Homāy e Homāyun () è un poema romanzesco (masnavi) dell'autore persiano Khwaju di Kerman. Si tratta dell'opera più celebre del poeta e venne completata a Baghdad nel 1331. I dedicatari dell'opera sono Abu Saʿid Bahādor e il suo visir Ghiyath al-Din Ghuri. La storia è ambientata ai tempi del re persiano Hushang e si rifà ai racconti della tradizione popolare. Il soggetto dell'opera è la storia d'amore tra il principe persiano Homāy e la principessa cinese Homāyun. Dopo una lunga lotta con il padre di lei, il giovane riesce a sposare la sua amata e a conquistare il suo regno.

Homāy e Homāyun è uno dei cinque masnavi che compongono il Khamsa ("quintetto") di Khwaju di Kerman. L'autore trasse ispirazione soprattutto dal Khamsa di Nizami e dallo Shāh-Nāmeh di Firdusi. Gli altri quattro masnavi di Khwaju sono il Gol o Nowruz, il Rowżat-al-anwār, il Kamāl-nāma e il Gowhar-nāma.

Questo masnavi d'amore e d'avventura ispirò il grande miniaturista persiano Junayd.

Storia dell'opera Come detto dallo stesso Khwaju di Kerman nella prefazione dell'opera, Homāy e Homāyun era inizialmente dedicata al principe Abu Saʿid Bahādor e al suo visir Ghiyath al-Din Ghuri, ma dopo la morte del primo decise di encomiare nell'epilogo il visir Shams al-Dīn Ṣāʾin e suo figlio ʿAmīd al-Malik Rukn al-Dīn. L'autore aggiunge anche che l'opera venne commissionata dal giudice Abū l-Fatḥ Kahaf Bashar Majd al-Dīn.

Trama Il principe persiano Homāy, innamoratosi della principessa cinese Homāyun dopo aver visto un suo ritratto, si reca in Cina per conoscerla. Qui, ospite dell'imperatore durante una partita di caccia, riesce a raggiungere la sua amata e a dichiararsi. Viene poi fatto arrestare e liberare dall'imperatore, bisticcia con la giovane e fugge nel deserto. Homāyun lo raggiunge, ma con l'inganno viene fatta riportare in patria dal padre e rinchiusa in prigione. Credendola inizialmente morta, il disperato Homāy viene a sapere della verità e decide di invadere il regno dell'imperatore. Uscito vincitore, libera Homāyun e la sposa.

Analisi La storia, puramente inventata dall'autore, è narrata in metro epico e ciò suggerisce la volontà di seguire la tradizione dell'epica nazionale persiana. Lo stile tuttavia è fortemente influenzato dalla mano di Nizami Ganjavi. Il concettismo, a cui già Ganjavi non riusciva del tutto a sottrarsi, inquina questo poema, così come avviene per molti altri poemi epici nati su imitazione del Khamsa di Nizami.

Il testo è composto da 4435 distici in mutaqārib, lo stesso metro impiegato nellIskandarnameh di Nizami e nello Shāh-Nāmeh di Firdusi. La trama è ricca di avventure fiabesche, imprese d'armi, incontri con fate e demoni, tradimenti e riconciliazioni, e storie parallele di amici e nemici. In questo intricato contesto, Homāy va in cerca del suo destino e, secondo l'antica concezione iraniana della regalità, diventa "re del mondo" sposando la figlia dell'imperatore della Cina, unendo così quell'impero e l'Iran. Questo amore terreno può essere interpretato anche come una parabola mistica d'amore e di ricerca spirituale.

Edizioni in persiano Homāy o Homāyun, ed. K. S. Ayni, Teheran, 1969.

Edizioni italiane Khwāju di Kerman, Homāy e Homāyun: un romanzo d'amore e avventura nella Persia medievale; traduzione, introduzione e note a cura di Nahid Norozi; prefazione di Johann Christoph Bürgel; Milano/Udine, Mimesis, 2016, ISBN 978-88-575-3735-1

Note

Categoria:Poemi epici