La Fortezza di Trento (Festung Trient in tedesco) è la cinta fortificata costruita attorno alla città di Trento a partire dal 1860 e strategicamente attiva fino al suo scioglimento avvenuto nel 1916.

Lo scopo della fortezza era far fronte alle minacce che il neonato Regno d'Italia poteva portare verso Trentino e Sud Tirolo nella seconda metà del XIX secolo. Queste province rappresentavano infatti un saliente austriaco in territorio italiano e la città di Trento era uno snodo cruciale nella strategia dell'Impero asburgico per la difesa del suo confine meridionale.. Le prime fortificazioni (1860 - 1864) si concentrarono a ovest della città per bloccare eventuali avanzate dalla Lombardia appena acquisita dal Regno d'Italia. Le successive, dopo che il Veneto divenne territorio italiano, provvidero a coprire le altre possibili direttrici d'attacco. In questo caso si tratta di fortificazioni a carattere permanente. Prima dello scoppio della prima guerra mondiale, la fortezza subì un drastico riordino e rafforzamento per adeguarla alle esigenze della guerra moderna.. Le opere permanenti, considerate antiquate, furono disarmate e vennero realizzate numerose e moderne fortificazioni campali tutto intorno alla città....... Venendo meno ogni minaccia dopo l'allontanamento e il consolidamento del fronte a seguito della Frühjahrsoffensive, la Fortezza di Trento fu dismessa e i suoi armamenti trasferiti in settori ritenuti più importanti.

Con il termine "Città Fortezza" si intendono anche tutte le conseguenze che lo status di "Fortezza" e di snodo cruciale del fronte dolomitico hanno avuto sul tessuto urbano e sociale sulla città di Trento durante tutto il corso della prima guerra mondiale..

Introduzione

L'importanza strategica della città di Trento e del suo territorio risulta evidente una volta esaminata la geografia del Trentino. Infatti, non solo la città è posta lungo la più importante via di comunicazione tra il lombardo-veneto e il cuore dell'Impero austro-ungarico, ma rappresenta anche il punto di convergenza delle più importanti valli trentine. Quindi, essendo il fronte meridionale ben protetto dalle Fortezze del Quadrilatero (costituito dalle città di Legnago, Mantova, Peschiera e Verona), eventuali minacce sarebbero venute da chi avesse deciso di aggirarlo tagliando in due la valle dell'Adige provenendo da est (Valsugana) o da ovest (Val di Sole, Val di Non e Giudicarie) per interrompere i rifornimenti alle truppe austriache in Veneto.. Anche in caso di avanzate da sud, la città rappresentava uno sbarramento fondamentale tra la pianura italiana e le valli del Danubio. Queste caratteristiche fecero sì che, nella seconda metà del XIX secolo, Trento venisse trasformata in città fortezza con la progressiva edificazione di un anello continuo di forti e sbarramenti tutto intorno alla città..

La prima manifestazione della vulnerabilità militare del Trentino avvenne nel 1703 quando, durante la guerra di successione spagnola, il generale Vendôme decise di minacciare l'Austria con un'avanzata attraverso il Trentino e il Tirolo. Sconfitti gli austriaci su Monte Baldo, le truppe francesi si spinsero fino a Trento assediandola e bombardandola per 10 giorni tra il 2 e il 12 settembre 1703. Anche in età napoleonica, l'importanza strategica della città era risultata chiara durante la Campagna d'Italia (1796-1797) ed è proprio a quel periodo che risalgono i primi progetti per la trasformazione di Trento in piazzaforte elaborati dallo Stato Maggiore asburgico.. Ciò nonostante, l'annessione al Regno di Baviera (1805) e al Regno d'Italia napoleonico (1810) e la successiva restaurazione con l'annessione di tutto il lombardo-veneto all'Impero austriaco (Congresso di Vienna - 1815) interruppero ogni proposito di fortificazione della regione. Negli anni seguenti, limitazioni finanziarie e lo scarso interesse dei regnanti asburgici vanificarono la concretizzazione di ogni progetto di fortificazione in Trentino.Fontana N. Pianificazione, cantieri e militarizzazionein

Tuttavia, serie minacce si palesarono a partire dal 1848 quando il Trentino, privo di difese militari, cominciò a suscitare l'interesse dei patrioti italiani. Nel corso dei moti del 1848 i Corpi franchi del generale Antonio Arcioni assediarono Castel Toblino e occuparono Vezzano e Padergnone dopo essere risaliti dalle Giudicarie. Altri scontri ebbero luogo nelle valli di Non e di Sole.. La perdita della Lombardia a seguito della seconda guerra di indipendenza (1859-1860) rappresentò una nuova minaccia in quanto le truppe del neonato Regno d'Italia sarebbero potute facilmente penetrare in Trentino una volta superato il confine privo di difese. Fu il maggiore generale Johann Karl von Huyn (1812-1888) a delineare un primo piano di difesa che prevedesse una prima linea di sorveglianza lungo il confine (Stelvio, Tonale, Giudicarie, ecc...) e una seconda linea arretrata più vicina a Trento a protezione della valle dell'Adige (Sbarramento Bus de Vela, blockhaus Doss di Sponde, sbarramento Rocchetta).Fontana N. Pianificazione, cantieri e militarizzazione in Paradossalmente, la via del passo del Tonale fu fortemente voluta dal maresciallo Radetzky per migliorare i collegamenti tra il Trentino e la Lombardia in mano austriaca ma adesso rappresentava una nuova possibile via di invasione.. Questi sbarramenti servivano anche per proteggere la neonata linea ferroviaria della Sudbahn (l'attuale ferrovia del Brennero) che rappresentava la principale via di approvvigionamento per le fortezze del Quadrilatero.Tuttavia, la Terza guerra d'indipendenza italiana del 1866 portò nuove minacce al Trentino. Infatti, alleatosi l'8 aprile dello stesso anno con la Prussia di Otto von Bismarck che mirava a scatenare una guerra per conquistare l'egemonia sulla Confederazione germanica ai danni dell'Austria, il Regno d'Italia ambiva ad impegnare gli asburgici su un secondo fronte per conquistare il Veneto e completare l'Unità mentre il grosso delle truppe austriache era impegnato a nord. Nonostante ciò, la sconfitta di Custoza pose un freno alle ambizioni del Regno che fermò ogni operazione militare per riorganizzare l'esercito. Questo atteggiamento remissivo spinse gli alleati prussiani a lamentarsi per la condotta di una guerra che non distoglieva più truppe austriache dal fronte boemo. Ad aggravare la situazione, il 5 luglio venne reso pubblico un accordo segreto siglato alla viglia della guerra tra Napoleone III e Francesco Giuseppe in cui si affermava che il Veneto sarebbe stato ceduto all'Italia tramite l'intercessione del sovrano francese indipendentemente dall'esito del conflitto.

