Costa Volpino (Cósta Ulpì o Còsta in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Ha una superficie territoriale con un'altimetria che varia dai 185 m s.l.m. sulle sponde del Lago d'Iseo ai 1.723 m s.l.m. del Monte Alto.
Geografia fisica Territorio
Situato al termine della Val Camonica, dove il fiume Oglio confluisce nel Lago d'Iseo, al confine tra le province di Brescia e Bergamo, dista circa 46 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico. Il territorio comunale si estende fino alla vetta del Monte Alto (1723 m s.l.m.).
In territorio comunale è interamente contenuto il torrente Supine, che confluisce nell'Oglio. Al confine con Lovere scorre il torrente Rescudio, mentre al confine con Rogno si trova la Val Gola con l'omonimo torrente..
Dal nome di questo luogo deriva quello della roccia qui estratta chiamata volpinite.
Origini del nome Il toponimo è composto dal termine Costa, che indica l'unione delle frazioni di Corti, Branico, Qualino, Flaccanico e Ceratello, le quali sorgono appunto sulla costa posta sopra Lovere, e da Volpino, la frazione omonima più a nord del paese, storico presidio militare strategico per il controllo dell'imbocco della Valcamonica, per molti secoli conteso fra Bergamo e Brescia.
Secondo il Lorenzi, invece, il nome Costa Volpino deriverebbe da castra Wulpinii, il quale potrebbe indicare un'antica zona fortificata.
Storia
Antichità Il territorio comunale di Costa Volpino fu interessato da primitivi insediamenti già in periodo neolitico da parte degli antichi Camuni. A testimonianza della presenza di questa popolazione sul territorio della Costa (le frazioni più a monte) sono state ritrovate a Flaccanico delle incisioni di coppelle...
Nel III secolo a.C. il territorio fu occupato dai Galli Cenomani che abitarono alcune località, tra cui l’attuale frazione Branico, come si evince dal toponimo stesso di chiara derivazione celtica. Negli anni Venti a Volpino e nel 1972 a Qualino furono ritrovate delle sepolture attribuite al periodo tardo celtico.
Epoca Romana Anche l’epoca romana lasciò segni della propria dominazione dopo il 16 a.C., anno in cui la Vallecamonica venne assoggettata dai generali Druso e Tiberio. In questo periodo il territorio era conosciuto anche per la presenza di attività estrattive di un particolare tipo di gesso chiamato appunto volpinite.
Alessandro Sina racconta che a Volpino, proprio nei luoghi adiacenti alla cava, nel 1927 furono ritrovate delle tombe del periodo romano. Nel 1970 sempre a Volpino, in località Aburno un abitante del luogo ritrovò una lapide del I-II secolo d.C. dedicata alla divinità romana Aburno. La lapide è attualmente conservata presso l'Accademia Tadini di Lovere..
Dominazione Longobarda Nel 568 d.C. il nord Italia passa sotto il dominio dei Longobardi. Fra i primi ducati longobardi c'è proprio quello di Brescia, al quale appartiene anche il territorio di Costa Volpino. A Volpino, in località Durno, si trova la Grotta dei Pagani: questa fu probabilmente usata dalle popolazioni locali per rifugiarsi durante le incursioni nemiche. La denominazione, infatti, è tipica di tutte quelle caverne che venivano usate per ripararsi, in quel periodo, durante il passaggio delle truppe longobarde..
Secondo i glottologi molti termini longobardi sono rimasti in uso nell'attuale dialetto bergamasco.
I Franchi
Nell'VIII secolo la Vallecamonica passa sotto il dominio dei Franchi e con essa anche Costa Volpino.
Il 16 luglio 774 Carlo Magno dona tutta la valle ai monaci dell'abbazia di Marmoutier, a Tours, i quali si stabiliscono presso il monastero di S.Salvatore a Capo di Ponte. Segno della loro amministrazione rimane, secondo Martino Campagnoni, la parrocchiale di Ceratello dedicata a San Giorgio, santo molto venerato dai monaci, e la denominazione della frazione di Corti, che deriverebbe dalla suddivisione amministrativa del territorio in Cortes..
