Il cenobio di San Vittore è un complesso religioso di Bologna, ubicato a un'altitudine di 258 sul versante di un colle detto monte GiardinoSecondo la toponomastica nota a ., propaggine del colle di Barbiano. Il luogo sacro ebbe origine entro il XI secolo e a lungo è stato sede di una comunità di canonici regolari profondamente legata alla città. La chiesa del cenobio ha conservato un ciclo di affreschi duecentesco che, benché molto lacunoso, costituisce un'importante testimonianza della storia dell'arte a Bologna; mentre il tramezzo che divide l'area riservata ai canonici da quella per i fedeli è un esempio eccezionalmente conservato nel suo genere. Notevole è anche il chiostro annesso, realizzato nel XV secolo conservando elementi del precedente di età romanica.
Storia I canonici regolari Lo storico Guido Zucchini menzionò una serie di iscrizioni disseminate nel cenobio con date fra il V e il X secolo, ma evidenziò anche che non sono credibili, anche solo perché esse impiegano tutte gli stessi caratteri bassomedievali. È noto invece un documento del 1073 che parla di terreni situati «prope oratorio Sancti Victoris», oltre a una dicitura «monte Sancti Victoris» che si trova già nel 1062, per riferirsi al rilievo lungo le cui pendici è ubicato il luogo sacro. Forse attorno ad esso si era già formata una prima comunità di eremiti. Non è noto il motivo della dedicazione a san Vittore di MauretaniaVittore il Moro viene esplicitamente commemorato nel necrologio della comunità canonicale bolognese: v. ., personaggio legato a Milano: potrebbe anche essere stata suggerita, semplicemente, dall'antico nome del fondo entro cui è sorta la fondazione religiosa.; ; .
Sicuramente a San Vittore dimorava una comunità di canonici regolari almeno a partire dal 1117, anno in cui è attestata la prima donazione di terreni ai religiosi, rappresentati dal priore Pietro; .. Di tale comunità si è conservata la regola, fortemente ispirata a quella dei canonici regolari di Santa Maria in Porto facenti capo all'omonima chiesa di Ravenna. Benché San Vittore non figuri fra le dipendenze di tale congregazione, probabilmente ne fu una filiazione: lo indicano anche ripetuti legami fra le due comunità, a partire dal fatto che la suddetta donazione avvenne pochissimo tempo dopo l'approvazione della regola di Santa Maria in Porto., basandosi su Il 29 agosto 1118 la comunità di San Vittore acquisì come seconda sede la chiesa di San Giovanni in Monte poco fuori dalle mura di Bologna, tramite donazione da parte di Giovanni Bono di Pietro Clarissimi, esponente della nobile famiglia cittadina dei Grassi-Clarissimi (che cedettero ai canonici anche ulteriori beni immobili.): in questo modo, forse, essa entrò in diretta concorrenza con i benedettini della vicinissima Santo Stefano; .
Negli anni successivi i canonici di San Vittore godettero di una serie di donazioni e comprarono ulteriori possedimenti; ulteriori acquisizioni sono ricordate in e in , segnando una rapida ascesa del loro prestigio nella scena bolognese. Tale prestigio venne sancito dalle autorità ecclesiastiche, come l'arcivescovo di RavennaAll'epoca Bologna era parte della metropolìa di Ravenna. Gualtiero, che nel 1133 confermò ai canonici di San Vittore alcuni privilegi preesistenti, li alleviò da servitù e tributi, diede loro la facoltà di accogliere chierici secolari che volessero abbracciare la vita regolare e di dare sepoltura a chi lo volesse; inoltre affidò loro esplicitamente anche il compito della liturgia per la città.; . Nel 1154 l'arcivescovo Mosè decretò che nessuno potesse uscire dagli spazi del cenobio senza il consenso dell'intera comunità canonicale, pena l'interdizione. Nel 1159 papa Alessandro III garantì protezione ai canonici di San Vittore; la congregazione godette di successive conferme da parte dei papi Lucio III, Urbano III e Gregorio VIII..
San Vittore godette anche di protezione da parte delle autorità civili, nell'ambito delle contese fra Impero e istituzioni comunali: dapprima, nel 1162 quella da parte di Federico Barbarossa, che convalidò i possedimenti del cenobio attorno allo stesso, a Paderno e Iola; inoltre lo esentò da doveri nei confronti delle milizie imperiali e altri di natura pecuniaria; .. Ma soprattutto, successivamente, il cenobio ebbe protezione da parte del comune di Bologna: il relativo atto fu sottoscritto dal podestà Pinamonte durante la solenne consacrazione della chiesa, effettuata il 5 marzo 1178 dal vescovo bolognese Giovanni IV. Già un paio di anni prima il comune aveva donato beni a San Vittore; in sèguito l'istituzione difese gli interessi dei canonici anche in sede giudiziaria.; ; .
Non mancavano riconoscimenti da parte del mondo culturale bolognese, come i lasciti di libri da parte del medico Giacomo da Barbiano., o il fatto che due importanti giuristi dello Studium siano stati benefattori della comunità di San Vittore e San Giovanni in Monte, ed entro di essa abbiano trascorso gli ultimi anni della loro vita, trovandovi poi sepoltura: Valfredo (morto nel 1151) e Ugo di Porta Ravegnana, già consigliere imperiale (morto nel 1168); ; .
