Il volto di Palazzo Vecchio (conosciuto anche come L'importuno o L'inopportuno di Michelangelo) è un'incisione su pietraforte attribuita a Michelangelo Buonarroti, scolpita in una delle pietre (bugna) di Palazzo Vecchio a Firenze.

Secondo le varie leggende, il profilo sarebbe stato realizzato come graffito dall'artista toscano, con soggetto un suo importunatore, un debitore, un condannato a morte o se stesso. Nel 2020, gli studiosi hanno ipotizzato possa invece trattarsi di un ritratto di Francesco Granacci, pittore amico di Michelangelo.

Posizione L'incisione è situata alla destra dell'entrata dal portone principale di Palazzo Vecchio, dietro la statua marmorea di Ercole e Caco di Baccio Bandinelli.

Leggende Le quattro leggende più diffuse sulla realizzazione di quest'opera attribuiscono l'origine della stessa a Michelangelo Buonarroti.

La prima versione sostiene che scultore nativo di Caprese, passando da Piazza della Signoria, incontrasse spesso un suo debitore, che ogni volta lo fermava per spiegargli i motivi della procrastinazione della data di saldo del proprio debito, sottraendo tempo e pazienza all'artista. Un giorno, avendo a portata di mano degli scalpelli, con le mani dietro la schiena avrebbe cominciato a scolpire la pietra dietro a lui, incidendo in modo indelebile la faccia di questo inopportuno signore. Da qui deriverebbe uno dei nomi riservati all'opera, ovvero L'inopportuno. Un'altra versione vorrebbe che il debitore fosse alla gogna e Michelangelo, avvicinatosi alle guardie, chiese per quanto tempo l'uomo avrebbe dovuto subire la punizione. Non soddisfatto della risposta, egli avrebbe risposto: «Per troppo po'o tempo. Abbisogna che i fiorentini si ricordino più a lungo di costui», decidendo così di scolpire il suo volto in modo che i fiorentini non gli prestassero più soldi.Un'altra versione vuole che l'artista al momento dell'esecuzione di una condanna a morte, colpito dall’espressione del condannato e in assenza di fogli e penne per poterlo schizzare, incise in fretta il ritratto scolpendolo sulla pietra di Palazzo Vecchio. L'ultima credenza determina la nascita del ritratto da una scommessa, in cui il Buonarroti venne sfidato a realizzare un autoritratto senza guardarsi in uno specchio e con le mani dietro la schiena.

Studi

Adriano Marinazzo, professore presso il College di William e Mary, nel 2020 pubblicò un articolo in cui metteva a comparazione il volto con uno schizzo dello stesso Michelangelo con uno ritrovato al Museo del Louvre in uno studio per un dipinto di una Madonna con Bambino e sant'Anna. L'abbozzo del profilo di uomo sarebbe stato eseguito tra il 1504 e il 1505 (durante la realizzazione del David) e la piccola immagine è accompagnata dalla frase autografa:Secondo lo studioso, lo schizzo sarebbe una caricatura di Francesco Granacci, pittore manierista fiorentino, essendo molto simile ad alcune sue rappresentazioni a noi note. Inoltre, è conosciuta la loro reciproca amicizia, riportata anche da Giorgio Vasari nelle sue Vite. Le due opere, molto simili, sarebbero strettamente collegate.

L'ipotesi ricevette una certa eco mediatica: tra i giornali che hanno riportato la notizia, si annoverano The Wall Street Journal (in prima pagina) e Le Figaro, The Daily Telegraph, Die Presse, lo Smithsonian Magazine e Artnet News.

Note

Bibliografia

Altri progetti

Categoria:Incisioni Categoria:Michelangelo Buonarroti Categoria:Opere a Palazzo Vecchio