Muggiò (Mügiò in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Monza e della Brianza in Lombardia. Si fregia del titolo di città.
Storia Si ritiene che il nome originario della città possa derivare dall'aggettivo latino metulatus, da metula, a sua volta diminutivo della voce latina meta (con significato di "altura", "mucchio") ad indicare la conformazione ondulata. La variegata etimologia che la città ha assunto attraverso i secoli si conosce dalla lettura di antichi scritti. Il primo centro abitato a sorgere ove si trova oggi Muggiò è Ameglao; questo nome appare per la prima volta in una disposizione testamentaria di Ansperto, arcivescovo di Milano, datata Anno Domini 879, che cita tra i testimoni di un certo Rachinfredus de Ameglao. Da tale nome la città arrivò al nome attuale attraverso diverse modifiche. Nel 912 il centro aveva già assunto il nome di Meglao; nel Codice Diplomatico Monzese si riferisce di Guidobaldo e Gotifredi de Vico Meglao. Nel 1196 il nome era diventato Migloe (viene menzionato un tale Montino de Migloe). Tale nome viene confermato anche nei documenti relativi ad un censimento del 1398. Durante i secoli successivi, diversi documenti religiosi parlano del centro definendolo Migioe, Mugloe e nell'accezione latina di Muglovium. È della seconda metà del XIII secolo la prima comparsa del nome di Muggiò, per quanto questo toponimo riapparve solo in documenti del 1790 (e si parli di Mugiò, con una sola g). Solo dall'inizio del XIX secolo il nome si stabilizzò in Muggiò. La presenza di nomi prettamente germanici nei primi documenti storici rinvenuti fanno pensare che la sua costituzione sia avvenuta all'epoca delle invasioni barbariche ed in particolare di quella del popolo longobardo. In epoca feudale Muggiò seguì le sorti di Desio (sede della Pieve) passando dapprima sotto la dominazione dei Visconti (sino alla metà del Quattrocento) e poi venendo assegnata al dottore e fisico Gabriele Pirovano ed ai suoi eredi da Luigi XII re di Francia e Duca di Milano. Nel 1518 Muggiò fu ceduta ad Ottaviano Rho, che la perdette nel 1521 perché seguace dei francesi; passò quindi sotto Francesco II Sforza, successivamente a Galeazzo Ferreri, al Cavalier Vespasiano Roadino, a Giacomo Gallarati (10 settembre 1530) e, all'estinzione della linea, fu acquistato da Giorgio Manriquez (7 maggio 1550) sotto il ducato di Filippo II di Spagna. In epoche diverse, in assenza di sovrano, i marchesi Manriquez cedettero vari centri della Pieve a diverse famiglie, ma tennero Desio, Muggiò ed altri sette villaggi. Alla morte del Marchese Lodovico (24 gennaio 1791) il consigliere Conte Pietro Secco Commeno ereditò questo feudo, per concessione fatta antecedentemente (20 novembre 1779) dall'Imperatrice d'Austria Maria Teresa d'Asburgo, avendo egli sposato Laura Manriquez, figlia di Don Lodovico. La presa di possesso avvenne il 28 novembre 1795; con la venuta di Napoleone Bonaparte nel 1796 cadde ogni diritto feudale sul territorio. In quest'arco di tempo s'inseriscono nella storia di Muggiò personaggi di nobili famiglie locali e milanesi, quali gli Scorpioni Dè Rasini, i Casati, i Porro, gli Isimbardi, i Bolagnos, i D'Adda, i Taccona, gli Antona Traversi, i Greppi, i Como, i Nobili e i Santambrogio, che lasciarono varie testimonianze.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica dell'11 giugno 1975.Decreto registrato alla Corte dei Conti il 17.7.1975, reg. n. 5 p. 116, e trascritto nei registri dell'Ufficio araldico il 18.8.1975, reg. 1975, p. 32.
La ruota dentata d'oro al centro dello stemma vuole significare lo sviluppo industriale del comune nel corso del Novecento. I colori rosso bianco dello scudo sono quelli della città e provincia di Milano, alla quale, sino al 2009, Muggiò apparteneva. La corona dorata a cinque torri, simbolo del rango di Città, il ramo d'ulivo e di quercia sono gli ornamenti dello scudo.
