La pirateria in Indonesia, secondo un sondaggio condotto dall'International Maritime Bureau, l'Indonesia è il paese che ha registrato il più alto tasso di attacchi pirata nel 2004. Successivamente è scesa al secondo posto tra i paesi col peggior tasso di attacchi pirata nel 2008, finendo dopo la Nigeria. Tuttavia, l'Indonesia rimane considerato il paese con le acque più pericolose al mondo a causa dell'alto tasso di pirateria.
Con oltre la metà dei crimini di pirateria commessi nelle regioni acquatiche del Sud-Est asiatico, i disordini causati dalla pirateria hanno reso lo Stretto di Malacca un punto caldo per i pirati, responsabili della maggior parte degli attacchi in Indonesia, rendendo le navi che navigano in quella regione pericolose fin dall'arrivo degli europei. Il termine ''Pirateria in Indonesia'' include sia i casi di pirati che dirottano merci e carri armati sia l'alto tasso di pirateria praticata nel paese stesso. Lo Stretto di Malacca è una delle rotte di navigazione più trafficate al mondo, poiché rappresenta oltre il 25% dei beni di baratto mondiale che provengono principalmente da Cina e Giappone. Circa 50.000 navi, impegnate nel commercio globale, percorrono ogni anno lo stretto, trasportando petrolio dal Golfo Persico e il Canale di Suez. Il successo derivante da questo portale commerciale rende lo Stretto un luogo ideale per gli attacchi dei pirati.
I pirati indonesiani non sono come i pirati internazionali con la bandiera del Jolly Roger che tengono in ostaggio navi in mare aperto. La pirateria in stile indonesiano si caratterizza più come quella di piccoli furti a bordo che a quella dei pirati classici. I pirati in acque indonesiane spesso minacciano navi di medie o piccole dimensioni. Essi rubano principalmente gli stipendi dell'equipaggio, cellulari, computer portatili e attrezzature per la navigazione marittima.
I pirati indonesiani lavorano generalmente come conducenti di taxi acqueo o pescatori locali. Hanno molta familiarità con le acque circostanti. Si nascondono nelle foreste di mangrovie lungo lo stretto e rubano oggetti di valore delle imbarcazioni che navigano vicino alla costa.
Storia La pirateria è presente nelle acque indonesiane fin dall'antichità. Nel 1666, una nave della Compagnia olandese delle Indie orientali è stata attaccata al porto di Surabaya. I pirati hanno poi bruciato la barca dopo che è stata danneggiata. In seguito a questo incidente, la Compagnia olandese delle Indie orientali ha annunciato che avrebbe premiato con del denaro a chiunque avesse catturato il pirata, che si rivelò essere Intjeh Cohdja. Chiunque l'avesse catturato vivo avrebbe ricevuto come ricompensa 100 ringgits, mentre chiunque avesse trovato Intjeh Cohdja morto avrebbe ricevuto 50 ringgits. Nel frattempo, chiunque avesse catturato l'equipaggio di Intjeh Cohdja avrebbe ricevuto 10 ringgit, mentre chiunque l'avesse trovato morto avrebbe ricevuto 5 ringgit. Chiunque fosse riuscito a sequestrare una nave a Intjeh avrebbe potuto possedere la sua barca e il suo carico.
Fonti olandesi del 1685 hanno menzionato che in Surabaya e in altre aree dell'estremità orientale dell'isola di Giava, si diffuse il nome di un pirata di nome Wassingrana. In breve, il pirata e il suo equipaggio proveniente da Makassar, denominato ''Winantacca'' furono catturati con successo e condannati a morte dai reggenti costieri della zona. Dopo la morte dei pirati, i reggenti sperarono che le condizioni costiere e il traffico marittimo tornassero sicuri , perché durante quel periodo i pirati avevano disturbato le navi e spesso derubato e ucciso civili.
Nel 1758, una nave britannica arrivò sulla costa meridionale di Lumajang, in viaggio da Bengkulu lungo la costa meridionale di Giava per poi continuare verso ovest, e poi dirigersi verso Batavia. La nave venne improvvisamente dirottata e incendiata.
Nel giugno del 1824 settanta navi con persone proveniente dalla Papua e Ceram sono apparse vicino a Banyuwangi e, nello stesso periodo, le isole Kangean furono tormentate dal timore della stessa flotta, ma la marina olandese inseguì la flotta, così abbandonarono subito la zona. Gli attacchi ripetuti da gruppi mussulmani che vivevano di pirateria, spinsero il governo coloniale ad agire per ripulire il Mar di Giava e le isole a est dai pirati che destavano preoccupazione. Nel 1847, il piroscafo britannico Nemesis ha incontrato una flotta di 40-60 navi pirata.
L'isola di Bawean, in passato era spesso usata come nascondiglio tra i pirati di vari gruppi etnici, come i Bugis, i Maduresi, i Bajo, i Malay e altri. Nel XVIII secolo, anche la costa del Regno di Blambangan era spesso usata come nascondiglio tra i pirati di etnica Bugis.
