Biografia Pīshevarī nacque in un'umile famiglia della città di Khalkhal, nell'Azerbaigian iraniano. Crebbe e studiò a Baku, in Azerbaigian, dove entrò in contatto con i valori rivoluzionari e partecipò al movimento 'Adalat ("giustizia"). Intraprese la carriera di giornalista e pubblicò per numerose testate di Baku come Achiq Souz, Horriyat, Azerbaijan Foqarasi, Kommunist, Yeni Youl, Yeni Fekr e molte altre.
In Iran, si iscrisse al Partito Comunista della Persia nel Gilan e divenne commissario degli interni nel governo comunista della Repubblica Socialista Sovietica Persiana in quella regione, formatosi alla fine di luglio del 1920. Dopo lo scioglimento del Movimento Jangali divenne redattore del quotidiano comunista Haqiqat ("Verità") di Teheran, poi nel 1921 rappresentò il suo partito al terzo congresso del Comintern e difese la causa delle frange radicali. Venne arrestato con l'accusa di essere il maggiore responsabile del grande sciopero dei lavoratori del petrolio del Khūzestān nel 1929, per poi essere rilasciato dopo l'abdicazione di Reza Shah nel 1941.
Una volta libero, si rifiutò di aderire al Partito Iraniano del Tudeh e continuò a sostenere una politica democratica radicale fondando il quotidiano Azhir ("sirena"). Nel 1944 fu eletto regolarmente all'Assemblea consultiva islamica ma non fu accettato dai reazionari, così ritornò nella sua provincia natale e fondò il Partito Democratico Azero, la cui principale rivendicazione era l'autonomia locale da Teheran. Il Governo Popolare dell'Azerbaigian cadde immediatamente dopo il ritiro dei sovietici dall'Azerbaigian iraniano, e Pīshevarī venne accusato dal presidente della RSS Azera Mir Jafar Baghirov di aver rovinato la reputazione del suo partito per via dell'insistenza nel voler unire il Governo Popolare dell'Azerbaigian con l'Azerbaigian sovietico.
Pīshevarī morì in circostanze misteriose durante un incidente automobilistico, che in molti imputarono a Baghirov.
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