La chiesa Madre "San Silvestro papa" è una chiesa ubicata nella città di Calatafimi Segesta, in provincia di Trapani.
Storia La sua origine risale al XII secolo, si ritiene essere coeva del Castello Eufemio. È intitolata a San Silvestro Papa, il più antico patrono di Calatafimi Segesta, che secondo la tradizione popolare protesse la cittadina dalle incursioni dei musulmani ribelli al potere imperiale, apparendo in abiti pontificali nei pressi delle mura della città. Nella seconda metà del 1600, visto l'allargarsi del paese a valle, Giuliano Truglio legò 1416 onze per la costruzione della nuova Chiesa Madre, nel luogo dove sorgeva la diruta Chiesa di Maria SS. della Catena (1501) e il vecchio ospedale (1508), oggi Palazzo Zuaro. Ma per insufficienza del denaro e per le modeste dimensioni che avrebbe avuto la Chiesa vista la presenza della "strada maestra", fu fatto ricorso al Vescovo di Mazara Mons. Bartolomeo Castelli, e ottenuta la commutazione della volontà testamentaria del Truglio, fu usato quel denaro per ampliare la Chiesa Madre già esistente, poi consacrata nel 1711Notar Vito Pellegrino, Calatafimi Scoverto a' Moderni, Banca popolare cooperativa di Calatafimi, 1993, p. 68.. La Chiesa fu consacrata, come riportano due lapidi, il 12 Settembre 1711 da Mons. Bartolomeo Castelli, vescovo di Mazara del Vallo, e fu stabilito che l'anniversario della dedicazione si celebri il 20 Ottobre di ogni anno. Nel 1716 la Chiesa fu adornata con colonne marmoree, fu stuccato il cappellone e realizzato il coro ligneo.Notar Vito Pellegrino, Calatafimi Scoverto a' Moderni, Banca popolare cooperativa di Calatafimi, 1993, p.95. Ha avuto vari restauri e ampliamenti, l'ultimo negli anni 80 del 1900 in seguito al Terremoto del Belice del 1968. Per la sua grandezza è stata il luogo delle grandi assemblee popolari, come quella del 25 Aprile 1655 che portò all'elezione di Maria Santissima di Giubino come Patrona di Calatafimi contro l'invasione di cavallette che stava distruggendo i raccoltiMons. Diego Taranto, Il SS. Crocifisso di Calatafimi e i ceti che da tre secoli lo festeggiano, 1997, p. 37..
Descrizione La facciata è spoglia di decorazioni. Nell'interno a tre ampie navate, separate da colonne, prevale lo stile rinascimentale, anche se non mancano elementi di sobrio baroccoCarlo Cataldo, Calatafimi Segesta: tra memoria e storia, Edizioni Campo, Alcamo 2008, p. 165..
Nella navata di destra si trovano: Crocifisso ligneo settecentesco; Sarcofago marmoreo contenenti le spoglie mortali di Giuliano Truglio; Altare dei Santi Quattro Coronati, tela di ignoto autore datata 24 Luglio 1778; Altare di San Giuseppe con Bambino Gesù, simulacro ligneo del 1886, opera dello scultore palermitano Vincenzo Genovese;
Altare di San Raffaele Arcangelo, tela donata dalla Signora Luigina Scimemi. Sovrasta l'altare una statuetta marmorea della Madonna con Bambino, che doveva far parte del sarcofago del Truglio; Altare di Maria SS. del Sacramento, statua in stucco. Chiude la navata destra la cappella del SS. Sacramento, riccamente decorata con stucchi. La cappella accoglie una statua del Sacro Cuore di Gesù.
Nella navata di sinistra si trovano:
Sant'Antonio abate, statua lignea quattrocentesca proveniente dalla demolita chiesa di Sant'Antonio abate che sorgeva nell'odierna via XV Maggio; Monumento sepolcrale di Francesco Vivona, opera dello scultore Antonio Ugo; Altare di Sant'Apollonia, statua lignea seicentesca; Cappella dei Santi Pietro e Paolo: in marmi policromi, tra cui il marmo segestano, accoglie le statue dei santi apostoli Pietro e Paolo, opera di Vincenzo Genovese, la statua ottocentesca di Santo Stefano protomartire e la statua cinquecentesca di Sant'Agata vergine e martire; Altare dell'Immacolata: statua lignea barocca di Maria SS. Immacolata portata in processione prima ancora di quella del Quattrocchi che si venera nella Chiesa di San Francesco; Altare della Madonna di Fatima, statua lignea del 900 di Luigi Santifaller. Chiude la navata sinistra la Cappella del Battistero o di Sant'Anna. Accoglie una tela di Ignazio Di Miceli raffigurante la Sacra Famiglia con i Santi Gioacchino ed Anna (1846), una piccola tela del Battesimo nel Giordano e un fonte battesimale in marmo rosso che riporta lo stemma dell'Arciprete Brandis e la scritta "1602 Antonius Brandis Archip".
