Lascaris ereditava i titoli nobiliari di marchese della Rocchetta e conte di Castellar. Agostino - o Giovanni Agostino Giuseppe - fu membro del Collegio elettorale del Dipartimento del Po e consigliere comunale di Torino durante il periodo del dominio francese; ufficiale della Legion d'onore, fu nominato conte dell'Impero francese con decreto del 3 dicembre 1809 e lettere patenti del 26 aprile 1810.I titoli nobiliari e il blasone napoleonico del Lascaris sono descritti in Bascapé, Del Piazzo, p. 869: "Stemma: inquartato, al 1° dei conti membri del collegio elettorale (d'azzurro al ramo di quercia d'oro, posto in banda); al 2° d'oro a due zampe d'aquila, di nero addossate; al 3° di rosso al capo d'oro (Ventimiglia), al 4° troncato; sopra d'oro, al decusse dentato di rosso, accompagnante a destra e a sinistra di tre fasce di porpora e sul tutto uno scudetto di porpora carico di tre plinti d'argento, colla bordatura dello stesso; sotto di porpora allo scaglione scanalato accompagnato da tre stelle, il tutto d'argento." Lascaris fu sindaco di Torino nel 1818 e di Pianezza nel 1826.Calendario generale, p. 454

Biografia

Discendente dall'antica famiglia Lascaris di Ventimiglia, Agostino nacque da Giuseppe Lascaris di Ventimiglia e da Agnese Teresa Maria Tondut Peyre, dei conti di Ganzo e Costa d'Oneglia. Agostino nel 1803 sposò l'ultima discendente del ramo primogenitale dei marchesi Carron di San Tommaso, Cristina Giuseppa Marianna - detta Giuseppina - e divenne proprietario del palazzo che porta il nome di Palazzo Lascaris, a Torino. Giuseppina Carron, fu figlia di Giuseppe Bonaventura Carron di San Tommaso di Briançon- marchese di Sommariva Perno, conte di Avigliana, Primo scudiere e Gentiluomo di Camera di S.A.R. il Principe di Piemonte - e della moglie Maria Lesbia Cristina Doria, dei marchesi di Cirié e del Maro, conti di Prelà e di Dusino, signori di Testico, Cesio e ValdichiesaComune di Buttiglera Alta, Archivio storico, Famiglia Carron, pp. 15, 18, in

La carriera militare Lascaris a quindici anni entrava alla corte reale di Torino come paggio e il 3 luglio 1793 era nominato Scudiere reale in seconda e Gentiluomo di bocca. In pari data riceveva i galloni di capitano di fanteria e l'anno successivo aggregato allo Stato maggiore sabaudo, in qualità di aiutante di campo del re Vittorio Amedeo III di Savoia.Michaud, p. 38. Subentrato il regime napoleonico, dopo l'Armistizio di Cherasco, Lascaris transitava, con il medesimo grado, nell'armata francese, servendo con distinzione e grandi prove di valore nelle campagne militari del 1796-1799 - inquadrato con i reparti piemontesi nella divisione del generale Paul-Louis Gaultier de Kerveguen - incaricato, come geniere, di ristrutturare le fortificazioni di Firenze, Siena e Pontremoli e di compiere numerose azioni di ricognizione. Lascaris, nel 1800, dopo la battaglia di Marengo, si spogliò della divisa.Angius, pp. 293-296.

Nel 1810 passato a Parigi - dove la sposa sin dal 1807 era stata nominata Dama del Palazzo dell'imperatrice Giuseppina di Beauharnais, poi di Maria Luisa d'Asburgo-LorenaMaze-Sencier, p. 16. - il marchese - inizialmente inviato come rappresentante del comune di Torino presso la corte imperiale - prese a dedicarsi alle scienze, le arti e specialmente l'agricoltura. Nel 1814 il re di Sardegna, tornato in Torino, richiamò tutti gli antichi ufficiali, e così Lascaris si trovò riaggregato all'esercito savoiardo, per lungo tempo con il grado di capitano - nonostante l'anzianità di servizio - probabilmente per le sue simpatie napoleoniche. Nel 1815, Lascaris accompagna la consorte - per motivi di salute - in Toscana, a Pisa, dove Lascaris si ferma sino almeno al marzo 1816, nonostante nell'ottobre precedente fosse stato inviato dal governo sabaudo a compiere operazioni di ricognizione militare in Provenza, oltre il fiume Varo. Soltanto agli 11 settembre del 1816 Lascaris - che aveva presentato rimostranze ai suoi superiori per i mancati avanzamenti di carriera - risulta promosso al grado di maggiore. Il 21 gennaio 1832 Lascaris fu promosso maggior generale e con tale grado fu posto a riposo, ma ancora nel 1833 continuava a dare il proprio contributo di competenze militari e strategiche - in qualità di vicepresidente dell'Accademia delle Scienze di Torino - con l'apprezzatissimo saggio Essai sur quelques améliorations dans l'art de la guerre, e nel 1838 gli veniva riconosciuto il grado onorifico di luogotenente generale.Angius, p. 296; Memorie, p. XX.