Per tener fede all'alleanza italo-prussiana, scongiurare ogni accusa di tradimento e legittimare con le armi la cessione del Veneto, a metà luglio i generali italiani ripresero l'iniziativa tentando anche di assicurarsi Trento e Trieste. Inoltre, dopo la sconfitta degli imperiali a Sadowa il 3 luglio, la quasi totalità delle truppe austriache di stanza in Italia era stata mandata di rinforzo alle armate impegnate conto la Prussia, creando una congiuntura favorevole ad una nuova offensiva italiana. Solo il Trentino e il Quadrilatero rimasero guarniti. Il piano per assicurarsi Trento consisteva nell'invadere il Trentino a ovest con il corpo dei volontari garibaldini che avrebbero dovuto ricongiungersi con le truppe regolari del generale Giacomo Medici che avanzavano in contemporanea da est dopo aver liberato alcune delle maggiori città del Veneto al seguito del corpo di spedizione del generale Cialdini. I garibaldini penetrarono nelle Giudicarie occupando Storo e in seguito sconfiggendo gli austriaci a Bezzecca in Valle di Ledro. Ad est invece la divisione guidata dal generale Medici sconfisse gli austriaci a Primolano, Borgo Valsugana e Levico riuscendo a raggiungere Pergine e Valsorda da dove si scorgeva dall'alto la città di Trento. Tuttavia, il 22 luglio la Prussia siglò una tregua con l'Austria che presagì all'armistizio di Nikolsburg. Perso quindi l'appoggio della Prussia che non aveva intenzione di umiliare l'Austria né inimicarsi la Francia opponendosi ai suoi accordi con Francesco Giuseppe, l'Italia du costretta a chiedere a sua volta una tregua a inizio agosto perché centinaia di migliaia di soldati austriaci stavano accorrendo in soccorso alle poche truppe rimaste in Veneto. La prospettiva di un nuovo scontro con l'esercito imperial-regio al completo spinse i generali italiani ad interrompere le operazioni militari in Trentino e a ritirarsi secondo i termini dell'armistizio di Cormons che non riconosceva alcuna conquista militare all'Italia che ottenne il Veneto solo dopo che questo fu ceduto alla Francia..

La guerra del 1866 palesò quindi la vulnerabilità di Trento soprattutto da oriente, un fronte quantomai importante in quanto il Trentino rappresentava ora un saliente austriaco in territorio italiano. Questo diede quindi il via alla realizzazione definitiva della Fortezza di Trento con un anello continuo di forti, batterie e blockhaus intorno alla città e che integrava le fortificazioni già esistenti come lo sbarramento del Bus de Vela e lo sbarramento Rocchetta. L'anello della fortezza di Trento avrebbe rappresentato la retroguardia della cinta fortificata al confine con l'Italia e avrebbe dovuto fermare un'eventuale avanzata italiana nel caso i forti di confine non fossero stati in grado di contenere le truppe nemiche. Dopo la guerra del 1866, il piano di fortificazione di Trento fu avviato sulla base dei memoriali di von Hyun e del Feldmaresciallo e ministro della guerra Franz Kuhn von Kuhnenfeld (1817-1896), p. 26. che all'epoca del conflitto aveva comandato sul campo le truppe austriache contro il corpo di spedizione di Medici, che prevedeva la realizzazione di sbarramenti difensivi da passo dello Stelvio alla valle di Sesto, con due piazzeforti, una a Trento e una a Bressanone-Fortezza. Per questo, nel 1867 il ruolo di direttore delle costruzioni fortificate del Tirolo meridionale fu assegnato al colonnello Daniel von Salis-Soglio (1826-1919), già direttore del genio militare di Graz.. p. 24. Tuttavia, la cronica mancanza di fondi della duplice monarchia ostacolò pesantemente i piani di Salis-Scoglio che riuscì a realizzare solo lo sbarramento di Civezzano. Tra il 1878 e il 1882 i lavori di fortificazione ripresero per mano del comandante militare del Tirolo tenente feldmaresciallo Franz von Thun und Hohenstein (1826-1888). Ancora una volta i lavori furono influenzati dalle scarse risorse economiche a disposizione e inizialmente si realizzarono solo poche fortificazioni campali nei dintorni della città. Più tardi, mezzi finanziari più consistenti permisero la realizzazione una serie di opere permanenti di carattere leggero, realizzate in pietra e in nome della massima economia di spesa, battezzate già dai contemporanei come forti in stile trentino (Trentiner Stil)..