La storia di Roma riguarda le vicende della città, dalla sua fondazione sino a oggi, per oltre 27 secoli.

Preistoria

Le più antiche tracce di ominidi nell'area di Roma, sono quelle relative a utensili riferibili all'Homo heidelbergensis risalenti al Pleistocene medio (circa 325.000-310.000 anni fa), ritrovate nella Polledrara di Cecanibbio, su via di Cecanibbio nella zona di Castel di Guido, insieme a resti di grandi mammiferi, come elefanti preistorici e uro.

Un altro importante e numeroso deposito di resti animali preistorici, è quello di Casal de' Pazzi scoperto nel 1981 nei pressi del fiume Aniene tra via Nomentana e via Tiburtina, riferibile a circa 200.000 anni fa. Anche qui sono state rinvenute numerose ossa di vertebrati, attribuibili per lo più a mammiferi e uccelli; tra i primi ricorrono con maggiore frequenza l'elefante antico, il rinoceronte e l'ippopotamo. Nel giacimento è stato rinvenuto un frammento di parietale destro attribuibile al genere Homo, con caratteristiche definite come preneandertaliane. Si riferiscono invece all'uomo di Neanderthal, i reperti relativi al famoso ritrovamento del 1929 vicino all'Aniene, in zona Monte Sacro, dell'uomo di Saccopastore, vissuto circa 125.000 anni fa.

Altri ritrovamenti sono quelli del sito della scavo della Valchetta a Monte Mario, con resti risalenti a 65.000 anni fa, e a Quadrato di Torre Spaccata, presso la via Tuscolana, dove sono stati portati alla luce resti di un insediamento del Neolitico finale risalente a circa 6.200-6.100 anni fa e di un altro della fine dell'età del rame risalente a 4.700-4.600 anni fa.

Più recenti sono numerosi altri insediamenti e necropoli con tombe ipogeiche a grotticella (facies di Rinaldone, gruppo Roma-Colli Albani e del Gaudo) che coprono un arco di tempo compreso tra il Neolitico antico (facies della ceramica impressa medio-tirrenica, circa 7.600 anni fa) e l'inizio dell'età del rame (facies della ceramica a pettine trascinato, circa 4.700-4.000 anni fa), documentando una intensa frequentazione e sfruttamento del territorio del suburbio da parte di comunità complesse e ben strutturate.

Protostoria

Durante la prima età del bronzo giunsero nel Lazio i Latini, genti di stirpe indoeuropea, nel quadro di un generale fenomeno di migrazione che si ipotizza abbia interessato la penisola italiana in due ondate successive (prima il gruppo latino-falisco e quindi il gruppo umbro-sabello), attraversandola lungo due distinte direttrici, tirrenica e adriatica, da nord a sud. In questo contesto, i Falisci occuparono la Valle del Tevere, tra i monti Cimini e i Sabatini, mentre i Latini si stanziarono nel Latium vetus ("Lazio antico"), ovvero il territorio compreso tra la riva sinistra del corso finale del Tevere, i Colli Albani e la costa tirrenica, che confinava con quello di diverse altre popolazioni. Queste comprendevano gli Etruschi, a nord del Tevere, i Volsci, di origine osca, che occupavano la parte meridionale del Lazio e i monti Lepini, gli Aurunci, stanziati sulla costa tirrenica a cavallo dell'attuale confine tra Lazio e Campania; poi a nord, sull'Appennino, si trovavano i Sabini, e a est gli Equi. Nella valle del Trero, gli Ernici controllavano la via commerciale per la Campania e, nel territorio tra Ardea e Anzio, erano stanziati i Rutuli.

Evidenze archeologiche testimoniano la presenza di insediamenti umani nelle zone più centrali di Roma, già a partire dal'età media del bronzo (XVI secolo a.C.), attestata ad esempio dalle capanne del Palatino, la produzione di metalli sul Campidoglio, o i sepolcri ad incinerazione e inumazione nel Foro di Cesare.

