La commedia La Folle Journée, ou Le Mariage de Figaro (La folle giornata o Il matrimonio di Figaro) fu scritta da Beaumarchais fra il 1778 e il 1781, ma solo nel 1784 ottenne dal re Luigi XVI il permesso per la sua prima rappresentazione pubblicaDossier di Sophie Doudet in ... A Vienna una traduzione in tedesco del testo di Beaumarchais fu autorizzata dalla censura e pubblicata alla fine di gennaio del 1785, e la compagnia teatrale diretta da Emanuel Schikaneder e Hubert Kumpf ne programmò la messa in scena per il 3 febbraio 1785; ma la rappresentazione fu proibita all'ultimo momento dall'imperatore Giuseppe II.. La prima rappresentazione de Le nozze di Figaro, l'opera che Mozart e Da Ponte trassero dalla commedia di Beaumarchais, ebbe luogo a Vienna il 1º maggio 1786..
Il rapporto tra Il matrimonio di Figaro di Beaumarchais e Le nozze di Figaro di Mozart è stato interpretato variamente dagli studiosi. Diversi commentatori si soffermano sulla valenza politica del testo di Beaumarchais (l'antagonismo fra il conte di Almaviva e una coppia di suoi servitori - Figaro e Susanna - viene infatti spesso interpretato in termini di una rivendicazione a favore del Terzo Stato) e sul problema se Mozart e Da Ponte, nel loro adattamento, abbiano mantenuto oppure attenuato tale connotazione. Alcuni autori giungono tuttavia a negare qualsiasi intento di polemica politica o sociale nella commedia di Beaumarchais, nell'opera di Mozart o in entrambe. Altra questione dibattuta è la motivazione della censura del Matrimonio di Figaro da parte dell'imperatore d'Austria e la misura in cui tale proibizione abbia influito sulla composizione delle Nozze di Figaro.
La testimonianza di Da Ponte
Non esistono testimonianze dettagliate di come si sia svolta la collaborazione tra il librettista Lorenzo Da Ponte e Mozart per la scrittura di testo e musica delle Nozze di FigaroIntroduzione di Giuseppe Armani in .. Nelle sue Memorie, pubblicate in più volumi fra il 1823 e il 1830, Da Ponte afferma che fu Mozart a proporgli di trarre un'opera dalla commedia di Beaumarchais, la cui messa in scena era stata vietata dall'imperatore pochi giorni prima; una volta composta l'opera, Da Ponte convinse l'imperatore a concedere il permesso per la rappresentazione:
Nella sua nota introduttiva al libretto, Da Ponte scrive: «Il tempo prescritto dall'uso alle drammatiche rappresentazioni, un certo dato numero di personaggi comunemente praticato nelle medesime ed alcune altre prudenti viste e convenienze, dovute ai costumi, al loco e agli spettatori, furono le cagioni per cui non ho fatto una traduzione di questa eccellente commedia, ma una imitazione, piuttosto, e vogliamo dire un estratto». Per questo, continua Da Ponte, egli ridusse gli attori da sedici a undici, omise un intero atto e tolse «molte graziosissime scene e molti bei motti e saletti», al posto dei quali dovette «sostituire canzonette, arie, cori ed altri pensieri e parole di musica suscettibili»...
Nelle Memorie Da Ponte afferma che Le nozze di Figaro ottennero un buon successo di pubblico, nonostante varie «cabale». ordite contro di lui e contro l'opera dal poeta e librettista Giovanni Battista Casti (che Da Ponte raffigura come un suo accanito rivale) e dal sostenitore di Casti alla corte di Vienna, il sovrintendente teatrale conte Rosenberg..
