La dedizione di Bergamo a Venezia è un avvenimento storico del 1427-1428 che si colloca nell'ambito delle guerre di Lombardia e più in generale del processo di espansione territoriale della Repubblica di Venezia nei primi decenni del XV secolo.
L'ingresso all'interno dei domini di terraferma veneziani riguardò dapprima le comunità delle valli e del territorio di pianura e, in un secondo momento, il centro urbano propriamente detto. Da quel momento, fatta eccezione per un breve periodo agli inizi del Cinquecento, Bergamo e il suo distretto rimasero stabilmente sotto il controllo della Serenissima fino alla sua caduta nel maggio del 1797.
Antefatto
Nel 1426 l’esercito veneto, al comando del conte di Carmagnola, cominciò la conquista del Bresciano e alcuni contingenti veneziani riuscirono a passare l'Oglio, entrando nella Bergamasca e raggiungendo la riva orientale del Lago di Lecco. L’occupazione durò pochi mesi e alla fine dell'anno il duca di Milano Filippo Maria Visconti e il Senato veneziano arrivarono a un compromesso. Grazie alla mediazione di papa Niccolò V e del cardinale di Santa Croce Niccolò Albergati, il 30 dicembre 1426 fu stipulato un trattato che stabiliva la cessione alla Repubblica di Brescia con il suo territorio (eccetto la Valcamonica), di Bergamo e di Cremona. I milanesi non tennero però fede all’accordo e si rifiutarono di consegnare buona parte di quanto stabilito, provocando così la riapertura del conflitto con VeneziaIvi, pp. 78-79..
La guerra del 1427-1428 Agli inizi del 1427 i veneti occuparono la Valle Calepio. La reazione viscontea non si fece attendere. Gli uomini di Filippo Maria ripresero possesso della valle, ricacciando i veneziani oltre l’Oglio e operando terribili distruzioni a danno della popolazione locale. I combattimenti dei mesi successivi si allontanarono dal territorio orobico, trovando il loro principale teatro nella pianura cremonese, dove i milanesi vennero rovinosamente sconfitti il 12 ottobre 1427 nella battaglia di Maclodio.
La dedizione delle valli e la conquista del territorio Qualche giorno prima, i rappresentanti delle valli avevano offerto la loro spontanea dedizione alla Serenissima. Il Senato accolse queste comunità, accordando loro la separazione dalla città e promettendo di dare soddisfazione anche alle altre richieste presentateBelotti, Storia di Bergamo op. cit., p. 134. .
Nel mentre la Repubblica era riuscita a fare prontamente tesoro delle difficoltà dei nemici, al punto che entro la fine dell’anno le fanterie veneziane riuscirono a venire in possesso di buona parte della montagna e della pianura bergamasca. Ai primi di dicembre il provveditore Jacopo Barbarigo ottenne il giuramento di fedeltà da parte di Lovere e di altri centri del Sebino, entrando successivamente in Valcamonica. La città di Bergamo, ancora saldamente controllata dai viscontei e dalla fazione ghibellina locale, si trovò a quel punto circondata.
Il contrattacco milanese
All’inizio del nuovo anno Niccolò Piccinino giodò un contrattacco allo scopo di recuperare il terreno perduto. In un primo momento l’azione sembrò avere successo, specie in Val CalepioColleoni, Historia quadripartita op. cit., p. 324. . Nonostante questo successo i milanesi non riuscirono a rientrare in possesso della Valle Seriana e della Val Brembana, venendo fermati in Valle Taleggio.
La pace di Ferrara (1428) Le azioni militari a quel punto si interruppero e la primavera del 1428 fu caratterizzata da intense trattative diplomatiche. La pace, firmata il 19 aprile 1428 a Ferrara, riconosceva alla Repubblica di Venezia il possesso di Brescia con tutto il suo territorio, di Bergamo e del suo distretto ad eccezione di Treviglio, di Caravaggio e della Ghiara d’Adda. Venne poi affidato al cardinale di Santa Croce il compito di stabilire a chi dovesse essere assegnata la Valle San Martino e lo strategico borgo fortificato di Martinengo, al centro di alcune controversie tra le parti. Martinengo entrerà di lì a breve a far parte dei domini della Serenissima, la Valle San Martino, invece, rimase per il momento a Filippo MariaI libri commemoriali, VIII, pp. 125-128. . Quest'ultima valle verrà ufficialmente annessa ai domini veneziani al termine della successiva guerra con Milano combattuta tra il 1431 e il 1433.
L’8 maggio 1428 i provveditori veneziani Paolo Corner, Andrea Zulian e Gerolamo Contarini fecero il loro solenne ingresso in Bergamo, decretandone l’aggregazione ai domini di terrafermaBelotti, Storia di Bergamo op. cit., p. 136. . Nel caso del centro urbano pare dunque più corretto parlare di una conquista piuttosto che di una dedizione in senso stretto, considerato che la città inviò alcuni suoi rappresentanti in laguna soltanto il 23 aprileRomanin, Storia documentata op. cit., p. 97. .
