Il duomo di Ravenna, oppure cattedrale della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, è il principale luogo di culto della città di Ravenna, in Emilia-Romagna, sede vescovile dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia.

L'edificio attuale è il frutto di un intervento radicale avvenuto nel XVIII secolo, consistente nella demolizione dell'antica cattedrale, la basilica Ursiana, e la costruzione di una nuova in stile barocco.. Dal 1940 è monumento nazionaleRegio decreto 21 novembre 1940, n. 1746. La cattedrale, elevata alla dignità di basilica minore da papa Giovanni XXIII il 7 ottobre 1960, è sede della parrocchia di San Giovanni in Fonte appartenente al Vicariato Urbano dell'arcidiocesi di Ravenna-Cervia.

Storia L'antica basilica Ursiana

La cattedrale fu progettata in ragione del trasferimento della capitale dell'Impero romano d'Occidente da Milano a Ravenna, previsto per l'anno 402. Legato all'elezione di Ravenna al rango di capitale fu anche il trasferimento della cattedra vescovile da Classe. Il trasferimento, così come l'erezione della cattedrale, furono effettuati dal vescovo Orso. Costruita al centro della città, fu consacrata il 3 aprile 407 e dedicata alla Risurrezione di Gesù, in greco antico Hagìa Anástasis, che, dal nome del fondatore, prese la denominazione di "basilica Ursiana".

La chiesa, in stile paleocristiano, misurava circa 60 metri di lunghezza contro 35 di larghezza ed era caratterizzata da una pianta priva di transetto e con l'aula suddivisa in cinque navate (le quattro laterali della medesima larghezza, quella centrale larga quanto due laterali) da archi a tutto sesto, quindici per lato, poggianti su colonne marmoree; la navata mediana terminava con un'abside, internamente semicircolare ed esternamente poligonale, affiancata dal pastophorion da una parte e dal diaconicon dall'altra, elementi presenti ancora in varie chiese ravennati, come quella di San Giovanni Evangelista e la basilica di San Francesco.. La pianta della cattedrale mostrava una chiara analogia con le strutture della Basilica maior di Milano (fondata nel 350 circa) e della Basilica C di Nicopoli, in Epiro (metà del VI secolo), sebbene queste ultime fossero dotate di navata trasversa.

Nel X secolo venne costruito il campanile cilindrico e, dal 1112, l'interno della cattedrale venne interessato da un importante intervento di rifacimento della decorazione musiva che ne adornava le pareti: sulla parete dell'arco trionfale, in alto vi era Cristo risorto tra gli apostoli e, in basso, a sinistra San Pietro invia Sant'Apollinare a Ravenna e, a destra, Sant'Apollinare giunge alle porte di Ravenna; nei pennacchi vi erano infine da una parte Abele e dall'altra Caino, entrambi nell'atto di sacrificare a Dio con, all'imposta dell'arco, due palme. La parete dell'abside, nella quale si aprivano cinque monofore ad arco,. era caratterizzata da una decorazione su due registri: in quello inferiore Sant'Apollinare orante tra due teorie di vescovi e, in quello superiore, intervallati alle finestre, da sinistra, Sant'Ursicino, la Vergine orante, San Giovanni Battista e San Barbaziano, con all'estrema destra il Martirio di Sant'Apollinare. Il catino presentava al centro la Risurrezione di Gesù tra le Marie al Sepolcro (a sinistra) e Giovanni e Pietro al Sepolcro (a destra)..

Dell'antica decorazione dell'abside rimangono, nel Museo arcivescovile di Ravenna, alcuni frammenti, quali la Vergine orante per intero, le teste di San Barbaziano, Sant'Ursicino, San Pietro e San Giovanni e quella del monaco presente nella scena del Martirio di sant'Apollinare.. I caratteri stilistici della composizione, quali le forme dei volti, caratterizzati da bocche piccole e una certa ieraticità, il panneggio lineare delle vesti e i capelli scriminati, presentano una vicinanza con i mosaici della cappella di sinistra della cattedrale di San Giusto a Trieste e dell'abside centrale della basilica di San Marco a Venezia, entrambi attribuibili a maestranze veneziane legate al linguaggio bizantino dell'ultimo quarto dell'XI secolo, pur essendo presenti relativamente pochi soggetti bizantini, quali la Risurrezione di Cristo e Abele e Caino offerenti, e iscrizioni non in greco antico, ma in lingua latina.