Letteratura critica
Hermann Abert
Il musicologo tedesco Hermann Abert, nella sua monumentale biografia di Mozart, riassume la testimonianza di Da Ponte commentando: «Nel complesso il racconto risponde a verità, i particolari però risentono del suo gusto per il sensazionale».. Abert ritiene attendibile Da Ponte anche riguardo alla sua asserzione che l'idea di musicare le Nozze si deve a Mozart, «il che sarà senz'altro vero, perché Da Ponte non era davvero uomo da sminuire i propri meriti» Abert ritiene erronea l'asserzione di uno dei primi biografi di Mozart, il Nissen, il quale ha affermato che l'idea di musicare la commedia di Beaumarchais fosse da attribuire all'imperatore Giuseppe II. Abert richiama al riguardo la testimonianza di Michael Kelly, secondo cui «Mozart ricevette dall'imperatore l'incarico di scrivere un'opera, e scelse l'argomento del Figaro»; cfr. Non attendibili, secondo Abert, sono però le affermazioni di Da Ponte secondo cui Mozart compose l'opera in segreto e in sole sei settimane: cfr. .
Secondo Abert, Beaumarchais fece del suo Figaro «un rappresentante di quel terzo stato cui già allora in Francia appartenevano molti degli ingegni migliori», il «principale e infine vittorioso antagonista» del suo padrone (il conte d'Almaviva) e soprattutto a ciò la commedia dovette il proprio successo.. Questo aspetto «trovò allora un terreno particolarmente favorevole e in Beaumarchais un poeta che aveva sperimentato di persona i vantaggi e i danni di quel decrepito ordinamento sociale. Egli non si contenta infatti della retorica contrapposizione di città e campagna, ma rappresenta i contrasti quali veramente erano, con tagliente forza satirica. Così la sua commedia è divenuta per noi moderni effettivamente un preannuncio letterario della rivoluzione»., anche indipendentemente dalle intenzioni del suo autore. «Il terzo stato salutava in Figaro il suo eroe»..
Dopo aver ipotizzato una partecipazione attiva di Mozart alla scrittura del libretto., Abert osserva che da «lungo tempo si è voluto vedere nel fatto che Da Ponte ha rinunciato del tutto alla satira politica la principale delle differenze tra il libretto e la commedia»; per Abert la vera ragione di ciò va ricercata «nell'assoluto disinteresse di Mozart per la politica».. Secondo Abert, Mozart «prescinde dalla politica e dalla morale, non s'interessa alla storia della cultura o del costume, rinuncia al puro divertimento dell'intelletto e dello spirito; è tutto preso, invece[,] dalla gioia spontanea di ritrarre dei personaggi precisi intesi, al di là di ogni pathos moralistico ma anche di ogni casualità e contingenza, figure in cui si rispecchia un frammento dell'eterna ricchezza della vita umana vista alla luce d'un superiore umorismo ironico»..
Edward J. Dent Secondo il musicologo inglese Edward J. Dent, l'idea di Mozart di trarre un libretto d'opera dal Matrimonio di Figaro fu «in parte dovuta al successo ottenuto da Paisiello con il suo Barbiere di Siviglia, e probabilmente ancor più allo scandalo pubblico suscitato dalla seconda commedia di Beaumarchais, sia a Parigi sia a Vienna. Essa era stata rappresentata a Parigi nel 1784, tre anni dopo la miglior campagna pubblicitaria possibile: il divieto delle autorità. Il testo venne proibito anche a Vienna, come politicamente sovversivo, ma Mozart aveva senza dubbio previsto che sarebbe stato possibile metterlo in scena sotto forma di Opera italiana che, sino a quando il lavoro teatrale fosse rimasto al bando, avrebbe con certezza suscitato la massima curiosità»..
Continua Dent osservando che «Da Ponte e Mozart sono stati da un lato accusati di aver impoverito di tutto il suo sapore una delle migliori commedie francesi, e di aver ridotto una profezia rivoluzionaria a un intrigo meschino; dall'altro, li si è fatti oggetto di lode per aver eliminato dal testo originale ogni allusione politica, satirica o licenziosa per volgere tutto in decenza, grazie e bellezza». Secondo Dent, tuttavia, chi «si vuol dar pena di confrontare, pagina per pagina, il libretto di Da Ponte con il testo originale, è sorpreso di osservare la stretta corrispondenza tra i due».. Per Dent vi era bensì il pericolo che nel passaggio dalla commedia all'opera «il sapore dei nuovi dialoghi e [...] le nuove prospettive sociali, andassero del tutto perduti. Ma ciò che Da Ponte fu sovente costretto a sacrificare, Mozart, in una certa misura, restituì attraverso un altro mezzo. In ogni modo, una dozzina di traduzioni tedesche della commedia erano già state pubblicate nel 1785, cosicché il pubblico, ascoltando Mozart, poteva senza difficoltà supplire con la propria memoria ai passi che Da Ponte aveva ritenuto prudente omettere»..