Tipologia e dinamiche degli attacchi Secondo l'International Maritime Bureau, i pirati riescono a eludere le autorità e il rivelamento nascondendosi nelle numerose isole che circondavano la zona. La sola regione che circonda l'Indonesia conta una stima di 1700 isole e un paesaggio marino di isole tropicali dove i pirati possono trovare rifugio. Inoltre, il numero di forze navali che pattugliavano l'alto mare è diminuito del 50% e ciò ha fatto aumentare in modo significativo il tasso degli attacchi pirata in Indonesia. Molti di questi crimini vengono commessi a scopo di estorsione, ma il rischio è enorme quando questi pirati sono organizzazioni illegali che dirottano rimorchiatori, chiatte o grandi petrolifere.Questi carichi trasportano gas naturali esplosivi che possono essere usati come armi. La preoccupazione riguardante la pirateria in Indonesia è continuata a cresce quando nel 2012 è stato registrato che in tutto l'arcipelago indonesiano il numero di piccoli furti era di 81 e questo rappresenta più di un quarto degli incidenti di pirateria nel mondo. Inoltre, fattori economici come la povertà o la corruzione contribuiscono agli alti tassi di attacchi dai pirati. Come riportato in un articolo di ricerca di David Rosenberg, il numero di crimini è aumentato dalla crisi finanziaria in Indonesia del 1997, spingendo numerose persone a diventare pirati solo per guadagnare un salario dignitoso. Secondo Bali Times, Singapore, Malaysia e Indonesia sono responsabili solo del pattugliamento delle proprie regioni delle proprie acque territoriali e non hanno alcuna giurisdizione al di fuori di esse, rendendo così le acque regionali vulnerabili e facili da eludere per i pirati. Inoltre, poiché la costa dell'Indonesia è lunga il doppio del parametro terrestre, pattugliare quel territorio acquatico con poco più di una dozzina di imbarcazioni e chiaramente inadeguato. Nei primi sei mesi del 2012, l'Indonesia da sola era responsabile del 20% degli attacchi pirata a livello globale.
Pirateria indonesiana nel XXI secolo Negli ultimi vent'anni, il numero di attacchi pirata in Indonesia è diminuito. Comunque, ci sono ancora numerose segnalazioni di pirateria lungo le zone costiere e nei golfi. Nel 2011, 15 attacchi sono stati registrati a gennaio. Inoltre, nel mese di settembre dello stesso anno, sono stati riportati due incidenti di attacchi dai pirati. Nel primo gruppo c'erano quattro pirati indonesiani che sono stati arrestati e hanno confessato di aver aiutato e favorito un sindacato più grande che operava nello Stretto di Malacca. Il secondo gruppo, invece, includevano sei uomini indonesiani che sono stati detenuti. Erano sospettati per essere un gruppo di pirati che presumibilmente si erano imbarcati in una barca mercantile a Singapore. Durante l'attacco, sono stati sparati colpi di avvertimento e i pirati sono scappati via. Si ritiene che il gruppo provenisse da Batam, un'isola situata vicino allo Stretto.
Risposta del governo e cooperazione internazionale Già nel 2003, la CNN riferì che, a meno che il governo indonesiano non imponesse il pattugliamento marittimo, i tassi di criminalità legati alla pirateria non sarebbero diminuiti a breve. Comunque, dopo un attacco nel anni '90, l'Indonesia ha stretto una collaborazione con Singapore e Malaysia per salvaguardare, monitorare garantire la sicurezza delle acque che confinano i rispettivi territori. Un modo per contribuire al problema, come riportato da International Maritime Bureau, è quello di essere vigili perché spesso i pirati abbandonano i loro piani di attacco nel momento in cui vengono scoperti. Secondo Oceans Beyond Privacy, è stato riferito che una misura di sicurezza cooperativa intrapresa da Singapore, Malaysia, Indonesia e Thailandia garantisce la sicurezza dello Stretto di Malacca istituendo le Malacca Strait Patrols (MSP). L'MSP comprende l Malacca Strait Sea Patrol (MSSP), l'Eyes in the Sky (EiS) il l'Intelligence Exchange Group (IEG) e le informazioni raccolte sugli attacchi pirata in Indonesia vengono facilitate e condivise tra i quattro paesi. Sono stati anche istituiti pattugliamenti coordinati. Come riportato da Time World, un ufficiale della marina indonesiana ha affermato che non sarebbero stati all'altezza dei pirati nel 2004 perché c'erano facili vie di attacco e di fuga che rendevano questa caccia ai pirati praticamente impossibile. Infatti, il livello di attacchi pirata nel 2004 aveva raggiunto un livello di crisi. Tuttavia, a partire dal 2009, questo problema è stato contrastato poiché il tasso dei crimini dei pirati si è dissipato. Sebbene nel primo trimestre nel 2009, gli attacchi pirata si è quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, solo un attacco ha avuto luogo in Indonesia rispetto ai 102 attacchi verificatisi a livello globale. La soluzione, come menzionato dal direttore dell'International Marine Bureau di Londra, ha affermato che un buon coordinamento e cooperazione svolgono un ruolo nel dissuadere gli attacchi alle navi commerciali, perché una supervisione più attenta porta a un compito più rischioso per i pirati.
Note
Bibliografia
Voci correlate Pirateria nello stretto di Malacca
Categoria:Pirateria Categoria:Indocina Categoria:Stretto di Malacca