Bibliofilo, bibliotecario e bibliografo, oltre che saggista in tali ambiti, Batines è noto soprattutto per la sua Bibliografia dantesca.

Biografia Il titolo nobiliare e l'ortografia del cognome Étienne Paul Cyrus Colombe, che in seguito si presentò come Paul Colomb de Batines, adottò il titolo nobiliare di «visconte» legandolo alla località di Batines, presso Gap, in Provenza.

Tale titolo, però, non risulta documentato da alcun riconoscimento ufficiale ed è considerato di fatto autoattribuito.Nel 2012 Paolo Trovato ha segnalato due edizioni elettroniche della Commedia, considerate tappe importanti nella tradizione degli studi danteschi digitali (ne esistono una curata da Prue Shaw e il ), e altresì come strumenti di grande utilità per la ricerca, ma si è soffermato nello stesso studio anche su certe peculiarità della figura di Colomb de Batines, tra cui il millantato[?] titolo nobiliare:

A conclusione di altri studi sulla questione, parrebbe più «verificabile» che Paul Colomb de Batines discenda da una famiglia della borghesia di Gap, il cui cognome era «Collomb o Colomb» e che può aver avuto un riconoscimento di nobiltà e l'assegnazione della signoria su un luogo chiamato «Bastine» nel sec. XVII; sarebbe invece stato il padre di Paul a ricevere il titolo di visconte nel 1829; nulla invece giustificherebbe né la parentela con i Colomb de Battine né l'uso di un titolo nobiliare «de Batines».

Fondazione della Biblioteca di Gap Nel 1829 Batines fu collaboratore del padre nel fondare la Biblioteca di Gap; e ne fu curatore; l'anno successivo ne fuse i depositi con quelli conservati nella Prefettura.

Insieme col padre, provvide la biblioteca di più di 2000 volumi dal proprio patrimonio personale. Nel 1829 diede alle stampe a Gap la sua prima pubblicazione, un regolamento e catalogo provvisorio della biblioteca pubblica della città.

Bibliografo del Delfinato Dopo gli studi di giurisprudenza, quantunque sia incerto se abbiano realmente condotto a una qualifica, che pur egli usò, di avvocato, dopo la morte del padre e il proprio matrimonio, nella sua regione di origine Batines si impegnò in lavori bibliografici su dialetti rurali, storia della stampa e persone degne di memoria del Delfinato e Alte Alpi, con la collaborazione, in alcuni di essi, di Jules Ollivier, bibliofilo e giudice con cui condivideva la passione per gli studi bibliografici e gli archivi storici, letterari e statistici., ,; ;

Nel 1836 annunciò un progetto relativo alla Bibliografia degli scrittori del Delfinato, da pubblicarsi nel corso dello stesso anno.

Come per i "Mélanges", anche la pubblicazione del "Catalogue des Dauphinois" si sarebbe interrotta alla prima parte, nel 1840, sia per i problemi con le autorità del suo sodale, causati dalle simpatie bonapartiste di quegli, sia dalla morte dello stesso Ollivier, che sino ad allora era riuscito a stabilizzare l'amico e allievo con la propria guida, nel metodo, nella sistematizzazione e nella continuità dei progetti, sia perché la situazione economica di Batines non gli permetteva oltre di finanziare la sua attività.

Pubblicista, libraio, archivista e bibliografo Batines fu attivo anche nell'editoria e come articolista su Riviste d'interesse letterario e bibliografico: in particolare per la "Revue du Dauphiné", fondata da Ollivier nel 1837, e di cui Batines fu collaboratore saggista e quindi “direttore responsabile della pubblicazione” fino al 1839, quando la Rivista chiuse.

Nel 1837 si trasferì a Parigi, dove si impiegò come libraio e editore del giornale "Le Bibliologue"."Le Bibliologue de la Belgique et du Nord de la France. Journal de bibliologie, d'histoire littéraire d'imprimerie et de librairie, publié avec la coopération de plusieurs bibliographes et hommes de lettres":

Sullo stesso giornale già nel 1833 aveva pubblicato, firmando con le sole iniziali, "Sur une question d'histoire littéraire", il suo primo lavoro sulla bibliografia del delfinato.

