Culto Il culto a questo santo è antichissimo. Il nome del monaco Serapione infatti è già ricordato il 21 marzo nel martirologio geronimiano, Hippolyte Delehaye, Commentarius perpetuus in Martyrologium Hieronynianum ad recensionem H. Quentin, Acta Sanctorum Novembris, II, pars posterior, Bruxelles, 1931, pp. 154-155. il più antico catalogo di martiri cristiani (V secolo).

La memoria di Serapione passò poi nei martirologi medievali, quali quelli di Floro e di Adone. Nel martirologio di Usuardo, il santo è ricordato come un anacoreta, dotato di grandi virtù: Alexandriae Beati Serapionis anachoritae, magnarum virtutum viri. Jacques Dubois, Le martyrologe d'Usuard. Texte et commentaire, (Subsidia hagiographica, N°40), Bruxelles, Société des bollandistes, 1965, p. 198.

Cesare Baronio, nel XVI secolo, inserì la memoria del santo nel martirologio romano, identificandolo con il vescovo egiziano Serapione di Thmuis. Nell'edizione italiana del martirologio romano del 1955, il santo era ricordato con queste parole: Ad Alessandria il beato Serapióne, Anacoreta e Vescovo di Tmui, uomo di grandi virtù, il quale, mandato in esilio dal furore degli Ariani, Confessore passò a Dio. Secondo alcuni autori questa identificazione non è sostenuta da nessuna prova, poiché non ci sono testimonianze antiche su un culto dato al vescovo Serapione di Thmuis.

Con la riforma del martirologio operata dopo il Concilio Vaticano II è stata ripristinata l'antica formulazione, che commemora in Serapione un santo anacoreta:

Note

Bibliografia

Voci correlate Serapione di Thmuis

Categoria:Santi del IV secolo