Wolfgang Hildesheimer
Il biografo di Mozart Wolfgang Hildesheimer rileva che a scegliere il soggetto delle Nozze fu Mozart e non Da Ponte e commenta: «Già questo rivela un potenziale spirito di ribellione dato che la commedia di Beaumarchais era proibita a Vienna, e lo fu ancora per molto tempo. Mozart l'avrà presumibilmente letta in traduzione ed era ben consapevole del tema spinoso, il che non significa fosse sua intenzione scrivere un'opera rivoluzionaria»..
Massimo Mila
Il musicologo italiano Massimo Mila interpreta come segue la testimonianza di Da Ponte: «Dovendo ovviamente restringere il tessuto verbale della commedia [...] egli assicurò il sovrano che quest'opera di sfrondamento avrebbe fatto cadere le punte più audaci della polemica politica di Beaumarchais. E così fu. Oltre a serrare insieme il terzo e il quarto atto della commedia francese [...], Da Ponte lasciò cadere il celebre monologo dell'ultimo Atto in cui Figaro [...] rievoca le tappe della sua vita di popolano, costretto a farsi largo tra le ingiustizie sociali, i soprusi e i privilegi altrui. In luogo di questa tirata fortemente rivendicativa, Da Ponte assegnò a Figaro alcune strofe di convenzionale satira contro le donne». Mila si riferisce all'aria Aprite un po' quegli occhi, nella scena ottava del quarto atto, che Da Ponte inserì al posto del monologo di Figaro costituente la scena terza del quinto atto della commedia di Beaumarchais. Circa il significato politico del monologo di Figaro nel testo di Beaumarchais cfr. l'analisi di Sophie Doudet in .. Sempre secondo Mila, la «castrazione politica» o «attenuazione del contenuto politico della commedia» operata da Da Ponte avrebbe corrisposto «al poco gusto di Mozart per problemi di quella sorte».. Altre «trasformazioni avvenute nel passaggio dalla commedia all'opera sono l'accentuazione dei tratti comici, da opera buffa, nel gruppo dei personaggi minori (Don Bartolo, Marcellina, Don Basilio, Antonio il giardiniere) e il maggior rilievo attribuito alla Contessa»..
Jean-Victor Hocquard La monografia dedicata alle Nozze dal musicologo francese Jean-Victor Hocquard contiene un'analisi approfondita delle differenze fra l'opera e la commedia da cui è tratta. Anche per Hocquard, a parte i problemi tecnici da risolvere per adattare al teatro musicale un soggetto costruito per il teatro di prosa, per Mozart e Da Ponte «si trattava di far passare, nella capitale dell'impero, un'opera famosa in tutta Europa per il suo carattere sovversivo [...]. Perché l'adattamento a libretto d'opera superasse la censura, da Ponte [sic] doveva quindi edulcorare la sfrontatezza libertina degli intrighi e soprattutto estirpare il veleno della rivendicazione rivoluzionaria, doveva cioè eliminare quanto dava pepe all'opera di Beaumarchais». In tutto il libro il cognome del librettista Lorenzo Da Ponte è scritto «da Ponte».. Per Hocquard Da Ponte non «fece alcuna fatica a sfrondare le arguzie e le espressioni di carattere politico. Il passaggio più scabroso, il lungo monologo di Figaro [...] della scena 3 del quinto atto fu eliminato e sostituito da una breve diatriba, di poca efficacia e del resto banalissima, contro la perfidia del genere femminile. I dialoghi agrodolci tra Figaro e il Conte [...] pieni di saporose impertinenze e di battibetti sarcastici, sono soppressi». Da Ponte ha anche «eliminato la parte centrale del terzo atto» (il processo contro Figaro).; nell'opera «sparisce anche l'inquietante atmosfera di libertinaggio e di sensualità»..