La cattedrale attuale

Maffeo Nicolò Farsetti venne nominato nel marzo 1727 arcivescovo di Ravenna da papa Benedetto XIII. Egli volle, riprendendo un'idea già presa in considerazione dal suo immediato predecessore Girolamo Crispi,. la costruzione di una nuova cattedrale nel moderno stile barocco al posto di quella antica e incaricò del progetto l'architetto riminese Giovan Francesco Buonamici, che aveva già conosciuto monsignor Farsetti quando aveva dipinto la cerimonia della sua consacrazione episcopale avvenuta nella cattedrale di Benevento, e che a Ravenna aveva già operato negli anni 1731-1732 per la realizzazione dell'arredo barocco del presbiterio della basilica di San Vitale. Egli prese le mosse da un progetto di Giuseppe Sardi, ispirato, secondo la volontà dell'arcivescovo, alla romana chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio e, dopo l'approvazione del progetto nel gennaio 1734, il 30 luglio dello stesso anno, dopo una prima parziale demolizione della chiesa antica, venne posata la prima pietra.

I lavori, dopo la morte di Farsetti (6 febbraio 1741), si protrassero fino ai primi anni dell'episcopato del suo successore, Ferdinando Romualdo Guiccioli, e terminarono nel 1745 con la costruzione del portico, originariamente non previsto dal progetto; il 14 aprile di quell'anno, mercoledì della Settimana santa, la cattedrale fu aperta al culto, ma il tempio venne consacrato soltanto il 13 aprile 1749 dall'arcivescovo Guiccioli.

Sebbene terminata da neanche trent'anni, all'inizio del settimo decennio del secolo XVIII, la nuova cattedrale presentava già degli importanti difetti, tanto che, tra il 1772 e il 1774, si dovette procedere, su progetto di Cosimo Morelli, ad un restauro. Inoltre, nel 1780-1782, per volontà dell'arcivescovo Antonio Cantoni, la cupola originaria a pianta ottagonale venne sostituita da una nuova a pianta ellittica, progettata in stile neoclassico dal faentino Giuseppe Pistocchi..

L'abbattimento dell'antica cattedrale e la perdita della ricca decorazione musiva, a favore di un nuovo edificio, sollevò numerose polemiche, tra le quali quelle dell'architetto e monaco camaldolese Paolo Soratini che, in un primo momento, aveva partecipato con Buonamici alla direzione dei lavori per la costruzione della cattedrale barocca.

Descrizione Ubicazione

La cattedrale della Risurrezione sorge in luogo dell'antica basilica Ursiana, al lato dell'antico cardo maximus della città romana, nel settore occidentale dell'attuale centro storico di Ravenna, con la facciata che dà su piazza Duomo..

La chiesa, fin dall'antichità, fa parte di un complesso ecclesiale di notevole importanza. che include anche il palazzo arcivescovile (alle sue spalle, all'interno di parte del quale è accolto il Museo arcivescovile) e, posti all'interno di un giardino situato alla destra della cattedrale, il Battistero Neoniano (del V secolo) e il campanile cilindrico (iniziato nel X secolo)..

Esterno Facciata

L'esterno della cattedrale della Risurrezione è caratterizzato dalla facciata barocca, che dà su piazza Duomo.

