Susa è uno dei siti archeologici più importanti dell'Iran, al confine tra il mondo mesopotamico e quello persiano.

Abitata fin da tempi molto antichi (4500 a.C.), già capitale del regno di Elam e poi estremo della Via Reale dell'Impero achemenide (550-330 a.C.), Susa fu una città viva sino alla metà del XV secolo. Gli scavi ivi condotti da squadre francesi a partire dagli anni 1850 permisero il rinvenimento di numerosi oggetti, tra cui una vasta produzione di ceramiche risalenti al periodo islamico pre-selgiuchide (VI-X secolo), attualmente conservata per gran parte (oltre 2000 oggetti catalogati) al Museo del Louvre (Parigi). alle segnature "MAO S.".

Le ceramiche di Susa costituiscono un'interessante sotto-categoria nel generale panorama della produzione ceramica islamica perché perpetuarono, pur adottando le caratteristiche materiche della ceramica arabo-musulmana diffuse dal centro califfale di Samarra (fond. la terracotta ed il lustro), modelli, sia dei manufatti sia delle decorazioni, legati alla millenaria tradizione ceramica persiana (anzitutto sasanide ma financo partica) o a quelle culture con cui l'altopiano iranico intratteneva relazioni da secoli, come il Vicino Oriente o l'Impero cinese,.. anche discostandosi dai coevi modelli dei grandi centri di produzione ceramica della Persia samanide (819-1005) di Nishapur e Samarcanda.

Premessa: il sito archeologico di Susa

Problematiche operative

Nello studio della produzione ceramica persiano-islamica di Susa sorgono diversi problemi.

Tra il XIX ed il principio del XX secolo, gli archeologi praticavano la c.d. "archeologia biblica", cercando informazioni sui luoghi citati nell'Antico Testamento a detrimento degli strati più recenti quali quelli del periodo islamico: alcuni pezzi furono salvati ma molto materiale fu irrimediabilmente distrutto. Il sito di Susa (attuale Khūzestān) non fece eccezione. Fortunatamente, gli scavi ivi condotti da una missione archeologica francese negli Anni '70 guidata da Jean Perrot ammassò un quantitativo d'informazioni sufficienti a permettere a Monik Kervran di definire una tabella stratigrafica molto completa delle ceramiche islamiche rinvenute nel sito..

Altri problemi sono legati agli oggetti stessi. La conquista relativamente facile della Persia Sasanide da parte degli eserciti califfali nel decennio 633-644 permise alla produzione artigianale locale, anzitutto quella delle ceramiche, da sempre florida nel sito, di continuare senza troppi problemi. I modelli di produzione passarono così da una generazione all'altra senza subire grandi cambiamenti, con l'ovvio risultato di una notevole difficoltà di datazione per i reperti del periodo islamico che perpetuano, però, antecedenti modelli o stilemi decorativi..

Stratigrafia del sito di Susa nel periodo islamico

In accordo alla tabella stratigrafica definita da Kervran, si sono potuti distinguere cinque periodi nella produzione ceramica della Susa islamica pre-selgiuchide(VI-X secolo):.

livello IIIa: datato dalla fine del VI alla metà del VII secolo (transazione dall'Impero sasanide al Califfato dei Rashidun); livello IIIb: datato dalla metà del VII alla fine dell'VIII secolo; livello IIa: datato dalla fine dell'VIII alla prima metà del IX secolo, questo strato contiene la ceramica islamica c.d. "pre-Samarra"; livello IIb: datato dalla metà alla fine del IX secolo, questo livello è contemporaneo al livello II del sito iracheno-lakhmide di Al-Hira, contiene i reperti allineabili agli sviluppi ceramici della Samarra califfale. e si colloca al principio della parentesi socio-politica del c.d. "Intermezzo iraniano"; livello I: datato alla prima metà del X secolo in pieno Intermezzo iranico.

La stratigrafia sopra riportata è comunque da considerarsi aperta ad eventuali integrazioni future.

