Il campo di volo di Marcon fu un aeroporto militare della Prima guerra mondiale, impiegato in operazioni di ricognizione, difesa e bombardamento sul fronte italiano e sulla costa istriana. Attivo dall'estate del 1917 con i bombardieri Caproni Ca.3 e diversi caccia Nieuport e SPAD, dopo Caporetto divenne una delle principali basi del basso Piave, ospitando numerose squadriglie e subendo ripetuti attacchi austro-ungarici.
Dopo la fine del conflitto fu rapidamente dismesso e utilizzato come deposito; durante la Seconda guerra mondiale servì come campo per sfollati. Nel dopoguerra l'area andò incontro a un progressivo abbandono, fino al 1987, quando l'ex campo di volo venne riclassificato come bene patrimoniale dello Stato.
Storia
Marcon nel primo '900 Alla vigilia della Prima guerra mondiale, Marcon era un centro rurale scarsamente popolato, con circa 2050 abitanti e abitazioni sparse, senza un vero nucleo urbano.. L'economia era di sussistenza e gravitava attorno alla vicina Mogliano, dove risiedeva il ceto borghese e nobiliare locale..
Le condizioni di vita erano difficili: le case erano per lo più in legno e paglia, le costruzioni in muratura erano rare, e la popolazione soffriva di malattie legate a un'alimentazione carente, come la pellagra, e alla natura paludosa del territorio, causa di malaria e tifo.
Isolati e poveri, gli abitanti rimasero estranei al dibattito politico tra interventisti e neutralisti che stava accadendo nel 1915 in Veneto. Le notizie sulla guerra arrivavano frammentarie tramite messe. e osterie dei paesi vicini, e la guerra divenne percepita solo con la chiamata alla leva, vissuta come traumatico distacco dalla propria terra e dal mondo contadino di appartenenza..
Le infrastrutture aeronautiche veneziane (1915 - 1917)
Il 24 maggio 1915, giorno dell'entrata in guerra dell'Italia, furono avvistati nei cieli di Mogliano i primi velivoli austro-ungarici diretti a bombardare Venezia, città di rilevanza strategica come base navale della Regia Marina.. Sebbene l'area fosse facilmente penetrabile dai nemici, la zona lagunare e la terraferma circostante disponevano già di postazioni e mezzi difensivi. Tuttavia, l'Italia era ancora arretrata sul piano aeronautico: l'aeronautica non era un'arma autonoma e il numero di velivoli era inferiore a quello delle principali potenze europee, con un'esperienza bellica limitata alla guerra italo-turca del 1911-1912.
Nei primi mesi di guerra la Regia Marina inviò a San Niccolò del Lido, i migliori velivoli disponibili in quel momento, tra cui gli Spad S. VII e XIII, i Nieuport 17, Macchi M.5 e i Caproni Ca.3, adattandoli progressivamente alle esigenze belliche. Nell'ottobre 1916 furono introdotti anche i primi palloni aerostatici, utilizzati come barriera difensiva notturna.
Parallelamente si potenziarono le basi aeree fuori Venezia: reparti furono dislocati ai margini del Campo Trincerato di Mestre; a Campalto la stazione per dirigibili, attiva dal 1910, fu ampliata con due hangar; a Tessera fu attivata una base fino al 1917, raccordata con Marcon, soprattutto dopo la battaglia di Caporetto. Nonostante il ritardo iniziale, entro il 1917 l'Italia riuscì a creare un sistema di basi e infrastrutture aeree nel Nord-Est, preparatorio alla costruzione del campo di Marcon. La costruzione del campo
All'inizio del 1917 la Regia Marina avviò un potenziamento della propria componente aerea nella laguna veneziana, motivato dalla vicinanza al confine austro-ungarico e alle coste istriane, teatro di operazioni strategiche. Già dalla fine del 1916 si erano individuati terreni adatti alla creazione di nuove stazioni di aviazione, anche temporanee, destinate al rifornimento e alla breve sosta di velivoli da ricognizione e dei grandi bombardieri Caproni, impiegati soprattutto dall'Aviazione del Regio Esercito ma spesso in coordinamento con la marina. La scelta cadde su Marcon, nella località CavalliLa località si troverebbe poco a nord confinante con Gaggio, oggi frazione del comune di Marcon, nella quale essa è stata successivamente inglobata e dove ancora oggi si trovano i resti del campo di volo. , grazie a un terreno pianeggiante, in parte coltivato e in parte a prato, senza bisogno di disboscamento.
