Il cinese degli Han orientali (Eastern Han Chinese o EHC), noto anche come cinese degli Han posteriori (Later Han Chinese, LHan o LHC, in cinese 晚期上古汉语), è una varietà di cinese parlata durante il regno degli Han orientali. La lingua è attestata, ma la fonologia è interamente ricostruita. La lingua viene indicata come una fase di intermezzo e di passaggio tra il cinese antico imperiale (parlato durante la prima dinastia Han) e il primo cinese medio, se si esclude un intervallo di 200 anni in cui si parla il cinese della dinastia Jin.
A seconda dei punti di vista, il cinese degli Han orientali viene classificato come "tardo cinese antico" o come una varietà a sé.
Contesto storico culturale e linguistico La dinastia Han orientale Il cinese degli Han orientali si colloca durante l'esistenza della dinastia degli Han orientali, quindi dal 25 d.C. al 220 d.C.
Nel 9 d.C., il trono imperiale appartenente all'imperatore Ruzi Ying degli Han (la seconda dinastia imperiale dopo l'effimera dinastia Qin) venne infatti usurpato dal reggente dell'imperatore, Wang Mang. Quest'ultimo istituì l'altrettanto effimera dinastia Xin, durata dal 9 al 23 d.C. Wang Mang, dopo pochi anni di regno, venne ucciso a causa delle sue politiche rivoluzionarie ma malaccorte durante la rivolta dei sopraccigli rossi. Dopo due anni di guerriglia civile tra i discendenti degli imperatori Han e i sopraccigli rossi, nel 25 l'imperatore Guangwu riuscì a ristabilire la dinastia Han e a fare giustiziare i capi dei sopraccigli rossi. La nuova capitale della dinastia degli Han orientali fu spostata da Chang'an (oggi Xi'an) a Luoyang (洛阳), nello Henan, nel punto di convergenza tra il fiume Luo e il fiume Giallo. Durante le rivolte contro Wang Mang, le regioni occupate di Corea e Vietnam riuscirono a ribellarsi, ma vennero presto riconquistate dagli Han orientali. Gli Han avevano il controllo di tutto il territorio dell'impero, eccetto nelle zone di confine che erano oggetto di attacchi da parte delle tribù Xiongnu non alleate degli Han, ma erano indeboliti rispetto al primo periodo della dinastia e gli imperatori erano spesso vittime di intrighi di palazzo da parte degli eunuchi.
Nel 184, la rivolta dei turbanti gialli di Zhang Jue viene sedata ma contribuisce a indebolire ulteriormente gli Han orientali. La prima rivolta contro il potere eccessivo degli eunuchi a corte da parte dei fratelli Yuan Shao e Yuan Shu fallì: anche se riuscirono a uccidere 2000 eunuchi a seguito di una rappresaglia, l'imperatore nel mentre fuggito riuscì a tornare nella capitale e il generale Dong Zuo mise in fuga Yuan Shao per poi instaurare sul trono l'ultimo imperatore Han, Xian.
Successivamente, il generale Dong Zuo venne avvelenato dal figliastro per una congiura: l'imperatore Xian fuggì, spostò la capitale e si mise sotto la protezione del governatore della storica provincia di Yan, il generale Cao Cao. Nella storica battaglia di Guandu (nei paraggi del fiume Giallo) del 200, Cao Cao sconfisse Yuan Shao, nonostante quest'ultimo fosse in superiorità numerica. A seguito della battaglia, Cao Cao decise di fondare un proprio regno, Cao Wei, affiancato a due regni rivali: Shu Han e Wu orientale. L'imperatore Xian era ormai un pupazzo nelle mani di Cao Cao siccome si limitava a eseguire ogni suo ordine contro minaccia; Cao Cao si spinse anche a fare uccidere la moglie dell'imperatore e i due figli, potenziali eredi al trono.
Era ufficiosamente finita la dinastia Han ed era iniziato un nuovo periodo di scontri e divisioni nella storia della Cina antica, detto "periodo dei Tre Regni" che avrebbe visto anche una prima invasione da parte dei mongoli della Cina (dinastia Jin).