Le ceramiche

Materiali e tecniche Il sito di Susa, al netto dei problemi metodologici che ne hanno interessato i primi scavi, ci ha consegnato diversi esemplari ceramici sin dalle epoche più antiche (la c.d. "Ceramica stile Susa I" rientra nella calcolitica Cultura di Ubaid), spesso esemplificando diverse fasi della millenaria tradizione ceramica iraniana. La produzione di terracotta in città, per esempio, sembra abbastanza probabile già in epoca protostorica, ben prima degli sviluppi della ceramica islamica di Samarra, non solo per l'abbondanza di materia prima nel Khūzestān ma anche per il ritrovamento in situ di consumabili del processo produttivo quali bastoncini e stampi per la cottura.

Tutte le ceramiche di Susa sono realizzate in pasta d'argilla, un materiale piuttosto plastico che permette anche lavorazioni molto sofisticate, come quella "a guscio d'uovo" con spessore delle pareti ridotto a pochi millimetri datate al VIII secolo. Il colore dell'argilla varia a seconda delle sue impurità e dello sgrassante utilizzato per facilitare la lavorazione, solitamente paglia, chamotte o grani. Il più delle volte, il colore è molto chiaro, magari rosato o beige.

Tipologie di manufatti Le ceramiche della Susa islamica pre-selgiuchide (VI-X secolo), presentate nel seguito, sono anzitutto classificate in base alla tecnica di decorazione: ceramica non smaltata, ceramica smaltata (terracotta) e ceramica lustrata. Gli stilemi decorativi, analizzati in dettaglio nel seguito, presentano invece, come anticipato nella Premessa, un miscuglio di differenti tradizioni di complessa catalogazione cronologica. Le forme dei manufatti permettono talvolta un'ulteriore classificazione o periodizzazione: alcuni pezzi, ad esempio, si allineano ai coevi sviluppi della ceramica islamica, fondamentalmente i modelli di chiara influenza cinese Tang della Samarra califfale (835-892). Sono inoltre presenti, seppur numericamente molto scarsi, esemplari chiaramente importati, ad esempio proprio alcuni dei rari reperti di ceramica cinese rinvenuti nell'ecumene arabo.

Ceramica non smaltata

La produzione di ceramica non smaltata, per tutto il periodo interessato, fu importante quanto a numero di pezzi e varia dal punto di vista delle forme, delle decorazioni e della qualità. I manufatti prodotti comprendono brocche, boccali e giare con i relativi supporti e coperchi, oltre a pentole, ciotole, vasi e lampade..

Per quanto riguarda brocche e boccali, il gruppo più importante di manufatti pervenutivi, i primi esemplari si collocano in perfetta continuità dei modelli sasanidi (piriformi, con corpo snello e collo stretto segnato alla base da una sporgenza, ecc.) che scompaiono nell'VIII secolo a favore di un nuovo tipo piriforme con superficie trattata con venature realizzate applicando un panno umido o le mani prima della cottura. Contemporaneamente, tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo, compare una brocca ispirata nuovamente ai modelli sasanidi a decorazione scavata con una sgorbia e incisa, in pasta d'alta qualità a riprova della raffinatezza di questa serie, scomparse all'inizio del IX secolo. Un'altra tipologia di brocca, realizzata nel medesimo periodo, era ottenuta unendo con del collante (fango) due parti modellate separatamente con fogge che richiamano modelli metallici non locali, quasi certamente mediterranei. Come altri pezzi abbasidi, presenta un profilo innovativo. A metà dell'VIII secolo, iniziarono a essere prodotti pezzi "a guscio d'uovo" con una pasta fine. Ispirati da modelli metallici, sono di due tipi, con un profilo a doppio rivestimento o con un corpo globulare decorato con sottili incisioni. I "gusci d'uovo" furono prodotti fino alla metà del X secolo ma le forme divennero gradualmente più pesanti.

