Insight (letteralmente "visione interna") è un termine di origine inglese usato in psicologia, e definisce il concetto di "intuizione", nella forma immediata ed improvvisa.

L'insight consiste nella comprensione improvvisa e subitanea della strategia utile ad arrivare alla soluzione di un problema o della soluzione stessa - colloquialmente conosciuto come lampo di genio o con l'espressione inglese: “Aha! Experience”. A differenza di ciò che è considerato problem solving in generale, dove la soluzione del problema è raggiunta tramite una costruzione analitica e consequenziale, l'insight avviene in un unico passo e compare inaspettatamente nella mente del solutore (Sternberg & Davidson, 1995)Mayer, R.E. (1995). The Search for Insight: Grappling with Gestalt Psychology's UnansweredQuestions. In R.J. Sternberg & J.E. Davidson (Eds.), The Nature of Insight. (pp 3 – 32). Cambridge: MIT Press.. L'insight è spesso il risultato di una ristrutturazione degli elementi del problema, anche in assenza di preesistenti interpretazioni (Kounios & Beeman, 2009)Kounios, J., & Beeman, M. (2009). Aha!Moment: The Cognitive Neuroscience of Insight. Current Directions in Psychological Science, 21(4), 415–216..

Una definizione intuitiva del concetto di insight è l'esclamazione "Eureka!", attribuita ad Archimede di Siracusa nel momento in cui scoprì (tramite un insight) il suo noto principio. Nella prospettiva psicologica, risulta importante la capacità di un accesso introspettivo importante rivolto alle proprie emozioni e stati interni, e nella misura in cui le persone hanno un accesso introspettivo limitato a queste cause sottostanti, hanno anche un controllo limitato su questi processi.Howard Tennen & Jerry Suls (eds) (2013), Handbook of Psychology, Volume 5: Personality and Social Psychology. Wiley, New Jersey. p. 53

Storia

Insight è un termine utilizzato dalla psicologia della Gestalt per indicare una ridefinizione del sistema da parte del soggetto, ridefinizione che permette al soggetto di risolvere il problema postogli. Questo concetto è importante perché descrive il processo di apprendimento in termini nuovi, non per "prove ed errori" (trials and errors) come da tradizione comportamentista, ma per riconfigurazione dello spazio del problema, una ristrutturazione concettuale degli elementi disponibili e conseguente salto verso la soluzione.

L'apprendimento per insight comincia a essere teorizzato negli anni venti prima della seconda guerra mondiale, appunto all'interno del movimento della Gestalt. Wolfgang Köhler aveva studiato il comportamento degli scimpanzé di fronte al compito di raggiungere una banana tramite l'utilizzo di una serie di bastoni di diversa lunghezzaWolfgang Köhler, Intelligenzprüfungen an Anthropoiden, 1917. Trad. ital.: L'intelligenza delle scimmie antropoidi. Giunti-Barbera, Firenze, 1968.. Solo montando insieme due bastoni lo scimpanzé avrebbe potuto raggiungere il premio. Dopo lunga esplorazione degli strumenti a propria disposizione e della gabbia e dell'ambiente esterno, lo scimpanzé all'improvviso (come per una intuizione: il fenomeno della Aha Erlebnis, quando tutt'a un tratto la soluzione a lungo cercata viene all'improvviso in mente) monta i due bastoni e raggiunge la banana: quindi non per tentativi ed errori (legge dell'esercizio e legge dell'effetto di Edward Lee Thorndike, v. funzionalismo), ma perché ha riconfigurato i diversi elementi del sistema (bastoni, gabbia, banana, distanze, ecc.) al fine di raggiungere il suo scopo.

La psicologia cognitiva, riprendendo la distinzione platonica tra "diànoia" e "noesis"Platone, La Repubblica, IV secolo a.C., definisce l'insight come una forma di ragionamento che, piuttosto che analizzare un problema nei dettagli tramite un processo di avvicinamento progressivo alla soluzione, consente di raggiungerla attraverso un'intuizione improvvisa. Sebbene queste due forme di ragionamento siano spesso complementari, l'insight è particolarmente importante nel risolvere problemi nuovi, per i quali le strategie mutuate dall'esperienza si rivelano spesso insufficientiNewell, A., & Simon, H. A. (1972). Human problem solving. Englewood Cliffs, NJ: Prentice-Hall.Kaplan, C.A.; Simon, H. A. In search of insight. Cognitive Psychology 1990, 22, 374-419.. Un esempio classico di problema che viene generalmente risolto tramite un ragionamento via insight è il problema della candelaKarl Duncker, On Problem Solving, American Psychological Association, 1945. (vedi immagine).

