Biografia Nacque il 15 febbraio 1919 nel villaggio di Mbrezhdan, presso Këlcyrë nel Principato d'Albania, come discendente della prestigiosa famiglia degli Arianiti. Compì gli studi primari a Përmet, quelli secondari ad Argirocastro e poi frequentò la Scuola normale di Elbasan, lavorando come insegnante a Fier e Ballsh.
Nel 1941 si trasferì in Italia, iscrivendosi all'Università degli Studi di Firenze per studiare lettere. Durante gli studi scrisse la tragedia Naimi. Poeti-njeri, che presentò allo scrittore Angelo Leotti e fu pubblicata dalla casa editrice fiorentina Marzocco, e studiò approfonditamente l'opera dello scrittore arbëreshë Girolamo De Rada a cui dedicò uno studio intitolato Il romanticismo precoce nelle opere di De Rada. Abbandonò gli studi nel 1943 per unirsi al Movimento di Liberazione Nazionale (LANÇ) in patria, lavorando come traduttore presso il quartier generale sotto Enver Hoxha.
Nominato all'Istituto di studi albanesi nel dopoguerra, poté proseguire gli studi interrotti a Firenze presso l'Università di Zagabria, venendo nominato professore di lingua albanese dai linguisti Petar Skok e Henrik Barić; presso l'ateneo croato poté laurearsi con una tesi intitolata L'uomo e la società di Luigi Pirandello. Dovette tornare in patria dopo la rottura delle relazioni tra Albania e Jugoslavia e gli fu assegnato un incarico presso l'Istituto delle scienze nello studio del folklore; insegnò inoltre presso il liceo Qemal Stafa di Tirana e presso il liceo 16 settembre di Durazzo, avendo tra i suoi studenti Agim Musta e Bedri Dedja. Si sposò con Veronika e la coppia ebbe due figli: Emine e Lirim.
Durante una spedizione di studio nel 1956 si recò nel villaggio di Shëngjergj, dove fu testimone di un pestaggio di massa della popolazione ad opera delle forze di polizia; indignato dalla scena a cui aveva assistito, raccolse le testimonianze delle vittime e denunciò le violenze del regime socialista all'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) con una lettera in francese. Tale lettera fu tuttavia intercettata dalla Sigurimi, che lo arrestò nel 1957 insieme alla moglie Veronika, allora incinta del loro secondo figlio.
Fu condannato a morte ma la pena fu poi commutata in 25 anni di reclusione, mentre la moglie fu condannata a 15 anni di reclusione. Dopo aver scontato 15 anni in varie prigioni, fu rilasciato e visse per svariati anni come senzatetto a Tirana. Dopo la caduta del regime socialista nel 1991 la sua figura fu riabilitata ed ebbe anche l'occasione di scrivere un programma per la creazione di un partito politico formato da ex prigionieri politici del regime. Il 5 marzo 1991 decise tuttavia di lasciare l'Albania e partì da Durazzo su una nave diretta in Italia, dove si stabilì a Roma.
Morì nel 1996 a Roma.
Le città di Durazzo e Përmet gli hanno dedicato una strada.
Opere
Note
Bibliografia