La riorganizzazione territoriale
La messa a punto di circoscrizioni giurisdizionali di carattere sovracomunale cominciò già in epoca viscontea, un sistema perfezionato negli anni immediatamente successivi alla conquista veneziana. Il territorio orbitava idealmente attorno al centro urbano, che comprendeva la città propriamente detta e una fascia di qualche miglio attorno ad essa. La restante parte della Bergamasca era distinta in pianura e valli, entrambe divise in circoscrizioni di più comuni:
Il piano venne diviso in sei circoscrizioni: Isola Bergamasca; quadra di Mezzo; quadra di Calcinate; Val Cavallina; Val Trescore e Valle Calepio (infeudata agli omonimi conti). Erano poi presenti dei giusdicenti nei borghi maggiori: a Cologno, a Urgnano, a Martinengo e a Romano. Le valli vennero divise in otto circoscrizioni: Valle Seriana Inferiore, di Mezzo (o Valle Gandino) e Superiore; Valle Brembana Inferiore, Superiore e Oltre la Goggia; Valle Imagna e Valle San Martino (dopo la sua annessione)
Per via del loro isolamento, le valli più remote del distretto godevano di uno speciale trattamento a livello fiscale e amministrativo. Si trattava, nella fattispecie, della Valle di Scalve, della Valle Taleggio e delle valli Averara e dell’Olmo. Salvo alcune piccole correzioni questo ordinamento territoriale sopravvisse invariato fino al tramonto della dominazione venetaPederzani, Venezia e lo «Stado de Terraferma» op. cit., pp. 246-248. .
I termini dell'ingresso nei domini veneziani Al momento del passaggio sotto il dominio marciano le varie comunità bergamasche contrattarono con le magistrature centrali i termini del loro ingresso nei possedimenti veneziani di terraferma. Questo processo fu graduale ma può dirsi in buona misura completato entro gli inizi del 1429, anche se i diversi capitoli verranno più volte rivisti nel corso degli anni successivi. In questo contesto è importante distinguere tra i benefici concessi alle valli e al centro cittadino.
Valli Considerato l’atteggiamento di relativo favore che già nel 1427 molte comunità delle valli bergamasche avevano manifestato nei confronti di Venezia, quest’ultima accordò loro un trattamento relativamente benevolo. La prima a definire le condizioni di soggezione alla Repubblica fu la Valle di Scalve (14 giugno 1428), cui vennero riconfermati gli antichi privilegi imperiali e quelli concessi nel corso della breve fase di governo di Pandolfo Malatesta (1407-1419)I libri commemoriali op. cit., VIII, p. 132. . Il 17 giugno fu poi la volta della Valle Brembana, che ottenne la concessione di piena separazione dalla città e la possibilità di reggersi attraverso un vicario, la cui nomina, pur essendo generalmente concordata con le comunità locali, restava tuttavia prerogativa del centro urbano. Al momento dell’assunzione della carica il vicario si impegnava a rispettare le consuetudini e gli statuti locali, sulla base dei quali poteva giudicare sia in materia civile che criminale, salvo casi particolarmente gravi riservati ai rettori di Bergamo. In materia fiscale la valle avrebbe dovuto contribuire, in due rate annue, nella misura definita al tempo del Malatesta. Concessioni del tutto simili vennero accordate il successivo 19 giugno alla Valle Seriana Superiore e il 30 dello stesso mese alla Valle Seriana Inferiore e alla Valle GandinoIvi, pp. 133, 140. . Le ultime in ordine di tempo a discutere i rispettivi capitoli furono la Valle Imagna (17 dicembre 1428), che includeva i comuni di Palazzago, Pontida, Valmora e Almenno Superiore e la Valle Taleggio (10 febbraio 1429). Memori dello speciale operato filoveneziano di quest’ultima nella guerra appena conclusa, i veneziani vollero accordarle ulteriori privilegi in aggiunta a quelli similmente concessi alle altre valli. Si spiegano così le più ampie esenzioni fiscali e la possibilità di rifornirsi di sale ovunque questi montanari volesseroIvi, pp. 148, 159..
Bergamo
Il comune di Bergamo inviò a Venezia una propria ambasceria ufficiale incaricata di giurare fedeltà al doge Francesco Foscari il 4 luglio 1428. Le condizioni di ingresso nei domini marciani compaiono sotto la data del 9 luglio. I rappresentanti della città chiesero la revoca della separazione dal centro urbano concessa alle valli e ad altri centri del territorio, scontrandosi però con il rifiuto della Repubblica. Per il resto, come da prassi, vennero confermate le consuetudini e gli statuti cittadini, a patto che non andassero contro gli interessi della Signoria. Le norme statutarie revisionate verranno approvate nel giugno 1429 da Marco Giustinian, primo podestà e capitano della cittàBelotti, Storia di Bergamo op. cit., p. 203.. Ai cittadini di Bergamo, che vennero dichiarati cittadini di Venezia de intus, venne permesso di condurre e vendere i loro prodotti in tutte le terre dello Stato e nella stessa Venezia, dove avrebbero potuto commerciare alle medesime condizioni cui erano sottoposti i veronesi e i padovani. Per celebrare il passaggio del capoluogo orobico sotto il dominio della Serenissima il 6 maggio di ogni anno dovevano essere offerti 10 fiorini d’oro all’altare di San Marco nella cattedrale di BergamoI libri commemoriali op. cit., VIII, pp. 143-144. . In definitiva si può dire che anche nei confronti della città la Repubblica mostrò un atteggiamento tutto sommato moderato e rispettoso, specie se confrontato con i casi di Padova e Treviso, dove il controllo della Dominante appare notevolmente più stretto vista la maggiore vicinanza di questi centri alla capitaleBelotti, Storia di Bergamo op. cit., p. 201. . Note
Bibliografia
Voci correlate
Dedizione di Brescia a Venezia Dedizione di Verona a Venezia
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