La Chiesa di San Giorgio Martire, nota anche come Chiesa del Settecento o Chiesa Vecchia, è un edificio di culto cattolico situato a Postioma, nel comune di Paese, in provincia di Treviso. Costruita a partire dal 1776, rappresenta un importante esempio di architettura religiosa del XVIII secolo: al suo interno vengono ancora oggi conservate alcune opere d’arte e arredi dal notevole valore storico e religioso.
Storia Costruzione e Settecento La chiesa, nota nella comunità di Postioma come “chiesa vecchia” per distinguerla da quella “nuova” edificata nel 1956, sorge sul luogo dove si ergeva una precedente chiesa altomedievale dedicata a San Vito, di probabile origine romanica.
L’inizio della costruzione venne promosso dall’arciprete Domenico Maggion nel 1776: la costruzione della chiesa non fu esente da problematiche legate a delle tensioni tra Maggion e la nobile famiglia degli Emo, che all’epoca aveva una certa rilevanza nelle decisioni del paese. Questi ultimi infatti volevano limitarsi ad ampliare la chiesa già esistente, a differenza dell’arciprete che voleva crearne direttamente una nuova. L’atto di erezione della chiesa riporta un episodio piuttosto emblematico di questa disputa: “Nel dì 14 luglio del presente anno (1776) si diede principio alla Chiesa nuova nell’ampio Cimitero presente. Monsignor Giustiniani benedì la prima pietra. Due giorni dopo comparve pubblica contraddizione per parte dell’Emo, intendendo che per la minor spesa si dovesse risarcir la vecchia chiesa, ed allungarla picciola per capir il popolo. Il comune si atterrì. Ha desistito dall’incominciato lavoro e così la vinse l’Agente di detta casa che si era protestato che quando non lavorassero i Piotti nulla andrebbe fatto”
Dopo un anno nel quale i lavori rimasero fermi, tra Maggion e gli Emo venne trovato un compromesso e la costruzione finalmente poté procedere a iniziare dal giorno 16 agosto 1777. In qualità di coordinatori dei lavori vennero scelti i fratelli Pietro e Giovanni Piotto, capomastri della famiglia Emo, i quali al fine di supervisionare la realizzazione della chiesa si stabilirono a Villa Labia, una villa cinquecentesca posta vicino alla zona dell’edificio sacro.
Il 20 aprile 1779 arrivò in visita pastorale il vescovo di Treviso appartenente all’ordine dei cappuccini Paolo Francesco Giustiniani, uomo di fiducia di papa Benedetto XIV e personaggio di grande spessore nel panorama religioso dell’epoca. Giustiniani controllò con grande attenzione il procedere dei lavori.
La costruzione della chiesa venne ultimata nel 1795, con il termine della realizzazione della facciata.
Un capitolo a parte va dedicato al campanile attiguo alla chiesa: promosso anche questo da Domenico Maggion, fu realizzato tramite i materiali del precedente campanile che venne demolito. L’esatta data di inizio costruzione è ignota, ma ci è dato sapere con certezza che i lavori vennero ultimati tre decenni prima di quelli della chiesa, nel 1765. Particolarmente curiosa è la copertura della torre, “a cipolla” quasi a ricordare i campanili austriaci: accortezza voluta proprio dall’arciprete, che non nascondeva le sue simpatie filo-asburgiche nonostante Postioma fosse allora sotto il controllo della Serenissima.
Dall'Ottocento ai giorni nostri Il successore di Maggion, l’istruito parroco Giuseppe Monico, è noto per aver intrattenuto un legame di amicizia con vari intellettuali dell’epoca, tra i quali Antonio Rosmini, Pietro Giordani, Ippolito Pindemonte, Antonio Cesari e Antonio Canova. Proprio in seguito della dipartita dello scultore nel 1822, Monico fece si che il feretro, in viaggio da Venezia a Possagno, sostasse per una notte nella chiesa al fine di poterne celebrare una veglia funebre.
Giuseppe Monico è anche ricordato per essere stato colui che commissionò a Giambattista Canal la decorazione degli interni della chiesa nel 1817, ancora oggi visibili. All'interno della chiesa settecentesca era inoltre presente dal 1820 un organo costruito da Agostini di Padova, venduto successivamente nel 1935 per far posto al nuovo organo Mascioni, dal 1956 però a sua volta collocato dentro la nuova chiesa.