Tuttavia, sino almeno al 1816, secondo Il Memoriale di Sant'Elena, Napoleone Bonaparte, imperatore in esilio, poneva i coniugi Lascaris fra i più cari ricordi e fra i più fedeli alla sua persona: L'Empereur dit qu'il renouvela à Turin, la galanterie gracieuse de Troyes, dans la personne de Mme de Lascaris, et dans les deux endroits, du reste, il croit avoir eu à se louer de sa libéralité, et en avoir recueilli le fruit. Les deux familles se sont montrées attachées et reconnaissantes.de Las Cases, p. 133. Il nipote dei Lascaris, Felice Carron di San Tommaso era stato battezzato nel 1810 in Firenze con madrina Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella dell'imperatore, Gran Duchessa di Toscana e Principessa di Lucca e Piombino:

Gli interessi scientifici e l'attività politico-amministrativa Nel 1809, Lascaris fu ammesso alla Società reale d'agricoltura che fu parimenti da lui presieduta negli anni 1819-1835. Nel 1818 è sindaco di Torino - dopo lunga esperienza come decurione cittadino - e nel 1820 fu inoltre aggregato all'Accademia delle Scienze, della quale fu vice-presidente dal 27 giugno 1830 e poi presidente. Il 19 ottobre 1831 Agostino fu nominato Grande di Corte da Carlo Alberto di Savoia e Consigliere di Stato, ed ebbe parte fondamentale nella compilazione del Codice civile sabaudo del 1837.Cibrario, p. 68. Altro importante ufficio espletato dallo statista piemontese fu quello di membro del Consiglio generale del debito pubblico, con nomina regia del 10 febbraio 1820,Raccolta degli editti, p. 19. 16 agosto 1831 e successiva conferma del 27 gennaio 1838. Il 31 dicembre 1823 fu nominato - dal Consiglio generale del Comune di Torino - Mastro di Ragione del comune torinese (capo della Ragioneria)Gazzetta piemontese, 3 gennaio 1824, n. 1, p. 3.

Per le sue competenze scientifiche, Lascaris fu aggregato ad altri corpi accademici: il 30 giugno 1814 all'Accademia Valdarnese, il 10 giugno 1824 alla Société linnéenne di Parigi, il 20 giugno 1824 alla Società di Agricoltura, Istoria naturale e Arti utili di Parigi, il 22 luglio 1826 alla Società economica di Chiavari, e nel 1833 all'Accademia della valle Tiberina toscana di scienze, lettere e arti.Angius, pp. 297-298. Lascaris fu inoltre eletto membro onorario dell'Accademia Albertina e membro della Nobile società per la direzione de' teatri di Torino.Calendario generale, p. 569.

Nel 1825, divenne il primo presidente della neonata Camera di Agricoltura e Commercio (l'attuale Camera di Commercio di Torino), dopo essere stato Direttore della Reale Società agraria e, nel corso degli anni, pubblicò una trentina di contributi scientifici di prevalente argomento botanico, agronomico e industriale.Cibrario, p. 70. Nel 1829 e 1832, Lascaris, organizza e finanzia personalmente le prime Esposizioni dell'industria, arti e mestieri di Torino, ospitate con circa cinquecento aziende nel Castello Valentino. Le Esposizioni sono il segno tangibile di un lento ma progressivo cammino verso una società non più agricola, ma industriale.Giudicio della Regia Camera di Agricoltura e commercio di Torino sui Prodotti dell'Industria de' Regi Stati ammessi alla Pubblica Triennale Esposizione dell'anno 1829 nelle sale del R.Castello del Valentino, Torino: Chirio e Mina, 1829; Catalogo dei prodotti dell'industria de' Regi Stati ammessi alla seconda triennale pubblica esposizione dell'anno 1832, nelle sale del R. Castello del Valentino, Torino: Chirio e Mina, 1832.