Descrizione del presbiterio:
il presbiterio accoglie un polittico marmoreo datato 1512, opera di Giuliano Mancino e Bartolomeo Berrettaro: Al primo ordine stanno sei pilastrini compositi, con fusti ornati nello stile del rinascimento. La cornice che corona questi pilastrini è interrotta da quelli di centro, dove serve da impostatura ad una nicchia occupata da una Madonna col Bambino, e nella porzione sferica dalla divina colomba che tiene sulle spalle un ostensorio. In due nicchie contigue stanno a sinistra San Silvestro in abito pontificale, ed a destra San Nicolò col baculo, entrambi in atto di benedire. Segue a destra in una nicchia senza sfondo Sant'Antonio Abate a bassorilievo, col porco tradizionale, la campana, il bastone di eremita ed il libro della regola del suo ordine, ed a sinistra un San Michele Arcangelo.
Tra questo primo ordine ed il secondo, per decorare lo spazio sopra la trabeazione, stanno ai due fianchi della nicchia centrale, due bassorilievi. Quello a destra rappresenta la flagellazione, quello a sinistra il Cristo innanzi a Pilato che si lava le mani. Ai due lati stanno due mezze figure del re David e del profeta Isaia che sostengono due nastri svolazzanti. Al secondo ordine, un bassorilievo in centro rappresenta il Calvario col Cristo tra i due ladroni, e le Addolorate in piedi fra i soldati. Ai due fianchi di questo bassorilievo, in due nicchie di poco sfondo, stanno San Pietro e San Paolo, e sui due profeti del primo ordine, due statuette, inginocchiate rappresentano l’Annunziata e l’Angelo col motto: Ave. Sopra il bassorilievo della Crocifissione, nel timpano del frontone semicircolare, se ne vede un altro che rappresenta la Resurrezione con la mezza figura del Padre Eterno alla sommità del frontoneNicolò Mazzara, Calatafimi: Opere - Arte - Toponomastica e Canti popolari, Edizioni Sarograf, 1991, p. 45..
Ai piedi dell'altare sono scolpite a bassorilievo le mezze figure di Cristo fra i dodici apostoli, di cui ognuna porta gli strumenti del proprio martirio. All’estremità destra è scolpito uno scudo con le armi della città (un castello con tre torri sopra), ed a fianco la leggenda con i nomi dei procuratori della fabbrica, fatta a spese del Comune e la data del 1512. A sinistra, lo scudo compagno porta cinque losanghe acuminate”. Sono queste le armi degli Aiutamicristo, in quel tempo signori delle terre di Alcamo e di Calatafimi.
Nella chiesa sono notevoli: un monumentale pulpito in noce, con fregi e dorature, datato 1735, e un organo a canne del 1888 del maestro Alessandro Giudici.
Sacrestia:
San Francesco sorretto dagli Angeli, tela attribuita a Domenico La Bruna (1760). Ritratto dell'Arciprete Francesco Avila che impugna la sentenza sul terragiolo, datata 1856; Ritratti degli Arcipreti: Giuseppe Cangemi (1810), Ignazio Mollica (1870), Nicolò Cosentino (1898), Salvatore Avila(1946), Nicolò Bonaiuto (1970). Martirio di San Giovanni Battista, tela di ignoto, XVIII secolo.
Note
Bibliografia Carlo Cataldo, Calatafimi Segesta: tra memoria e storia, Edizioni Campo, Alcamo 2008. Mons. Diego Taranto, Il SS. Crocifisso di Calatafimi e i ceti che da tre secoli lo festeggiano, 1997. Nicolò Mazzara, Calatafimi: Opere - Arte - Toponomastica e Canti popolari, Edizioni Sarograf, 1991. Notar Vito Pellegrino, Calatafimi Scoverto a' Moderni, Banca popolare cooperativa di Calatafimi, 1993.
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