Il gonfalone è costituito da un drappo partito di giallo e di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Cappella di San Rocco La Cappella di San Rocco si trova nel centro storico, sulla strada che porta a Monza (Via G. Mazzini). Nonostante oggi si trovi in pieno centro, l'edificio era una cappella campestre, dei Sancti Rochi Campestris. La costruzione fu iniziata nel 1524 ed intitolata al protettore degli appestati.L'architettura è semplice, la cappella è preceduta da un pronao con colonne in granito. All'interno, sopra l'altare di marmo, si trovava un crocifisso miracoloso, sul capo di Cristo ciocche di capelli naturali (ora collocato nel tiburio ottagonale della chiesa madre).Nel 2004 la chiesa è stata restaurata, per riportarla allo splendore di un tempo. Per la festività di San Rocco, il 16 agosto, dalla cappella parte una processione che si dirige verso la Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo Apostoli.
Croci stanziali della Peste Due colonne in pietra, sormontate da una croce in ferro, situate una all'incrocio tra le vie Guglielmo Marconi e Santa Croce alla Taccona di Muggiò, l'altra a nord del territorio comunale, sul confine con Desio a fianco di via Libertà, ricordano il luogo ove sono stati sepolti i morti di quella triste e famosa peste cosiddetta di San Carlo (1576), che decimò la popolazione di quel secolo.
Mausoleo Casati Stampa di Soncino
Il Mausoleo, collocato all'interno del cimitero urbano, ospita i sepolcri di molti componenti della nobile famiglia Casati, tra cui quelli di Teresa Casati (1787-1830), Federico Confalonieri (1785-1846), Gabrio Casati (1798-1873), Angelo Casati (1802-1846), Camillo Casati (1805-1869), Luigi Agostino Casati (1827-1881), Rinaldo Casati (1844-1898), Camillo Casati Stampa di Soncino (1877-1946), Alessandro Casati (1881-1955), Alfonso Casati (1918-1944), Camillo Casati Stampa di Soncino (1927-1970) e Anna Fallarino, Casati Stampa di Soncino (1929-1970), questi ultimi noti alla cronaca per il Delitto di via Puccini.
Dal 1º novembre 2008 il comune di Muggiò ha formalmente acquisito - dopo oltre dodici anni di trattative e d'iter burocratico - lo storico mausoleo funebre attraverso l'atto amministrativo della decadenza (previsto nel regolamento dei Servizi Cimiteriali) concordato tra il sindaco Fossati e il conte Donà dalle Rose consorte dell'ultima discendente; poi ratificato nel consiglio comunale del 13 novembre dello stesso anno.
Oratorio dei Santi Re Magi Collocato nell'ala orientale di Palazzo Taccona, degno di nota è il piccolo Oratorio dedicato a Santi Re Magi (6,20 × più per l'altare), Monumento Nazionale. Questa graziosa chiesina, fulcro storico-religioso della frazione di Muggiò, sostituisce la cappella campestre dedicata a Santa Margherita, eretta sempre per devozione da Don Baldassare Taccona e andata perduta alla fine del XVI secolo. Al suo interno sono custoditi due bassorilievi ovali raffiguranti i nobili proprietari del Palazzo e, una pregevole pala d'altare "l'Adorazione dei Magi"; nell'impianto iconografico della tela settecentesca compaiono alcune figure estranee allo storico evento, in primo piano una bimba, forse la figlioletta dei Conti, che offre dei doni alla Sacra Famiglia; in un angolo fa capolino il ritratto della contessa. Durante alcuni restauri, sotto il suo piano di calpestio, è stato rinvenuto un sepolcro coi resti di una dodicenne; corrispondenti probabilmente all'unigenita erede, prematuramente scomparsa, la cui morte ha decretato la fine del casato dei Taccona.
Palazzo Bolagnos, Andreani, Santambrogio La costruzione d'impostazione barocca, presenta all'interno un portico colonnato ed un vasto scalone d'onore con meraviglioso parapetto in arenaria; perduto purtroppo il giardino originale a disegno geometrico, rimasto tale per tutto il corso dell'Ottocento. Il lotto edificato, posto nel cuore dell'abitato, si affaccia sulla piazza dell'antica Parrocchiale (oggi scomparsa) intitolata ad Antonio Gramsci, già appartenuto ai conti Bolagnos, è successivamente passato agli Andreani, ai nobili Santambrogio e ancor oggi è di proprietà privata.