Ancora con le sole iniziali aveva firmato, nel 1834, tre articoli sul "Courrier de l'Isère", del quale trisettimanale scrisse in seguito egli stesso. Tali suoi articoli, "Recherches bibliographiques sur quelques écrivains de Grenoble qui ont écrit en patois" [Ricerche bibliografiche su alcuni scrittori di Grenoble che hanno scritto in dialetto locale], che erano stati pubblicati nei numeri apparsi nei giorni 8, 10 e 12 luglio 1834, sarebbero stati alla base della sua Bibliografia dei dialetti del Delfinato, pubblicata l'anno successivo.

A Vienne sull'Isère, dove fu nel 1838, poté collaborare alla "Revue de Vienne" finché, deluso per le polemiche, ancora di carattere bibliografico, contro di lui mosse da Vital Berthin sulle pagine della stessa rivista e, vedendo poste in dubbio le proprie competenze, non cessò la propria collaborazione alla testata.

Joseph-Marie Quérard, in una "Notizia biografica" sull'amico Colomb,, in lo ritrae come «Jeune, ardent, homme de plaisir, imprévoyant» «[Giovane, focoso, ... imprevidente]», tanto che la sua situazione finanziaria fu presto compromessa ed egli da Vienne dovette trasferirsi a Parigi nel 1841, dove l'amore per i libri lo ricondusse all'attività di libraio, e da lì in Italia, ove dovette riparare per una «leggerezza» commessa nei confronti di un collega.

Sul finire del 1839 peraltro per seri problemi finanziari dovette porre in vendita a Lione parte della propria biblioteca, come testimonia il relativo catalogo insieme con la tipologia di libri che la componevano. Analoga testimonianza è reperibile della vendita del 1845.

Quest'ultima partita comprendeva i libri che Batines stesso aveva precedentemente acquistato dagli eredi del libraio Crozet alla morte di questi, nel 1841.

Ai clienti di Crozet Batines si rivolse scrivendo da Parigi nel 1841 una lettera in cui si riprometteva di svolgere sollecitamente le commissioni che gli sarebbero state affidate come successore nella gestione delle vendite, sia di libri rari come nella tradizione di Crozet, sia di volumi che riguardavano la storia locale e i dialetti, al cui studio egli stesso si era dedicato. Batines inoltre incoraggiava autori e editori ad affidargli in deposito opere su tali tematiche, che egli avrebbe pubblicizzato menzionandole in un Bollettino bimestrale della propria libreria altresì redigendo cataloghi di vendita dei libri.«Paris, le 20 mai 1841. Porté par mes goûts vers le commerce de la librairie ancienne, dont j'ai fait depuis long-tems, comme amateur de livres, une étude approfondie, je viens d'acquérir le fonds de feu M. CROZET, libraire de la Bibliothèque royale. J'ose espérer que vous voudrez bien me continuer la confiance dont vous l'honoriez, et je chercherai à la justifier en m'acquittant avec célérité et intelligence des commissions que vous daignerez m'adresser. A la partie des livres rares, curieux, singuliers, tirés à petit nombre ou sur papier de luxe si bien exploitée par M. CROZET, j'en joindrai une autre non moins importante et non moins recherchée aujourd'hui, c'est la librairie historique des provinces, comprenant tous les ouvrages relatifs à leur histoire générale et particulière, et ceux écrits dans leurs divers patois. Quant à MM. les auteurs ou éditeurs de livres dans ces spécialités, à qui il conviendra de faire choix à Paris d'un libraire dépositaire qui s'occupe sérieusement de leur placement, au lieu de les reléguer dans un coin de son magasin, ainsi que cela se fait d'habitude, je prendrai la liberté de réclamer d'eux la préférence. Je donnerai de la publicité aux ouvrages qui seront déposés chez moi, en les mentionnant dans un Bulletin de ma librairie qui sera publié tous les deux mois, et adressé gratuitement aux amateurs de livres et à toutes les personnes qui en feront la demande par lettre affranchie. Enfin, je m'occuperai de la rédaction des catalogues de ventes de livres, et recevrai les commissions des personnes qui ne pourraient y assister.