Verso la fine del ventesimo secolo lo studio scientifico dellinsight è stato dominato dalle seguenti scuole di pensiero:Representational Change Theory-RCT- (Knöblich, Ohlsson, Haider e Rhenius, 1999Knoblich, G., Ohlsson, S., Haider, H. and Rhenius, D. (1999). Constraint relaxation and chunkdecomposition in insight problem solving. Journal of Experimental Psychology, 25, (6), 1534 –1555.; Knoblich, Ohlsson eRaney, 2001Knoblich, G., Ohlsson, S. and Raney, G. (2001). An eye movement study of insight problemsolving. Memory and Cognition, 29, (7), 1000 – 1009.). Di matrice Gestaltista, considera l'insight come un processo che caratterizza solo una particolare sottocategoria di problemi (gli insight problems) e avviene tramite la riorganizzazione del modo in cui il problema viene percepito inizialmente. Secondo questa teoria la ristrutturazione percettiva ha un ruolo fondamentale nel raggiungimento della soluzione, e l'ostacolo alla possibilità di risolvere il problema risiede in una scorretta rappresentazione iniziale di questo (Knöblich et al.,1999). Per la Criterion for Satisfactory Progress Theory -CSPT- (MacGregor, Ormerod e Chronicle, 2001MacGregor, J. N., Ormerod, T. C., & Chronicle, E. P. (2001). Information-processing andinsight: A process model of performance on the nine-dot and related problems. Journal ofExperimental Psychology: Learning, Memory and Cognition, 27, 176-201.) l'insight è un epifenomeno del problem solving in generale e i processi sottostanti gli insight e non-insight problems sono gli stessi. Questa teoria fa riferimento al modello generale di problem solving di Newel e Simon (1972)Newell, A., & Simon, H. A. (1972). Human problem solving. Englewood Cliffs, NJ:Prentice-Hall. e sostiene che la difficoltà degli insight problems sia dovuta all'uso di euristiche. L'insight avverrebbe quando il solutore comprende che la distanza tra il corrente stato di ragionamento e l'obiettivo è irrealizzabile attraverso il percorso ipotizzato e si trova a dover selezionare una nuova strategia per risolvere il problema. Questo avverrebbe solo quando le nuove mosse prese in considerazione portano effettivamente all'obiettivo, all'interno della capacità di una persona di guardare oltre il corrente stato di ragionamento. (Ormerod, MacGregor, & Chronicle, 2002Ormerod, T. C., MacGregor, J. N. & Chronicle, E. P. (2002). Dynamics and Constraints inInsight Problem Solving. Journal of Experimental Psychology Learning, Memory, and Cognition, Vol. 28, No. 4, 791-799.; Chronicle et al., 2004Chronicle, E.P., MacGregor, J.N., & Ormerod, T.C. (2004). What makes an insight problem? The roles of heuristics, goal conception and solution recoding in knowledge-lean problems. Journal of Experimental Psychology: Learning, Memory & Cognition, 30, 14-27.). Da un punto di vista sperimentale era però difficile paragonare le predizioni fatte dalle due teorie descritte, poiché si riferiscono a elementi diversi del processo d'''insight. Infatti da un lato ci si concentra sul momento specifico in cui avviene la ristrutturazione, dall'altro sull'intero processo (falsi allarmi inclusi).