Palazzo Brusa, Mariani Attiguo a villa Isimbardi, Monumento Nazionale, il palazzo Brusa di Muggiò si realizza sul finire del XVIII secolo, inglobando una preesistente costruzione risalente probabilmente al 1400. Caratteristiche del complesso sono la vasta corte interna a pianta quadrata, un vano, al piano terra, con otto colonne isolate e volte a crociera ed altri spazi chiusi un tempo destinati a scuderie per i nobili Isimbardi.
Palazzo Porro, Carcano (poi Collegio Barnabitico) Antica residenza dei conti Porro, massimi proprietari terrieri di Muggiò nel Settecento, venduta nel 1756 all'Opera Bartolomeo Zucchi poi Congregazione della Compagnia di Gesù, per renderla un luogo di villeggiatura estiva ed autunnale riservata ad insegnanti e allievi dei monzesi Istituti Zucchi, Longoni e Santa Maria degli Angeli, nonché dei Superiori dell'Ordine Barnabita di Monza e Milano sino al 1886. Tra i suoi ospiti troviamo Carlo Porta (1775-1821) insigne poeta milanese. Sul finire dell'Ottocento la costruzione viene trasformata in opificio prima di essere ceduta alla Chiesa e Diocesi di Milano. Sullo storico giardino, negli anni 1895-1897, si erige la monumentale Chiesa Parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo.
Il corpo principale del fabbricato rivolto a sud verso il vasto giardino, composto da due ordini sovrapposti di loggiati a sette fornici viene così demolito per lasciar spazio a Piazza della Chiesa. Del complesso architettonico scompare anche la torretta quadrangolare utilizzata dai Padri Barnabiti come osservatorio astronomico.
Superstiti e ancora visibili le ali laterali che conferivano all'edificio una tipologia a ferro di cavallo, quella ad est, da anni sede della Mutua Volontaria – Centro Benessere (già utilizzata ad Asilo Infantile “Ing. Antonio Santambrogio”); quella ad ovest, adibita a “Canonica” o residenza del Clero (rimaneggiata negli anni sessanta del secolo scorso).
Tracce di elementi architettonici originari del primitivo palazzo seicentesco (quattro colonne in pietra) sono state rinvenute nel corpo del fabbricato durante i lavori di ristrutturazione effettuati sul finire Novecento e lasciate a vista.
Palazzo Taccona Posto in posizione strategica, tra la vie che collegano la frazione di Muggiò a Cinisello-Milano e a Monza (Torneamento), si tratta di una imponente residenza nobiliare della seconda metà del XVIII secolo. Come documentato dal Catasto Teresiano, sull'area attualmente occupata dall'attuale edificio era presente una villa di proprietà dei conti Taccona. Inizialmente la costruzione si presentava a tre piani, mentre l'ultimo piano sembrerebbe essere il risultato di un sopralzo effettuato verso la fine dell'Ottocento. L'edificio presenta una forma ad "U" e si ispira alle cosiddette ville di delizia tipiche della Lombardia del Settecento. La presenza di due pilastri in pietra lungo l'attuale asse viario prospiciente l'edificio, delimitanti la cancellata d'ingresso, sono significativi dello schema progettuale basato su un asse centrale prospettico che mette in comunicazione la strada con il giardino e i restanti spazi interni. Purtroppo, il successivo sviluppo caotico dell'attuale abitato non permette un'immediata lettura della struttura dell'edificio rispetto all'ambiente circostante. Nella struttura, in posizione centrale, un profondo portico, rivolto verso il cortile, dà accesso allo scalone d'onore che conduce al piano nobile. L'edificio conserva anche la cappella gentilizia dedicata ai Santi Magi. Coi lavori di ristrutturazione d'inizio secolo è andato purtroppo perduto il secolare giardino alberato a pianta quadrangolare posto sul retro del palazzo. Il palazzo è stato sottoposto alla procedura di vincolo nel 2002.
Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo