Lassedio di Roma fu una battaglia combattuta tra romani d'oriente (bizantini) e ostrogoti, nel corso della guerra gotica, iniziò nel marzo del 537 fino al marzo 538.

Sfondo

L'assedio di Roma fu una delle battaglie più importanti della prima fase della guerra gotica, ed è la parte che conosciamo meglio, grazie all'opera scritta dal consigliere giuridico di Belisario, Procopio. Questa battaglia sancisce la straordinaria bravura del generalissimo Belisario, che con poche truppe sconfiggerà gli ostrogoti, usando la superiore tecnologia dell'Impero bizantino, in confronto a quella degli ostrogoti che non avevano le capacità di combattere a disposizione dei bizantini. Belisario a Roma usò la sua tattica prediletta, che consisteva nella cosiddetta "guerra di logoramento", cioè nell'evitare il più possibile lo scontro in campo aperto con il nemico, ma nel continuare a infastidirlo con scaramucce eseguite quasi interamente da arcieri a cavallo. Una tecnica che in questo frangente si rivelò ottima, visto che gli ostrogoti avevano solo arcieri appiedati e non riuscivano ad addestrare truppe che sapessero montare a cavallo e scoccare frecce mentre galoppavano; quindi gli arcieri ostrogoti non potevano mai rispondere al saettamento nemico, perché erano assai più lenti di un arciere a cavallo, e i bizantini potevano con agio mirare ai soldati o ai cavalieri ostrogoti. Belisario per condurre tali campagne di logoramento aveva bisogno di trincerarsi in un luogo ben fortificato: Roma era adattissima per un tal genere di strategia, e gli ostrogoti erroneamente avevano lasciato che Belisario occupasse la città, consentendo di attuare al meglio i piani del generale bizantino.

Fu totalmente colpa degli ostrogoti, se il loro assedio fallì, vista la loro incapacità di condurlo, nonostante la loro superiorità numerica. Quest'ultima, tuttavia, veniva annullata dai catafratti bizantini quando scendevano in campo; il blocco navale fatto dagli ostrogoti e un tentativo di costruzione di una flotta furono poi vanificati del tutto dalla potentissima Marina bizantina, che affondò la piccola flotta ostrogota e riuscì a portare i viveri a Roma.

Belisario entra a Roma Mentre Vitige stringeva un'alleanza con i Franchi, cedendo loro in cambio la Gallia ad est del Rodano (la Provenza), Belisario partì da Napoli, affidando la difesa della città a trecento fanti capitanati da Erodiano.. Si diresse dunque in direzione di Cuma, l'unica altra città fortificata della Campania oltre a Napoli; gli abitanti di Cuma, essendo giunti a conoscenza della sorte di Napoli costretta a subire un saccheggio per aver resistito all'esercito di Belisario e temendo di dover condividere una sorte simile se avessero opposto anch'essi resistenza, si sottomisero spontaneamente permettendo al generale bizantino di entrare in città. Dopo aver rinforzato anche Cuma con una guarnigione adeguata, Belisario, conducendo l'esercito per la Via Latina lasciando a sinistra la Via Appia, avanzò verso Roma.

A Roma, nel frattempo, la guarnigione gotica, disperando di riuscire a tenere la situazione sotto controllo, evacuò la città ritirandosi a Ravenna. Mentre Belisario entrava a Roma per la Porta Asinaria, i Goti uscivano per la Porta Flaminia. Riconquistata Roma il 9 dicembre del 536, l'anno undicesimo di regno di Giustiniano I, Belisario inviò Leuderi, comandante della guarnigione gotica, presso Giustiniano con le chiavi della città e si impegnò fin da subito a riparare le mura, in cattivo stato a causa dell'incuria: costruì dei merli, vi aggiunse un secondo bastione per proteggere i difensori dai dardi degli assalitori e le circondò di un fosso largo e profondo. In vista del lungo assedio, fece trasportare dalle campagne circostanti e dalla Sicilia un'enorme quantità di grano.