I lavori iniziarono nella seconda metà di aprile del 1917, dopo l'esproprio di terreni appartenenti al nobile Costante Gris e al barone Ferdinando Bianchi. La progettazione fu probabilmente affidata alla Direzione Generale dell'Aeronautica Militare. Il costo stimato era di circa 610.000 lire e prevedeva quattro hangar per altrettante squadriglie di bombardieri Caproni, tre casermette, magazzini, un corpo di guardia e due depositi separati per carburanti e munizioni. Le difficoltà nel reperire materiali come legname, ferro e vetro, unite alla vicinanza del fronte e alla mancanza di stabilimenti produttivi locali, rallentarono i lavori
Per accelerare l'apertura, si decise di riutilizzare materiali da altri campi, tra cui quello della Bazzera, permettendo così di completare il primo hangar e di accogliere la 201ª Squadriglia il 22 luglio 1917, data che segnò l'avvio operativo del campo.
La fine della guerra e l'abbandono Dopo la firma dell'armistizio del 3 novembre 1918 il campo di volo di Marcon continuò a essere utilizzato per alcuni mesi, anche se non è possibile stabilire con precisione la data della sua dismissione ufficiale, a causa della distruzione dell'archivio comunale nel 1944. Terminato il conflitto, il campo venne comunque formalmente dismesso come infrastruttura aeronautica e riconvertito a deposito di artiglieria, circostanza che favorì la conservazione parziale di alcune strutture del 1917, oggi visibili solo in forma di resti in cemento armato. Nel primo dopoguerra l'area rimase sotto gestione militare: alcuni edifici furono demoliti, mentre parte dei terreni settentrionali venne restituita e assegnata al pellagrosario di Mogliano Costante Gris.
Lo scioglimento e il trasferimento delle squadriglie non comportarono un'immediata cessazione delle attività. Nel febbraio 1919 è attestato, ad esempio, il trasferimento di un velivolo da Marcon a Zaule da parte dell'asso Ernesto Cabruna. L'attività aerea risultava tuttavia limitata e progressivamente ridotta, in attesa dello smantellamento definitivo o di una possibile riconversione della base.
Nel 1921 il campo ospitava ancora alcuni apparecchi della Cooperativa Nazionale Aeronautica, ma la chiusura appariva ormai imminente: l'ultimo volo noto risale al 4 novembre 19121. Nel 1926 l'area era ufficialmente indicata come aeroporto in disuso, con quattro hangar, edifici per ufficiali e truppa e una pista di 500x400 metri.
A partire dagli anni Venti le strutture superstiti furono utilizzate come depositi militari, mentre la pista rimase di proprietà demaniale e fu affittata per usi agricoli. Durante la seconda guerra mondiale il campo fu nuovamente impiegato per esercitazioni, mentre nel dopo guerra ospitò famiglie di sfollati e subì un progressivo abbandono. Presenze militari sporadiche sono documentate nel 1953 e nel 1981 legate più a esercitazioni militari. Il 13 gennaio 1987, tramite decreto ministeriale, si sancì infine il passaggio definitivo dell'area dal demanio militare ai beni patrimoniali dello Stato.
