Biografia Nacque nel 1783 a Roma, nello Stato Pontificio, da Gaetano Giangiacomo. Agli inizi del XIX secolo divenne il primo allievo romano del pittore francese Jean-Baptiste Wicar, trasferitosi stabilmente in città nel 1801, di cui fu il più stretto collaboratore e confidente; durante i suoi viaggi infatti, Wicar assegnava a Giangiacomo il compito di seguire i suoi affari e le sue relazioni sociali, inclusi i suoi allievi e il suo atelier romano. Nel 1803 il suo nome apparve in una lista di artisti segnali da Wicar per realizzare i disegni delle incisioni dell'Iconographie grecque dell'archeologo Ennio Quirino Visconti, che gli affidò l'esecuzione dei disegni per i ritratti di Scipione l'Africano e Socrate. Nel 1806 il maestro, divenuto direttore della Reale Accademia di Disegno di Napoli, gli commissionò una serie di disegni da realizzare d'après nature in tema anatomico e osteologico insieme a un giovane Venuti, conservatore della Reggia di Capodimonte sotto la direzione di Camuccini. Due anni dopo eseguì un disegno e un'incisione al tratto del dipinto La Ratification du Concordat di Wicar, incidendo inoltre un ritratto del generale Lazare Hoche in veste di divinità romana e partecipando alla serie incisoria dedicata alle turbolente vicende di papa Pio VII.

Divenne allievo dell'Accademia di San Luca, dove vinse il secondo premio della seconda classe di pittura nel 1805, e su impulso del maestro partecipò al concorso Balestra indetto dalla stessa accademia nel 1807. Sempre tramite Wicar, strinse importanti legami di amicizia con Vincenzo Pacetti, Antonio Canova, Vincenzo Camuccini, Tommaso Piroli e Alessandro D'Este.

Collaborò fittamente con la Calcografia Camerale, che conserva diversi suoi disegni e incisioni, riguardanti numerose riproduzioni di affreschi, dipinti e altre opere nelle chiese di Roma tra cui Santa Maria del Popolo e San Giacomo al Colosseo. Almeno dal 1816, fu direttore della Scuola romana di disegno e pittura presso il complesso monumentale di San Michele a Ripa Grande, svolgendo inoltre incarichi di restauro in diversi edifici romani, tra cui la chiesa di San Girolamo dei Croati e il palazzo Lateranense insieme a Giuseppe Candida.

Al 1824 risulta residente in via della Schiavonia, 15, nel rione Campo Marzio, insieme alla moglie, Chiara Petrolini, e ai suoi otto figli: Carolina, Scipione, Caterina, Anna, Eugenia, Elsa, Rosa e Tertulliano, a cui si aggiunse nel 1826 il nono figlio: Quintiliano. Sempre nel 1826 fu ammesso tra i Virtuosi al Pantheon.

Tra i suoi allievi ebbe lo scultore Luigi Amici, che lo ritrasse in un busto in marmo conservato presso il complesso di San Michele, oltre che gli incisori Luigi Calamatta, Paolo Mercuri, Paolo Neri e il figlio Tertulliano, che realizzò un suo ritratto nel 1861.

Morì a Roma il 22 febbraio 1864 e fu sepolto nel cimitero del Verano.

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