PL): nel 1974 gli furono affidate le indagini su alcuni sequestri di persona compiuti dalle BR (tra cui quello tristemente celebre ai danni del giudice Mario Sossi) e gli fu presto assegnata la scorta. Il risultato finale di questo lavoro fu il processo al cosiddetto "nucleo storico" delle BR, che, dopo vari rinvii e sospensioni, si concluse nel 1978 con pene comprese fra i 10 e i 15 anni di reclusione. Per portare a termine l'istruttoria, Caselli stabilì un importante rapporto di lavoro con il Nucleo Speciale Antiterrorismo diretto dal generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa e con l'Ispettorato antiterrorismo del questore Emilio Santillo.
Insieme al PM Bruno Caccia, Caselli coordinò l'indagine che portò l'8 settembre 1974 alla cattura a Pinerolo di Renato Curcio e Alberto Franceschini, esponenti di spicco e fondatori delle BR, arrestati dagli uomini di Dalla Chiesa grazie anche alla determinante collaborazione di Silvano Girotto, detto "frate mitra".
Nel 1977, la Cassazione stabilì la competenza della Procura di Torino per l'inchiesta riguardante l'assassinio del giudice Francesco Coco e della sua scorta (ad opera delle BR), che fu affidata sempre a Caselli, cui il dirigente dell'ufficio istruzione, Mario Carassi, e il procuratore capo Bruno Caccia decisero di affiancare altri due magistrati, Mario Griffey e Luciano Violante, i quali costituirono il primo nucleo del cosiddetto pool antiterrorismo, di cui entrarono a far parte anche Franco Giordana, Vittorio Lanza, Maurizio Laudi e Marcello Maddalena. Il pool aveva il duplice obiettivo di prevenire l'isolamento dei magistrati e di condividere le informazioni per giungere a risultati efficaci.
Nel 1980 Caselli raccolse le prime confessioni dei collaboratori di giustizia Patrizio Peci (appartenente alle BR) e Roberto Sandalo (proveniente dalle file di PL), grazie alle quali fu avviato lo smantellamento delle due organizzazioni terroristiche. Peci e Sandalo rivelarono che nel 1979 erano stati progettati almeno due attentati per colpire Caselli, che però non andarono in porto.G.C. Caselli, Le due guerre, Melampo, 2009. Particolare scalpore suscitò invece l'accusa rivolta da Sandalo contro il Presidente del Consiglio in carica, Francesco Cossiga, di aver fatto trapelare notizie che favorirono la fuga in Francia di Marco Donat-Cattin, esponente di PL e figlio di Carlo, allora vicesegretario nazionale della Democrazia CristianaV. Tessandori e E. Boffano, Il procuratore. Gian Carlo Caselli, un giudice fra mafia e terrorismo, Baldini&Castoldi, 1995, pp. 131-136.. Il pool antiterrorismo di Torino fece trasmettere la richiesta di messa in stato di accusa nei confronti di Cossiga alla Camera dei deputati ma il premier fu scagionato dal Parlamento in seduta comune che votò, a maggioranza, l'archiviazione con 507 voti favorevoli e 406 contrari.
Nel 1983 istruì anche il processo per l'incendio del cinema Statuto di Torino (64 vittime), che portò alla riforma delle norme sulla sicurezza nei locali pubblici.
Nel 1984 ha fatto parte della commissione per l'analisi del testo di delega del nuovo codice di procedura penale e nel 1991 è stato consulente della Commissione stragi. Dal 1986 al 1990 è stato componente togato del Consiglio Superiore della Magistratura per Magistratura Democratica.
Nel 1991 è stato nominato magistrato di Cassazione ed è divenuto Presidente della Prima Sezione della Corte di Assise di Torino.
Lotta alla mafia
Dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio del 1992, chiese ed ottenne la nomina a procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo, subentrando a Pietro Giammanco, e s'insediò il 15 gennaio 1993 (lo stesso giorno della cattura di Salvatore Riina). Ispirandosi all'esperienza maturata nella lotta al terrorismo, formò un pool antimafia composto da giovani magistrati (Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Domenico Gozzo, Guido Lo Forte, Gioacchino Natoli, Alfonso Sabella) che ottennero importantissimi risultati nella lotta a Cosa nostra, coordinando l'arresto di circa trecento latitantiAlfonso Sabella, Cacciatore di mafiosi, Mondadori, 2008., tra cui i famigerati boss mafiosi Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella, Pasquale Cuntrera, Giovanni Brusca, Gaspare Spatuzza, Pietro Aglieri e Vito Vitale. Le indagini del pool antimafia di Caselli portarono anche alla cosiddetta tangentopoli siciliana su un giro colossale di appalti truccati e tangenti, che negli anni 1993-1995 vide inquisiti, oltre a diversi boss mafiosi (compresi Totò Riina e Angelo Siino) e imprenditori di livello nazionale come Claudio de Eccher e Vincenzo Lodigiani, numerosi parlamentari, tra cui gli ex ministri Calogero Mannino, Sergio Mattarella (entrambi della DC) e Aristide Gunnella (PRI), i senatori Luigi Mazzei (PRI) e Michelangelo Russo (PDS)Autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Michelangelo Russo., deputati dell'Assemblea regionale siciliana, compresi il presidente della Regione Sicilia, il DC Rino Nicolosi e gli ex assessori regionali Filippo Fiorino (PSI) e Salvatore Sciangula (DC), e religiosi, come l'arcivescovo di Monreale Salvatore Cassisa, i quali in diversi casi saranno prosciolti da ogni accusa.