Tutto ciò sembra delineare un quadro che vede il cenobio di San Vittore profondamente partecipe della vita bolognese, e paragonabile in piccolo ai grandi santuari europei, nel loro ruolo di luoghi dove si esercita una dialettica fra esigenze spirituali e potere terrenoLa riflessione è di .. Non andò diversamente nel XIII secolo, periodo in cui San Vittore accrebbe anche la sua fama venendo menzionato da scrittori ecclesiastici. Sicuramente continuarono le attenzioni da parte nel comune, che a metà secolo fece ampliare e accomodare la strada che saliva fino al cenobio da Porta Castiglione.. Significativo anche il fatto che nel 1240 si ritirò fra i canonici, per poi esservi sepolto dopo la morte, Enrico della Fratta, vescovo bolognese dimissionario, noto per il suo impegno nei confronti della città; . La presenza di Enrico della Fratta è ricordata in una lapide del chiostro: .. San Vittore ospitò anche i concili dell'ordine dei canonici regolari nel 1218-1219 e nel 1225-1226, poi i comizi generali dopo il 1265. In questo periodo pare che sia stato fondato a San Vittore un collegio di novizi, che di domenica predicavano in città.; ; .
Il consolidarsi del prestigio, e della situazione economica, di San Vittore fra la seconda metà del XII secolo e la prima del XIII ebbe come conseguenza un importante fervore edilizio: la chiesa venne ampliata alle dimensioni odierne; venne realizzato il chiostro; internamente alla chiesa furono eretti il tramezzo divisorio fra l'area riservata ai canonici e quella per i fedeli, e la prima fu decorata con il ciclo di affreschi parzialmente conservatosi fino a oggi.I periodi, con discordanze di qualche decennio, sono stimati da ; ; .
La tradizione vuole che, nel XIV secolo, San Vittore fosse frequentato anche dal giurista Bartolo da Sassoferrato, riferendosi a una lapide datata 1618 del chiostro: v. ..
Nel 1417, sotto pressione da parte dell'arcivescovo di Bologna Niccolò Albergati e apparentemente a causa del ridotto numero di canonici nella comunità di San Vittore e San Giovanni in Monte, questa venne aggregata ai canonici regolari di Santa Maria di Frigionaia, congregazione lucchese che sarà poi il nucleo della rifondata congregazione lateranense; di conseguenza la comunità bolognese adottò anche la loro regola affiancandola alla propria. Inoltre l'arcivescovo si prese il diritto di presediere l'elezione annuale del priore; adduce come causa l'esiguità del numero dei canonici desumendola da . Nei decenni successivi il cenobio di San Vittore conobbe una nuova stagione di ristrutturazioni: venne installato un nuovo coro ligneo, forse perché era aumentato il numero dei canonici; il tramezzo venne arricchito con ulteriori strutture (ora rimosse) che lo mutarono in un pontile più strutturato; il chiostro venne ricostruito, per assecondare l'abbassamento del livello del terreno.; ; ; . Però in si dice anche che le aggiunte al tramezzo erano settecentesche e perciò rimosse.
Contemporaneamente nuovi lavori interessavano anche San Giovanni in Monte: anche se non è noto in che modo esattamente la vita dei canonici si suddivideva fra le loro due sedi, si crede che quella cittadina deve essere diventata sempre più rilevante rispetto a quella collinare, la quale apparentemente finì riservata a funzioni accessorie, legate all'amenità del luogo. Secondo una lapide del 1651, posta nel chiostro per ricordare la munificenza del cardinale Girolamo Farnese, il restaurato cenobio di San Vittore era stato adibito come luogo di cura per i canonici convalescenti; e anche, per decisione di Onorato Montecalvi, superiore della congregazione, come villeggiatura per i chierici novizi e come luogo di studio per i canonici studiosi, in forza evidentemente della sua biblioteca; . Il testo della lapide tradotto è in .. In questo senso va inquadrata anche la stessa scelta di installare, proprio in conseguenza di tale restauro, una serie di lapidi nel chiostro che costituissero un «pantheon» dei canonici, un'esaltazione dei personaggi illustri legati all'ordine e delle glorie del cenobio (non senza affermazioni di dubbia veridicità); , anche se non sembra giustificato il riferimento specifico all'anno 1666; ..
Nel XVIII secolo venne costruita una nuova ala conventuale sul fianco nord della chiesa, ma il 10 marzo 1797 la comunità dei canonici di San Vittore e San Giovanni in Monte fu sciolta, in conseguenza delle soppressioni napoleoniche; ..
Dal XIX secolo a oggi Il cenobio di San Vittore divenne di proprietà privata. Già nel 1799, quando fu acquistato da Antonio Aldini e Pietro de Lucca, la chiesa era in cattivo stato di conservazione. Nel 1818, l'allora proprietario Giuseppe Cevolani di Cento denunciava più nel dettaglio come la facciata si fosse distaccata dal corpo dell'edificio e i tetti fossero fatiscenti, e presentava all'arcidiocesi un piano per l'abbattimento e la costruzione ex novo di una nuova cappella; tuttavia l'arcidiocesi, riconoscendo la situazione critica ma anche il valore storico dell'edificio, non accettò. Alla morte di Cevolani i suoi beni, incluso San Vittore, passarono all'ospedale di Cento, che nel 1820 effettuò qualche parziale opera di ripristino (e abbatté il campanile, esistente già nel XIII secolo ma ormai giudicato irrecuperabile)..