La dinasta Han finisce ufficialmente nel dicembre 220: poco dopo la morte di Cao Cao, il figlio Cao Pi, neo-sovrano di Cao Wei, forzò l'imperatore Xian a presentare formalmente le proprie dimissioni da imperatore, anche per timore che potesse reclamare in qualche modo il trono di Cao Wei o una qualche posizione di potere, e gli conferì un semplice titolo di duca che Xian conservò fino alla morte nel 234. Siccome nessuno si autoproclamò imperatore e non erano rimasti eredi al trono degli Han, con le dimissioni forzate di Xian anche la prima fase imperiale della Storia cinese si chiuse.
Tale periodo termina solo con la riunificazione della Cina sotto a un potere imperiale centrale da parte della dinastia Sui, seguita dalla dinastia Tang e Song.
Contesto linguistico-culturale Durante il periodo degli Han orientali, il buddismo è entrato nell'impero cinese grazie alle traduzioni dei primi testi in lingue indiche, solitamente il sanscrito classico o il practico. Il primo monaco che ha compiuto traduzioni di sutra buddisti in cinese è stato An Shigao, insieme al discepolo An Xuan e al collega di An Xuan, Yan Fudiao. Svariate opere tradotte da questo trio di traduttori sono sopravvissute. Nelle loro opere, si notano le prime parole indiche adottate come calchi fonici in cinese sfruttando i sinogrammi e la pronuncia del tempo. La religione di Stato ufficiale era comunque il confucianesimo, in base a quanto istituito dagli imperatori Han.
In questo periodo, si contano molte opere di glossatura di testi antichi, per esempio per interpretare passaggi oscuri o per chiarire la pronuncia di sinogrammi rari. In particolare, al tempo erano attive due scuole di pensiero in lotta tra loro: la Nuova Scuola e la Vecchia Scuola. La Nuova Scuola studiava e insegnava i testi confuciani senza ammettere nessuna modifica al testo e nessuna ipotesi sull'interpretazione dei testi. Di contro, gli studiosi della Vecchia Scuola effettuavano studi filologici per emendare i testi confuciani da presunte incrostazioni e stratificazioni dovute ai secoli di trasmissione, che hanno provocato alterazioni accidentali o volute; inoltre, in ambito esegetico, ammettevano la possibilità di interpretare un passaggio e di discutere più interpretazioni contrastanti; infine, nell'ambito di sinogrammi poco chiari a livello di significato, uso in contesto e pronuncia, si premuravano di illustrare il significato, uso e pronuncia in dei commentari ai testi classici riempiti di glosse. La Vecchia Scuola, a causa della debolezza della dinastia Han orientale verso la sua fine e degli sforzi dirottati a reprimere i disordini continui, ebbe uno scarso seguito presso l'Imperatore.
Intorno al 110 d.C., si colloca lo Shuowen Jiezi di Xu Shen, il primo dizionario cinese che riporta un sistema di classificazione dei sinogrammi in radicali (poi soppiantati dai radicali Kangxi) e un sistema di indicazione della pronuncia detto pian1pang2, usato anche nel Qieyun e nella sua espansione, il Guangyun. Si assiste anche alla continua proliferazione di sinogrammi per meglio servire la macchina burocratica imperiale; tali sinogrammi venivano solitamente coniati tramite il modello pianpang, per cui un radicale indicava la sfera semantica del carattere, mentre una chiave di lettura indicava solitamente la pronuncia. Fino alla dinastia Qin, i sinogrammi attestati sono almeno 5000.