Mentre era a Roma Belisario ricevette la resa spontanea del Sannio a ovest del fiume Garigliano; già in precedenza gli abitanti della Calabria e dell'Apulia si erano sottomessi spontaneamente a Belisario.. Belisario in breve tempo aveva conquistato tutta l'Italia che al di qua del Golfo Ionico si estendeva fino a Roma e al Sannio, mentre Costanziano aveva sottomesso la Dalmazia.

Belisario, venuto in possesso di tutte le adiacenze di Roma sino al fiume Tevere, le fortificò.. Inviò poi Costantino alla testa di diversi guerrieri in Tuscia con lo scopo di sottomettere la provincia; ordinò inoltre a Bessa di occupare Narni, situata sempre in Tuscia. Narni fu occupata da Bessa senza opporre resistenza, e Constantino ottenne nello stesso modo la sottomissione di Spoleto, Perugia e di altre città, venendo spontaneamente accolto dai Tusci entro le proprie mura; e presidiata Spoleto, si insediò con le sue truppe a Perugia. Vitige, informato di queste conquiste, spedì in Tuscia un'armata condotta da Unila e Pissa. Costanziano li sconfisse però in una battaglia, e, fatti prigionieri i due comandanti nemici, li spedì a Roma presso Belisario. Vitige, informato della sconfitta, non volle trattenersi ulteriormente a Ravenna, dove rimaneva in attesa di Marcia di ritorno con le truppe dalla Gallia. Inviò dunque Asinario e Uligisalo con un poderoso esercito nella Dalmazia con l'obiettivo di riconquistarla, e con l'ordine di marciare verso Salona non appena giungessero le truppe barbare originarie dalla Svevia. Li munì anche di una flotta per permettere di assediare Salona per terra e per mare. Dopo aver disposto così le cose, Vitige mosse alla volta di Roma, portando con sé, a dire di Procopio, non meno di armati, tra fanti e cavalieri, molti dei quali erano catafratti. La cifra di soldati sembra tuttavia esagerata, e studiosi moderni l'hanno ridotta a circa soldati.

Mentre Asinario reclutò truppe di barbari in Svevia, Uligisalo condusse la sua armata in Dalmazia venendo però sconfitto dagli Imperiali nella battaglia di Scardona e costretto a riparare nella città di Burno, dove rimase in attesa di Asinario. Nel frattempo Costanziano, informato dell'arrivo imminente di Asinario con consistenti truppe barbare, temendo per le sorti di Salona, chiamò a sé le truppe a presidio di tutte le fortezze della Dalmazia, e rinforzò le mura della città cingendole con un fosso. Ben presto Asinario e Uligisalo, unite le forze, giunsero ad assediare Salona per terra e per mare, con il supporto della flotta gotica. La flotta gotica fu però distrutta in una battaglia navale dalla superiore flotta bizantina, ma nonostante tutto i Goti continuarono l'assedio per qualche tempo, che fallì comunque.

Allorché Belisario venne a conoscenza dell'arrivo imminente dell'esercito di Vitige ad assediare Roma, fu consigliato da alcuni dei suoi ufficiali di richiamare Costantino e Bessa dalla Tuscia in modo da rinforzare l'esercito e poter difendere con maggior efficacia la Città Eterna; Belisario, tuttavia, era restio ad abbandonare le fortezze conquistate nella Tuscia, temendo che fossero conquistate dai Goti che potessero valersene contro gli Imperiali; Belisario, alla fine, ordinò ai due comandanti della Tuscia di tornare a Roma con il grosso delle loro truppe, non prima però di aver rinforzato con guarnigioni adeguate almeno le fortezze della Tuscia più importanti strategicamente, che Belisario non era affatto intenzionato a perdere.. Costantino, presidiate Perugia e Spoleto, tornò repentinamente a Roma, mentre Bessa fu meno pronto ad eseguire gli ordini e fu assalito in battaglia da un esercito gotico che tentava di riconquistare Narni: Bessa li sconfisse in battaglia ma, assalito da una nuova armata gotica più consistente, fu costretto a rinserrarsi dentro le mura della città. Rinforzata la guarnigione, Bessa lasciò Narni e tornò a Roma con il grosso delle sue truppe.

