Hezar Dastan, o Hezardastan, () è una serie televisiva iraniana a tema storico drammatico sviluppata e diretta da Ali Hatami e prodotta da Islamic Republic of Iran Broadcasting nel 1987. Considerata una delle opere televisive più importanti e influenti nella storia della Repubblica islamica dell'Iran, la storia, i personaggi, la recitazione, lo stile e la musica dello spettacolo sono stati molto acclamati dalla critica e dai colleghi registi dell'epoca, e l'influenza dei temi e della storia della serie può essere vista nella cultura popolare iraniana così come in molte opere televisive degli anni successivi.

La produzione dello spettacolo durò quasi 8 anni, dal 1979 al 1987, durante i quali Hatami realizzò un ampio set per rappresentare Teheran durante la dinastia Qajar e la Seconda Guerra Mondiale, creando retroattivamente il primo studio cinematografico e il backlot annesso di tutto l'Iran (chiamato Ghazali Cinema Town, Shahrak-e sinamāi-ye ghazāli). Secondo quanto riferito dallo stesso Hatami, la sceneggiatura di Hezardastan è stata riscritta da 8 a 10 volte, portando alla scomparsa della struttura stratificata, degna de Le mille e una notte dell'opera, mentre secondo un'altra fonte, 11 ore della serie sono state censurate e molte scene, oggi conservate negli archivi della Iranian Broadcasting Corporation, sono state tagliate. Peraltro nel corso delle varie messe in onda negli anni, diverse di queste scene sono state reinserte mentre altre sono state rimosse.

Nel 2006, Hezar Dastan fu votata dall'Associazione dei critici cinematografici e televisivi iraniani come la migliore serie televisiva iraniana mai realizzata, mentre in occasione della Giornata Mondiale del Patrimonio Audiovisivo, ossia il 27 ottobre, del 2018, è stata iscritta nella lista nazionale del programma UNESCO "Memoria nel Mondo".

Sinossi Hezar Dastan si apre nella Teheran dei primi decenni del Novecento, una città che sta cambiando volto, sospesa tra i vicoli polverosi della tradizione e l'irruzione brutale della modernità. Al centro del racconto c'è una locanda, un crocevia di destini: vi passano mercanti, prostitute, rivoluzionari, uomini di fede, opportunisti, funzionari corrotti. Le sue mura custodiscono conversazioni segrete, intrighi e confessioni, e diventano una sorta di teatro in cui l’Iran intero sembra recitare la propria parte.

Su questo sfondo agiscono tre figure principali. Malk Aqa, padrone della locanda, è un uomo che osserva più di quanto non dica: ogni giorno vede passare pezzi di un mondo in trasformazione, e in silenzio ne registra i mutamenti. Shahrokh Khan, invece, vive dilaniato tra due spinte opposte: da un lato l'attrazione per la modernità che avanza, dall'altro la fedeltà a un universo di usi e costumi che si sgretola davanti ai suoi occhi. E poi c’è l’ombra più inquietante, quella di Hezar Dastan, "l'uomo dalle mille mani" o "dai mille destini", una figura enigmatica che non appare mai in modo limpido, ma si avverte dietro ogni trama, come il burattinaio invisibile che muove fili politici e personali, intrecciando ambizioni, tradimenti e speranze.

Ognuno dei quindici episodi aggiunge un tassello, mostrando piccoli drammi privati che si rivelano specchi di una condizione collettiva. C’è chi cerca di sopravvivere vendendo il proprio corpo, chi insegue il sogno di una nazione libera, chi trama nell'ombra per impadronirsi del potere. La storia non procede come una linea retta, ma come un mosaico in cui i destini dei personaggi si incrociano e si separano, lasciando intravedere la grande narrazione di un Paese in bilico tra il crollo della dinastia Qajar e l'ascesa di Reza Shah.

Il tono è quello di una ballata malinconica: i dialoghi hanno spesso la solennità della poesia, e i personaggi sembrano portare addosso il peso di qualcosa che li trascende, come se ognuno fosse il simbolo di una parte dell'Iran stesso. Alla fine, ciò che resta non è tanto la conclusione di una vicenda, quanto il senso di aver assistito alla rappresentazione di un mondo intero, con le sue contraddizioni, le sue ombre e la sua struggente bellezza.