Durante la dinastia Han, in generale sono prodotti i primi testi su carta, che si è dunque affiancata agli oggetti in bronzo, ai drappi di seta, alla pietra e ai libri fatti di listelli di bambù rilegati e arrotolabili. La carta veniva prodotta facendo bollire le canne di bambù in un calderone: le canne venivano poi private della pelle, che veniva disintegrata con sassi e pestelli. Infine, si mescolava con della resina che fungeva da collante naturale mista ad acqua e, tramite un setaccio, si otteneva un foglio. Il foglio umido veniva poi pressato e lasciato ad asciugare. L'inchiostro per scrivere su carta era ottenuto mescolando la fuliggine con della resina sciolta in un pentolino sul fuoco. L'inchiostro, ridotto a un impasto denso, veniva poi pressato in uno stampino, lasciato seccare e trasformato dunque in un mattoncino. Il mattoncino di inchiostro si scioglieva con l'acqua e sfregandolo su una pietra piatta ma piena di piccole irregolarità, detta "pietra per inchiostro". Per scrivere, si usava un rudimentale pennino, cioè un bastoncino di legno appuntito. La grafia venne migliorata con l'applicazione di un cappuccio in cuoio al pennino. Solo più avanti venne inventato il pennello con i peli. L'arte calligrafica cinese conobbe la sua prima ascesa grazie all'invenzione del pennello e carta e all'acquisizione di importanza sempre maggiore della scrittura.
A livello linguistico, durante la dinastia Han orientale si parla una varietà storica di cinese a metà tra il cinese antico imperiale e il primo cinese medio, che consiste in un cinese ancora atonale e con i cluster a inizio sillaba e svariati suoni ereditati dal cinese antico che però mostra i primissimi segnali di evoluzione: durante la dinastia Han, si iniziano a coniare i vocaboli bisillabici, che nel cinese antico sono pressoché inesistenti. Inoltre, la grammatica delle opere letterarie si riempie maggiormente di particelle rispetto al cinese risalente alle prime attestazioni e fino almeno al periodo Qin. In altre parole, nasce il cinese classico (wenyan), contrapposto al cinese pre-classico (guwen), che ha una grammatica ben diversa siccome è più snella e appartiene a un periodo linguistico e letterario molto più arcaico.
Dalla lettura e studio di un'opera del periodo degli Han orientali, il Fangyan, emerge come il cinese degli Han orientali, alla pari del cinese antico, non fosse una lingua unita, ma un insieme di dialetti e varietà. Lo Shuowen Jiezi di Xu Shen mostra indirettamente una suddivisione simile. I gruppi dialettali del tempo sono 6:
dialetti centrali dialetti settentrionali dialetti meridionali dialetti occidentali dialetti orientali dialetti sudorientali Il cinese degli Han orientali, la cui fine coincide con la data simbolica del 220, è seguito dal cinese della dinastia Jin, una varietà a sua volta intermedia parlata nell'arco di circa 200 anni e precedente il primo cinese medio (420-907). Siccome non esistono ancora ricostruzioni del cinese della dinastia Jin, non si sa se questa varietà di cinese era più simile al cinese degli Han orientali o era già proiettata verso il primo cinese medio (e.g., perdita dei cluster e tonogenesi).
Fonti per la ricostruzione La prima fonte che permette di ricostruire specificatamente la fonetica del cinese degli Han orientali è una ricostruzione completa del primo cinese medio, centrata su un celebre rimario detto Qieyun (scritto da Lu Fayan), sulla sua espansione, detta Guangyun, e su svariate glosse nel Jingdian Shiwen (经典释文) scritto da Lu Deming (陸德明), un testo che commenta i classici della letteratura cinese. Il primo cinese medio è la varietà di cinese parlata successivamente al cinese degli Han orientali, se si ignora il cinese della dinastia Jin, di cui non sono disponibili ricostruzioni al momento. Il primo cinese medio è stato ricostruito attraverso lo studio delle attestazioni antiche dei dialetti cinesi conservativi come i minnan, il cantonese (soprattutto per le consonanti finali) e lo shanghainese (per le consonanti iniziali). A questi dati, si affiancano i prestiti cinesi nelle lingue limitrofe risalenti al primo cinese medio: le lingue in questione sono il giapponese, il coreano e il vietnamita. La pronuncia dei prestiti era indicata per la prima volta con alfabeti: il sillabario kana nel giapponese (usato come furigana accanto ai kanji), l'hangeul nel coreano (promulgato dall'imperatore Sejong il Grande della dinastia Joseon nell'ottobre 1443) e l'alfabeto portoghese riadattato nel vietnamita. Un'importante ricostruzione del primo cinese medio basata sul Guangyun è quella di William Baxter (2011).