La morfologia dell'area geografica su cui insistevano gli insediamenti primitivi, fu rilevante per lo sviluppo dei primi abitati; era una zona caratterizzata da colline di altezza di solito contenuta, ma dai fianchi tufacei che potevano anche essere estremamente ripidi e con le sommità generalmente abbastanza pianeggianti. Un territorio non diverso da quello che circonda quest'area, fatto di altri colli e piccoli avvallamenti alternati tra loro, senza un confine naturale netto, tanto che il nucleo di Roma si trovava in continuità con l’ambiente vicino, come se fosse un pezzo dello stesso paesaggio; circostanza questa molto diversa da quanto si riscontra nell’Etruria meridionale, dove gli abitati tendevano a stare su rilievi più separati e staccati dal territorio circostante, rendendo la distinzione tra il centro abitato e la campagna circostante più marcata e immediata.

Le alture erano poi adatte a ospitare nuclei abitativi che, per ovvi motivi di sicurezza, preferivano stabilirsi su queste alture piuttosto che nelle valli sottostanti, come nel caso della sommità del Palatino. Per la difesa di questi primi agglomerati urbani si sfruttava, per quanto possibile, la conformazione del terreno, nel senso che veniva eretto un muro o, piuttosto, un rinforzo, solo dove il pendio del colle non era abbastanza ripido da impedire l'accesso. Spesso all'esterno del muro veniva anche scavato un fossato tale da rendere quanto meno difficoltoso l'avvicinamento sui lati non difesi naturalmente.

Lo sviluppo dell'abitato di Roma fu aiutato dalla natura dei luoghi che, per la vicinanza al guado dell'isola Tiberina, si presentava particolarmente adatta allo scambio di merci, tra cui i metalli provenienti dall'Etruria e il sale di fondamentale importanza; qui infatti confluivano i percorsi per l'approvvigionamento del sale che percorrevano la valle del fiume (la via Salaria dall'Appennino e la via Campana dal Tirreno), e quelli costieri tra Etruria (con la vicina Veio) e Campania (con le colonie greche).Nell'urbanistica attuale si è conservato il ricordo di questo passaggio: dal Gianicolo si scende su via della Lungaretta, che anticamente corrispondeva al tratto finale della via Aurelia, fino al moderno ponte Palatino (che probabilmente si trova nei pressi dell'antichissimo Pons Sublicius), che porta nella zona dell'antico porto Tiberino e del mercato del Foro Boario; da qui, lungo la vallata del Circo Massimo, si arriva al punto dove si biforcano la via Latina e la via Appia, le strade verso il Latium vetus e il sud.

Per il carattere "emporico" del luogo, che aveva nell'area del Foro Boario il centro sacro e commerciale, questo fu frequentato da Fenici fin dai decenni finali dell'VIII secolo a.C. e da Greci (probabilmente gli Eubei di Cuma) dal secondo quarto sempre dell'VIII secolo, oltre agli Etruschi e alle popolazioni italiche. Vi sorgeva un antichissimo santuario, l'Ara massima di Ercole, dedicato a una divinità locale forse di origine sabina, assimilata al Melqart fenicio e più tardi all'Ercole greco-romano.

Tra il XI e X secolo a.C. la città era pienamente inserita dell'ambito della cultura laziale, come anche attestato dagli aspetti più evidenti di questa facies, legati alle pratiche funerarie, presenti anche e Roma, ad esempio, con le tombe a incinerazione presso l’Arco di Augusto, o le tombe a inumazione del Foro di Cesare.

Fondazione

Ancora ampiamente dibattuto è il processo attraverso il quale i primitivi insediamenti sparsi sui Colles e Montes si siano poi uniti nel Septimontium, a formare il nucleo originario della città. Comunque l'area romana identificata dal Septimontium, inizialmente ristretta ai soli montes, allargata in seguito anche ai colles, sviluppatosi principalmente alla falde dei rilievi, costituì la fase successiva dello sviluppo urbano di Roma, durante la quale, i vari aggregati urbani mantennero delle caratteristiche distintiveTheodor Mommsen, Storia di Roma, Vol. I, Cap. IV, par. La città Palatina ed i Sette colli..