Nel frattempo Vitige, rinunciata all'espugnazione sia di Perugia che di Spoleto e Narni, ritenendole troppo ostiche da espugnare essendo ben fortificate e difese, marciò verso Roma. A quattordici stadi della città giunse ad un ponte fortificato da poco da Belisario al fine di rallentare la loro avanzata e permettere agli Imperiali di trasportare nell'Urbe una quantità maggiore di provviste. Le truppe della guarnigione posta a difesa del ponte, di fronte alla superiorità numerica dell'esercito nemico, fuggirono tuttavia senza nemmeno combattere, rifugiandosi in Campania invece che a Roma in quanto temevano la punizione di Belisario.

Mentre i Goti attraversarono il Tevere senza difficoltà a causa della fuga della guarnigione, Belisario con un esercito di mille cavalieri era uscito dalla città non pensando che i Goti avessero già attraversato il fiume; fu assalito all'improvviso dall'esercito gotico e combatté tra le prime fila per respingere gli attacchi nemici, venendo assistito dal cavallo bianco che cavalcava.. I Goti, ritenendo che uccidendo Belisario sarebbe stato più agevole avere la meglio sui Bizantini, tentarono di assalirlo con tutte le forze ma Belisario riuscì a respingere tutti i loro attacchi uccidendo molti guerrieri nemici. Dopo un'aspra battaglia gli Imperiali costrinsero alla fuga i Goti che, tuttavia, rinforzati da nuovi contingenti, tornarono alla controffensiva, costringendo l'esercito di Belisario a ripararsi su un colle. I Goti assalirono l'esercito di Belisario che però riuscì a fuggire e a raggiungere una porta di Roma, chiamata da allora Porta Belisaria, inseguiti dal nemico. I cittadini di Roma non volevano però aprire le porte ai soldati fuggitivi, temendo che così facendo potesse entrare anche l'esercito nemico, e anche se Belisario ordinava di farlo entrare, i suoi soldati dentro le mura non eseguirono i suoi ordini perché sul momento non lo riconobbero essendo il generalissimo coperto di polvere e sudore. Inoltre in città si era diffusa la voce falsa che Belisario fosse stato ucciso nella battaglia combattuta in quello stesso giorno. Mentre i Romani rifiutavano di aprire le porte a Belisario, non avendolo riconosciuto, giunsero in prossimità delle mura i Goti. Belisario, nella disperazione, decise che la battaglia era inevitabile e ordinò ai soldati superstiti al suo comando di assalire i Goti in una battaglia disperata. L'esercito di Belisario riuscì inaspettatamente a vincere l'esercito nemico spingendolo al ritiro. Le truppe a presidio di Roma, dopo la ritirata dei Goti dalle mura, accettarono finalmente di concedere alle truppe di Belisario di entrare in città.

Gli ostrogoti assediano Roma L'inizio dell'assedio

Nel febbraio del 537, trentamila ostrogoti si trovavano alle porte di Roma, pronti ad assediare la città, per fermare l'avanzata dei Bizantini capitanati dal generale Belisario, e prendere il possesso dell'ex capitale dell'impero.

Belisario si trovava svantaggiato, aveva solo cinquemila uomini, non sufficienti per la difesa della città, e le mura aureliane erano facilmente espugnabili dato il loro cattivo stato. Gli ostrogoti si posizionarono attorno alla città, costruendo sette accampamenti onde bloccare l'arrivo di rifornimenti e iniziarono i preparativi. Inoltre tagliarono i quattordici acquedotti della città per lasciare la popolazione senz'acqua.

Belisario, per fronteggiare la situazione, prese i seguenti provvedimenti:. per impedire ai Goti di penetrare nella città attraverso gli acquedotti (come aveva fatto Belisario stesso, tra l'altro, per espugnare Napoli pochi mesi prima), li fece ostruire con un solido muro. pose a custodia delle porte uomini fidati. In particolare Belisario decise di sorvegliare egli stesso la Salaria e la Pinciana, mentre affido a Costanziano la custodia della Flaminia. Una porta venne serrata con un cumulo di pietre per impedire a chicchessia di aprirla.