È considerato uno tra i principali scrittori e teologi cristiani dei primi tre secoli. Presbitero di famiglia greca cristiana, fu direttore della Scuola catechetica di Alessandria. Interpretò la transizione dalla filosofia pagana al cristianesimo e fu l'ideatore del primo grande sistema di filosofia cristiana.

Scrisse molti testi di natura teologica, anche se, per umiltà, non alluse quasi mai a se stesso nelle sue opere. Tuttavia, Eusebio di Cesarea gli dedicò quasi l'intero sesto libro della Storia ecclesiastica; inoltre, in collaborazione con Panfilo di Cesarea, compose l'Apologia per Origene; tale opera, che pure ai suoi tempi poteva essere considerata di parte, dimostra tuttavia che Eusebio era ben informato sui dettagli della vita e del pensiero di Origene. Delle sue opere si trovano tracce anche negli scritti di Gregorio Taumaturgo, nelle controversie tra Sofronio, Eusebio di Cesarea, Girolamo e Tirannio Rufino, in Epifanio di SalaminaPanarion, LXIV. e in Fozio I di CostantinopoliBibliotheca Cod. 118..

Origene Adamanzio non deve essere confuso con l'omonimo filosofo pagano.

Biografia Vita ad Alessandria (185-232) Nacque ad Alessandria d'Egitto nel 185 da genitori cristiani di lingua greca. Origene era appena un diciassettenne quando, nel 202, la persecuzione di Settimio Severo si abbatté sulla Chiesa di Alessandria. Quando suo padre, Leonida, fu gettato in prigione, Origene avrebbe voluto condividere il suo destino, ma non fu in grado di farlo, poiché sua madre gli aveva nascosto gli abiti, pertanto riuscì solamente a scrivere una lettera ardente ed entusiastica a suo padre, con la quale lo esortava a perseverare coraggiosamente nella sua scelta. Quando Leonida patì il martirio e le sue fortune vennero confiscate dalle autorità imperiali, il figlio dovette provvedere per la madre e i suoi sei fratelli più giovani. Riuscì ad adempiere a questo gravoso compito lavorando come insegnante di grammatica e retorica, vendendo i suoi manoscritti, e grazie al generoso aiuto di una ricca signora cristiana che ammirava il suo talento.

Poco tempo dopo, il rettore della più famosa scuola teologica cristiana, san Clemente Alessandrino, dovette fuggire a causa delle persecuzioni. In assenza di catechisti, Origene, pur essendo laico, iniziò ad insegnare nell'istitutoManlio Simonetti, Emanuela Prinzivalli, Storia della letteratura cristiana antica, Bologna, EDB, 2010.. Solo un anno dopo ottenne il permesso formale di insegnare dottrina cristiana dal vescovo DemetrioEusebio, Historia ecclesiastica, VI, II; Girolamo, De viris illustribus, LIV.. La scuola, che era frequentata anche da pagani, presto divenne un asilo per neofiti, confessori e martiri. Tra questi ultimi: Basilide e i santi Plutarco, Sereno, Eraclide, Erone, Sereno, Eraide, Potamiena e MarcellaEusebio, Hist. eccl., VI, 4.. Origene li accompagnò al martirio incoraggiandoli con le sue esortazioni.

Nonostante avesse iniziato a insegnare a un'età così giovane, riconobbe la necessità di completare la propria istruzione. Frequentando le scuole filosofiche, specialmente quella di Ammonio Sacca, che fu anche maestro di Plotino, si dedicò allo studio dei filosofi, in particolare di Platone e degli Stoici. In questo non faceva altro che seguire le orme dei suoi predecessori Panteno e Clemente. In seguito, quando quest'ultimo mise a disposizione della scuola catechetica le sue opere, imparò l'ebraico, e si mise in contatto con alcuni ebrei che lo aiutarono a risolvere alcuni suoi dubbi. Verso il 210, il suo estremo rigore ascetico nel seguire le Sacre Scritture lo portò forse ad evirarsi, pratica non del tutto sconosciuta nel cristianesimo delle origini (seppur espressamente vietata). Secondo alcuni autori, per questa automutilazione il vescovo Demetrio non lo volle mai ordinare sacerdote.

