Atena (), o anche Atena Pàllade (), è una delle più importanti divinità della mitologia greca. Considerata la dea della sapienza, dell'ingegno, della tessitura e degli aspetti più strategici e razionali della guerra, corrisponde alla dea Minerva nella mitologia romana. Nell'ambito del sincretismo religioso tra la cultura greca e quella romana, Atena fu interamente assimilata alla dea italica Minerva e sotto le sembianze di quest'ultima divenne una delle figure centrali del Pantheon romano, entrando a far parte della celebre Triade Capitolina insieme a Giove e Giunone, e incarnando lo spirito della sapienza, dello Stato e della virtù militare protettiva dell'Impero romano. In Grecia, condivideva con Poseidone il ruolo di protettrice della città di Atene che si sono disputati come raccontato nel mito delle offerte, lasciando scegliere al popolo ateniese chi dei due avrebbe dovuto dar eil nome alla omonima città.

Etimologia

Il nome Atena (in greco antico: Ἀθήνη, Athḗnē, o Ἀθηνᾶ, Athēnâ) è di origine preellenica e la sua interpretazione rimane complessa e dibattuta tra i filologi. Il teonimo è eccezionalmente antico, essendo già attestato in epoca micenea (intorno al XIV-XII secolo a.C.) nelle tavolette in lineare B rinvenute a Cnosso, nella forma lineare B 𐀀𐀲𐀙𐀡𐀲𐀯𐀊 a-ta-na-po-ti-ni-ja (Athánā Pótnia), traducibile come "La Signora di Atene" o "Atena Sovrana".In questa iscrizione, il termine Atana è associato al titolo miceneo Potnia (Signora/Padrona). Non è del tutto chiaro se si riferisse alla città di Atene o a un luogo omonimo a Creta.

Gli studiosi concordano sul fatto che il nome non sia di origine indoeuropea: il suffisso -ēne (-ήνη) è infatti tipico dei toponimi e dei vocaboli appartenenti al sostrato linguistico mediterraneo e pre-greco.Sia il nome della dea che quello della città di Atene (Ἀθῆναι, Athênai, al plurale) condividono la stessa radice e sono strettamente interconnessi. Nel corso del tempo sono state avanzate diverse ipotesi linguistiche: **Ipotesi pelasgica:** Il linguista Albert Van Windekens ha proposto che la radice iniziale Ath- derivi dall'indoeuropeo *at-no (accostabile al sanscrito atta, ovvero "madre"), attraverso un'evoluzione fonetica pelasgica (t > th). Questa teoria, difesa anche da Albert Carnoy, si scontra tuttavia con il fatto che in epoca storica Atena non ha mai rivestito caratteri materni, distinguendosi invece come divinità vergine (Parthenos). **Ipotesi toponomastica:** La maggior parte dei linguisti moderni ritiene che sia stato il nome della città (Atene) a dare il nome alla dea, e non il contrario. La "Signora di Atana" sarebbe stata originariamente la divinità protettrice del palazzo reale miceneo sorgeva sull'Acropoli, trasformandosi solo successivamente nella dea astratta della sapienza.

Genealogia

Nella Teogonia è figlia di ZeusEsiodo, fr. 343 Merkelbach-West, vv. 6, 13-15: ("[... Meti ...] madre di Atena ... essa dunque partorì Meti ... ma egli inghiottì Meti"). e di Meti.

Secondo Erodoto è figlia di Poseidone e della ninfa Tritonide.

Nelle tradizioni più tarde è figlia di Pallante e di una Titanide.

Atena era in genere considerata una dea vergine, per cui non sono noti nomi di eventuali sposi o progenie.

Mitologia

Nel panorama del mito classico, le imprese di Atena ne delineano la natura di divinità della guerra strategica, dell'intelligenza applicata e della civiltà ordinata. A differenza di Ares, che incarna la furia cieca, la brama di sangue e l'irrazionalità del campo di battaglia, Atena rappresenta la componente cerebrale e tattica dello scontro. Lei non interviene per scatenare il conflitto, ma per risolverlo attraverso la saggezza, la giustizia e il diritto.

