Magnasco è una frazione di 40 abitanti del comune di Rezzoaglio, nella città metropolitana di Genova.

Geografia fisica Il paese è adagiato su una vasta conca prativa ed è circondato da tre corsi d'acqua perenni: il Rezzoaglio, il Dugaia e il rio Fussello.

La vista che si gode dal belvedere naturale rappresentato dalla strada statale 654 di Val Nure, che sovrasta il paese, è pregevole e panoramica: spaziando su tutta la dorsale appenninica che divide la val d'Aveto dalla val Trebbia arrivando sino al monte Maggiorasca.

Origini del nome Il toponimo Magnasco è composto dal prefisso "magna" e dal suffisso "asco". Il primo di chiara origine latina significa "grande" e il secondo nell'antico idioma ligure indicava "luogo, comprensorio". Conseguentemente il termine significherebbe luogo grande aperto, panoramico.

Storia

Da sempre legato alle vicende feudali del marchesato di Santo Stefano d'Aveto ne ha condiviso le trasformazioni storiche facendo parte integrante del territorio comunale santostefanese e, dal 1919, come successiva frazione dell'istituito comune di Rezzoaglio.

Le prime notizie documentate sull'entità paese risalgono alla metà del XVI secolo, quando risultavano residenti a Magnasco quattordici famiglie.

Con la caduta della Repubblica di Genova e la soppressione dei feudi imperiali, a seguito della nuova dominazione napoleonica in Italia, il territorio avetano vide la costituzione delle prime municipalità autonome - e tra queste anche Magnasco - che furono inserite dal 2 dicembre 1797 nel dipartimento dei Monti Liguri Orientali, con capoluogo Ottone, all'interno della costituita Repubblica Ligure. Dal 28 aprile 1798 con i nuovi ordinamenti statali francesi, il territorio magnaschese rientrò nell'XI cantone, con capoluogo Santo Stefano d'Aveto, della giurisdizione dei Monti Liguri Orientali e dal 1803 centro principale del V cantone dell'Aveto nella giurisdizione dell'Entella.

Nel 1803 la municipalità di Magnasco fu soppressa e aggregata al territorio comunale di Santo Stefano d'Aveto. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel dipartimento degli Appennini.

Nel 1815, caduta la dominazione napoleonica e dopo il successivo congresso di Vienna del 1814, il territorio avetano passò al Regno di Sardegna con nuove modifiche amministrative: tutta l'area intorno al fiume Aveto venne divisa tra due differenti e confinanti province del regno sotto la divisione di Genova; Magnasco venne aggregato direttamente a Santo Stefano d'Aveto nella provincia di Chiavari, mentre altre odierne frazioni e località rezzoagliesi furono inserite nella provincia di Bobbio.

Nel 1859 con il decreto Rattazzi il territorio avetano venne diviso tra il circondario di Bobbio (in provincia di Pavia) e il circondario di Chiavari (in provincia di Genova) e tale divisione perdurò anche con la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861; la frazione magnaschese fece parte della giurisdizione chiavarese.

Nel 1918 la ricostituzione del comune di Rezzoaglio (con il provvedimento di variazione legge n. 621 del 28 aprile 1918) portò al passaggio di buona parte del territorio avetano - tra cui Magnasco - dalla precedente municipalità di Santo Stefano d'Aveto; nel 1923 tutto il territorio fu compreso nel IV mandamento di Santo Stefano d'Aveto del circondario di Chiavari. Seguì poi le sorti storiche e amministrative in età contemporanea del comune rezzoagliese.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

La locale chiesa parrocchiale è dedicata a san Bartolomeo apostolo che fu edificata tra il 1925 e il 1928 in sostituzione del vecchio oratorio seicentesco (anch'esso intitolato all'apostolo). Progettata dall'ingegnere e architetto Amedeo Calcaprina, la struttura architettonica si presenta con pianta a croce greca. Al suo interno, recentemente decorato dalla restauratrice Liliana Minetti, è conservata una settecentesca statua lignea della Madonna con Bambino, presumibilmente di scuola scultorea genovese, e che la comunità magnaschese venera con il titolo di Madonna della Neve (festività il 5 agosto).

Attiguo alla parrocchiale vi è il campanile edificato nel 1914 su progetto dello stesso Calcaprina. L'inusuale forma ottagonale e la ricercatezza costruttiva lo rendono un autentico gioiello architettonico. La canonica edificata nel 1935 sullo spazio occupato dal vecchio oratorio demolito è stata progettata dall'artista rapallese Italo Primi e presenta eleganti elementi decorativi. Completa il complesso parrocchiale un imponente monumento dedicato ai caduti di tutte le guerre delle quattro frazioni che fanno parte della parrocchia: Magnasco, Cerisola, Piandifontana e Villa Rocca.

Architetture civili I due monumenti principali sono costituiti dalle due fontane pubbliche donate da due benefattori (Luigi Brizzolari e Andrea Biggini) alla fine del XIX secolo: la fontana di Mezzo da Villa e quella della contrada di Ca' de Biggin. Una interessante epigrafe posizionata sulla facciata di una casa nel centro storico, risalente alla fine del Settecento reca la scritta latina: Parta Labore Quies.

Infine degna di nota una edicola mariana in marmo di Carrara, dedicata alla Madonna di Caravaggio dello scultore Domenico Cella della frazione di Villa Cella e risalente al 1876. Il bassorilievo è incastonato in una nicchia costruita appositamente e si trova al centro del paese.

Note

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