La casa viareggina o casa alla viareggina o, semplicemente, viareggina, è una tipologia di abitazione unifamiliare sviluppatasi a Viareggio, dalla quale prende il nome, alla fine del XIX secolo, periodo di grande sviluppo della città come centro di turismo balneare.
Questa tipologia architettonica, tipica della città di Viareggio, in particolare del centro e delle zone vicine al mare, si è poi diffusa anche in altre località, in particolare in Toscana.
La tipologia "casa viareggina" è oggi presente in moltissimi portali di agenzie immobiliari.
Descrizione La casa viareggina è generalmente un terratetto o talvolta una casa a due piani, con facciata stretta e sviluppo in profondità , spesso affacciata su due strade: una sul fronte e una sul retro. Può essere indipendente o a schiera.
Nel caso di più piani, il blocco scale può essere posto centralmente o lateralmente rispetto al corpo principale della casa.
Ha una corte interna sul retro, dove è realizzato un orto murato e una piccola dépandance detta "casetta in fondo all'orto", a cui si può accedere direttamente da una porta secondaria detta "passetto" o "passino". Questa, più angusta e spartana della porta di ingresso principale, è posta a uno dei suoi lati e dà su un corridoio che permette di accedere direttamente alla corte interna senza dover attraversare la casa. La funzione delle "casette in fondo all'orto" e dei "passetti" era quella di poter affittare la casa ai villeggianti durante la stagione estiva. Le famiglie si ritiravano infatti nelle "casette in fondo all'orto" lasciando l'abitazione principale agli affittuari, a cui il "passetto" garantiva una certa privacy.
L'edificio è spesso leggermente rialzato rispetto al piano stradale per proteggere le abitazioni dall’acqua.
Infine, le facciate sono generalmente di colori pastello e decorate con elementi in stile Liberty o Eclettico.
Mario Tobino le descrive nel suo romanzo Il clandestino: "ancora ne esistono, specie nelle strade più umili e distanti dalla spiaggia. Sono case di esile statura, di un solo piano, oltre quello terreno; la facciata è tinta di un giallo [...] ed è liscia, senza alcun rilievo, vi è solo disegnato lo stretto rettangolo della porta, tinta di un colore seppia appena stemperato, poi, a sinistra di chi guarda, la finestrella del salotto buono, protetta da una grata a larghe maglie, di solito grigia e polverosa. Sopra, in corrispondenza del piano superiore, le due brevi finestre delle camere da letto. Entrando dentro, oltrepassata la porta, c’è uno stretto corridoio che si apre nella grande cucina, massimo luogo della famiglia [...]. Di là, sul davanti [...] c’è il salotto buono.[...] Per salire alle nude stanze superiori si monta una scala fatta di pietre più che di ordinati scalini. Ma queste case […] ebbero una grande felicità, cioè il giardino, chiamato familiarmente “l’orto” [...] lungo spazio dietro la casa [...]. E sempre una pergola, un fico, un ciliegio, l’umido rettangolo delle insalate [...]".
Nel romanzo Tra lei e me di Giampaolo Simi viene così descritta: "Un tipo di immobile [...] definibile solo come una casa indipendente a un piano, massimo due, attaccata a quelle adiacenti e quindi con le finestre solo in facciata o sul retro. I fianchi erano bui per dare ombra d'estate, le opposte aperture provocavano una corrente ristoratrice, d'inverno ci si scaldava anche grazie ai vicini."
Storia Nel 1820 la duchessa Maria Luisa di Borbone-Spagna, duchessa sovrana di Lucca, incaricò Lorenzo Nottolini di sviluppare un piano urbanistico per Viareggio, che era stata appena elevata al rango di città.
Il piano prevedeva strade disposte a scacchiera e la lottizzazione dei terreni sui quali costruire abitazioni basse. I terreni venivano ceduti gratuitamente a chiunque avesse costruito una casa dotata di orto coltivato, nel quale era possibile realizzare una rimessa per gli attrezzi.
Fu questa peculiare organizzazione urbanistica a fare sì che si sviluppasse la tipologia di abitazione viareggina.
Infatti, il rapido sviluppo del turismo balneare di quegli anni comportò una crescente domanda di abitazioni funzionali, economiche ed eleganti per villeggianti borghesi alla fine del XIX secolo. Fu così che le rimesse degli attrezzi agricoli furono trasformate nelle caratteristiche "casette in fondo all'orto", in modo da poter affittare l'abitazione principale.
La guida Viareggio e dintorni, di Francesco Lenci, del 1911 trcosì descrive le abitazioni di Viareggio: “le case sono quasi tutte ad un sol piano, oltre il terreno, tutte provviste di orti e giardini così che da ogni lato possono ricevere luce diretta" mentre la Guida illustrata di Viareggio a cura del Dott. Prof. S. De Navasqués, del 1928 recita: “...piccole case ad un piano terreno ed un primo piano rialzato, destinato come comoda abitazione ai viareggini d’inverno, a adattabili a un parziale affitto d’estate, che è uno dei mezzi di vita della popolazione".
Tra la fine del XIX secolo e metà del XX secolo, Viareggio fu una meta molto popolare di turismo balneare, attività che costituiva un'importante fonte di reddito per una buona parte della popolazione.
Oggi la maggior parte delle case viareggine del tessuto urbano della città hanno perso, almeno in parte, le peculiari caratteristiche architettoniche.
Sebbene le viareggine non fossero storicamente case di lusso, alcune di esse sono state trasformate in abitazioni di pregio.
Note
Bibliografia
Voci correlate Viareggio
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