La sua presenza nei cicli mitologici è caratterizzata da una costante funzione di guida e protezione nei confronti degli eroi civizzatori, dei tribunali umani e delle arti che sottraggono l'umanità allo stato di natura. Ma, dietro la sua natura benevola di protettrice dei fanciulli (Kourotrophos) e delle donne industriose, il mito conserva il retaggio della sua formidabile e spietata collera divina contro chiunque osi violare le leggi sacre o sfidare la sua autorità.

La sua biografia mitologica parte dalla sua nascita, alla difesa dei re di Atene, agli aiuti a Eracle, alla guerra di Troia e oltre, ed è divisa in sette snodi fondamentali.

Concepimento e nascita

Le differenti tradizioni sulle origini di Atena si riflettono in racconti sulla sua nascita radicalmente opposti tra loro, che spaziano dalla versione classica del mito olimpico fino a varianti geografiche o locali.

La tradizione classica esiodea e pindarica

Secondo la versione di Esiodo, Zeus ingannò e inghiottì la sua prima sposa Meti, poiché Urano e Gea avevano profetizzato che il secondogenito della coppia lo avrebbe spodestato dal trono divino. La gestazione proseguì all'interno del corpo di Zeus finché, colto da un'emicrania insopportabile, il dio si fece spaccare il cranio con un'ascia da Efesto (o da Prometeo) e dalla ferita nacque Atena, già adulta e in armatura.

Pindaro nelle Odi Olimpiche aggiunge che al momento della nascita la dea lanciò un grido di guerra così potente da far sussultare il Cielo e la Terra.

La variante libica

Erodoto nelle Storie, colloca le origini della dea in Libia e sulle sponde del lago Tritonide (da cui l'epiteto Tritogenia). Secondo i racconti della tribù locale degli Auseni, Atena era originariamente figlia di Poseidone e della ninfa Tritonide e in seguito, a una disputa con il padre, la dea avrebbe ripudiato la propria famiglia per recarsi da Zeus, il quale la adottò formalmente come propria figlia. Questa variante giustificava i tradizionali occhi chiari della dea (glaucopide), tipici delle divinità marine.

La variante del Gigante Pallante

Clemente Alessandrino riporta un'ulteriore linea di sangue, secondo cui Atena era figlia di un gigante alato di nome Pallante. In questo racconto il Gigante tentò di usare violenza alla figlia e Atena lo uccise, poi lo scuoiò per rivestire la propria egida con la sua pelle e prese le sue ali per i propri calzari, assumendo da quel momento il nome di "Pallade Atena".

Gioventù e il Palladio

Dopo la nascita dal cranio di Zeus, Atena venne affidata a Tritone che la allevò insieme alla propria figlia Pallade. Le due ragazze, dedite alle arti della guerra, si scontrarono un giorno in un combattimento simulato e nel momento in cui Pallade stava per colpire Atena, Zeus, temendo per la sorte della figlia, frappose la propria egida. Pallade, spaventata dal simulacro, si distrasse e venne ferita a morte da Atena, che non fece in tempo a deviare il colpo.

Sconvolta dal dolore e in segno di lutto, la dea assunse il nome dell'amica (divenendo Pallade Atena) e realizzò una Xòanon (una statuetta di legno) con le sue sembianze e sul petto pose la medesima egida che aveva causato l'incidente, collocando l'opera accanto al trono di Zeus. Questo oggetto è il Palladio,

Eponima di Atena e La contesa per l'Attica

Durante il regno di Cecrope, il primo re dell'Attica gli dèi olimpici decisero di spartirsi le città della Grecia per stabilire i propri culti e Poseidone fu il primo a giungere nella regione e, colpendo il centro dell'Acropoli con il suo tridente, fece scaturire una sorgente d'acqua salata (chiamata "mare d'Eretteo"). Subito dopo arrivò Atena che, avendo preso Cecrope come testimone della propria venuta, piantò sul medesimo colle il primo albero di ulivo. Nacque così una violenta disputa tra le due divinità per il possesso della terra, che richiese l'intervento di Zeus come arbitro. Il concilio degli dèi, basandosi sulla testimonianza di Cecrope, assegnò la città ad Atena, poiché l'ulivo venne giudicato il dono più utile per l'umanità. La città prese il nome di Atene e Poseidone, adirato per il verdetto, allagò la pianura di Eleusi per vendetta.