In quel periodo, Caselli chiese anche il processo per mafia nei confronti del leader democristiano e più volte Presidente del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti, iniziato nel 1993 e conclusosi nel 2004. Il processo ebbe enorme risonanza mediatica e fu interpretato da molti come un giudizio nei confronti dell'intero sistema politico italiano. I giudici in parte dichiararono il non doversi procedere per avvenuta prescrizione e in parte assolsero l'ex capo di governo. In particolare, proclamarono la prescrizione per il reato di associazione a delinquere (in quegli anni non c'era ancora il reato di associazione mafiosa, art. 416 bis) “ravvisabile fino alla primavera del 1980”. Per le accuse successive alla primavera del 1980, la Corte d'appello pronunciò l'assoluzione "perché il fatto non sussiste". La Cassazione confermò l'appello il 15 ottobre del 2004.
Mise sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa anche Marcello Dell'Utri, deputato di Forza Italia, e le indagini coinvolsero anche Silvio Berlusconi, per il quale Caselli chiese invece l'archiviazione. Per questi motivi, fu duramente attaccato dallo stesso Berlusconi e dal deputato e critico d'arte Vittorio Sgarbi (poi querelato e condannato per diffamazione), già polemico con Caselli in occasione dell'inchiesta su Andreotti. Il processo a Dell'Utri, iniziato nel 1997, si concluse nel 2014, quando la Cassazione dichiarò la condanna definitiva.
Portò inoltre avanti il processo a carico dell'ex funzionario di polizia e dirigente del SISDE Bruno Contrada, poi condannato nel 2007 con sentenza definitiva a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.
Oltre ad Andreotti, Dell'Utri e Contrada, portò a processo anche altri esponenti "eccellenti" delle istituzioni sospettati di complicità con Cosa Nostra, ossia l'ex ministro democristiano Calogero Mannino, il presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto, il magistrato della Cassazione Corrado Carnevale e il deputato Gaspare Giudice, che però furono poi assolti da ogni accusa.
A causa delle sue indagini antimafia, Caselli entrò nel mirino di Cosa nostra: il collaboratore di giustizia Pasquale Di Filippo raccontò che il boss Leoluca Bagarella, prima di venire arrestato, stava preparando un attentato contro Caselli e, per tale ragione, furono acquistati armi sofisticate e 70 kg di tritolo. Anni dopo, il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza riferì che doveva essere lui ad occuparsi dell'attentato a Caselli con un lanciamissili acquistato insieme ad altre armi tramite la ‘ndrina Nirta. Un altro progetto di attentato fu scoperto con intercettazioni ambientali nel dicembre 1995: alcuni esponenti della famiglia mafiosa di Brancaccio convocarono un autista giudiziario per sondare la sua disponibilità a piazzare una bomba sotto una delle auto blindate del procuratore.
Altri incarichi Dal 30 luglio 1999 sino a marzo del 2001 è stato Direttore generale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. A marzo 2001 è nominato rappresentante italiano a Bruxelles nell'organizzazione comunitaria Eurojust contro la criminalità organizzata. Dopo aver ricoperto il ruolo di Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Torino, dal settembre 2002, viene nominato Procuratore della Repubblica di Torino con voto unanime del Consiglio Superiore della Magistratura il 30 aprile 2008. Nel 2008 compare in Anni Spietati - Una Città e il Terrorismo: Torino 1969-1982, documentario di Igor Mendolia basato sulla storia delle Brigate Rosse nella città di Torino.
Nel 2009 ha coordinato le indagini sul "G8 dell'università di Torino" dello stesso anno e ha condotto la maxi-inchiesta Minotauro che ha portato, nel giugno 2011, all’arresto di 146 persone, ritenute affiliate alla 'Ndrangheta nel territorio della provincia di Torino. Ha disposto 25 arresti per reati commessi in occasione delle manifestazioni del movimento No TAV nel gennaio del 2012. Per questa ragione è stato più volte contestato dai membri del movimento No TAV.Caselli a Genova, insulti e bombe carta in centro da ilcorriere.it, 21 febbraio 2012
Il 13 aprile 2013 il Movimento 5 Stelle rende noto che, conseguentemente a una indagine di preferenze eseguita mediante voto online, Caselli rientra nella lista dei candidati del movimento alla presidenza della Repubblica.
Nel novembre 2013 si dimette da Magistratura democratica per un articolo di Erri De Luca su una pubblicazione dell'associazione, indulgente sugli anni di piombo.
Il 18 dicembre 2013 lascia la magistratura a seguito del pensionamento. Lo annuncia lui stesso inviando una e-mail ai colleghi della Procura di Torino.
Nel 2014 è nominato presidente del comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare” promossa e istituita dalla Coldiretti.
Controversie
Critiche al suo operato Durante il periodo in cui fu Procuratore della Repubblica a Palermo, Caselli fu oggetto di critiche da parte di esponenti della politica (Francesco Cossiga, Silvio Berlusconi, Vittorio Sgarbi, Enzo Fragalà, Filippo Mancuso) e della stampa (Indro MontanelliIndro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia dell'Ulivo (1995-1997), Milano, Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-42810-8., Lino Jannuzzi, Giuliano Ferrara, Piero Sansonetti), che lo accusarono di giustizialismo, di protagonismo e di basare le sue indagini sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia che i critici ritenevono inaffidabili, in particolare a seguito dell'assoluzione di alcuni imputati "eccellenti" messi sotto inchiesta dal pool antimafia di Caselli Mannino, Musotto, Carnevale, Giudice ed, in parte, Andreotti, prosciolti dalle accuse (mentre i reati di Andreotti erano caduti in prescrizione secondo la sentenza della Cassazione n. 49691/2004) .
Ritardata perquisizione del covo di Riina e lo scontro con il ROS dei Carabinieri