Personaggi e interpreti

Reza Khoshnevis (Tofangchi), interpretato da Jamshid Mashayekhi.Un vecchio calligrafo, ex cacciatore e mercenario del Komiteh Mojazat. È liberamente ispirato a quattro personaggi storici: Emad ol-Kottab, Mirza Mohammad Reza Kalhor, Karim Davatgar e lo stesso Ali Hatami. È il principale collegamento tra le due metà della storia. Khan-e-Mozaffar (Hezardastan), interpretato da Ezzatolah Entezami. Ex governatore di Kerman , residente a tempo pieno al Grand Hotel di via Laleh-Zar a Teheran. Presumibilmente l'uomo più potente dell'Iran durante la Seconda Guerra Mondiale, controllava ogni aspetto, dalle importazioni/esportazioni con le potenze straniere alle decisioni politiche del neo-nominato Scià Mohammad Reza. Si presume che la sua figura sia ispirata ad Abdol-Hossein Farman Farma, sebbene Ali Hatami abbia sempre insistito sul fatto che dovesse rappresentare tutte le antiche e potenti famiglie vissute durante la dinastia Qajar e non solo Farman Farma. Moffatesh Shesh Angoshti, interpretato da Davoud Rashidi. Un investigatore corrotto che lavora per Khan-e-Mozaffar. Secondo Ali Hatami, si ispira ad alcune figure storiche come Muhammad-Husayn Ayrom, Rokneddin Mokhtari, Mohammad Dargahi, Abbas Bakhtiari e Adib ol-Saltaneh. Si suppone che rappresenti le figure autoritarie, ancora sotto l'influenza dei poteri familiari tradizionali, che non si sono estinti. Abolfath il rilegatore, interpretato da Ali Nassiriani. Un rivoluzionario azero convinto che eliminando chi "tradisce l'Iran", molti dei problemi che affliggono la gente comune saranno risolti. Rappresenta i nazionalisti coinvolti nella Rivoluzione costituzionale persiana, e il suo accento azero ricorda quello di molti che hanno combattuto per la Rivoluzione costituzionale. È anche vagamente ispirato a Mirza Ebrahim Monshizadeh, Assadollah Khan Abolfathzadeh e Mohammad Nazar Khan Meshkat al-Mamalek, i personaggi dietro il vero Komiteh Mojazat durante la dinastia Qajar. Shaban Ostadkhani (Ostekhani), interpretato da Mohammad-Ali Keshavarz. Un delinquente locale che ha iniziato a lavorare per il Komiteh Mojazat e in seguito è riuscito a diventare il leader de facto di un importante gruppo criminale organizzato a Teheran durante la Seconda Guerra Mondiale. È raffigurato come analfabeta e senza riguardo per chi presta fedeltà. Rappresenta molte figure sociali e leader di delinquenti di strada locali come Tayeb Haj Rezaei e Shaban Jafari. Nonostante il suo piccolo ruolo nelle decisioni politiche più importanti, è il potere più violento in gioco e viene mostrato principalmente in scene di sangue e violenza estremi, mentre nessuno riesce a trovare il coraggio di attaccarlo, con pochi che ci riescono senza riuscire a infliggergli alcun danno a causa della sua figura imponente e della sua statura. Baqer Mirza, interpretato da Jahangir Forouhar.Un agente della polizia Qajar incaricato dai funzionari reali di trovare l'assassino (o gli assassini) di Esmaeel Khan. Viene mostrato come estremamente più intelligente dei suoi colleghi ufficiali e ha la lungimiranza di vedere molti diversi problemi sociali e le loro soluzioni. Viene considerato una minaccia dal Komiteh Mojazat dopo essere stato visto parlare con Reza Khoshnevis, e quindi viene ucciso da Shaban Ostekhani mentre si fa radere.Jahangir Forouhar interpreta anche il ruolo del capo cameriere in Grand Hotel. Un lavoratore senza nome, estremamente leale a Khan-e-Mozaffar. Viene mostrato quasi come l'assistente personale di Khan-e-Mozaffar e la sua lealtà arriva al punto di mettere a rischio la propria vita sdraiandosi nel letto di Khan-e-Mozaffar quando Reza Khoshnevis tenta di assassinarlo. È lui che alla fine spinge Reza Khoshnevis alla sua rovina. Seyyed Morteza, interpretato da Hosein Gil, un fabbro di Teheran che in seguito uccide Khan-e-Mozaffar. Capo della Shahrbani, interpretato da Jafar Vali, un pubblico ufficiale fedele a Khan-e-Mozaffar. Amineh Aghdas, interpretata da Zahra Hatami, la nuora di Khan-e-Mozaffar. Qodsi, interpretata da Rogheyeh Chehreh-Azad, la cameriera di Khan-e-Mozaffar. Qamar Banoo, interpretata da Shahla Mir Bakhtiar, la moglie di Reza Khoshnevis.

Controversie Il finale La serie è stata censurata numerose volte prima di essere autorizzata alla trasmissione dalle organizzazioni islamiche iraniane. Secondo alcune fonti, la censura sarebbe arrivata al punto tale che il finale della serie sarebbe stato modificato, inserendone uno più politicamente incentrato su Adolf Hitler e sul coinvolgimento di Khan-e-Mozaffar nelle potenze dell'Asse, come suggerito dal fatto che il finale appare molto brusco - con una narrazione fuori campo per concludere una trama molto complicata, mentre Ali Hatami era noto per scrivere storie molto dettagliate - e che molti dei personaggi principali sembrino svanire a metà della storia. Peraltro, man mano che più persone raccontavano i loro ricordi del periodo della produzione, più risultava evidente come molte scene fossero state tagliate, tant'è che Iranian Broadcasting Corporation trasmise alla fine solo 15 dei 26 episodi da prodotti.

Komiteh Mojazat e Teheran, i nuovi giorni La serie fu rieditata da Varuzh Karim-Masihi in due lungometraggi, Komiteh Mojazat e Teheran, i nuovi giorni (Tehran Roozegar-e No), realizzati rispettivamente nel 1997 e nel 1999, ognuno ambientato in una parte della cronologia della serie e che ne racconta solo metà. Komiteh Mojazat si svolge nei ricordi di Reza Khoshnevis e racconta la storia degli omicidi perpetrati da Reza e Abolfath, mentre Teheran, i nuovi giorni si concentra solo sugli eventi dell'invasione anglo-sovietica dell'Iran e sugli ultimi giorni di vita di Reza. I film rieditati furono pesantemente criticati dalla famiglia di Ali Hatami, morto tre anni prima, per non aver ottenuto l'autorizzazione e aver eliminato molti dei temi e degli snodi narrativi importanti che avevano reso la serie così avvincente e unica.

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