Descrizione Nei disegni dei progetti le costruzioni sono oggetto di grande studio tecnico come gli alloggi dei piloti e ufficiali, la cucina, i lavatoi in cemento, le mense per i sottufficiali e la truppa, due casermette e le strutture in legno, laterizio e cemento degli hangar e con superficie della pista di circa 15.000 metri quadrati. Proprio gli hangar erano l'elemento principale del Campo in quanto assicuravano il ricovero degli aerei e la loro salvaguardia dalle intemperie, collocati attorno alla pista sui lati est e nord. Erano presenti due tipi: uno permanente e in numero di quattro in moduli di due con quattro spioventi ricoperti da tegole piatte sorretti da pilastri in cemento con strutture miste in cemento e in legno; le murature erano in laterizio. Non presentavano tutti la stessa dimensione bensì erano diversi per poter ospitare i vari tipi di aerei con caratteristiche differenti: Caproni, Farman, Nieuport. Il secondo tipo presentava hangar smontabili di tipo SarzottoQuesto tipo di hangar presentava una struttura lignea rigida a pianta a T, con dimensioni di circa 9,6x8 metri. La struttura era quasi interamente rivestita da una tela impermeabilizzata di colore marrone, mentre i due fianchi posteriori erano chiusi da telai in legno per aumentare la rigidità. La stabilità complessiva era garantita da funi ancorate al terreno. e BessoneauÈ un tipo di hangar progettato per essere installato su terreni comuni senza abbattimento di alberi. Era costituito da capriate lignee ad arco, impostate su piedritti alti circa 4 metri e irrigidite da contrafforti. Le dimensioni variavano tra 28 e 36 metri di lunghezza e circa 12 metri di larghezza. La copertura, in tessuto di circa 750m² fissato all'ossatura, veniva trattata con olio di lino cotto per aumentarne la resistenza al degrado. . Specialmente vicino all'hangar riservato ai Caproni erano previste delle strutture che avrebbero dovuto ospitare l'officina, l'ufficio per il comandante della squadriglia, l'alloggio dei piloti. Reparti
Schieramenti
I Gruppo volo Costituito a Torino nel 28 marzo 1913, il I Gruppo volo operò fino al maggio 1919. Allo scoppio della guerra fu trasferito a Portogruaro e poi ad Aviano, sotto il Battaglione Aviatori di Torino; nel corso del conflitto alcune sue squadriglie operarono alle dipendenze della 3ª Armata del Regio Esercito.
5ª Sezione SVA Costituita a Fossalunga nel maggio 1918 e sciolta nel novembre dello stesso anno, era dotata di cinque velivoli Ansaldo SVA. Giunse al campo di Marcon il 20 luglio 1918 con sei velivoli destinati a missioni di ricognizione e bombardamento: SVA 3, SVA 5, SVA 9, SVA 4, e vi rimase fino al dicembre 1918, quando venne sciolta.
9ª Squadriglia Costituita nel maggio 1916, fu l'ultima unità a giungere a Marcon durante il conflitto. Il 12 settembre 1918 arrivò con quattro bombardieri Caproni Ca. 32 e Ca. 33, operando temporaneamente sotto il comando del I Gruppo Volo per missioni di ricognizione prima di essere trasferita e sciolta nel dicembre 1918.
IV Gruppo volo Nato nell'aprile del 1916 a Pordenone, riuniva principalmente squadriglie da bombardamento equipaggiate con velivoli Caproni. Dopo la rotta di Caporetto il comando del gruppo fu trasferito a San Pelagio (oggi Due Carrare), per poi rientrare a Pordenone nel febbraio del 1918.
10ª Squadriglia Costituita nel maggio 1916 presso il campo di volo di Villaverla, giunse a Marcon il 28 ottobre 1917 con bombardieri Caproni, ma vi rimase poche settimane, venendo trasferita alla base di Ghedi nel novembre dello stesso anno.
V Gruppo volo Fu il gruppo con il maggior numero di squadriglie presenti al campo di Marcon. Costituito nell'aprile del 1916 a Chiasottis, operò alle dipendenze della 3ª Armata svolgendo missioni di ricognizione e bombardamento con diverisi tipi di velivoli, tra cui i Savoia-Pomilio Sp.2 e Sp.3, Sia 7, IMAM Ro. 1, Farman 14 e Caudron G.3. Dopo Caporetto alcune squadriglie furono dislocate a Marcon e Tessera. Il gruppo venne sciolto nell'agosto 1919.
23ª Squadriglia Costituita nel febbraio 1917 al campo di volo di Arcade, era dotata di nove velivoli Savoia-Pomilio Sp.2 e Sp.3. Giunse a Marcon il 9 novembre 1917 dopo vari spostamenti. Rimase operativa a Marcon fino a marzo 1918 svolgendo missioni di ricognizione.
24ª Squadriglia (1ª sezione) Costituita nel febbraio 1917 e inizialmente inquadrata nella 2ª Armata, la 1ª sezione fu inviata a Marcon nel marzo 1918 alle dipendenze della 3ª Armata, dove rimase fino a metà giugno dello stesso anno.
28ª Squadriglia