Definizione tautologica

Negli anni '90 si è evidenziato quanto la definizione d'insight tradizionalmente usata dai gestaltisti in poi fosse tautologica e circolare. Infatti il criterio abusato per definirlo consisteva nella possibilità di risolvere quella sottocategoria di problemi noti come classici insight problem. Questi ultimi erano considerati tali in quanto spesso associati al cosiddetto momento “Aha!”, cioè quella sensazione di improvvisa illuminazione al momento della soluzione (Maier, 1995; Weisberg, 1995)Mayer, R.E. (1995). The Search for Insight: Grappling with Gestalt Psychology's UnansweredQuestions. In R.J. Sternberg & J.E. Davidson (Eds.), The Nature of Insight. (pp 3 – 32).Cambridge: MIT Press.Weisberg, R.W. (1995). Prolegomena to Theories of Insight in Problem Solving: A Taxonomy ofProblems. In R.J. Sternberg & J.E. Davidson (Eds.), The Nature of Insight. (pp 157 - 196).Cambridge: MIT Press..

Raramente veniva chiesto ai partecipanti se avessero esperito insight o meno, processo che è sempre stato assunto perché il problema sottoposto era tradizionalmente considerato un insight problem. Il grosso limite teorico di tutte le teorie come la Representational Change Theory o la Criterion for Satisfactory Progress Theory, è stato l'assumere che il tipo di strategia utilizzata dipendesse dal problema e non dalla mente del solutore. L'esperienza del soggetto era trascurata tanto quanto il tentativo di dimostrare se gli individui avevano esperito insight o meno. Il focus degli studi era totalmente concentrato sul problema e non sui processi mentali attuati da chi lo risolveva. Gli sforzi compiuti per determinare se l'insight fosse avvenuto o meno erano inconsistenti a causa della mancanza di un criterio condiviso per la definizione di insight, problema che veniva scavalcato usando gli insight problem (es. Representational Change Theory contro Criterion for SatisfactoryProgress Theory). Tale circolo vizioso è stato favorito dalla mancanza in letteratura di un insieme di problemi abbastanza numeroso da considerare più di una strategia di soluzione per raggiungere una significatività statistica. La mancanza di uno strumento che misurasse in modo valido la strategia di problem solving usata dai soggetti ha reso per decenni difficile studiarne i processi cognitivi coinvolti.

Una svolta in merito è avvenuta nel 2005, con l'uscita di un articolo intitolato: New approaches to demystifying insightBowden, E. M., Jung-Beeman, M., Fleck, J., & Kounios, J. (2005). New approaches to demystifying insight. Trends in cognitive sciences, 9(7), 322–8. (di Bowden, Jun-Beeman, Fleck e Kounios) in cui gli autori evidenziano le problematiche teoretiche e pratiche dell'utilizzo dei classici insight problem e dimostrano con dati neurologiciBowden, E. M., & Jung-Beeman, M. (2003). Aha! Insight experience correlates with solution activation in the right hemisphere. Psychonomic bulletin & review, 10(3), 730–7. come l'uso dei self report sia un valido discriminante tra le strategie di soluzione utilizzate. Gli autori sono partiti dal presupposto che non fossero i problemi in sé a determinare il modo in cui venivano risolti (con insight o meno), quanto differenze di tipo cognitivo-neurale. Spinti dalla necessità di studiare i correlati neurali del problem-solving tramite elettroencefalogramma (EEG) e risonanza magnetica (fMRI), hanno riformulato il modo di approcciare lo studio dell'insight. Bowden e Beeman decidono di abbandonare l'idea di partire dal problema per definire l'insight e di sottoporre ai soggetti un'ampia gamma di problemi simili nella struttura e chiedere loro come li avessero risoltiBowden, E. M., & Jung-Beeman, M. (2003). Normative data for 144 compound remote associate problems. Behavior research methods, instruments, & computers : a journal of the Psychonomic Society, Inc, 35(4), 634–9.. I problemi usati – CRA – (di cui è stata pubblicata anche la versione Italiana) consistono nel presentare ai partecipanti tre parole (es. in inglese crab, pine, sauce) e nel chiedere loro di trovare una quarta parola che unita a esse formi tre nuove parole di senso compiuto (es. apple, si collega alle precedenti formando crabapple, pineapple e applesauce; un esempio nella lingua italiana potrebbe essere danno, lavoro e giro, soluzione capo – capodanno, capolavoro e capogiro).

Questi test presentano i seguenti vantaggi: