La Madonna in trono con il Bambino, detta anche Madonna di Castelli, è una scultura lignea dipinta in policromia. Fu realizzata tra gli ultimi decenni del XII secolo e gli inizi del XIII secolo da un Maestro abruzzese ignoto.

La Madonna in Maestà è seduta su un trono con una corona appoggiata sul capo e il bambino è seduto sulle sue ginocchia in gesto benedicente.

Originariamente la statua si trovava nell'abbazia di San Salvatore, distrutta nel XIX secolo, in località Villa Re Quirino Celli. Viene detta madonna di Castelli perché venne spostata nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Castelli in provincia di Teramo.

Dal 2016 è in deposito temporaneo presso il Museo nazionale d'Abruzzo a L'Aquila.

Storia Questa opera è stata molto spesso ignorata dai più importanti studiosi di scultura lignea medievale. Dopo anni di silenzio, è stata posta all'attenzione nel calendario del 1978 della Cassa di Risparmio di Teramo. Da questo momento in poi è stata riconosciuta l'importanza dell'opera e diversi storici dell'arte hanno iniziato a studiarla e a fare ipotesi sulla datazione. La sua vicenda storica è legata indissolubilmente alla storia dell'abbazia che la ospitava.

Dell'insediamento benedettino dell'abbazia di San Salvatore si hanno notizie già nell'anno 1100, quando la chiesa venne consacrata da papa Pasquale II. Dopo un lungo periodo di ricchezza e prestigio, sulla badia cadde un lungo periodo di silenzio e decadenza. Le poche notizie che si hanno riguardano solo i nominativi dei diversi abati che si sono succeduti.

Nel 1840 ci fu un crollo del tetto della chiesa, che venne abbandonata e depredata da ladri. Dopo il terremoto della Marsica del gennaio 1915, che provocò ulteriori danni, il patrimonio artistico venne recuperato da Federico Hermanin, soprintendente alle Gallerie e ai Musei delle province di Roma e dell'Abruzzo, e conservato fino al 1925 alla Regia Scuola d'Arte nell'ex convento francescano di Castelli. In seguito, la scultura fu affidata dal soprintendente per l'arte medievale e moderna dell'Abruzzo e del Molise all'abate di San Salvatore di Castelli.

La Madonna col Bambino venne successivamente collocata all'interno di una gabbia nella chiesa parrocchiale di Castelli e usata come oggetto di devozione. A causa dei danneggiamenti subiti dalla chiesa durante il terremoto dell'Aquila del 2009, la statua venne spostata ed esposta in diverse mostre in tutta Italia.

Nel 2015, il gruppo scultoreo è stato restaurato da Barbara Cerrina Ferroni e Umberto Maggio all'interno del Museo di arte sacra della Marsica di Celano e dal 2016 è stato esposto nel percorso museale del Museo nazionale d'Abruzzo.

Nel corso dell'ultimo restauro, promosso da Banca Intesa tramite il progetto Restituzioni, è stata migliorata la stabilità e la leggibilità della scultura. Si è deciso di rimuovere la tavoletta fissata sulle ginocchia della Vergine, in quanto si trattava di un elemento non autentico, aggiunto probabilmente nel corso della realizzazione del trono di legno, sul quale era collocata la scultura ai tempi della permanenza nella chiesa parrocchiale di Castelli. Questo fatto è comprovato dal tipo di legno utilizzato: si tratta di un legno di pioppo molto degradato, non comparabile al legno di noce in cui è realizzata l'opera. Le tecniche di fissaggio e le colle impiegate per applicare la tavoletta risalgono al pieno Novecento, a ulteriore riprova della non originalità della tavoletta.

Questa statua è tuttora oggetto di culto come "Sant'Anna con Maria bambina"; fatto comprensibile, se si considera la fisionomia quasi femminile del volto di Gesù.

Descrizione La scultura, realizzata in legno di noce scolpito e dipinto in policromia con tracce di doratura, è una delle più antiche sculture esposte nel Museo Nazionale d'Abruzzo e riprende l'iconografia della Nicopoia. L'ampia apertura nella parte posteriore probabilmente è dovuta a un originario utilizzo come reliquiario. Madre e Figlio sono realizzati da due diversi pezzi di legno di noce ai quali sono stati aggiunti i terminali delle braccia, inseriti in un incavo dell'avambraccio. Entrambe le figure, abbigliate con vesti drappeggiate e colorate, sono rappresentate frontalmente..

Il volume della Madonna restituisce la forma di una fanciulla gentile e sorridente, la quale appare ancorata a terra dagli zoccoli da contadina e dall'abito che cade a campana. Elemento notevole della scultura è la sua capigliatura: trecce molto lunghe, legate e avvolte in quattro giri sul capo. Gli alveoli che circondano la corona un tempo ospitavano elementi preziosi come gemme e pietre andate perdute. La Madonna indossa una camiciola plissettata chiusa al collo con una veste rossa e ampie maniche a tromba.

Maria non tiene in braccio il bambino, ma lo espone al fedele. Cristo non è rappresentato come un neonato, ma come un sovrano che benedice e non ha un rapporto di comunicazione né di contatto visivo con colei che lo espone, alla quale è legato da una connessione di tipo simbolico e dogmatico.

Maria ha in mano una pallina che rappresenta il globo ed esprime lo statuto di regina che le compete per il ruolo di madre di Dio e di corredentrice, partecipe e coadiutrice del regno di Dio che Cristo fonda sulla terra.

Il Bambin Gesù, con mano benedicente, indossa il pallio tipico dalle vesti auliche di un imperatore romano ed è cinto da una collana di corallo dipinta nella stessa tonalità dell'abito: rosso con ornati in nero a simulare una stoffa damascata.

Note

Bibliografia

Voci correlate Castelli (comune italiano) L'Aquila Madonna di Fossa Museo nazionale d'Abruzzo

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