Per i vasi, la classificazione dei pezzi è dettata dalla decorazione e il modello sasanide vi è perpetuato molto a lungo, arrivando fino al XIII secolo. Le fasce modellate e applicate con la barbottina, con fregi di leoni passanti, di chiaro modello sasanide, sono tipiche dell'inizio del periodo (VII-VIII secolo) e della regione del Khūzestān. Queste decorazioni sasanidi a rilievo, vegetali o animali, applicate con la barbottina e finemente incise, furono realizzate principalmente all'inizio del periodo abbaside (750-1258). Per quanto riguarda la decorazione modellata e applicata, raffigurante palmette, fiori stilizzati, nastri incisi, potrebbe essere apparsa alla fine dell'VIII secolo. I vasi dell'XI secolo hanno nastri intrecciati e motivi zoomorfi applicati con pasta gialla grossolana.

Alcuni pezzi, di tradizione partica, erano realizzati a forma di coppa (metà VIII-X secolo), altri a forma di piatto con un bottone in forte rilievo e una decorazione incisa o a pettine (metà VIII secolo) come l'inventario Louvre MAO S. 1773.

Ceramica smaltata

Pezzi di transizione e pezzi con semplice decorazione smaltata

La pratica della vetrina esisteva in Persia già prima del periodo islamico, realizzate con uno smalto alcalino. La produzione di ceramiche smaltate continuò con l'arrivo dell'Islam nel VII secolo. Come nel caso della ceramica non smaltata, dopo la conquista araba furono prodotte giare e anfore che conservano gli antichi modelli iraniani. Questi pezzi sono ricoperti da una glassa monocroma, il più delle volte gialla o verde.

L'inventario Louvre MAO S. 383, per esempio, è una piccola brocca decorata con figure di palma ottenute con smalti gialli e verdi racchiusi in linee nere che ne impediscono la fusione, il che prefigura la tecnica della "cuerda seca". Sono stati trovati anche pezzi con decorazione a stampo sotto smalto, in particolare a navette, una forma che riflette la produzione sasanide.

La modanatura poteva creare una separazione tra gli smalti che non si fondevano. La glassa veniva utilizzata anche per creare motivi, in particolare pseudo-epigrafie,. una caratteristica comune nella produzione ceramica del primo periodo islamico-persiano, fortemente patrocinato dai Samanidi (819-1005) della Corasmia, una delle dinastie dominanti durante l'Intermezzo iraniano..

Maiolica

La terracotta smaltata di stagno o piombo fu una delle innovazioni veicolate dagli arabi nell'ecumene musulmano nell'epoca d'oro islamica. Si tratta di pezzi d'argilla ricoperti dallo smalto prima della cottura a fuoco, poi decorati sullo smalto ad una temperatura più elevata per fissare la decorazione. I colori che resistono a queste alte temperature e che si trovano sui pezzi di Susa sono il blu (ossido di cobalto) e il verde (ossido di rame) e, in minor misura, il marrone (ossido di manganese) e il giallo (ossido di antimonio). Alcuni manufatti sono semplici imitazioni della terracotta, ottenute dipingendo una decorazione su un ingobbio bianco. Altri usano la cassiterite al posto dello stagno nella smaltatura, il che provoca alterazioni, favorite dal terreno di Susa, piuttosto acido, con il risultato che le smaltature diventano grigie dopo un interramento prolungato..

Esistono diverse decorazioni per la terracotta. Una di queste, detta "decorazione marmorizzata" o "a spruzzi", consiste nel far scorrere smalti di vari colori per ottenere delle marmorizzazioni. Si ritiene che questa tecnica derivi da un'influenza dei sancai (zh. ) della ceramica cinese dei Tang (618-907), di cui alcuni esempi si trovano proprio nel sito di Susa, insieme al grès verde e bianco. Sebbene la quantità di questi campioni rinvenuti sia esigua, sembra che siano state queste ceramiche a dare impulso agli sviluppi della terracotta..

Le forme delle terrecotte di Susan variano tra influenze cinesi, sasanidi e mediterranee. Pezzi smaltati proveniente dal Vicino Oriente furono spesso utilizzati come modello, come dimostrano le forme carenate lontane dai normali modelli ceramici. L'inventario Louvre MAO S. 524, ad esempio, è una brocca tripode mediterranea nel modello con decorazione "a spruzzo" cinese.

Lustro