Biografia
Giacomo Filippo Sacco, originario di Alessandria, nacque in una data non precisata, figlio di Luchino, dottore in medicina., appartenente a una famiglia di antica nobiltà, attestata in città sin dalle sue origini alla fine del XII secolo. La genealogia familiare includeva un fratello, Agostino Domenico, e una sorella, Monaca, la quale si unì in matrimonio con Nicola Dal Pozzo... Nonostante manchino dettagli sulla sua educazione, si sa che percorse la carriera giuridica, conseguendo una laurea in giurisprudenza.
Consiglio segreto Le cronache lo menzionano per la prima volta nel 1513, anno in cui Massimiliano Sforza lo incluse nel Consiglio Segreto - massimo organo politico, amministrativo e giudiziario del Ducato - composto da individui notevoli selezionati per meriti e capacità di gestione, provenienti dalle principali comunità del ducato, inclusa Alessandria.. Nel tessuto giuridico e politico della Milano del primo Cinquecento, Giacomo Filippo Sacco emerse come figura di rilievo durante il regno dell'ultimo duca di Milano degli Sforza, Francesco II, il quale salì al potere nel 1522. L'arco temporale descritto era segnato da una crisi profonda causata dall'alternarsi di dominazioni francesi e riconquiste sforzesche, che avevano gravemente destabilizzato lo Stato.. In tale contesto, con la ripresa del castello di Vigevano da parte di Francesco II, Sacco fu selezionato per unirsi al gruppo di fiducia del duca. Insieme a Domenico Sauli e Alessandro Bentivoglio, fu incaricato di rientrare a Milano per implementare misure volte a regolare i prezzi nella capitale, intervento essenziale per stabilizzare l'economia cittadina..
Ducalis senator Nel 1525, Giacomo Filippo Sacco, descritto come ducalis senator, contribuì finanziariamente alla comunità di Alessandria con un prestito di 90 scudi.. Il Senato di Milano, istituzione alla quale Giacomo Filippo fu chiamato a presiedere a partire dal 1530 in seguito a un decreto ducale., era un organo legislativo istituito da Luigi XI di Francia nel 1499, ispirato agli equivalenti d'oltralpe. Questo organo collegiale, al di sotto del monarca, incarnava l'autorità statale, detenendo ampie funzioni sia dirette sia indirette sulla gestione amministrativa dello Stato milanese. I senatori, caratterizzati da inamovibilità e poteri significativi, erano selezionati esclusivamente dai ranghi sociali più elevati e influenti.
Nel suo incarico, Giacomo Filippo Sacco assunse un ruolo cruciale nelle riforme legislative promosse da Francesco II, particolarmente evidente nella riforma della giustizia. La riforma comportò una revisione dei criteri di selezione dei membri del Senato di Milano, culminando nella creazione di un nuovo codice di leggi, le "Constitutiones dominii Mediolanensis". Le Novæ Constitutiones furono iniziate durante gli ultimi anni del dominio sforzesco e completate nei primi anni del governo imperiale di Carlo V. Il lavoro fu portato avanti da un insieme di eminenti giuristi lombardi, tra cui Francesco Lampugnani, Egidio Bossi e lo stesso Sacco.. Il corpus legislativo delineava specificatamente le responsabilità e le funzioni delle varie autorità giudiziarie, inclusi gli organi incaricati di mantenere la decoro e l'efficienza amministrativa della città.
Il codice era articolato in cinque libri: il primo trattava delle disposizioni relative agli ebrei, ai senatori e ad altri ufficiali pubblici; il secondo riguardava le tutele, le curatele, i pubblici notai e il processo civile; il terzo le materie di diritto civile; il quarto il diritto penale, il processo criminale, i privilegi fiscali, gli oneri, le acque e le strade pubbliche; il quinto era dedicato agli uffici amministrativi. Promulgato nel 1541, il codice entrò in vigore il 1° gennaio del 1542.