Una variante di epoca romana, riportata da Marco Terenzio Varrone, attribuisce invece la decisione ai cittadini stessi e gli uomini votarono in massa per Poseidone e le donne per Atena e poiché le donne erano in maggior numero, la dea ottenne la vittoria.Agostino d'Ippona, La città di Dio, XVIII, 9.

Il tentativo di Efesto e la nascita di Erittonio

Poco dopo aver ottenuto il patronato sulla città, Atena si recò da Efesto per farsi fabbricare delle nuove armi. Il dio del fuoco, respinto dalla dea ma sopraffatto dal desiderio, tentò di usarle violenza ma Atena riuscì a difendersi e l'eiaculazione di Efesto finì sulla coscia della dea che, con disgusto, si pulì con un fiocco di lana che gettò immediatamente a terra e il suolo, così fecondato, diede alla luce un bambino a cui venne dato il nome di Erittonio. Atena decise di adottare segretamente il neonato per allevarlo all'insaputa degli altri dèi e dapprima lo chiuse in una cesta insieme a due serpenti custodi e dopo affidò il contenitore alle tre figlie di Cecrope (Aglauro, Erse e Pandroso), vietando loro tassativamente di aprirlo.

Vinte dalla curiosità, Aglauro ed Erse disobbedirono all'ordine della dea e scoperchiarono la cesta e, alla vista del bambino, che invece delle gambe aveva la coda di serpente (oppure era avvolto dalle spire dei rettili), le sorelle vennero colte da una follia improvvisa e si suicidarono gettandosi dalle rupi dell'Acropoli. Informata del tragico evento da una cornacchia, Atena riprese il bambino con sé e lo crebbe all'interno del proprio tempio. Divenuto adulto, Erittonio scacciò il re Anfizione, salì al trono di Atene, istituendo in onore della dea la festa delle Panatenee.

Il supporto a Perseo e il Gorgoneion

Atena giocò un ruolo decisivo nella spedizione di Perseo contro Medusa, l'unica mortale delle tre Gorgoni ma che aveva il potere di pietrificare chiunque la guardasse. La dea, mossa da antichi rancori verso la Gorgone, guidò l'eroe insieme a Ermes e gli fornì uno scudo di bronzo talmente lucido da fungere da specchio. Perseo riuscì a decapitarla mentre dormiva, con la mano stessa di Atene che indirizzò il colpo di falcetto.Ferecide, Fr. 11 Fowler.

Una tradizione successiva, giustificava l'astio della dea spiegando che Medusa era in origine una fanciulla bellissima, famosa per la splendida chioma e dopo essere stata violata da Poseidone all'interno di un tempio consacrato ad Atena, la dea punì la donna mutandone i capelli in serpenti d'oro e rendendo il suo viso mostruoso.

Dopo l'uccisione del mostro, Perseo consegnò la testa recisa ad Atena e la dea la fissò al centro della propria egida (o sul proprio scudo), trasformando il volto della Gorgone nel Gorgoneion, un potente amuleto apotropaico capace di pietrificare i nemici sul campo di battaglia.

L'accecamento di Tiresia

Un'antica tradizione beotica, tramandata dal mitografo Ferecide e celebrata da Callimaco nel quinto Inno (Per il bagno di Pallade), lega Atena all'accecamento del celebre indovino Tiresia.

Tiresia, ancora giovane, si trovava a cacciare sul monte Elicona quando per puro caso giunse presso la fonte Ippocrene, dove Atena si stava bagnando insieme alla ninfa Cariclo, la madre del ragazzo e prediletta della dea. Per aver violato involontariamente l'intimità della divinità e averla vista nuda, Tiresia venne privato della vista sul momento. Di fronte alle disperate suppliche di Cariclo, Atena provò compassione ma, non potendo annullare l'effetto del castigo divino, decise di compensare la perdita del giovane tagliandogli le orecchie. Questo rito gli permise di comprendere perfettamente il linguaggio degli uccelli divinatori, donandogli la prescienza e la facoltà di profetizzare il futuro. La dea gli fece inoltre dono di un bastone di corniolo per camminare senza incertezze e gli concesse una vita straordinariamente lunga, estesa per sette generazioni, conservando intatto il dono della profezia persino nel regno dei morti.

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