Biografia Nato a Besançon, nella Borgogna-Franca Contea, figlio unico di quella che lui stesso definisce una "tipica famiglia borghese francese", Lemaire ha trascorso la propri infanzia a Parigi, con una parentesi in Senegal dai 4 ai 6 anni al seguito della madre, archivista all'Università di Dakar. Dopo aver conseguito la maturità classica al liceo Saint Martin di Pontoise ed essere stato espulso dallHypokhâgne, Lemaire si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza ma, già attratto dal mondo della moda grazie, come afferma, ai lavori degli stilisti giapponesi Yohji Yamamoto, fondatore dell'omonimo marchio, e Rei Kawakubo, fondatrice del brand Comme des Garçons, e a una precedente frequentazione con la futura stilista Isabel Marant, con cui aveva iniziato a disegnare abiti per poi affidarli ai negozi in conto vendita, egli decise in seguito di abbandonare l'università per dedicarsi solamente a questa a un'altra delle sue passioni: la musica.
Dividendosi così tra l'attività di DJ e di stilista, Lemaire mosse i primi passi nel mondo della moda lavorando dapprima come assistente agli accessori per la casa di moda di Thierry Mugler, quindi come stagista prima alla Yves Saint Laurent e quindi di nuovo come assistente per Michel Klein, fino a passare nel 1986 alla casa di moda fondata da Jean Patou, dopo aver inviato una lettera di presentazione a Christian Lacroix, allora direttore della sezione haute couture della maison francese, che decise di assumerlo come suo assistente e divenne il suo mentore. Poco prima della chiusura della Jean Patou, Lacroix decise di fondare un proprio brand, portando con se il giovane Lemaire il quale, nel 1990, dopo aver collaborato con Ramosport e Dorothée Bis, vinse il premio ANDAM, consegnato dall'Association nationale pour le développement des arts de la mode e riconosciuto come vero e proprio punto di riferimento per stilisti, professionisti della moda e membri della stampa internazionale.
Grazie alla borsa di studio del premio e dichiarandosi poco interessato all'alta moda, nel 1990 lo stilista francese decise di lasciare Lacroix e quindi, nel 1991, lanciare il proprio, omonimo, marchio di prêt-à-porter femminile, con una prima collezione che, grazie a uno stile caratterizzato da linee pulite, combinazioni di influenze africane e asiatiche con eleganza europea e un approccio moderno e raffinato, descritto come "French touch", attirò l'attenzione della critica e degli addetti ai lavori ed ebbe un immediato successo di pubblico più in Asia, e in particolare in Giappone, che in Europa, dove in quel periodo il pubblico era maggiormente incline a stilisti più "spettacolari" come Gaultier o Mugler. Deciso ad andare avanti confortato da una clientela fedele e una reputazione sempre più solida, nel 1994 Lemaire lanciò una propria linea maschile, con la prima collezione che lo portò a vincere il Gran Premio Città di Parigi e con la terza che gli valse il suo secondo premio ANDAM nel 1995.
All'inizio degli anni 2000, la maison francese Lacoste, volendo modernizzarsi e riposizionarsi come marchio lifestyle internazionale, senza però perdere la propria identità sobria, elegante e funzionale, intravide nello stile sobrio, pulito e funzionale ma raffinato di Lemaire, quello che poteva servire per dare una nuova vita ai capi classici del brand, primo fra tutti la polo, trasformandoli in pezzi desiderabili nel prêt-à-porter internazionale, e decise così di affidare allo stilista francese la propria direzione artistica. Lemaire assunse l'incarico nel maggio 2001 decidendo di mettere in pausa la crescita del proprio marchio omonimo, con cui continuò a presentare alcune collezioni ma con produzioni limitate e distribuzione ridotta, e, nei 10 anni che rimase a capo di Lacoste, riuscì a rilanciare il marchio a livello internazionale, ampliandone le collezione e portandole verso un'estetica urbana e contemporanea.
Nel maggio 2010, Lemaire lasciò Lacoste dopo aver accettato la carica di direttore artistico del prêt-à-porter femminile di Hermés come successore di Jean Paul Gaultier, il cui stile teatrale ed eccentrico era l'esatto opposto di quello più essenziale, pratico e sofisticato di Lemaire, presentando alla Settimana della moda di Parigi dell'ottobre 2010 la sua prima collezione Primavera/Estate 2011, che apparve come una combinazione di artigianato di lusso, pulizia delle silhouette e materiali di alta qualità.
Dopo tre anni in Hermés, Lemaire decise di dedicarsi nuovamente solamente al proprio alla propria etichetta assieme alla compagna Sarah-Linh Tran, co-direttrice creativa del marchio che fu ribattezzato da Christophe Lemaire in un più semplice Lemaire. Grazie a una collaborazione con Uniqlo nel 2015 e nel 2016 che portò alla nascita della linea Uniqlo U di cui Lemaire fu direttore artistico, lo stilista francese riuscì ad avere visibilità globale, rendendo accessibile la sua estetica minimalista a un pubblico molto ampio, garantendosi così la possibilità di consolidare l'identità di quiet luxury, in contrasto con i loghi vistosi e le mode effimere, del proprio marchio. A partire dal 2020, Christophe Lemaire riuscì quindi a rendere il proprio marchio, con i suoi abiti neutri e funzionali, un riferimento del new minimalism, aprendo nuove boutique a Parigi, Milano, Chengdu, Tokyo e Seul, e lanciando anche, nel 2023, una propria casa editrice, la Éditions Siegelbaum-Tran, che ha segnato un'altra incursione di Lemaire nel mondo dell'arte e della cultura.
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