Il nome di Sacco rimase strettamente connesso a questa significativa opera legislativa, la cui implementazione fornì una struttura legale unificata per il dominio milanese, e stabiliva la prevalenza delle sue disposizioni sugli statuti locali, abolendo di fatto tutte le normative non incluse nel codice.
La statura giuridica e l'importanza del codice si riflettono anche nelle sue edizioni successive. La prima edizione stampata del 1541 è riconosciuta come l'edizione ufficiale. Tra le varie edizioni pubblicate, l'ultima includeva il "Libellus de origine iuris mediolanensis" di Francesco Grasso, un legista che aveva partecipato alla compilazione del codice. La penultima edizione, considerata la più accurata e completa, fu curata da Gabriele Verri nel 1747. Questa edizione riportava un «Prodromus de origine et progressu iuris mediolanensis»In italiano: "Prodromo sull'origine e il progresso del diritto milanese"., e fu arricchita con una collectanea, una raccolta di decisioni senatoriali che illustravano la legislazione in vigore.
La sua posizione di spicco nel gruppo dirigente milanese gli permise di avere rapporti diretti con Massimiliano Stampa, e di frequentare la sua residenza. Giacomo Filippo giocò un ruolo chiave nelle comunicazioni tra il duca e Massimiliano Stampa concernenti il rafforzamento delle fortificazioni di Como, la preparazione di doni diplomatici per gli inviati dell'Imperatore nel 1533, le riparazioni al castello di Vigevano nello stesso anno e l'organizzazione degli apparati per il funerale di Alessandro Bentivoglio..
Con la morte di Francesco II e la successiva cessione del ducato di Milano alla Spagna nel 1535, Giacomo Filippo Sacco, insieme a Francesco Taverna, gran cancelliere, e a Domenico Sauli, presidente del Magistrato delle entrate ordinarie, prestò giuramento di «debile ma però devota fidel servitù» all'imperatore.. Quest'ultimo espresse apprezzamento per la «diligenza» e il «maturo consiglio» di Sacco nel proemio delle Novæ Constitutiones, ratificate nel 1541.
Feudi Nel 1530, Giacomo Filippo Sacco ricevette da Francesco II i feudi alessandrini di Pietra Marazzi e di Pavone... Nello stesso anno, agì come procuratore del duca durante il giuramento di fedeltà di Alfonso III d'Avalos, marchese del Vasto, per i feudi di Castelnuovo, Castellazzo e Castelleone vicino a Cremona.. Inoltre, nel 1533 rappresentò il sovrano al giuramento di Marco Madea riguardante parti del castello e del feudo di Quattordio..
Rapporti con Alessandria
Il legame di Giacomo Filippo Sacco con il territorio alessandrino e il suo impatto sulla città rimangono in gran parte non documentati, nonostante la rilevanza strategica attribuita alla città dal duca, che già nel 1530 ne aveva anticipato la modernizzazione delle fortificazioni.. A tal fine, diversi ingegneri militari furono commissionati da Francesco II per visitare e valutare le difese di Alessandria. Tra questi figurano Michele Sanmicheli., Lorenzo Leonbruno. e Giacomo Seghizzi., tutti attivi nel 1530 e nel 1532. Inoltre, Giacomo Filippo menzionò nelle sue corrispondenze del 1530 un «ingegnere del Duca di Ferrara», esprimendo preoccupazione per le vulnerabilità delle strutture difensive della città.
La limitata documentazione conservata negli archivi storici del comune di Alessandria per il primo quarto del XVI secolo rende difficile delineare con precisione il ruolo svolto da Giacomo Filippo Sacco nelle dinamiche tra il centro amministrativo e le aree periferiche. Nonostante la mancanza di dettagli, è evidente che Sacco avesse un ruolo significativo come collegamento diretto tra la comunità di Alessandria e il duca. La sua posizione influente era sostenuta dalla fiducia e dalla stima che il sovrano riponeva in lui, elementi che presumibilmente gli permettevano di agire oltre le funzioni tradizionali delle magistrature, come quella dell'oratore, mantenendo i contatti con la capitale. Singolare un episodio del 1533 in cui l'ambasciatore della Repubblica di Venezia a Milano, Giovanni Basadonna, fornì una descrizione critica di Francesco Sforza, osservando: «le opinioni sue sono strane, non ostante il suo ottimo discorso; e forse questo avviene per aderire troppo al presidente, il quale di stato sa poco». Il commento sottolinea implicitamente l'influenza significativa che Giacomo Filippo Sacco esercitava nelle materie giuridico-legali, e anche nelle decisioni politiche del ducato, mettendo in luce la sua capacità di impattare sulle scelte di governo ben oltre il suo ruolo formale..
La documentazione storica rivela un episodio particolare avvenuto durante l'insediamento di Paolo da Lonate ad Alessandria, nominato nel 1535 da Francesco II come governatore della città e dei territori ducali oltre Po. In tale contesto, Giacomo Filippo Sacco ebbe modo di esprimersi in una lettera indirizzata al consiglio degli anziani, dimostrando così il suo ruolo attivo e influente nella mediazione tra il centro di potere ducale e le autorità locali. Questa corrispondenza offre uno spaccato del suo impegno nella gestione delle dinamiche politiche e amministrative: «Mi è parso conveniente cum questa mia darli adviso che forse dominica proxima o vero lunedì sera il Signor Paulo da Lonate deputato per la Excellentia del Signor duca a quello governo del qual spero che [le] Vostre Signorie ne resteranno ben satisfatti insieme cum tuta la città Vostre Signorie potrano prevederli di alogiamento qual ragionando cum sua Excellentia si è concluso non poter esser melio che in casa del Signor refferendario al qual vostra signoria potranno poij provider del tuto secondo sarà conveniente, la determinazione si è fata questa sciera perho più presto non ho potuto advisarli, so non bisogna ricordarli lo andarli incontra et receverlo honoratamente [...] Mediolani die 16 septembre 1535Di vostri Signori concitadino et como fiolo Jacobo filippo Saccho.» .
Il messaggio, inviato da Giacomo Filippo Sacco in data antecedente all'ordine ducale del 18 settembre., dimostra la sua preoccupazione affinché la comunità di Alessandria non fosse impreparata di fronte a situazioni che avrebbero richiesto rapidi interventi. Questa comunicazione evidenzia un profondo legame con la sua città natale, testimoniato anche dal suo sostegno economico attraverso numerosi prestiti di denaro. In riconoscimento del suo impegno e del legame con la città, la comunità gli dedicò il "Codex statutorum magnifice communitatis atque diœcæsis Alexandrinæ", codice che compilava le leggi regolanti la vita cittadina fin dal medioevo, pubblicato nel 1547.
Testamenti e patronati
Giacomo Filippo scelse di essere sepolto ad Alessandria, presso la cattedrale di san Pietro, dove progettò la realizzazione di un nuovo mausoleo funerario. La cattedrale di Alessandria era sede di una cappella deidcata a san Perpetuo, già sotto il patronato della famiglia Sacco con Galeotto. Galeotto Sacco, canonico della cattedrale di Alessandria, nel suo testamento del 1440, stabilì il giuspatronato della cappella di san Perpetuo all'interno del duomo, cappella che prese il nome dal santo stesso. Galeotto decise che il suo luogo di sepoltura fosse il «monumento novo per ipsum in ipsa capella constructo», una nuova costruzione all'interno della cappella. Inoltre, provvide alla cappella un sostegno economico attraverso il reddito proveniente dalla vendita di una proprietà immobiliare che possedeva in città.. Questo atto fu formalizzato nel 1448 con la fondazione della cappellania omonima, confermando l'importante legame della famiglia Sacco con la cattedraleACCAl, sez. II, fald. 7, fasc, 35..