La Battaglia del torrente Baccia, o della Valle della Baccia, Baška grapa in sloveno, fu una battaglia campale combattuta alla destra del fiume Isonzo, nell'attuale Slovenia, tra il 29 giugno e il 3 luglio 1944 tra l'Esercito della RSI, appoggiato dalla Wehrmacht, e l'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Premesse

Nel corso del 1943, a seguito dell'invasione dell'Italia da parte degli alleati, come conseguenza del rafforzamento dei partigiani di Tito, crebbero sempre più le tensioni alle porte del Friuli.

A difesa della Valle del Baccia, nel corso dell'autunno 1943 vennero inviati i Bersaglieri del Battaglione Mussolini, appartenente all'8º Reggimento bersaglieri e distribuiti in diversi capisaldi posti a difesa del territorio. Fin da subito i giovani bersaglieri dovettero far fronte ai ripetuti attacchi lanciati dal IX Korpus dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.

Nell'estate 1944, il IX Korpus si pose come obiettivo l'espansione della sua zona di movimento, la quale era ostacolata dalla presenza della linea ferroviaria, passante proprio in mezzo allo schieramento partigiano, quest'ultimo risultava così diviso in due per un tratto di 20 km. Un ipotetico annientamento del battaglione Mussolini avrebbe portato la completa occupazione della val Baccia da parte dei partigiani jugoslavi, seguito da un duro colpo morale assestato agli italiani.

Le forze in campo

Tratto Gorizia-Piedicolle Il tratto di strada e la ferrovia che parte da Gorizia fino a Piedicolle erano guarniti da 1500 uomini per la quasi totalità italiani.

Tratto Santa Lucia - Plezzo - Tolmino Qualche centinaio di alpini italiani coprivano il tratto Santa Lucia - Plezzo - Tolmino. Il grande attacco del IX Korpus sloveno avvenne a fine giugno 1944 si sviluppò dal casello 92 della ferrovia (nella zona dove il Fiume Baca confluisce nel torrente Idria) fino al casello ferroviario 107 nei pressi della galleria di Piedicolle.

Effettivi Italo-Tedeschi Lo schieramento difensivo poteva contare sulla carta su 1100 uomini di cui 800 del battaglione bersaglieri Mussolini, 200 del Reggimento alpini Tagliamento e 150 uomini della compagnia Kefer degli Alpen Jager.

Tuttavia la metà di questi effettivi non venne colpita dall'attacco. La 3a e metà della 2ª compagnia del battaglione Mussolini non vennero investite dall'attacco. Mentre della compagnia Kefer solo 30 verranno coinvolti dagli scontri.

Circa 450 uomini furono coloro che sostenerono il grande attacco per 4 giorni.

Secondo Petelin i difensori erano invece circa 500. Mentre altre fonti sostengono che l'attacco fu sostenuto da 700 uomini.

Effettivi Sloveni L'attacco prese totalmente di sorpresa i difensori che mai avrebbero immaginato un attacco di dimensioni tali, i soldati del IX Korpus si comportarono da maestri nell'occultare i loro veicoli e la loro logistica, per trasportare nel più totale silenzio una forza d'attacco di 7500 uomini. Altre fonti sostengono invece che gli attaccanti erano più di 5000.

La battaglia

L'attacco Alle 2 del 29 giugno l'attacco ebbe inizio. Nel settore della 5ª compagnia bersaglieri, la 19ª brigata Kossovel con l'appoggio dell'artiglieria attaccò Chiesa San Giorgio, il 1º e 3º Battaglione della brigata erano invece incaricati di conquistare Clavice, mentre ai fianchi della Kossovel, la brigata "Triestina" attaccò i caselli 93 e 96. Su questo settore i partigiani concentrarono i loro sforzi utilizzando circa 1500 uomini, appoggiati da 2 pezzi d'artiglieria, 4 cannoni da 47 mm, 4 mortai da 81mm, 12 mortai leggeri. L'assalto alla stazione di Clavice da parte della Kosovel non ebbe però successo, i partigiani non erano pratici delle difese ed incontrarono più volte nella loro strada grovigli di filo spinato, col risultato che alle prime luci dell'alba i battaglioni della Kosovel avevano già subito 10 caduti.