L'esperienza fiorentina Stabilitosi a Firenze agli inizi degli anni Quaranta del secolo, fu bibliotecario privato e direttore del "Corriere dell'Arno".

Entrò in contatto con l’ambiente degli studiosi e dei bibliofili che ruotavano attorno alle biblioteche toscane. Si dedicò dunque alla compilazione della Bibliografia dantesca, pubblicata in tre volumi tra il 1845 e il 1846.

Nel periodo fiorentino Batines, con l'aiuto di un reagente chimico, riuscì a decifrare una sottoscrizione - oggi non più intelligibile - nel codice “Magliabechiano Cl. VII, 1035”, che lo indusse ad attribuire a Dino Compagni il poemetto didascalico Intelligenza: fu uno dei primi episodi di applicazione della tecnologia all'accertamento filologico di un testo letterario italiano.Ripercorre questo episodio Davide Cappi, Per una nuova edizione dell'”Intelligenza”, in «Filologia Italiana», II (2005), pp. 50-51).

A Firenze morì nel 1855 e fu sepolto nel cimitero protestante della città.

La ricerca bibliografica su Dante

A Firenze Batines rivolse le proprie ricerche principalmente a Dante, l'interesse per il quale gli era stato acceso dalle lezioni di Abel-François Villemain all'Università della Sorbona, cui avrebbe dedicato la sua opera principale.

La "Bibliografia dantesca" Tale opera, la "Bibliografia dantesca", in tre volumi,; ; rimane una delle fonti di riferimento fondamentali per gli studi danteschi, ricevendo nel corso dei decenni critiche favorevoli in tal senso. Proprio nella Bibliografia dantesca Batines ringraziò uno dei suoi più importanti contatti, Lord George John Vernon, che nel 1845 gli aveva fornito informazioni su manoscritti e stampe antiche della Commedia.

Pubblicata in francese, l'opera fu tradotta in italiano da Giovanni Costantini.

Nel 1888 furono pubblicate "Giunte e correzioni inedite" alla Bibliografia, a nome di Batines ma curate da Guido Biagi, allora bibliotecario della Marucelliana di Firenze, e un "Indice generale" ne era stato edito a Bologna cinque anni prima.

La "Bibliografia dantesca" si distingue in quattro parti: la prima rende conto delle biografie sul poeta, delle edizioni e manoscritti che a centinaia Batines aveva raccolto e descritto della "Commedia", degli estratti di essa composti, delle traduzioni in latino, francese, inglese, tedesco e spagnolo, di glossari e dizionari delle opere di Dante, oltre che della musica composta sui versi del poeta; la seconda registra la critica dantesca ma si sofferma altresì sull'origine e la storia del poema, sulle allegorie, la mitologia, l'afflato religioso, filosofico e politico, e sulle conoscenze scientifiche; la terza parte è costituita da una rassegna dei commenti della "Commedia"; la quarta, che ripercorre la «bibliografia manoscritta» della "Commedia", presenta un primo paragrafo, che del Beccaro definisce la parte «ancor oggi più importante di tutta l'opera», in cui Batines elenca, per città o biblioteche che li custodiscano, tutti i codici che tramandano per intero o frammentariamente il poema; e un secondo paragrafo in cui cita i «comenti inediti [...] per ordine cronologico».

Il "Falso Boccaccio" Nelle sue ricerche sulla tradizione esegetica, Colomb de Batines cita anche il manoscritto fiorentino attribuito in passato a Boccaccio ma dichiarato apocrifo, cioè precisamente quello che la critica moderna chiama "Falso Boccaccio", registrando il testo tra i commenti anonimi trecenteschi e definendolo “attribuito talvolta a Boccaccio, ma manifestamente spurio”, con descrizione del codice e della tradizione.

Altri studi danteschi La curatela di Batines appare insieme con quella di altri studiosi come Silvestro Centofanti e Pietro Fraticelli nella pubblicazione di "Studi inediti su Dante", tra i quali si ritrova il saggio, in forma epistolare, redatto da Batines nello stesso anno: "Del comento su la Divina Comedia appellato l'ottimo e di quello attribuito a Jacopo della Lana. Fatti e congetture scritte al Sig. Seymour Kirkup". in