Per relazioni bilaterali tra Canada e Iran si intendono i rapporti diplomatici che intercorrono tra i due paesi. Canada e Iran non intrattengono relazioni diplomatiche formali dal 2012. In assenza di rappresentanza diplomatica, l’Italia agisce come potenza protettrice del Canada in Iran, mentre la Svizzera svolge lo stesso ruolo per l’Iran in Canada. Storia Prima del 1955, le questioni consolari e commerciali del Canada in Iran venivano gestite tramite l'Ambasciata britannica in Iran. Le relazioni estere e i legami diplomatici tra Canada e Iran ebbero inizio con l’apertura di una missione iraniana a Ottawa nel 1956 e di una missione canadese a Teheran nel 1959. La missione canadese ottenne lo status di ambasciata nel 1961.
Rottura delle relazioni sotto Khomeini Le relazioni ufficiali tra i due stati proseguirono senza interruzioni dal 1955 fino al 1980. Quando la Rivoluzione iraniana dell'Ayatollah Ruhollah Khomeyni costrinse lo Scià a lasciare il paese nel 1979, l'Ambasciata canadese si affrettò a evacuare gli 850 lavoratori canadesi presenti in Iran, mentre il personale dell'ambasciata rimase sul posto. Sei diplomatici statunitensi trovarono rifugio presso l'ambasciata canadese dopo che studenti iraniani assaltarono l'ambasciata degli Stati Uniti, e il governo canadese, in coordinamento con la Central Intelligence Agency, li evacuò in sicurezza dal paese utilizzando passaporti canadesi con visti iraniani falsificati. Questa operazione segreta divenne nota come "Canadian Caper" e, se da un lato migliorò i rapporti tra Canada e Stati Uniti, dall'altro rese più instabili le relazioni tra Canada e Iran. Il personale dell'ambasciata fu rapidamente evacuato per timore di ritorsioni contro i canadesi, e l’ambasciata venne chiusa nel 1980.
Recupero delle relazioni diplomatiche sotto Khamenei Dal 1980 al 1988, sotto Brian Mulroney, il Canada e l'Iran non ebbero relazioni diplomatiche, sebbene non fossero state formalmente interrotte. Il governo canadese era riluttante a riaprire un'ambasciata, sia per la storia passata, sia a causa della pratica del governo iraniano di rapire e torturare diplomatici. Nel 1988 i due governi concordarono di riprendere le relazioni diplomatiche a un livello minimo, e l'ambasciata canadese a Teheran venne riaperta.
A causa delle relazioni difficili dopo la Rivoluzione iraniana, l'Iran non istituì un'ambasciata in Canada fino al 1991. Il suo personale, che viveva in un edificio su Roosevelt Avenue, nella parte ovest di Ottawa, si trasferì al numero 245 di Metcalfe Street, nel quartiere Centretown della capitale, e la missione fu elevata al rango di ambasciata. A Teheran, l'Ambasciata canadese si trovava in Shahid Sarafaz Street 57, all'incrocio con Ostad Motahari Avenue. La missione era guidata da un incaricato d'affari invece di un ambasciatore a pieno titolo. Durante il mandato del primo ministro Jean Chrétien, nel 1996 i due paesi scambiarono formalmente ambasciatori.
Le preoccupazioni canadesi per le violazioni dei diritti umani in Iran, la sua posizione sulla non proliferazione nucleare, la negazione dell'Olocausto e le minacce di distruggere Israele, nonché la sua attiva opposizione al processo di pace in Medio Oriente, portarono a una politica di "impegno controllato" da parte dei diplomatici canadesi. I legami bilaterali furono limitati, ad esempio impedendo collegamenti aerei diretti tra i due paesi o l'apertura di consolati e centri culturali iraniani in Canada (diversi dall'ambasciata di Ottawa).
Il Canada ha inoltre continuato a esprimere preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Iran e, in particolare, su questioni quali l'indipendenza della magistratura, le detenzioni arbitrarie, la libertà di espressione, il trattamento delle donne e quello delle persone appartenenti a minoranze religiose ed etniche, inclusa la piccola comunità ebraica rimasta in Iran e i membri della Fede Bahá'í.
2003: Zahra Kazemi Le relazioni tra Canada e Iran peggiorarono drasticamente nel giugno 2003, quando Zahra Kazemi, una fotografa freelance irano-canadese di Montréal, fu arrestata mentre scattava fotografie davanti a una prigione di Teheran durante una protesta studentesca. Tre settimane più tardi, fu uccisa mentre si trovava in custodia.
Le autorità iraniane insistettero sul fatto che la sua morte fosse accidentale, sostenendo che fosse deceduta a causa di un ictus durante un interrogatorio. Tuttavia, Shahram Azam, ex medico militare, dichiarò di aver esaminato il corpo di Kazemi e di aver riscontrato evidenti segni di tortura, tra cui una frattura cranica, naso rotto, segni di stupro e gravi contusioni addominali. Queste informazioni furono rese pubbliche nell'ambito della richiesta di asilo in Canada presentata da Azam nel 2004.
La morte di Kazemi sotto custodia iraniana attirò un'ampia attenzione internazionale. A causa della sua doppia cittadinanza e delle circostanze della sua morte, la tragedia suscitò considerevoli proteste. Nel novembre 2003, l'associazione Canadian Journalists for Free Expression conferì a Kazemi il Tara Singh Hayer Memorial Award in riconoscimento del suo coraggio nella difesa del diritto alla libertà di espressione.
Il Canada redasse una risoluzione delle Nazioni Unite per condannare le violazioni dei diritti umani in Iran, esprimendo preoccupazione per l'uso della tortura e di altre forme di punizioni crudeli, disumane e degradanti, in particolare la pratica dell'amputazione e della fustigazione. In risposta e per spostare l'attenzione, Gholamhossein Elham, portavoce della magistratura iraniana, dichiarò: «Il governo canadese ha il sistema giudiziario peggiore, più arretrato e razzista». Inoltre, l'Iran accusò un agente di polizia canadese di aver sparato e ucciso a Vancouver, il 14 luglio, il diciottenne iraniano Kayvan Tabesh. L'agente dichiarò di aver agito per legittima difesa, sostenendo che il giovane lo avesse aggredito con un machete. L'Iran presentò anche un rapporto di 70 pagine, poco prima dell'adozione della risoluzione, nel quale denunciava presunte violazioni dei diritti umani in Canada, nel tentativo di screditare il principale promotore della stessa.
In un altro episodio, un noto blogger irano-canadese, Hossein Derakhshan, fu arrestato dalla polizia a Teheran nel 2008 per alcune dichiarazioni da lui rilasciate sulla fede sciita, secondo quanto riferito dalla magistratura iraniana.
2005: "Impegno controllato" e Risoluzione 1737 delle Nazioni Unite Il 17 maggio 2005, il Canada irrigidì la sua politica di impegno controllato limitando i colloqui con l'Iran a quattro argomenti: la situazione dei diritti umani in Iran; il programma nucleare iraniano e il rispetto degli obblighi di non proliferazione; il caso di Zahra Kazemi; il ruolo dell'Iran nella regione.
Nell'ottobre 2005, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad tenne un discorso a una conferenza intitolata "Il mondo senza sionismo". Durante l'intervento fece affermazioni che furono ampiamente interpretate come antisemite dalla comunità ebraica e dal mondo occidentale in generale. Il primo ministro canadese Paul Martin convocò l'ambasciatore iraniano in Canada e presentò una formale reprimenda.
Il 26 dicembre 2006, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottò all'unanimità la Risoluzione 1737, chiedendo all'Iran di sospendere il suo programma di arricchimento dell'uranio o di affrontare sanzioni economiche. Il 22 febbraio, il Governatore in Consiglio introdusse nuovi regolamenti in base allo United Nations Act: Regulations Implementing the United Nations Resolution on Iran. Insieme a disposizioni già esistenti del Canada Shipping Act, dell’Export and Import Permits Act e del Nuclear Safety and Control Act, tali norme permisero al Canada di imporre sanzioni economiche contro l'Iran come richiesto dalla Risoluzione 1737.
Le sanzioni includevano il divieto di qualsiasi commercio che potesse contribuire alle attività iraniane di arricchimento, al riprocessamento dell'acqua pesante o allo sviluppo di sistemi di lancio di armi nucleari. I regolamenti riguardavano anche il congelamento dei beni e la notifica degli spostamenti dei funzionari iraniani in Canada.
Nel giugno successivo, il ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki dichiarò all'Agenzia di stampa della Repubblica Islamica (IRNA) che il Canada stava "nascondendo alcune spie nella propria ambasciata a Teheran e permettendo loro di fuggire". Mottaki affermò all'IRNA di aver avvertito il suo omologo canadese all'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2005 che "il Canada doveva essere consapevole dei propri limiti e rendersi conto di quale Paese avesse di fronte". Il 30 novembre 2006, il parlamento iraniano, a maggioranza conservatrice, accusò l'ambasciata canadese di essere un "covo di spie" per conto degli Stati Uniti e avviò un'inchiesta. Alcuni deputati iraniani incontrarono il ministro dell'Intelligence Gholam Hossein Mohseni Ejeie per discutere le accuse.
Nel 2007, si tentarono mosse per migliorare le relazioni tra i due Paesi: la Corte Suprema dell'Iran chiese una nuova revisione del caso Zahra Kazemi e si cercò nuovamente di scambiare ambasciatori. Tuttavia, il Canada respinse due candidati iraniani dopo che l'intelligence canadese suggerì che potessero essere stati coinvolti nella rivolta studentesca radicale che aveva assaltato l'ambasciata statunitense nel 1979. L'Iran, a sua volta, si rifiutò di esaminare le credenziali del candidato canadese John Mundy, un atto che il ministro degli Esteri canadese Maxime Bernier definì come "ritorsione per il rifiuto di Ottawa delle scelte principali dell'Iran". Mundy fu in seguito espulso da Teheran.
Ultimi anni
2024
Il 19 giugno 2024, il ministro della Pubblica Sicurezza Dominic LeBlanc annunciò che il Canada aveva designato i Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) come organizzazione terroristica ai sensi del Codice penale nazionale, citando la loro "mancanza di rispetto per i diritti umani" e la "disponibilità a destabilizzare l'ordine internazionale basato sulle regole". Con questa designazione, migliaia di alti funzionari del governo iraniano, inclusi i vertici dell'IRGC, saranno esclusi dall'ingresso in Canada.
L'Iran condannò fermamente la decisione, portando il suo Ministero degli Esteri a convocare l'ambasciatore italiano a Teheran, che rappresenta gli interessi canadesi nel Paese. In una dichiarazione, il ministero espresse la "forte protesta" dell'Iran per quello che definì un atto "illegittimo e contrario al diritto internazionale" da parte del governo canadese. La dichiarazione avvertì inoltre di possibili conseguenze ed enfatizzò il diritto dell'Iran a prendere le misure necessarie e reciproche. Secondo il ministero, l'ambasciatore italiano si impegnò a trasmettere prontamente il messaggio alle autorità canadesi.
Il portavoce Nasser Kanaani definì la mossa "ostile" e contraria al diritto internazionale, mentre il ministro degli Esteri ad interim Ali Bagheri dichiarò su X che il governo canadese sarà responsabile delle conseguenze di questa decisione provocatoria e irresponsabile, riferendosi alla designazione.
2025
Nel maggio 2025, il Canada e l'Iran rimanevano poco propensi a riprendere le relazioni diplomatiche, interrotte dal 2012, a causa della reciproca sfiducia. Il ministero degli Esteri canadese chiese "cambiamenti significativi" nel comportamento dell'Iran, citando le sue attività destabilizzanti in Medio Oriente, la proliferazione missilistica, l'opacità nucleare e le violazioni dei diritti umani, sollecitando inoltre il rispetto degli obblighi con l'AIEA.