Il Castello di Volpino Le prime attestazioni della presenza del castello di Volpino risalgono al 1105. Il 15 febbraio di quell'anno, infatti, Oprando Brusati, che era in guerra dall'anno precedente contro altri nobili per il Feudo di Vobarno, si reca nella corte di Volpino per chiedere il sostegno di Giovanni Brusati, il feudatario a cui era stato affidato il castello dal vescovo di Brescia. Sarà proprio con l'aiuto di Volpino che l'anno dopo Oprando Brusati vincerà la guerra.
Il castello di Volpino viene menzionato nel 1116 come il più fortificato della zona e viene ricordata la presenza di una torre centrale e di un mastio. L'anonimo autore delle "Gesta di Federico Imperatore" del 1160, definisce il castello "con l'alto muro", "sicurissime mura", "rocca", "munito castello", "conquistato con dura lotta" e con "attorno il vallo".
Vicino a Volpino sorgevano anche un castello a Qualino e uno a Ceratello, sempre possedimenti del vescovo di Brescia concessi in feudo al Brusati; Giarelli 2020..
La prima guerra per il Castello di Volpino Fin dall'inizio del XII secolo il castello, posto in posizione strategica all'ingresso della Vallecamonica, comincia ad essere oggetto delle mire espansionistiche di Bergamo, i cui possedimenti giungevano fino a Lovere. La città infatti è ghibellina, al contrario della guelfa Brescia, motivo per cui da sempre le due erano acerrime rivali. Giovanni Brusati, impoverito dalle continue spese per gli armamenti, chiede al comune di Brescia di acquistare i suoi possedimenti presso Volpino. Al rifiuto della città, mette in vendita il castello; Bergamo non si lascia sfuggire l'occasione di acquistare senza nessun conflitto un avamposto così strategico e nel 1126 alcune famiglie bergamasche divengono proprietarie del castello. Tuttavia il vescovo di Brescia, accortosi troppo tardi della grave perdita, si appella ad una legge del 1037 che vietava la vendita di feudi senza il permesso del proprietario, chiedendo così di dichiarare nullo l'acquisto. Interpellato il pontefice Alessandro IV con la richiesta di dirimere la questione, questo sancisce nel 1154 che i possedimenti del Brusati debbano essere divisi a metà tra le due città. Tuttavia Bergamo non si lascia persuadere a cedere Volpino nemmeno quando lo stesso imperatore Federico Barbarossa ribadisce la validità della legge impugnata dal vescovo di Brescia. Dopo essersi vista respingere un ambasciatore dalla città rivale, Brescia dichiara guerra. Il 10 marzo 1156 nella Battaglia di Palosco, nota come Battaglia delle Grumore, i bresciani hanno la meglio sui bergamaschi. Il 21 marzo 1156 viene firmato un accordo di pace e Volpino, Qualino e Ceratello tornano al vescovo di Brescia..
La seconda guerra per il Castello di Volpino Nel 1159 la contesa si riaccende. L'imperatore Federico Barbarossa, intenzionato a riportare sotto il dominio ghibellino l'avamposto nella bassa Vallecamonica, scrive a Brescia dichiarandosi disposto a farsi giudice nella disputa. Il papa si oppone nettamente a questa iniziativa inviando due missive all'imperatore. Tuttavia nel 1160 il Barbarossa, come riporta l'Odorici, "[...]conquistò Volpino, lasciando poi che lo pigliassero i Bergamaschi". La conquista di Volpino è narrata anche nelle "Gesta di Federico I in Italia". Nel 1164 l'imperatore concede l'autonomia politica alla Comunità Federale di Vallecamonica...