Il corso dei suoi lavori ad Alessandria fu interrotto da cinque viaggi. Intorno al 213, sotto papa Zefirino e l'imperatore Caracalla, desiderò vedere "l'antichissima Chiesa di Roma" (Eusebio, Storia ecclesiastica, VI, XIV). Poco dopo fu invitato dal governatore d'Arabia, che era desideroso di incontrarlo (VI, XIX). Fu probabilmente nel 215 o 216, quando la persecuzione di Caracalla imperversava in Egitto, che visitò la Palestina, dove Teoctisto di Cesarea e Alessandro di Gerusalemme, lo invitarono a predicare nonostante fosse ancora un laico. Verso il 218 l'imperatrice Giulia Mamea, madre di Alessandro Severo lo portò ad Antiochia (VI, XXI). Finalmente, molto più tardi, sotto Ponziano di Roma e Zebino di AntiochiaEusebio, VI, 23., si recò in Grecia.

Al suo passaggio a Cesarea, Teoctisto, vescovo di quella città, assistito da Alessandro, vescovo di Gerusalemme, lo consacrò sacerdote.

Demetrio, nonostante avesse fornito Origene di lettere di accredito, fu offeso moltissimo da questa ordinazione che aveva avuto luogo senza che ne fosse a conoscenza e, come pensava, in deroga ai suoi privilegi. Quest'ultimo era invidioso della crescente influenza del suo catechista (Eusebio VI, VIII). Al suo ritorno ad Alessandria, Origene percepì presto l'ostilità del suo vescovo. Demetrio, secondo Eusebio di Cesarea, mosso dall'invidia, nel 231 convocò un sinodo nel quale, argomentando che un eunuco non poteva essere ordinato sacerdote, Origene fu deposto dal sacerdozio."Se consultiamo le fonti che ci informano sulle ragioni del processo ecclesiastico intentato a Origene dal vescovo di Alessandria Demetrio, cioè Panfilo secondo Fozio e precisamente Eusebio e Girolamo, nulla vi si dice di ragioni dottrinali. La causa essenziale è l'ordinazione presbiterale di Origene fatta da un vescovo, di cui non era soggetto."Henri Crouzel, "Origene e l’origenismo: Le condanne di Origene", Augustinianum, 26, 1986, pp. :295-303. I dettagli di questa vicenda furono riportati da Eusebio nel secondo libro perduto dell' Apologia per Origene; secondo Fozio, che aveva letto l'opera, furono convocati ad Alessandria due Concili, il primo di questi esiliò Origene, mentre l'altro lo depose dal sacerdozio (Bibliotheca Cod. 118).

Alla morte di Demetrio (232), Origene ritornò ad Alessandria, ma Eraclio, il nuovo vescovo, rinnovò la scomunica. Di fronte ad una tale situazione, cui si sommavano le «accuse di eresia»l'Enciclopedia, collana "La Biblioteca di Repubblica", Moncalieri (TO), UTET-Istituto Geografico DeAgostini, 2003, vol. 15 (Niev-Perim), p. 349, voce omonima., Origene lasciò per sempre l'Egitto. Origene fu protagonista di affermazioni radicali, quali: creazione ab aeterno: la cristianità invece sostiene la creazione in initio temporis; subordinazionismo del Figlio al Padre: che sarà definitivamente negato dal Concilio di Nicea del 325; provvisorietà delle pene infernali. San Girolamo, comunque, affermava espressamente che non fu condannato per alcun punto della sua dottrina.Nella lettera XXXIII a Paola (scritta nel 384) San Girolamo spiega che Origene fu condannato dal vescovo Demetrio non a causa della novità o eterodossia delle sue dottrine, ma perché i suoi avversari non potevano tollerare le sue incomparabili eloquenza e conoscenza (§ 4 della lettera, in Patrologia Latina, vol. 22, col. 447). La sua dottrina fu condannata da san Metodio di Olimpo, san Pietro I di Alessandria, dal Panarion di sant'Epifanio di Salamina finché Teofilo di Alessandria nel 400 ottenne l'indizione di un sinodo di vescovi egiziani e la sua condannaLettera sinodale ai vescovi di Palestina e di Cipro (lettera 92 nella corrispondenza di Girolamo); risposta del sinodo di Gerusalemme (ibid. lettera 93); risposta di Dionigi di Lidda (ibid. lettera 94): ed. Labourt, tomo IV, p. 148-160., approvata poi da Papa Anastasio I con lettere inviate a due vescovi di Milano, San Simpliciano prima e al suo successore Venerio poi.Lettera di Anastasio I a Simpliciano, 95 nella corrispondenza di Girolamo (ed. Labourt IV, p. 160-161); per la lettera a Venerio cfr. J. van den Gheyn, Revue d'histoire et de littérature religieuse 4, 1899, 1-12. Sull'argomento vedere Henri Crouzel, "Origene e l'origenismoː le condanne di Origene", Augustinianum, Volume 26, 1/2, Agosto 1986, pp. 295-303.