Da notare infine come l’edificio, dagli anni 1850 fino agli anni 2010, sia stato oggetto di svariati restauri per restituirne la bellezza caratteristica: in particolare, il restauro del 2006 si è concentrato sul ripristino del pregio degli affreschi, delle pale d’altare, del fonte battesimale e della cantoria dell’organo. Il restauro del 2010 infine ha introdotto rampe d’accesso esterne per le persone con ridotta mobilità, garantendo al tempo stesso delle uscite di sicurezza in caso di emergenza.
Planimetria e interni
Impianto planimetrico Proprio come l’edificio precedente, la chiesa settecentesca è orientata in modo che l’abside si trovi a est e la facciata a ovest: caratteristica fortemente voluta affinché l’abside, ovvero la sezione più importante della chiesa dove si trovano sia l’altare che il tabernacolo, si trovasse in direzione del sorgere del sole, simbolo di Cristo.
Nonostante svariate aggiunte e demolizioni nel corso del tempo, l’edificio ha sempre conservato il suo nucleo originario di chiesa a un’unica navata.
Affreschi di Giambattista Canal I pregevoli affreschi interni, realizzati da Giambattista Canal a partire dal 1817, furono realizzati quando il pittore già aveva una età particolarmente avanzata ed era inoltre affetto da quasi totale cecità. Proprio per questo motivo, le figure trasmettono una profonda tensione emotiva che colpisce ancora oggi il visitatore che le osserva.
I personaggi degli affreschi vennero dipinti alla maniera neoclassicista, del quale Canal fu influenzato nell’ultima fase della sua vita, dopo quella del Rococò e quella tipica tardo settecentesca.
Tra le opere principali all’interno della chiesa si trovano:
“Gloria di Angeli”, posto nella cupoletta sopra la zona del presbiterio, raffigura degli angioletti disposti in circolo. Quelli posti nella parte inferiore tengono in mano i simboli dell’Antico e del Nuovo Testamento, ovvero le tavole della legge, la spada, il frumento e l’uva. Al centro della cupoletta vi è un monogramma con la croce e tre chiodi, simboli della passione di Cristo; “Il sacrificio di Melchisedech”, che raffigura l’incontro tra il sacerdote di Salem Melchisedech e il patriarca Abramo uscito vincitore dopo la guerra volta a recuperare il nipote imprigionato Lot; “Il sacrificio di Isacco”, nel quale si vede Abramo, arrivato in un bosco, impugnare il coltello contro il figlio Isacco ma fermato all’ultimo da un angelo; “San Giorgio che ascende alla gloria”, in cui San Giorgio, patrono di Postioma, ascende al Paradiso accompagnato da una schiera di angeli; “La pesca miracolosa”, dove è raffigurato l’incontro tra San Pietro in ginocchio e Cristo che gli posa una mano sulla spalla; “Gesù che cammina sulle acque”, dove Gesù si presenta ai discepoli in barca camminando sulle acque agitate da una tempesta.
Pale d'altare e altri apparati decorativi All’interno è inoltre possibile ammirare anche tre pale d’altare: una è del pittore Francesco Pisani, risalente al 1761, raffigurante un Gesù crocefisso e ormai spirato ai cui piedi della croce pregano quattro personaggi, ovvero rispettivamente da sinistra San Francesco, San Antonio da Padova, Beato Enrico da Bolzano e San Antonio Abate.
La seconda invece è di Ermolao Paoletti, denominata “Sosta durante la fuga in Egitto” e realizzata a metà XIX secolo, dove è interessante notare come, dietro a Giuseppe, Maria e il Cristo neonato, si intravede la Sfinge: molto probabilmente Paoletti usò disegni di svariati studiosi ritornati dall’Egitto, tra i quali il padovano Giovan Battista Belzoni.Infine la terza, “San Giorgio a Cavallo” di Gian Battista Carrer realizzata nel 1840, raffigura San Giorgio nell’atto di uccidere il drago con la sua lancia e fu esposta all’Accademia delle Belle Arti proprio in quello stesso anno. Nella zona dell'abside spicca per la sua notevole rilevanza artistica l'altare maggiore datato 1779, realizzato in marmo policromo e arricchito con una moltitudine di raffinati intarsi.