La città di Roma si venne a formare attraverso il fenomeno del sinecismo, durato vari secoli, che vide, in analogia a quanto accadeva in tutta l'Italia centrale, la progressiva riunione in un vero e proprio centro urbano, degli insediamenti dispersi sui vari colli. Ed è quello che verosimilmente può essere accaduto anche sul Palatino, che inizialmente era composto da vari nuclei abitativi indipendenti: il Romolo della leggenda può essere stato il realizzatore della prima unificazione di questi nuclei in un'entità unica.

La data tradizionale alla metà dell'VIII secolo a.C., corrisponde al momento in cui i dati archeologici disponibili indicano la creazione di una grande necropoli comune sull'Esquilino, che sostituisce i precedenti luoghi di sepoltura nelle zone libere tra i villaggi, ormai considerate parte integrante dello spazio urbano, come ad esempio l'area del colle Velia, l'altura intermedia tra il Germalo e il Palatino vero e proprio. Scavi al Foro Boario hanno portato alla luce della ceramica greca dell'VIII secolo a.C. che dimostra i rapporti commerciali con le prime colonie elleniche di Ischia e CapuaFilippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori, 1974.. Inoltre, sempre risalenti alla metà dell'VIII secolo a.C., abbiamo le tracce archeologiche di capanne sul Palatino, con la conseguente creazione di un unico sito abitativo che può essere riconosciuto come la prima dimora dei re di Roma, almeno fino al 750-725, data in cui si viene a creare un duplicato della regia palatina nella zona del futuro locus Vestae. In relazione alla capanna regia del Palatino si hanno anche la fossa di fondazione e alcune rasature di muri risalenti allo stesso periodo, che possono essere interpretati come i muri della prima Roma, la Roma quadrata delle fonti annalistiche.

La data ufficiale fu fissata da Marco Terenzio Varrone, secondo il quale la città era stata fondata da Romolo e Remo il 21 aprile del 753 a.C. Altre fonti riportano tuttavia date diverse: Quinto Ennio, poeta latino del III-II secolo a.C., nei suoi Annales colloca la fondazione nell'875, lo storico greco Timeo di Tauromenio (IV-III secolo a.C.) nell'814 (contemporaneamente, quindi, alla fondazione di Cartagine), Quinto Fabio Pittore (III a.C.) all'anno 748 e Lucio Cincio Alimento nel 729.

Età romana

Età regia

I primi Re di Roma appaiono soprattutto come figure mitiche. A ogni sovrano viene generalmente attribuito un particolare contributo nella nascita e nello sviluppo delle istituzioni romane e nella crescita sociopolitica dell'urbeAlessandro Doveri, Istituzioni di diritto romano, pagina 36 a pagina 46.. Contemporaneamente, venivano fondati i primi edifici di culto e si insediavano sui colli periferici gli abitanti delle vicine città che venivano man mano conquistate e distrutte. Una fase importante avvenne nel VII secolo a.C., al tempo attribuito ad Anco Marzio, quando venne creato il primo ponte sul Tevere, il Sublicio e venne protetta la testa di ponte ovest con un insediamento sul Gianicolo. Nello stesso periodo egli, secondo la tradizione, avrebbe fatto costruire il porto di Ostia alla foce del fiume, e lo avrebbe collegato con una strada che eliminò tutti i centri abitati sulla riva sinistra del Tevere: lo scavo di Decima, che potrebbe essere identificato in Politorium o Tellenae, ha dato fondamento a questa tradizione, poiché è stato notato come lo sviluppo della sua necropoli si arresti bruscamente alla fine del VII secolo a.C..