Nella parte inferiore, questa presenta un largo portico, terminato nel 1745, il quale si apre sull'esterno con un'arcata su ciascun fianco e tre su quello anteriore; ad ognuna di queste ultime corrisponde una campata coperta con volta a vela e unita alle altre da una campata di sezione minore voltata a botte e adornata da una nicchia vuota sulla parete. Mentre le arcate laterali poggiano su pilastri, quella centrale, a serliana, si basa su due colonne tuscaniche in granito rosa alte 4,80, provenienti dall'antica basilica Ursiana insieme a quelle in marmo greco venato che sorreggono il timpano del portale centrale; ai lati di quest'ultimo si aprono due portali minori, ciascuno dei quali è sormontato da un cornicione con decorazione vegetale in stucco e da una finestra a lunetta..

La parte superiore della facciata, in parte occultata dalla trabeazione superiore del portico, presenta un grande finestrone rettangolare incorniciato da due coppie di lesene corinzie che sorreggono idealmente un cornicione con soprastante timpano semicircolare.

Campanile e cupola

Alla sinistra della cattedrale, leggermente arretrato rispetto alla facciata e addossato alla navata laterale di sinistra, così che vi si possa accedere da una porta tra la prima e la seconda cappella, si eleva la torre campanaria, caratterizzata dalla forma cilindrica della sua struttura, la cui sommità raggiunge i 35 metri. Nella torre si aprono quattro livelli principali di finestre: quello inferiore è costituito da sette monofore; il secondo, invece, da bifore e vani murati; il terzo da sei trifore poggianti su colonnine; il quarto, corrispondente alla cella campanaria, venne ricostruito dopo un incendio nel 1658 e dà sull'esterno con sei trifore, delle quali il vano centrale è più ampio rispetto ai due laterali.

All'interno della cella, montato su un'intelaiatura lignea, si trova il seguente "doppio" di 4 campane (dal 1914 fisse per l'instabilità della torre):

Nome Nota Diametro Peso Fonditore Anno Grossa Re3 calante 1369 mm 1500 kg Marco Antonio Baldini (Roncofreddo) 1807 Mezzana Fa3 calante 1072 mm 830 kg Giacinto Landi (Imola) 1658 Mezzanella La♭3 931 mm 500 kg Giulio Scaramelli (Ravenna) 1769 Piccola La3 calante 818 mm 380 kg Antonio Balestra (Cesena) 1825

All'incrocio tra la navata centrale e il transetto della cattedrale, si eleva la cupola neoclassica, costruita con base ellittica nel 1780-1782 da Giuseppe Pistocchi in luogo dell'originale a base ottagonale; essa presenta un tamburo nel quale si aprono otto finestre con timpano triangolare alternate a lesene, ed è sormontata da una lanterna che, alla sua sommità, raggiunge i 47,40 metri di altezza.

Interno

L'interno della cattedrale, in un solenne stile barocco, presenta una pianta a croce latina e una ricca pavimentazione in opus sectile, posta 3,50 metri più in alto rispetto al livello del pavimento dell'antica basilica Ursiana..

Navate e cappelle laterali

L'aula si articola in tre navate: quella centrale è coperta con volta a botte lunettata che si innesta su un alto cornicione poggiante idealmente su lesene corinzie, il quale continua anche nel transetto e nell'abside e che reca, nell'area della navata, la seguente iscrizione:

Le navate laterali, invece, si articolano in tre campate a pianta quadrata coperte con cupolette, alternate a cinque campate a pianta rettangolare coperte con volta a botte.

La divisione delle navate fra di loro, risalente nella forma attuale ai restauri del 1772-1774, è costituita da tre arcate a tutto sesto, ciascuna delle quali poggia su due colonne in marmo pregiato, provenienti dall'antica basilica Ursiana; in corrispondenza di ognuna di esse si apre, sulla rispettiva navata laterale, una cappella a pianta rettangolare e volta a botte, il cui ingresso è anch'esso costituito da un arco poggiante su due colonne antiche. Le cappelle sono intervallate da ambienti con soffitto piano, illuminati da finestre rettangolari e contenenti dei confessionali neoclassici..

Nella prima cappella di destra si trova un altare in marmi policromi, sormontato da una pala raffigurante San Cristoforo, opera del bolognese Antonio Rossi.