Abile uomo d'affari, è ricordato come il fondatore del moderno sistema bancario iraniano. Ricoprì anche diversi incarichi politici, a partire dalla direzione della Bank-e Melli, dalla posizione di ambasciatore iraniano in Francia tra il 1950 e il 1952 e da organizzatore dell'economia pianificata iraniana. Entrato tuttavia in contrasto col sovrano Mohammad Reza Pahlavi, fu arrestato nel 1961 e detenuto per vari mesi; la sua ingiusta detenzione causò rimostranze e proteste a livello mondiale, che portarono infine al suo rilascio nel 1962.
Biografia Nacque nel 1899 a Rasht in una famiglia benestante: il padre era un agente finanziario, mentre la madre apparteneva ad una famiglia di proprietari terrieri. Nel 1911 fu inviato per motivi di studio a Parigi; quando ebbe imparato la lingua francese, il padre lo fece studiare in un college inglese di Beirut. L'anno successivo, durante le vacanze estive e il suo rientro in patria, lo scoppio della prima guerra mondiale lo costrinse a rimanere in Iran. Proseguì quindi gli studi all'accademia americana di Teheran.
Durante la rivoluzione russa, l'Azerbaigian controllato dall'Iran dei Qajar insorse e si proclamò repubblica sovietica con la Comune di Baku. L'impero britannico, non potendo tollerare un'espansione del comunismo verso il Medioriente, inviò un esercito noto come Dunsterforce per cercare di reprimere l'insurrezione azera; Abolhassan e suo fratello Gholam Hossein vi si aggregarono come interpreti. Durante la caotica campagna del Caucaso anche la città natale di Rasht venne devastata: il padre fu ucciso durante i combattimenti, e la famiglia fu quindi costretta a fuggire a Teheran. Fu assunto dapprima come impiegato al Ministero della Guerra, ma presto si trasferì alla Banca Imperiale dell'Iran, scalandone le gerarchie e divenendone in pochi anni uno dei principali dirigenti. Nel 1921 fu inviato nella filiale di Rasht, che entro il 1925 era arrivato a dirigere, apprendendo nel dettaglio il funzionamento di un moderno sistema bancario.
Nonostante la sua importanza, la Banca Imperiale era per la maggior parte controllata da interessi britannici, che non avrebbero mai permesso a locali come Ebtehaj di ottenerne il controllo, applicando anche un'anacronistica segregazione razziale tra britannici e locali, che rese i rapporti con le autorità iraniane sempre più tesi. Nel 1936 quindi lasciò la Banca Imperiale, venendo assunto come consulente del Ministero delle Finanze, agevolandone la modernizzazione e la sburocratizzazione volute dal nuovo sovrano Reza Shah Pahlavi. Nel 1942 fu quindi nominato governatore della Bank-e Melli, la banca nazionale iraniana, che nei suoi otto anni di amministrazione divenne il principale ente finanziario dell'Iran, soprattutto tramite un continuo processo di rinnovamento, miglioramento dell'efficienza e lotta alla corruzione, allora dilagante nell'amministrazione iraniana. Sotto la sua direzione fu il primo ente bancario a rilasciare mutui agevolati. Nel suo ruolo adottò anche posizioni nazionaliste, cercando di limitare pesantemente le influenze straniere sulla banca nazionale, lottando prima con le influenze della Banca Imperiale e poi contro quelle degli agenti esteri, cosa che gli attirò numerose critiche, soprattutto del consulente finanziario americano Arthur Millspaugh. In virtù del suo ruolo, nel 1944 partecipò come rappresentate dell'Iran agli accordi di Bretton Woods. Grazie ad accordi finanziari agevolati col Regno Unito e l'Unione Sovietica, Ebtehaj riuscì ad evitare all'Iran le conseguenze più pesanti dell'improvvisa svalutazione della sterlina nel 1949. Nel 1950 il sovrano Mohammad Reza Pahlavi, convinto anche dai politici che Ebtehaj si era inimicato con la sua politica anti-corruzione, lo rimosse dall'incarico.
