Erminia e il pastore è un dipinto a olio su tela (147 x 183 cm.) di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile al 1619-20 circa e conservato presso la Birmingham Museum and Art Gallery a Birmingham Storia Il Malvasia narra che padre Mirandola, protettore del Guercino, fece incidere da Oliviero Gatti alcuni disegni di nudo, poi raccolti in un libretto dedicato al serenissimo Ferdinando, duca di Mantova. Questi, graditolo «a sommo segno», donò cento scudi a Lorenzo Gennari Ariminese, discepolo del signor Giovanni Francesco (Guercino), e ordinò al maestro un quadro a «suo capriccio». Guercino – continua il racconto – raffigurò la scena in cui Erminia giunge dal «pastore che tessea fiscelle», tratta dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, e portò egli stesso il dipinto a Mantova, dove fu molto apprezzato e onorato. Tutti questi avvenimenti sono riferiti all'anno 1618.

Tuttavia, i fatti non possono essersi svolti in questo modo, poiché il libretto di incisioni reca la data 1619 e in una lettera del 17 settembre dello stesso anno il Guercino fa riferimento alla commissione. La data della lettera costituisce pertanto un terminus post quem.

Altre lettere, riportate da Antonino Bertolotti nella stessa opera, attestano che in quel periodo Guercino era impegnato in numerose commissioni per il cardinale Jacopo Serra, legato pontificio di Ferrara, e per la sua corte. È dunque verosimile che il pittore abbia ricevuto la commissione nel 1619, iniziato l’opera verso la fine di quell’anno e consegnato personalmente il dipinto al duca di Mantova nel 1620. Il Duca apprezzò molto l'opera del Guercino: «Sua Altezza gli diede duecento scudi e lo creò suo cavaliere.»

Il soggiorno mantovano del pittore durò circa quindici giorni. Durante questo periodo Guercino ebbe modo di ammirare la vasta collezione del palazzo ducale, che all’apogeo del ducato comprendeva circa duemila dipinti, oggi dispersi in vari musei del mondo. Tra le opere allora presenti figuravano capolavori di Caravaggio, Correggio e dei Carracci, Fetti e Rubens.

In un inventario della collezione ducale col del 1627, redatto da Alessandro Luzio, si cita al numero 236 un dipinto di «mano del Guarcino da Cento dipintovi l'istoria del Tasso.» Fra la fine del 700 e l'inizio del 800 il quadro ricomparve in due aste a Parigi, fu esposto nella mostra della Galleria Colnaghi di Londra del 1962 Paintings by Old Masters e ivi fu acquistata dalla Birmingham Museum and Art Gallery. Descrizione e stile Il soggetto è tratto dall’inizio del settimo canto della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, dove Erminia, fuggendo dai cavalieri cristiani mentre cerca l’amato Tancredi, si rifugia in un ambiente pastorale e incontra un vecchio pastore intento a intrecciare fiscelle accanto al suo gregge. Guercino raffigura il momento in cui la giovane si rivolge al pastore, che interrompe il lavoro per indicarle i tre ragazzi che custodiscono le pecore. La scena si svolge davanti a una capanna, in un’atmosfera di quiete campestre: Erminia, ancora in armatura, contrasta con la figura umile e seminuda del pastore, il cui corpo mostra i segni dell’età e della fatica. Sullo sfondo si apre un paesaggio sereno, in cui la luce chiara contribuisce a creare un senso di riposo dopo la fuga.Denis Mahon riporta l’osservazione di James Mann, secondo cui l’armatura indossata da Erminia è di tipo Augsburg di fine Cinquecento.

Il dipinto, eseguito tra la fine del 1619 e l'inizio del 1620, appartiene alla fase giovanile di Guercino e unisce un’immediatezza narrativa quasi ingenua a un’intensa osservazione della realtà naturale. La luce modella liberamente le figure, accentuando i contrasti chiaroscurali e mantenendo una certa autonomia rispetto alla forma. I personaggi, resi con forte caratterizzazione e senza idealizzazione, mostrano una viva umanità che accentua l’intensità emotiva della scena. La composizione, compatta e ravvicinata, concentra l’attenzione sull’incontro fra Erminia e il pastore, che costituisce il fulcro narrativo del quadro. Il tema è svolto qui con un naturalismo rustico, quotidiano, quasi popolare.

«Si può sperare che in questo momento non sia ormai più necessario aggiungere che il Guercino non ha significativi debiti verso il Caravaggio.»

In una versione più tarda del medesimo soggetto, realizzata intorno al 1648 e oggi conservata al Minneapolis Institute of Art, Guercino imposta la scena con maggiore ampiezza e ordine, attenuando i contrasti luministici e adottando un ritmo più misurato, segno dell’evoluzione verso uno stile classicamente equilibrato.

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Birmingham Categoria:Dipinti a soggetto letterario Categoria:Opere basate sulla Gerusalemme liberata