Palazzo Bisleri Vailati è una dimora storica di Crema.

Storia In loco sorgeva nel Seicento una proprietà dei nobili Bremaschi. mentre nel Settecento dagli Stati d'anime della parrocchia di San Benedetto risultava di proprietà della famiglia Martini; nel 1815 lo stabile apparteneva a Francesco Martini ed era destinato a casa d’affitto.

Di seguito, la costruzione fu acquistata da Vincenzo Bisleri il quale, con istanza del 12 aprile 1840, chiese e ottenne di abbatterla fino alle fondamenta per erigere un nuovo edificio; non si conosce il nome del progettista.

Il Bisleri morì nel 1848 e nel 1852 scomparve ad appena 23 anni il figlio Giuseppe, per cui la dimora passò alla famiglia della moglie di Vincenzo, la nobildonna Carolina Vailati..

Personalità legate al palazzo

Vincenzo Bisleri per 35 anni fu direttore dei Pii Luoghi Elemosinieri di Crema.. Fu anche fabbriciere di San Benedetto. e assessore comunale.. Nel suo testamento dispose 40 mila lire austriache da distribuire al Pio Luogo Mendicanti, allOspizio dei Poveri, al Pio Luogo delle Ritirate e alle parrocchie per opere a favore dei poveri.. Testò 10 mila lire anche a favore dei padri cappuccini dei Sabbioni da impiegare per l'allungamento della loro chiesa.. Giovanni Vailati visse in questo palazzo; fu matematico, filosofo, studioso, in contatto tanto con la cultura europea quanto quella statunitense, docente in vari licei e università. La città lo ha omaggiato dedicandogli una via e una scuola secondaria di primo grado. Agostino Giuseppe Vailati, fratello di Giovanni, rilevò una fabbrica di ferri da cavallo, la Grioni & C di Luciano Grioni, rifondandola nella “G. Vailati & C. affidando al cognato Paolo Stramezzi la possibilità di svilupparla; vennero così poste le basi per fondare nel 1913 la Ferriera di Crema Stramezzi P. e C. con capitale iniziale di 120 mila lire.

Caratteristiche

Il palazzo aveva la caratteristica – unica a Crema – di possedere due ingressi, dei quali quello di sinistra ora è occupato da un esercizio commerciale.; quello di destra, che porta al cortile interno, possiede un cancello che conserva le iniziali V. e B. di Vincenzo Bisleri.

Al primo ordine, caratterizzato da intonaco con scanalature orizzontali interrotte in prossimità degli ingressi, si aprono le finestre sorrette da mensole e dotate da inferriate (eccetto le tre centrali che ora svolgono la funzione di vetrine). Tra queste è stata murata un'epigrafe nel cinquantesimo anniversario della scomparsa di Giovanni Vailati, che recita:

L’ordine superiore è diviso da due cornici marcapiano, delle quali quella inferiore è più aggettante, che contengono nella loro altezza l'imponente balcone sorretto da sei mensole.

Le finestre del secondo piano sono architravate con l'esclusione della porta-finestra centrale che dà sul balcone, provvista di un timpano triangolare.

La sommità dell'edificio è completata da un timpano al cui interno si apre un oculo.

Note

Bibliografia

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