La terza guerra per il Castello di Volpino Pochi anni dopo la disputa si riapre nuovamente. Brescia continua a rivendicare il legittimo possesso del feudo, al quale Bergamo non intende minimamente rinunciare. I bresciani si alleano con Milano, mentre gli avversari stringono patti con Cremona, Pavia, Parma, Lodi e Tortona. Il 7 luglio presso Cividate al Piano ha luogo la sanguinosa Battaglia di Rudiano, rimasta alla memoria come Battaglia della Malamorte, nella quale Brescia ha la meglio. La contesa viene affidata dunque all'imperatore Enrico VI il quale, dopo aver sentito le parti, stabilisce che Volpino, Qualino e Ceratello devono tornare di proprietà bresciana. L'accordo definitivo viene raggiunto il 3 agosto 1198, quando si decide che i castelli di Ceratello e Qualino spettano a Brescia, mentre quello di Volpino deve essere distrutto, lasciando la porzione superiore del paese a Brescia e quella inferiore a Bergamo. Il castello viene distrutto tra il 1198 e il 1199.
La divisione finale del paese
Dopo la fine della guerra l'accordo sembra nuovamente vacillare. I bergamaschi infatti ritengono l'accordo quasi unicamente favorevole alla rivale e nei territori confinanti ci sono ancora piccoli scontri, possibile preludio di un altro conflitto. Brescia, dunque, decide di stabilire un nuovo accordo più solido e il 7 giugno 1219 i consoli delle due città, riuniti nella località Pizzo, al confine con Pisogne, sanciscono la definitiva divisione in Volpino Superiore, bresciana, e Volpino inferiore, di proprietà bergamasca..
Il castello dalla distruzione ad oggi
A lato del castello, posto sulla collina antistante il borgo del paese, viene costruita nel IX-X secolo la chiesa parrocchiale, dedicata a Santo Stefano. Successivamente, in conseguenza all'aumento demografico, nel 1712 iniziano i lavori della nuova parrocchiale la quale viene inaugurata il 26 dicembre 1756. Attorno alla vecchia parrocchiale viene ampliato il già preesistente cimitero ed essa ne diviene dunque la cappella. Questa viene demolita fra il 1838 e il 1840. Nel 1924 l'area viene interamente ceduta per l'estrazione della volpinite.
Le ultime testimonianze fotografiche della presenza di ruderi sulla collina di Volpino risalgono ad alcune fotografie del 1926, nelle quali si possono apprezzare i resti di un muro di cinta..
Nel Novecento la collina è progressivamente sparita per l'attività della cava ed oggi è totalmente scomparsa. La cava, oggi chiusa, è stata interessata nel 2016 da un progetto di realizzazione di una nuova strada che colleghi la parte bassa del paese con il borgo.. La strada è stata inaugurata nel settembre 2019.
I Visconti e i Malatesta
Dal 1337 il territorio di Costa Volpino passa sotto il dominio dei Visconti. In questo secolo il paese vede il passaggio di ben tre imperatori: tra il 1308 e il 1313 transita da Volpino, la località allora più importante della attuale Costa Volpino, Enrico VII di Lussemburgo; nel 1327 è la volta di Lodovico il Bavaro, diretto a Milano; infine Carlo IV fa il suo passaggio in questi territori nel 1355.
Dal 1403 Volpino e la Costa passano sotto il dominio dei guelfi Malatesta. Nel 1407 Pandolfo III Malatesta promuove Volpino fra le sue roccaforti più strategiche e unisce la Costa a Lovere. Queste due il 12 aprile 1413 chiedono di tornare sotto il dominio dei ghibellini Visconti, scatenando l'ira del Malatesta, che nel 1415 guida personalmente una spedizione punitiva che saccheggia e occupa la Costa e Lovere; in seguito divide le due comunità e affida la prima ai guelfi della Val Seriana, la seconda a quelli di Castro. Il 4 marzo 1421 Francesco Bussone, conte di Carmagnola, in nome dei Visconti scaccia il Malatesta e riconquista la Lombardia. Il 2 novembre 1422 il Carmagnola giunge a Volpino e gli concede la cittadinanza bresciana. Secondo quanto riportato da alcune fonti lo stesso Filippo Maria Visconti si reca di persona in quel periodo a Lovere e a Volpino.
La Repubblica Veneta