Come compenso fu nominato ambasciatore iraniano in Francia, ma fu richiamato in patria già nel 1952. Fu quindi consulente del Fondo Monetario Internazionale per il Medioriente, risiedendo per due anni a Washington. Nel 1954 rientrò in Iran e gli fu affidata la direzione del Plan Organization, ente incaricato di gestire l'economia pianificata della nazione iraniana ma ormai a sua volta economicamente disastrato. Nello stesso anno abbandonò la moglie Maryam Nabavi, risposandosi con Azarnus Sani. Sotto la sua direzione, la Plan Organization fu riorganizzata, e Ebtehaj inaugurò un ambizioso programma di espansione economica tramite la costruzione di infrastrutture, soprattutto dighe, strade, ferrovie, allevamenti e appezzamenti di agricoltura intensiva. Nelle idee di Ebtehaj l'economia andava pianificata non imitando lo stampo collettivista sovietico, bensì preparando il terreno per un futuro passaggio alle aziende private, che così avrebbero goduto di una posizione agevolata per costruire le basi della propria economia ed espandersi, rendendo così in breve tempo florida la situazione economica nazionale. Tuttavia il governo iraniano gli fece mancare prima i fondi (il piano settennale da lui elaborato prevedeva un investimento complessivo di un miliardo di dollari) e poi il sostegno, e infine anche lo Scià Reza Pahlavi lo abbandonò nuovamente, così Ebtehaj fu costretto a dimettersi nel 1959.
Tornò quindi a lavorare nel settore bancario, fondando nel 1960 la Bank-e Iranian, che presto si affermò come uno dei principali enti bancari nazionali, nonostante non riuscisse a competere con le grandi banche di proprietà statale. Nello stesso periodo divenne anche il referente per l'Iran di numerosi giornalisti, fornendo in più occasioni pareri economico-finanziari agli inviati dal Regno Unito e dagli Stati Uniti d'America. Contemporaneamente cominciò anche a criticare l'autorità e la conduzione politica dello Scià, facendo anche commenti molto espliciti come accadde durante un'intervista a San Francisco nel novembre 1961. Al suo rientro in patria, fu arrestato per sedizione a Teheran l'11 novembre successivo.
Ebtehaj rimase in carcere per sette mesi; nonostante la prolungata detenzione, le autorità iraniane non riuscirono ad imbastire un processo contro di lui per mancanza di accuse credibili, facendo intendere come l'arresto dell'imprenditore fosse stato una mera ritorsione per le idee da lui espresse. Il suo regime carcerario fu presto allentato, tanto che poteva dirigere la propria banca anche dalla prigione; quando risultò affetto da un'ernia, fu trasferito nell'ospedale del carcere, dai protocolli ancora meno rigidi; nei frangenti in cui Ebtehaj era impossibilitato a comunicare con l'esterno, era la seconda moglie ad amministrare i suoi affari. L'ingiusta detenzione di Ebtehaj filtrò presto attraverso la censura del regime, e soprattutto gli Stati Uniti cominciarono a fare pressioni sullo Scià per il suo rilascio, chiesto anche da figure importanti come il politico Adlai Stevenson II e il segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld. A seguito delle forti pressioni internazionali, le autorità iraniane dovettero rilasciare Ebtehaj nel giugno 1962.
Rimase un esplicito oppositore dello Scià anche durante gli anni successivi. Quando nel 1963 fu arrestato l'ayatollah Ruhollah Khomeini e l'Iran fu sconvolto dalle proteste, fu convocato dall'ambasciata americana di Teheran, che gli garantì il proprio appoggio se avesse deciso di candidarsi primo ministro. Ebtehaj tuttavia, niente affatto interessato, pose condizioni palesemente esagerate, palesando il suo antiamericanismo e a tutti gli effetti rifiutando. Negli anni successivi si concentrò sull'espansione della propria banca, divenendo anche pioniere del settore assicurativo iraniano durante gli anni 1970.
Nel 1977, intuendo il prossimo crollo del regime dello Scià, vendette tutti i suoi asset e nel 1978 si trasferì in Francia, scampando quindi ai rivolgimenti derivanti dalla rivoluzione iraniana del 1979 (solo la sua casa nella capitale fu confiscata dagli islamisti di Khomeini). Nel 1984 si trasferì con la famiglia a Londra, dove si dedicò alla stesura delle proprie memorie e collaborando anche con la BBC alla realizzazione di alcuni documentari sulla storia dei legami finanziari tra Regno Unito e Iran. Si spense nella capitale britannica nel 1999, quasi centenario.
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