L'esilio a Cesarea marittima (232-254) Origene fissò la sua nuova dimora a Cesarea marittima (232). Insieme al suo protettore e amico Teoctisto, fondò una nuova scuola teologica, che venne dotata della più ricca biblioteca di tutta l'antichità cristianaSulla biblioteca di Cesarea cfr. Guglielmo Cavallo, Scuola, scriptorium, biblioteca a Cesarea. Una messa a punto, in Le biblioteche nel mondo antico e medievale, a cura di G. Cavallo, Roma – Bari, Laterza, 1988 pp. 65- 78., e ricominciò il suo Commentario su San Giovanni dal punto in cui era stato interrotto.

Presto fu nuovamente circondato di discepoli. Il più famoso di questi fu, sicuramente, Gregorio Taumaturgo, che, insieme a suo fratello Apollodoro, seguì i corsi di Origene per cinque anni. Durante la persecuzione di Massimino il Trace (235-237), Origene si recò presso il suo amico Firmiliano, vescovo di Cesarea in Cappadocia, che lo trattenne per un lungo periodo. In questa occasione, fu ospitato da una signora cristiana chiamata Giuliana, che aveva ereditato gli scritti di Simmaco l'Ebionita, traduttore dell'Antico TestamentoPalladio, Hist. Laus., 147..

Gli anni successivi furono dedicati quasi ininterrottamente alla composizione dei Commentari. Eusebio fa menzione solamente di alcune escursioni sui luoghi santi, di un viaggio ad AteneEusebio, VI 33., e di due viaggi in Arabia, uno dei quali (244) fu intrapreso per la conversione di Berillo di Bostra, un patripassianoEusebio, VI, 33; Girolamo, De viris illustribus, LX., l'altro per confutare certi eretici che negavano la RisurrezioneEusebio, Storia ecclesiastica, VI, 38..

L'età non ne diminuì le attività: quando scrisse il Contra Celsum e il Commentario su San Matteo aveva 60 anni. La persecuzione di Decio (250) gli impedì di continuare questi lavori. Origene fu imprigionato e barbaramente torturato, ma il suo coraggio non venne meno nella sua prigionia, da dove scrisse lettere che trasmettono lo spirito dei martiriEusebio, Historia ecclesiastica, VI, 39.. Alla morte di Decio (251), Origene era ancora vivo, ma non gli sopravvisse per molto. Morì, probabilmente, per le sofferenze patite durante la persecuzione nel 254Eusebio, Historia ecclesiastica, VII, 1.. Passò i suoi ultimi giorni a Tiro, sebbene la ragione per cui si ritirò in quella città sia ignota. Fu sepolto con tutti gli onori come confessore della Fede. Per molto tempo il suo sepolcro, dietro l'altare maggiore della cattedrale di Tiro fu meta di pellegrinaggio. Oggi, poiché della cattedrale resta solo un cumulo di rovine, l'ubicazione esatta della tomba è ignota.

Opere Pochi autori furono prolifici come Origene. Epifanio di Salamina stimava in il numero delle sue opere, sicuramente considerando separatamente i diversi libri di un'unica opera, le omelie, le lettere, e i suoi più piccoli trattati (Panarion, LXIV, LXIII). Questa cifra, pur riportata da molti scrittori ecclesiastici sembra, tuttavia, grandemente esagerata. Girolamo assicurava che l'elenco delle opere di Origene steso da Panfilo di Cesarea non contenesse più di titoli (Contra Rufinum, II, XXII; III, XXIII); ma questo elenco era evidentemente incompleto.

Scritti esegetici Origene dedicò tre generi di scritti all'interpretazione delle Sacre Scritture: commentari, omelie, e scholia.San Girolamo, Prologo a Origene, Omelie su Ezechiele, Roma, Città Nuova, 1997, p. 24.