Carriera criminale Secondo la testimonianza di Vincent “Vinny Ocean” Palermo, che in seguito sarebbe divenuto boss ad interim della famiglia DeCavalcante, Gioacchino Amari era già un capitano di spicco, noto per la sua spietatezza, prima di essere promosso sottocapo facente funzione dopo l’arresto dello storico boss Giovanni “John the Eagle” Riggi. Quest’ultimo era stato processato per racket ed estorsione, dopo aver consolidato - insieme ad Amari - una forte influenza all’interno di numerosi sindacati del New Jersey. Negli anni ’80, Amari era considerato uno dei più potenti esponenti del racket sindacale a Newark e, nei primi anni ’90, rischiò di essere incriminato insieme a Riggi per estorsione nei confronti dei sindacati e per aver sottratto fondi destinati alle pensioni dei lavoratori.

Sottocapo Dopo che il presunto capitano John “Johnny Boy” D’Amato assunse il ruolo di boss facente funzione al posto di Riggi nel 1991, Gioacchino Amari instaurò una solida alleanza con il consigliere Stefano “Steve the Truck Driver” Vitabile, allora considerato una delle figure più influenti della famiglia DeCavalcante. Nello stesso anno, in seguito alla misteriosa scomparsa dell’ex sottocapo Louis LaRasso, Amari sarebbe stato promosso a sottocapo facente funzione, assumendo il pieno controllo delle attività di racket legate al lavoro e all’edilizia, oltre che della società AMI Construction con sede a Elizabeth, nel New Jersey.

Boss della famiglia DeCavalcante Mentre operava come consulente per la Sezione Locale 394 della International Association of Laborers and Hod Carriers, Gioacchino Amari fu destinato a un’ulteriore promozione. In quel periodo, infatti, l’allora boss facente funzione John D’Amato era stato avvicinato dal capo della famiglia Gambino, John Gotti, che intendeva affidargli la guida della famiglia DeCavalcante, mettendo da parte Riggi. Tuttavia, dopo una lite con la sua compagna, iniziarono a circolare voci sulla presunta omosessualità di D’Amato. Quando il soldato Anthony Capo venne a saperlo, condivise l’informazione con Amari e con il consigliere Stefano Vitabile: i due, convinti che tale indiscrezione fosse reale, decisero rapidamente di ordinarne l’eliminazione, informando nel contempo lo stesso Riggi, allora incarcerato.

Nel 1992, D’Amato fu freddato a colpi d’arma da fuoco nella sua automobile. Il suo corpo non venne mai ritrovato. Amari, che riteneva inaccettabile che un presunto omosessuale rappresentasse la loro famiglia all’interno di Cosa Nostra, sfruttò l’occasione per consolidare il proprio potere: nello stesso anno fu promosso ufficialmente a boss facente funzione della famiglia DeCavalcante.

L'incontro di New York A metà degli anni ’90, Gioacchino Amari e Stefano Vitabile, ormai figure di spicco della famiglia DeCavalcante, parteciparono a un incontro con i rappresentanti delle famiglie Gambino e Colombo a New York. Il motivo del confronto era legato al reclutamento, da parte dei DeCavalcante, di due noti associati mafiosi: Louis “Louie Eggs” Consalvo e Gregory Rago, i quali gestivano un circolo privato in Mott Street ed erano coinvolti in diverse attività criminali nella città.

Il problema stava nel fatto che, essendo i due basati a New York, i loro guadagni e interessi avrebbero dovuto ricadere sotto l’influenza di una delle Cinque Famiglie, in quel caso i Gambino o i Colombo. All’incontro presero parte Nicholas “Little Nick” Corozzo, capitano della famiglia Gambino, e Vincenzo “Vinny” Aloi, consigliere dei Colombo. La disputa si concluse senza violenze: si stabilì infatti che la famiglia DeCavalcante non avrebbe più potuto “creare” nuovi membri al di fuori del New Jersey e di South Philadelphia, un’area dalla quale tradizionalmente aveva già attinto per i propri ranghi.

Morte Nel 1995 emerse la notizia che Gioacchino Amari fosse affetto da un tumore allo stomaco, condizione che gli impedì di continuare a guidare la famiglia con la stessa energia di un tempo. In quel periodo, i capitani di spicco Vincent Palermo, Girolamo “Jimmy” Palermo (senza alcun legame di parentela) e Charles “Big Ears” Majuri furono promossi a membri del direttorio della famiglia, con il ruolo di boss di strada a supporto di Amari, ormai gravemente malato.

Considerato all’epoca l’uomo più potente dei DeCavalcante, Amari morì di cancro allo stomaco il 14 giugno 1997, all’età di 52 anni.

Conseguenze Dopo la morte di Amari si creò un enorme vuoto di potere all’interno della famiglia DeCavalcante, e tre diversi capi-fazione iniziarono a contendersene il controllo. Ne scaturirono complotti e piani di omicidio: furono organizzati due tentativi di eliminazione, uno contro Vincent Palermo e l’altro contro Charles Majuri, ma entrambi fallirono.

Nonostante le tensioni interne, il direttorio continuò a mantenere la guida della famiglia per tutto il resto degli anni ’90, periodo in cui le autorità lanciarono una serie di maxi-incriminazioni. Queste indagini portarono infine alcuni esponenti di rilievo, tra cui lo stesso Vincent Palermo e il capitano Anthony Rotondo, a collaborare con la giustizia e a testimoniare come informatori.

Nella cultura popolare Si ritiene che il personaggio fittizio Giacomo “Jackie” Aprile Sr., protagonista della celebre serie HBO I Soprano, sia stato liberamente ispirato alla figura di Gioacchino Amari. Entrambi, infatti, divennero boss facenti funzione di una famiglia criminale del New Jersey, per poi morire di cancro, lasciando dietro di sé un profondo vuoto di potere che alimentò lo scontro tra fazioni rivali all’interno dell’organizzazione.

Note

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