Nel 1828 Lascaris patrocinò l'apertura di un banco pubblico di prestito e sconto per favorire l'economia, ma ricevette parere negativo dalla Camera di commercio di Genova. Migliore sorte ottenne la proposta del 1834 di aprire un banco di prestito pubblico a vantaggio dello sviluppo agricolo e industriale. A tale scopo il re nel 1835 dava il consenso alla Cassa di riserva dello Stato di destinare la somma di sei milioni di lire per prestiti al quattro per cento sui depositi delle aziende industriali della seta.Prato, p. 165.

Nel 1798 acquistò i resti del castello di Pianezza e l'annessa tenuta, che era appartenuta tra l'altro ai Savoia, ai Provana e infine al governo francese, che lo aveva venduto a privati i quali lo avevano abbattuto. Negli anni successivi vi fece costruire una villa in stile Impero, che donò poi all'arcivescovo di Torino (l'attuale villa Lascaris).

Lascaris nel 1835 fece curare e pubblicare a sue spese le opere cinquecentesche di Giovanni Francesco Fara, De Rebus Sardois e Chorographia Sardiniae, provenienti da manoscritti inediti della biblioteca del padre, già viceré di Sardegna.Ioannis Francisci Farae De chorographia Sardiniae libri duo. De rebus Sardois libri quatuor, edente Aloisio Cibrario, Torino: ex Typographia Regia, 1835.

Nel 1835, Lascaris si trasferì nella propria villa di Pianezza, e lasciò Palazzo Lascaris agli eredi in usufrutto. Attualmente Palazzo Lascaris è sede del Consiglio Regionale del Piemonte. Lascaris fu eletto presidente perpetuo della Accademia delle Scienze di Torino il 26 novembre 1837. Morì nel 1838.

Discendenza

La figlia unica di Agostino Lascaris, Adele, sposò diciannovenne nel 1826, con ricca dote di circa due milioni di lireCerato, p. 229., Gustavo Benso di Cavour. Dal matrimonio, alquanto infelice, nacquero due figli, Augusto - morto alla battaglia di Goito - e Ainardo - rimasto celibe - oltre una figlia, Giuseppina, moglie nel 1851 di Carlo Alfieri di Sostegno, conte di Magliano. La prematura morte di Adele, il 31 dicembre 1833, produsse una notevole incrinatura dei rapporti di Gustavo con il fratello Camillo, il quale, legato alla cognata da particolare affetto, incolpò Gustavo della cattiva riuscita del suo matrimonio e dei dissapori che l'avevano diviso dalla moglie fino alla fine. C. Benso di Cavour, p. 99: Le marquis de Lascaris n'a pas quitté le lit de sa fille pendant ces derniers iours. De tems en tems il lui adressait des paroles de consolation religieuse. C'était un admirable tableau. Cette femme belle, jeune, forte, énergique sur le lit de mort, et, à coté de son lit, dans la ruelle, la figure tragique et noble de son père qui l'exhortait à la prière et à la résignation. J'ai eu lieu à faire bien des observations sur ce lit de mort et les personnes qui l'entouraient. J'ai vu bien des degrés de douleur et bien des variétés de grimaces qui parodiaient la douleur. Mais meme ici je n'ose les consigner. D'ailleurs, ce serait inutile; elles sont gravées au fond de mon coeur en caractères ineffaçables. Après des souffrances inoules, Adèle, cette chère Adèle est morte le 31 décembre, à minuit juste. Elle emporte dans la tombe ma sincère amitié. J'avais toujours eu toute sa confiance; combien de secrets maintenant ensevelis dans la tombe, qui n' ont plus d'autres dépositaires que mon coeur; ceux-là personne au monde ne les saura.

Il testamento e la successione Il 7 settembre 1835, a cinquantanove anni, Lascaris dettava il suo testamento, indicando le sue volontà post mortem.