Agli angoli della navata sono stati affrescati in monocromia i quattro evangelisti: San Luca con il bue sulla controfacciata a sinistra, San Matteo con l’angelo sulla controfacciata a destra, San Giovanni con l’aquila a sinistra dell’arco trionfale mentre San Marco con il leone a destra dell’arco trionfale.
Negli ovali posti sopra gli evangelisti si trovano le virtù teologali: sempre in monocromia la Fede a sinistra dell’arco trionfale, la Speranza a destra dell’arco trionfale, la Carità sulla controfacciata a sinistra e la Pazienza sulla controfacciata a destra.
Facciata La facciata, dipinta con una delicata tonalità di colore avorio, si trova sopra un alto basamento che le assicura stabilità. Su questo basamento si trovano quattro lesene che sostengono un fregio semplice in stile dorico, sopra al quale si trova un timpano. L’ingresso principale è decorato da un’edicola con mensole e da un piccolo timpano, elementi che gli garantiscono maggiore eleganza e importanza.
Anche la facciata della chiesa era adornata da affreschi, purtroppo oggi non più visibili in quanto irrimediabilmente cancellati dallo scorrere del tempo.
Nonostante non ve ne sia la certezza assoluta, lo stile inconfondibile lascia supporre che fossero opera anche questi del Canal: grazie ad alcune fotografie d’epoca si è riusciti a ricostruire come essi si presentassero.
Gli affreschi erano i seguenti:
"Il Battesimo di Gesù", in monocromia e posto nel timpano in sommità, dove erano rappresentati Gesù nell’atto di ricevere il battesimo da Giovanni Battista e al centro una colomba volta a simboleggiare lo Spirito Santo, oltre ad alcuni personaggi genuflessi posti in secondo piano; "Strumenti della Passione di Gesù", affrescati nelle otto metope dell’architrave subito sotto il timpano. Rispettivamente da sinistra: tre dadi (perché la tunica di Cristo venne tirata a sorte), il gallo (dall’episodio di Pietro che rinnega Gesù), Il calice (Santo Graal), tre chiodi, martello e tenaglia (a testimonianza della crocifissione), due flagelli (episodio della flagellazione). La prima metopa probabilmente raffigurava la borsa con i trenta denari, riprendendo l’episodio del tradimento di Giuda; "Santi Pietro e Paolo", in monocromia all’interno di finte nicchie poste tra le paraste ai lati del portone d’ingresso. San Pietro con le sue chiavi era raffigurato a sinistra mentre San Paolo con spada e libro sulla destra. Lo stile di questi due affreschi era molto simile a quello presente a villa Pisani di Stra, un tributo di Giambattista a suo padre e primo maestro Fabio Canal.
Curiosità Per i suoi pregevoli affreschi la Chiesa Settecentesca di Postioma è stata eletta Monumento Nazionale nel 1947. Nel 1900 la facciata est dell'edificio venne ampliata con due navate, una sacrestia e due aule, ma successivamente nel 1968, anche in seguito alla costruzione della "chiesa nuova", le navate e la sacrestia vennero demolite per poter realizzare l'attuale "Casa del Giovane" di Postioma. All’interno della Chiesa Settecentesca, in occasione di funerali o in concomitanza con la giornata del 2 novembre, era presente un catafalco molto particolare: presentava quattro acroteri che formavano una semisfera, mentre ai suoi angoli e al centro vi si ergevano delle piramidi, molto in voga come elementi sepolcrali nell’Ottocento in seguito alle scoperte nel campo dell’egittologia. La copertura era costituita da un drappo nero recante svariati simboli funebri come teschi e ossa. Quasi sicuramente Domenico Maggion acquistò questo catafalco in occasione della veglia per il Canova, che si tenne nella notte tra il 15 e 16 ottobre 1822 per ospitare all'interno della chiesa la salma del grande scultore in transito da Venezia a Possagno.
Note
Bibliografia Aavv., Postioma. Itinerari nella memoria storica, Associazione Pro Loco di Postioma, 1997