Nel frattempo, a Piedimelze la situazione era instabile, 5 bersaglieri erano stati messi fuori combattimento da un mirato colpo di artiglieria mentre una squadra di Alpen Jager venne sorpresa dai partigiani e perse due uomini. D'altro canto vennero ritrovati 4 partigiani caduti.

A Chiesa San Giorgio l'artiglieria partigiana batteva tutta la zona circostante seppur con scarsa precisione, in questo settore i difensori subirono un caduto e 10 feriti mentre gli attaccanti subirono gravi perdite dovute soprattutto al mortaio da 81mm e al cannoncino antiaereo a difesa della zona, i quali batterono il fianco del costone delle Koncarje.

Da Santa Lucia d'Isonzo venne fatto partire un autocarro con 1 ufficiale e 7 bersaglieri, arrivato a Piedimelze venne investito dal fuoco dei partigiani, i bersaglieri quasi tutti feriti riuscirono a trovare riparo in una casa dove provarono a resistere, ma una volta che i partigiani circondarono l'abitazione, ai bersaglieri non rimase altra soluzione se non arrendersi. I prigionieri vennero fucilati a Paniqua lo stesso giorno. Nello scontro parteciparono i partigiani della brigata Bazoviska e membri dell'artiglieria del Korpus; per mancanza di maggiori informazioni risulta solo che i partigiani subirono un ferito durante lo scontro.

Partì così da Santa Lucia d'Isonzo un gruppo improvvisato composto da una quarantina di bersaglieri e 20 Alpen Jager, la colonna venne però sorpresa dai partigiani sloveni e costretta allo scontro. Riuscirono comunque a disimpegnarsi una ventina di bersaglieri che raggiunsero il casello 93 e proseguirono per Piedimelze penetrando lo schieramento della 19ª brigata Kossovel, la quale si ritrovò colpita alle spalle subendo diverse perdite. Nell'operazione caddero 2 combattenti e diversi furono feriti, compreso il comandante della brigata "Anton Sibelja-Stjenka.

La Kossovel fu molto provata dallo scontro: colpita alle spalle in più di un'occasione, i suoi battaglioni (1° e 3°) si ritirarono sotto il fuoco nemico fallendo l'obiettivo di occupare Clavice.

Ben presto i partigiani assaltarono il fortino del 93 che poteva contare su una quindicina di difensori i quali si rifugiarono nella galleria ferroviaria, i partigiani assaltarono le entrate ma vennero respinti e si ritirarono momentaneamente a causa di una pattuglia di Italiani che li sorprese alle spalle. I bersaglieri trovarono solo il corpo di un nemico; perdite confermate da parte slovena 1 caduto e 1 ferito grave.

Secondo la stessa fonte slovena sulla brigata Kosovel, un gruppo nemico si infiltrò addirittura nel quartier generale della brigata causando gravi danni e vittime al personale di brigata, la situazione venne ristabilita grazie a un contrattacco. Ci fu un duro scontro corpo a corpo dal quale poi i bersaglieri si disimpegnarono; l'episodio fu considerato un vero e proprio disastro dal quale i partigiani impararono per il futuro

5 caduti e 23 feriti furono il bilancio della Kosovel durante lo scontro di quel giorno.

La fine della giornata si concluse con l'assalto al fortino "96"difeso da 15 bersaglieri. L'attacco venne lanciato dalla Brigata d'assalto Triestina. lo scontro fu tuttavia un duro colpo morale assestato agli attaccanti "Triestini" che inizialmente si trovarono in vantaggio, al punto che riuscirono quasi a far capitolare la posizione nemica ma vennero poi sorpresi alle spalle in posizione sopra elevata da un gruppo di 6 Alpen Jager e 20 bersaglieri, i quali diressero il tiro di un mortaio sugli attaccanti. I partigiani sopravvalutando la forza nemica si ritirarono abbandonando 8 caduti e diverso materiale utile alla difesa mentre 13 partigiani vennero catturati e fucilati l'11 luglio assieme ad altri 11 partigiani sloveni dalle SS. A Cracova sul muro della scuola, c'è una lapide che ricorda i 21 fucilati.

Altre fonti sostengono che i partigiani furono fucilati lo stesso 30 giugno e che assieme ai 21 fucilati c'era un francese di Parigi.

Durante la prima notte giunse come rinforzo una compagnia di Polizei con due autoblindo lungo la strada di Piedimelze, la colonna venne bloccata dalla 17ª brigata Gregoric e dalla 18ª brigata Basovizza le quali distrussero un'autoblinda.

La 31ª divisione partigiana, dispose invece l'intera brigata Gradnik sul fronte di Cracova - Coritenza, col compito di espugnare il caposaldo a difesa di quest'ultima.

L'attacco a Coritenza avvenne alle 2 del mattino, inizialmente colpita dal tiro dei mortai e un infernale fuoco di armi automatiche, tuttavia ogni tentativo di attacco venne sventato, la causa fu che il gruppo di supporto formato da Alpen Jager e bersaglieri della prima compagnia penetrò nello schieramento del 1º battaglione della brigata Gradnik, i quali colpirono alle spalle i partigiani del 2º battaglione che vennero costretti ad uscire allo scoperto sotto il tiro incrociato dei bersaglieri di Coritenza. A seguito dello scontro il 1º battaglione della brigata si ritirò e il secondo a seguito di gravi perdite risalì il pendio del Koriska Gora. Le perdite del 1º battaglione della brigata Gradnik assommarono a circa 30 morti e feriti, mentre il 2º battaglione della medesima brigata subì 4 caduti e 12 feriti.

Il 3º battaglione della brigata Gradnik ebbe maggiore successo e concentrò le proprie forze nei fortini del casello 99; appoggiato dal tiro dei mortai costrinse al riparo i bersaglieri.

Secondo Stanko Petelin in questo episodio il 2º e 3º battaglione subirono invece 11 caduti e 10 feriti, mentre il 1° subì 3 caduti e alcuni feriti.

Il 1º battaglione della brigata Vojko concentrò invece i suoi sforzi sul casello 107 dove una ventina di bersaglieri aveva il compito di difendere due ponti ferroviari; tuttavia i suoi sforzi furono vani e dovette ritirarsi. Durante gli scontri consumatisi in giornata, il Vojko subì un caduto e 1 ferito a causa del tiro del mortaio nemico.

Gruppi di bersaglieri cercando di ristabilire i contatti con gli altri caselli vennero sorpresi dal fuoco incrociato dei partigiani e dovettero ritirarsi perdendo due uomini e subendo diversi feriti. Durante la giornata riuscì comunque a passare un convoglio di una locomotiva e due vagoni protetti da sacchetti di sabbia il quale riuscì a portare via i feriti, circa una ventina, e a rientrare a Piedicolle.

La ripresa degli scontri La notte del 29 giugno ripresero i tentativi da parte dei partigiani di riprendere Coritenza.

Il 1º battaglione della brigata Voiko riprese anch'esso l'attacco al casello 107 i cui fortini vennero demoliti uno per uno, all'alba del 30 giugno i partigiani poterono finalmente sferrare l'assalto finale.

Nonostante la feroce resistenza una squadra di sloveni riuscì a minare le basi del casello 107 e parte dell'edificio crollò. I partigiani trovarono 5 bersaglieri morti e un ferito che venne ucciso sul posto. I partigiani si impadronirono di 1 mortaio leggero, 2 mitragliatrici pesanti, 2 mitragliatrici leggere, 9 fucili, 1 pistola e diverse bombe a mano. In uno dei bunker che difendeva la posizione vennero trovati un altro fucile e una pistola. Gli altri superstiti riuscirono a sfuggire alla cattura nascondendosi nel letto del torrente dove riuscirono a raggiungere il casello 107 bis che era soggetto da ore al bombardamento. Dopo oltre 360 kg di esplosivo il ponte venne fatto esplodere.

Da parte slovena caddero 3 uomini.

Il 1º battaglione della Voiko colpì il fianco del 107 bis e i bersaglieri superstiti dovettero ritirarsi a Piedicolle lasciando due caduti.